Nuove variazioni di prezzo sul bitcoin? Bill Gates invita a fare attenzione, Square ne compra

Se avete meno soldi di Elon Musk evitate i Bitcoin“: con queste parole Bill Gates, l’informatico a cui dobbiamo Windows e Microsoft fin dalle origini, non sembra entusiasta dell’uso delle criptovalute. Soprattutto come strumento di investimento, è saggio e molto condivisibile la sua posizione di scetticismo, in risposta al fatto che Musk ne abbia comprato un grosso quantitativo in corrispondenza del quale si è verificato un sostanziale aumento del suo valore. Sebbene la posizione di Gates sia corretta – del resto anche noi, sul nostro blog, abbiamo sempre invitato alla prudenza in qualsiasi investimento – resta qualche perplessità residua sulle dichiarazioni di Janet Yellen, economista statunitense che si è espressa scettica su Bitcoin e a favore di un dollaro digitale (che pero’ non sarebbe più una criptovaluta senza inflazione, come abbiamo spiegato in altra sede). La nostra perplessità consiste, in altri termini, sulla validità effettiva di questo termine di paragone (che secondo noi regge fino ad un certo punto), come abbiamo sottolineato parlando dell’euro digitale.

Al tempo stesso, Square (la società di Jack Dorsey) ha ufficialmente annunciato di averne comprato l’equivalente di 170 milioni di dollari in criptovalute BTC; questo aumenta il grado di capitalizzazione, rimpolpando le cifre di cui vi avevamo parlato qualche giorno fa, portandolo così a oltre 1 miliardo di dollari. Vale il suggerimento di Bill Gates, emblema dell’investitore prudente: se è vero, dice il fondatore di Microsoft, che Musk ha investito in criptovaluta, è chiaro che l’ha fatto su cifre che è disposto a perdere, e che certamente non faranno la differenza per quelle che sono le sue molteplici attività.

Al tempo stesso Musk – di cui abbiamo recentemente dedicato una corposa monografia su Trovalost.it – ha contribuito a determinare l’andamento del mercato, che trattandosi di una criptovaluta tendenzialmente non è prevedibile e potrebbe essere soggetto a cali di valore, anche di natura molto corposa. Se dovesse scendere di molto, ad esempio, è probabile che uno che ci abbia speso dei soldi possa ritrovarsi un giorno senza nulla – motivo per cui conviene sempre tenere fermi ed immobilizzare gli investimenti, anche perchè i classici sstrumenti di analisi del trading potrebbero essere del tutto inadeguati per l’andamento delle cripto in generale.

Come sempre, sarà necessario attendere per vedere come evolverà questo imprevedibile mercato.

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Credito d’imposta al 30%: cos’è e come funziona

È noto informalmente come bonus bancomat o bonus pagamenti elettronici, ma formalmente si tratta di un credito d’imposta. In base al provvedimento pubblicato dall’Agenzia delle Entrate giorno 29 aprile 2020, il credito d’imposta al 30% viene riconosciuto se gli esercenti, nel corso dell’anno di imposta precedente, abbiano conseguito compensi e ricavi di massimo 400.000 euro. Ricordiamo che, nella normativa vigente, il credito di imposta è una compensazione dei debiti atta tipicamente a diminuire le imposte, e che può essere in alcuni casi oggetto di rimborso al momento della dichiarazione dei redditi.

Già con la legge 157/2019 era possibile, per gli esercenti, richiedere un credito d’imposta del 30% sui costi di commissione per qualsiasi tipo di pagamento digitale. In seguito, dl 1 luglio 2020, è prevista la possibilità di richiedere questa percentuale di credito di imposta in sede di dichiarazione dei redditi.

Se ad esempio l’importo è pari a 1000€, il credito d’imposta sarà del 30% ovvero 300€.

Come richiedere il credito d’imposta

Si può richiedere mensilmente mediante F24, usando il codice tributo 6919, ma per sicurezza e per maggiori informazioni si suggerisce di chiedere al proprio commercialista. Da quello che suggeriscono su altri portali qualificati, inoltre, è bene fare molta attenzione a scalare correttamente il credito d’imposta, perchè eventuali errori possono riflettersi in multe e pagamenti ulteriori.

