I cinque errori più costosi della storia

Dalla Torre di Babele in poi, nella storia, tante sono state le opere di progettazione e/o pianificazione che l’uomo ha cercato di mettere in pratica che poi si sono rivelate essere dei fiaschi o dal punto di vista economico o dal punto di vista funzionale (spesso ambedue). Nella carrellata che vi proponiamo cercheremo di scoprire quali sono stati i 5 errori più clamorosi e costosi che abbiamo commesso.

Il disastro del Lago Peigneur

Louisiana, 20 novembre 1980.  Questo stato è noto per il fiume Mississippi che lo attraversa ad est, per le innumerevoli lagune e paludi che ne costellano il territorio, per i coccodrilli e per le sue risorse naturali, soprattutto il petrolio (che tanta ricchezza e tante sciagure ha regalato alla Louisiana) ma anche il sale, utilizzato oltre che in cucina per infiniti altri scopi nell’industria chimica.

E proprio il petrolio ed il sale (oltre all’idiozia umana) sono i protagonisti di questa triste storia. L’azienda mineraria Diamond Crystal da anni conduceva la sua campagna di estrazione di sale nella zona del lago Peigneur e, proprio al di sotto dello stesso, scorrevano numerosi tunnel che si insinuavano all’interno di una delle vene più vaste del giacimento. Ma alle autorità locali non bastavano i lauti proventi che la Diamond Crystal versava loro per l’estrazione del sale e, quando il colosso petrolifero Texaco si fece avanti per avviare delle perforazioni pertrolifere nella stessa zona, il fruscio dei dollari fece più rumore dei campanelli d’allarme che avrebbero dovuto sconsigliare di far sovrappore due simili attività nello stesso luogo. Fu così che quando la Texaco iniziò le perforazioni (incurante delle dettagliate mappe degli scavi effetttuati nel sottosuolo che la Diamond Crystal aveva consegnato loro), una trivella andò a perforare proprio uno dei tunnel della miniera di sale sottostante e il risultato fu che, come quando viene tolto il tappo di una vasca da bagno, l’acqua del lago defluì all’interno della miniera. Ovviamente, come tutti sappiamo, quando l’acqua entra a contatto con il sale lo dissolve e fu così che in men che non si dica il buco della trivella si allargò velocemente causando il prosciugamento del lago.

Ma non finisce qui. Sì, perchè il lago era collegato al mare tramite un canale. Quando il lago fu completamente svuotato, nel canale iniziò a scorrere acqua di mare (quindi salata) che in poco tempo riempì prima la miniera e poi il lago. L’acqua era quindi tornata al suo posto ma ora era salata e ciò produsse la completa distruzione dell’ecosistema tanto che, da allora, il Peigneur è popolato da pesci marini.

Oltre ai danni all’ecosistema e alla totale distruzione della miniera di sale, numerose altre aziende che si trovavano a bordo lago vennero seriamente danneggiate, tra cui le serre di uno dei più importanti vivai floraistici degli Stati Uniti, la Live Oak Gardens, che vennero risucchiate dalle acque.

Dopo lunghe cause legali la Texaco fu condannata a pagare oltre 50 milioni di dollari di danni, anche se i danni ambientali sono incalcolabili e mai più risarcibili. L’unica nota positiva nella vicenda è che tutti gli operai delle aziende coinvolte ne uscirono miracolosamente illesi.

Telescopio Spaziale Hubble

Quella del telescopio spaziale Hubble è stata una vera e propria odissea nello spazio.

Costato ben 5 miliardi di dollari, era stato messo in orbita nell’aprile del 1990 con la promessa che ci avrebbe fatto vedere il cosmo sotto un’altra lente.

Già, la lente: seppure quella a bordo di Hubble fosse la più grande mai realizzata all’epoca, con i suoi 2,4 metri di diametro, utilizzando tecniche mai viste prima, una volta che il telescopio inviò a terra le prime immagini, risultò chiaro (o meglio, passateci la battuta: “risultò sfocato”) che qualcosa non funzionava a dovere poichè le foto non avevano la nitidezza e il dettaglio che ci si sarebbe aspettati (nonostante fossero comunque di qualità superiore a quelle all’epoca ottenibile dai telescopi a terra).

Si scoprì che il problema risiedeva proprio nella lente che, seppur per una questione di pochissimi nanometri, era stata levigata in maniera errata e tanto bastò a non renderla efficiente quanto programmato.

La NASA, per risolvere l’inconveniente, fu costretta ad organizzare una costosissima e pericolosa missione di riparazione in orbita a bordo degli Space Shuttle. Nel 1993, finalmente, gli astronauti installarono una sorta di lente correttiva (chiamiamolo pure “un paio di occhiali”) che risolse il problema e trasformò quello di Hubble da uno dei più grandi flop della storia in un successo senza precedenti nella ricerca scientifica. Tra costi di produzione del telescopio e quelli di riparazione, si calcola che la NASA abbia speso per Hubble circa 10 miliardi di dollari.

I treni francesi dalle misure sbagliate

Ha del comico quanto accaduto in Francia nel 2014 per una incredibile svista compiuta dal gestore nazionale della linea ferroviaria.

Infatti, dopo aver appaltato la costruzione di 2.000 nuove carrozze ferroviarie alle aziende Alstom (francese) e Bombardier (canadese) per una cifra superiore ai 15 miliardi di euro, ci si è accorti che quasi un quarto delle carrozze in questione non avrebbe potuto essere utilizzabile poichè troppo larghe per entrare nelle banchine di molte stazioni francesi. Poichè l’errore era da attribuire al gestore della rete che aveva comunicato dati sbagliati ai produttori, per non vedere andare in fumo un investimento di 15 miliardi di euro, le ferrovie nazionali francesi hanno dovuto sostenere un ulteriore esborso di più di 50 milioni di euro per rimodernare le banchine delle stazioni e mettere finalmente in funzione i convogli nuovi di zecca.

Il disastro della Deepwater Horizon

Quello della Deepwater Horizon è una delle peggiori catastrofi ambientali mai verificatesi.

Il 20 aprile del 2010, sulla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, di proprietà della società svizzera Transocean che la aveva affittata alla compagnia britannica British Petroleum (BP) per eseguire delle perforazioni nel Golfo del Messico, avvenne una catastrofica esplosione che costò la vità a 11 dei 150 dipendenti a bordo della struttura. Da subito iniziò a verificarsi uno sversamento di petrolio nelle acque dell’oceano ma, quando alcuni giorni dopo la piattaforma ancora in fiamme affondò, tranciando le tubature che erano collegate con il giacimento, la situazione divenne catastrofica. Dalle tubature iniziarono a fuoriuscire tra i 5 e i 10 milioni di litri di petrolio al giorno che solo in parte vennero recuperati mentre il resto si sversò nelle acque del golfo, fino a giungere sulle coste degli stati del sud degli USA, dove causò un immane disastro all’ecosistema, all’industria della pesca e a quella del turismo.

Solo a settembre si riuscì a tappare le condutture del pozzo, dopo che circa 4,2 milioni di barile di petrolio erano fuoriusciti in mare.

La British Petroleum, tra accordi bilaterali e condanne dei tribunali, dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) pagare circa venti miliardi di dollari di risarcimento.

Cernobyl

Quello di Cernobyl è uno dei disastri causati dall’uomo che più hanno fatto storia e che probabilmente resterà indelebile nell’immaginario collettivo per molti secoli a venire.

Era il 26 aprile del 1986 quando i difetti di progettazione dei reattori RBMK-1000, che erano il motore della centrale nucleare più grande dell’URSS, si sono incontrati con le imperizie di gran parte dei dipendenti dell’impianto e, a questo punto, il disastro è stato inevitabile. Se a questo sommiamo che, nelle ore successive, anche la cecità della politica diede il suo contributo alla sciagura, è chiaro il motivo per cui ciò che avvenne a Cernobyl è diventato epocale.

In quella notte di primavera era in programma una esercitazione in cui il reattore numero 4 della centrale nucleare avrebbe dovuto essere messo sotto sforzo per testare, paradossalmente, i sistemi di sicurezza del reattore stesso. Il problema è che proprio i sistemi di sicurezza erano stati progettati male (erano dotati di pompe diesel che, per loro natura, non riuscirono ad azionarsi istantaneamente, in modo tale da raffreddare il reattore) e l’ingegnere in quel momento a capo della sala controlli, pur conscio che qualcosa non stava andando per il verso giusto, per cause ancora non ben chiarite (probabilmente dettate dalla troppa sicurezza nei suoi mezzi oppure per non sfigurare davanti alla locale sezione del partito), non fece fermare l’esercitazione che si concluse con il botto… quello del reattore!

Da qui si susseguirono una catena di errori che aggravarono ulteriormente la situazione. Il ritardo con cui vennero evacuate le città vicine di Prypiat e Cernobyl, l’insufficienza di mezzi per contrastare le fuoriuscite radioattive e spegnere gli incendi, la mancanza di chiarezza nella comunicazione trans e cis nazionale, contribuirono a creare il disastro nucleare per antonomasia.

A distanza di 35 anni dalla sciagura, un’area di decine di chilometri di raggio intorno alla centrale è ancora considerata inabitabile e tale resterà per secoli. Il materiale radioattivo all’interno del reattore – tonnellate di uranio fuse ad altri materiali di risulta – si è fuso a creare “la cosa” più pericolosa del mondo davanti alla quale basta sostare per pochi secondi per avere morte certa e atroce. Ancora oggi non è possibile fare un calcolo certo delle vittime che scaturirono dalle radiazioni rilasciate dall’esplosione ma, se queste probabilmente (e fortunatamente) non saranno pari alle centinaia di migliaia di morti accreditate dai reportage più pessimistici, sicuramente arrivera comunque a diverse migliaia.

Il costo economico del disastro è incalcolabile: l’economia di una zona di centinaia di chilometri quadrati è stata cancellata, la popolazione residente sfollata altrove (non senza resistenze da parte degli abitanti delle città ospitanti che tacciarono gli sfollati di essere radioattivi e portatori di malattie), la centrale sottoposta a continui e costosissimi lavori di bonifica e consolidamento della struttura. Per contenere le radiazioni in 35 anni sono stati costruiti ben due “sarcofagi” contenitivi: il primo, costruito pochi mesi dopo il disastro, era stato progettato per incapsulare il reattore numero 4 ma, avendo dimostrato segni di usura già dopo pochi anni, grazie alla collaborazione internazionale, ne venne costruito un secondo in grado di coprire l’intera centrale e che è garantito per almeno un secolo, dopodichè, probabilmente, ne sarà necessario un altro e chissà quanti altri ancora fino a quando la radioattività della centrale cesserà definitivamente, tra diverse migliaia di anni. Il costo del solo secondo sarcofago si è aggirato intorno al miliardo e mezzo di euro.

 

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