Chi può usufruire del credito d’imposta

Qualsiasi tipo di attività commerciale, artigiani e liberi professionisti o artigiani che offrono un servizio di pagamento tracciabile, che non abbiano guadagnato più di 400.000 euro nel corso dell’anno precedente.

Quali spese concorrono al credito d’imposta

Vengono considerate ai fine delle spese tutti i pagamenti fatti effettuare a privati (le spese verso altre aziende o B2B sono escluse, a quanto pare):

  • pagamento con lettore di carte;
  • pagamento con buoni d’acquisto;
  • pagamenti online mobile, Google Pay, Apple Pay;
  • pagamenti con carta di debito, credito e prepagata (anche online).

Credito d’imposta e POS (Point Of Sale)

Alcuni POS utilizzabili dagli esercenti per far pagare i propri clienti con carta prevedono, tra le altre cose, una funzionalità interna per visualizzare il reddito d’imposta accumulato nel mese precedente (ad esempio SumUp presenta questa possibilità).

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criptovalute

Il valore di Bitcoin è di oltre 887 miliardi di dollari

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando, nell’ottobre del 2009, 1309 BTC equivalevano ad appena un dollaro. Confermando un trend costantemente crescente che, di fatto, sta incrementando il numero di acquisti e di volume d’affari della criptovaluta “madre” per eccellenza, venerdì scorso il prezzo di Bitcoin è andato oltre i 56.000 dollari, spingendo il valore complessivo di tutti i bitcoin oltre un 1 trilione di dollari. Un valore che arriva a superare quello della capitalizzazione di mercato di un gigante come Facebook, per quanto non sia ancora riuscito a scalzare altri colossi come Alphabet, Amazon ed Apple. Sta di fatto che in circa un anno il valore di bitcoin in dollari (e anche in euro, ovviamente) è praticamente raddoppiato.

Al momento in cui scriviamo, il grafico seguente assume che 1 BTC equivalga a 47.589€, quando a inizio mese valeva circa 26.000€.

Immagine tratta da Google.it

Immagine tratta da Google.it

Molto di questa crescita che è, lo diciamo senza mezzi termini, quasi certamente una potenziale bolla speculativa e che sembra aver avuto un grado di influenza dalle posizioni pro-bitcoin espresse da Elon Musk (che ha pure acquistato 1 milione e passa di dollari in BTC per la Tesla), c’è un problema di cui secondo me non parla quasi nessuno: non tutti i bitcoin sono effettivamente disponibili per l’uso. Questo fa molta differenz anche se potrebbe sembrare un dettaglio tecnologico di poco conto, ed è un fatto noto come gran parte del capitale BTC sia bloccato perchè i proprietari hanno dimenticato la password per sbloccare il wallet, e non c’è modo di recuperarla in questi casi (alcuni hanno assunto team di crittografi e informatici per cercare di risolvere il problema). Per trasferire dei bitcoin, in sostanza, devi conoscere la chiave privata corrispondente: e non solo alcune chiavi sono andate smarrite, ma è anche praticamente impossibile sapere quante di queste chiavi siano smarrite. Ecco perchè abbiamo parlato di bolla speculativa: molti di quei bitcoin sono bloccati per sempre, ed è questo che suggerisce, in qualche modo, che in teoria il loro valore potrebbe continuare a lievitare senza che pero’ sia effettivamente a disposizione al 100% della sua capitalizzazione.

Ad esempio, sappiamo di un uomo che, in UK, afferma di aver buttato via un disco rigido che conteneva le chiavi di 7.500 bitcoin (400 milioni di dollari nella spazzatura, ad oggi). Ha provato anche a chiedere l’autorizzazione a scavare nella discarica per cercarlo, ma la richiesta è stata respinta dalle autorità britanniche. Questo tipo di incidente, che fa sorridere di primo achitto, è una tragica eventualità che si è ripetuta molte volte negli ultimi anni. Ed è aggravata dal fatto che molti dei detentori di quelle chiavi fossero informatici o comunque non esattamente newbie o principianti del settore, proprio perchè il BTC (ed i suoi wallet) si basato su un meccanismo di avanzatissima crittografia, che ne impedisce la “falsificazione” e che purtroppo ha come controindicazione che uno rischi sempre di perdere tutto se dovesse dimenticare o smarrire la chiave privata (leggi la guida su come usare i bitcoin). Al contrario, pare che i fratelli Winklevoss (gli studenti di Harvard che fecero causa al creatore di Facebook, Zuckerberg) abbiano acquistato un grande quantitativo di BTC e lo conservino gelosamente fino ad oggi, comprandoli a 120 dollari l’uno per un valore di mercato che oggi potrebbe ammontare a 100.000 bitcoin.

La più grande scorta di bitcoin al mondo, peraltro, è probabilmente quella di proprietà del creatore di bitcoin, il celebre Satoshi Nakamoto che non sappiamo essere un collettivo o una singola persona. Si stima che nei primi mesi della criptovaluta Nakamoto abbia fatto mining di più di 1 milione di bitcoin. Nakamoto non ha mai rivelato la propria vera identità, ed è scomparso da qualsiasi apparizione pubblica nel 2011; addirittura qualcuno sospetta che sia morto, nel frattempo, e quel milione di bitcoin non si sono più spostati nè sono stati toccati da alcuno fin da allora. Se Nakamoto fosse vivo ed avesse conservato accuratamente le chiavi private, il suo patrimonio netto supererebbe i 50 miliardi di dollari, abbastanza per annoverarlo tra le persone più ricche al mondo. Se esiste questa base di mercato “immobilizzata”, di fatto, è chiaro che – almeno in teoria, e salvo rivelazioni clamorose – il valore di bitcoin non dovrebbe mai scendere (in teoria, s’intende) oltre una certa soglia minima; e questo dovrebbe portarlo a fluttuare ancora molto, nei prossimi anni.  Sempre che, ovviamente, non avvengano rivelazioni di mercato clamorose, tipo l’identità di Nakamoto rivelata o cose del genere… difficile dire cosa succederà, ma la prudenza – per noi piccolo-medi investitori o vituperati holder – è certamente d’obbligo.

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Carte di credito virtuali: cosa sono e come funzionano

Navigare sul web in cerca di opportunità di acquisto online porta alla valutazione, come sappiamo, del tipo di carta migliore da usare per il pagamento e per evitare truffe: avete mai valutato l’uso di una carta di credito virtuale? I rischi sono quelli di sempre: che possano clonarci la carta e prosciugarci il conto, motivo per cui è opportuno avere una carta “di appoggio” solo per acquisti online. Con le carte di credito virtuali possiamo sopperire a questa necessità, ed il tutto – come vedremo – senza nemmeno dover ordinare una nuova carta fisica, che da’ sempre un certo impiccio nei nostri portafogli, spesso già stracolmi.

Come funziona una carta di credito virtuale

La carta di credito virtuale è un servizio offerto ai clienti mediante app specifica, installabile su iOS e su Android, che permette di poter usufruire degli stessi servizi delle carte di credito fisiche. Una carta di credito virtuale, di fatto, non richiede di portarsi dietro la carta fisica, il numero è già impresso nell’app in modo sicuro e ciò, di fatto, permette sia di usare il PAN (il numeretto della carta) che la data di scadenza ed il CVC sul retro per pagare nei siti, magari ricaricandola all’occorrenza per evitare di farci prosciugare il conto principale.

Tecnologia delle carte di credito virtuali

L’uso di carte di credito virtuali potrebbe, di fatto, suscitare qualche dubbio sulla sicurezza del loro uso e su come effettivamente facciano a farle funzionare.

Di fatto, le carte di credito virtuali sono app vere e proprie, in grado di funzionare come carta di credito al posto di quelle fisiche, le tradizionali afferenti ai vari circuiti VISA Mastercard ecc.. Ovviamente, le app per le carte virtuali vengono progettate e programmate seguendo i più rigorosi standard del settore sicurezza e home banking, e sfruttano una tecnologia presente su buona parte degli smartphone moderni, nota come Near Field Communication (NFC). Tale “comunicazione in prossimità” è in grado sia di ricevere che di trasmettere a corto raggio, il che la rende candidata all’uso in prossimità dei POS di pagamento, esattamente come faremmo con una carta fisica.

Ora, a parte l’uso di NFC implementato in ambiti diversi da quelli dei pagamenti online (a Milano, ad esempio, è stata avviata per consentire l’uso degli e-ticket o biglietti dei mezzi elettronici), NFC viene usato anche per collegarsi a Apple Pay, Samsung Pay, Google Pay e Vodafone Pay, quindi i principali sistemi di pagamento online diffusi oggi sul mercato. Le carte di credito virtuali – un esempio tra i più interessanti degli ultimi anni è senza dubbio YAP , ma anche HYPE ed altre hanno sia funzione di carta fisica che di carta virtuale, volendo – sono anche carte contactless che funzionano mediante NFC e tecnologia RFID, e basterà avvicinare il cellulare al POS del commerciante per effettuare il pagamento. Una carta, insomma, in tutto e per tutto identica a quella che abbiamo usato per le prime volte da quando American Express le mise in circolazione per la prima volta, e che sono una naturale e pratica evoluzione tecnologica in questo settore.

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Chi paga le commissioni PayPal quando si invia denaro?

Ogni volta lo stesso dilemma: se pago una persona, riceverà la somma esatta che gli invio?

Per capirci, prenderemo l’esempio di Mario che ad esempio deve pagare una fattura a Luigi. Per correttezza assoluta, Mario dovrebbe richiedere a Luigi di pagare per “beni o servizi”, anche se poi la prassi vuole che si paghi come Familiari ed amici. Questa cosa fa la differenza in modo sostanziale, come vedremo tra un attimo, perchè i pagamenti a familiari ed amici non sono soggetti a politiche di rimborso mentre quelle per beni o servizi sì. Di fatto, le secondo costano di più delle prime, ed è per questo che molti tendono ad evitarle.

Chi paga le commissioni PayPal?

Facciamo un esempio. Se Mario invia a Luigi dei soldi con PayPal, e lo fa mediante la modalità “Amici e familiari” la transazione è considerata transazione personale, e non è rimborsabile in nessun caso. Quindi quei soldi andranno a destinazione a senso unico, senza che Mario possa fare ricorso a Luigi in caso di eventuali truffe. Motivo per cui è bene essere prudenti anche con PayPal, che è un sistema sicuro solo se lo si usa nel modo corretto.

Se lo fa per beni o servizi, invece, è rimborsabile ma ha costi maggiori. Ad oggi le tariffe sono le seguenti:

  • pagamenti nazionali GRATIS (se Mario e Luigi sono entrambi italiani o hanno account italiano);
  • pagamenti internazionali (se Mario o Luigi vivono in USA, Canada o Europa): 1,99€
  • pagamenti internazionali (se Mario o Luigi vivono in paesi diversi da USA, Canada o Europa): 3,99€
  • fee su cambio valuta (se Mario paga in dollari e Luigi riceve in euro: 3% della somma pagata)

Per info più dettagliate fare riferimento al seguente documento ufficiale.

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Truffe online: attenzione a “familiari ed amici” su PayPal

La crisi innestata dai vari lockdown a livello mondiale, uniti alla impossibilità per molte persone di svolgere le attività quotidiane come erano abituate a fare, ha provocato un’impennata nei servizi di acquisto online: servizi di cui abbiamo discusso molte volte su questo sito. PayPal, dal canto suo, rimane una delle opzioni di pagamento più sicure ed utilizzate. Chiaro che molti venditori che erano già presenti online hanno potuto festeggiare: soprattutto se avevano già un reparto IT che si occupa della questione. Al tempo stesso, anche l’acquisto di criptovalute ha conosciuto un’impennata, data la tendenza a farne uso come “bene rifugio” (una cosa che abbiamo formalmente sconsigliato in più occasioni).

Questo stare sempre a casa e sempre online, di fatto, comporta che nuove truffe siano sempre dietro l’angolo, ed oggi vogliamo raccontarvene una che è capitata ad un nostro lettore (che ci ha informato via email della cosa): effettivamente il “trucco” che usano i truffatori in questo ambito è semplice, quanto difficile da immaginare, per molti versi. Il lettore si era rivolto a Paxful, il servizio di acquisto diretto di criptovaluta da altri utenti, che è una sostanziale alternativa ai vari exchange più classici come Coinbase, che in questo periodo sembra riscontrino vari problemi nell’accesso, nella validazione di nuovi utenti e nei pagamenti con carta di credito. Motivo per cui gli appassionati di cripto si rivolgono a “mercatini” di vendita online da parte di chi possiede bitcoin, che si fanno pagare con bonifico, carta o PayPal per inviarne il corrispettivo equivalente.

Paxful è regolamentato da una policy di sicurezza atta proprio ad evitare lo scamming, ovvero il fatto che molti utenti si possano far pagare senza poi erogare un bel nulla. Ne avevamo parlato per Localbitcoins, all’epoca, descrivendolo come servizio di compra-vendita online di BTC tra utenti privati: interessante, certo, ma non esente da rischi come vi avevamo spiegato. Nello specifico, il truffatore ha aggirato sia le policy di PayPal che quelle di Paxful che, ovviamente, la buonafede del lettore.

Il caso è interessante e ci sembra importante parlarne in questa sede, e siamo ovviamente dispiaciuti che la cosa abbia colpito il lettore, che ha così perso circa 40 € (35€ + commissioni PayPal estere) facendo leva su una convinzione errata quanto diffusa: ovvero il fatto che le transazioni di PayPal siano protette e rimborsabili sempre e comunque. Non è così:  è stata infatti sfruttata impropriamente una caratteristica nota in PayPal come “invia a familiari ed amici“. Il motivo per cui questa cosa viene richiesta sta anche nel fatto che, usando alcuni tipi di account, con questo invio si pagano meno commissioni (vedi il nostro articolo sui costi delle commissioni PayPal).

Il truffatore, nello specifico, a quanto pare carica un falso annuncio su Paxful, spiega come fare, si fa pagare e poi blocca l’utente in modo tale che non possa più contestargli nulla: di fatto aveva creato un’inserzione per offrire bitcoin facendosi pagare con PayPal. Il lettore ha aperto una transazione con lui, ci ha parlato in chat e, non sapendo a quale indirizzo email inviare i soldi con PayPal, glielo ha chiesto. Ha pagato ma, per imperizia o inesperienza, è trascorsa circa mezz’ora e la richiesta di acquisto è scaduta: se scade, viene annullata ed uno non può fare più ricorso.

Nella schermata qui sopra la persona ha richiesto, invano, informazioni sul fatto che la transazione fosse stata effettuata. Il truffatore in precedenza aveva cercato di prendere tempo, adducendo il problema a misteriosi (e quasi certamente non reali) “problemi di connessione“.

Il punto chiave è anche che la persona in questione ha inviato la propria email PayPal, intestata ad un nome diverso da quello che appariva nel sito di PaxFul, e anche questo sarebbe dovuto essere un indizio per capire che la trattativa non era affidabile.

Se avesse chiuso la transazione su Paxful subito dopo aver pagato, avrebbe forse potuto contestare qualcosa (scriviamo questo come suggerimenti per chiunque si trovasse con dubbi o in situazioni simili). Questo è quanto: ringraziamo il lettore per la testimonianza, che da quello che mi dice porterà avanti sia con PayPal (che ha rifiutato il reclamo e a richieste di ulteriori chiarimenti non risponde, perchè ci sono moltissime richieste dato il periodo e, per quello che capisco, il truffatore questa cosa la sapeva bene) che con PaxFul (che temo possa farci poco o nulla, a parte segnalare l’account, per quello che serve) e alla Polizia Postale, come gli ho suggerito di fare.

La transazione non viene monitorata direttamente da Paxful (almeno da quello che deduciamo dalle screenshot della chat), il che suggerisce che forse dovrebbe risolvere il problema e rendere la cosa tracciabile (ad esempio rendendo condivisibile nel sito l’ID della transazione).

La chiave della truffa sta comunque nella richiesta del pagamento, formalmente richiesta come “familiari ed amici“: queste transazioni, al di là del nome rassicurante, NON sono rimborsabili e NON vale la garanzia di PayPal. Per cui qualsiasi acquisto online da siti del genere, e anche su Ebay o altri mezzi, non deve mai essere effettuata come “familiari ed amici” a meno che non si tratti di una persona estremamente fidata.

Le transazioni su PayPal sono sicure e rimborsabili in caso di truffe?

In genere sì, a meno che non si ricorra alla modalità “familiari ed amici: solo le transazioni fatte per lavoro ed acquisti “professionali sono protette e rimborsabili. La modalità familiari ed amici viene spesso richiesta dai truffatori per ricevere soldi che non dovranno restituire, e PayPal andrà pertanto a respingere qualsiasi ricorso in merito.

Dal canto suo, PayPal ha rifiutato il ricorso fatto dall’utente perchè non ravvisava alcuna irregolarità o furto di password, insomma il truffatore sapeva bene quello che stava facendo ed ha quasi certamente sfruttato più account PayPal e probabilmente pure Paxful, in modo da rendere complesso il tracciamento delle sue attività. La segnalazione a Paxful non ha avuto nemmeno alcun esito, ma questo perchè in ogni caso non credo che loro possano farci nulla.

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Come uscire indenni da una situazione debitoria

Sono tante oggi le persone che versano in una condizione debitoria molto complicata, dalla quale risulta difficile uscire. Pur trattandosi di una situazione delicata, l’ordinamento italiano ha cercato con nuovi corpi normativi di andare incontro alle esigenze di chi non riesce più a fare fronte agli impegni presi, alleggerendo in poco tempo l’onere nei riguardi del creditore.

La legge prevede infatti delle soluzioni che commisurano la capacità reddituale del debitore con il suo dovere di estinguere le obbligazioni nei riguardi dei creditori.

Come pagare i debiti se al momento ti trovi in difficoltà economiche?

Abbiamo posto la domanda agli esperti del settore, gli amici di Piano Debiti, che con questo articolo / guida ci aiutano ad ottenere l’esdebitazione, fornendoci valide informazioni ed utili consigli su come muoverci.

Grazie alle normative, infatti, potrai uscire dai debiti pagando solo ciò che realmente puoi, in base al tuo reddito e al patrimonio di cui disponi.

Le leggi recenti hanno messo al centro di tutto le esigenze dei debitori e hanno previsto la possibilità di utilizzare un iter burocratico ad hoc, pensato per soddisfare i creditori e non soffocare il debitore insolvente.

Quest’ultimo ha cioè la possibilità di risolvere la propria posizione debitoria estinguendo una parte dei suoi obblighi, in virtù di ciò che possiede e senza ledere le esigenze di sostentamento della propria famiglia.

Assumere consapevolezza della propria condizione 

Non puoi provvedere a risolvere la tua posizione debitoria se non hai contezza di quanto sta accadendo.

Avere delle mancanze nei riguardi del creditore o dei creditori non deve essere motivo di disagio o di imbarazzo, ma anzi bisogna trovare il giusto input per riuscire a fronteggiare la crisi senza demordere.

Dopo aver compreso a fondo quale sia l’ammontare dei tuoi debiti, cerca di scindere tra quelli che hai maturato a causa del lavoro a quelli che invece sono del tutto personali.

Sebbene tu possa essere nullatenente e, quindi, non rischiare di subire un’esecuzione, la posizione debitoria ti costringerebbe comunque a fare attenzione a qualunque cosa tu voglia fare (non potresti farti assumere, non puoi chiedere un mutuo etc.).

Se vuoi cancellare il tuo passato debitorio, prova ad estinguere quello che puoi.

Le soluzioni della legge n.3/2012

È stata la legge n.3/2012 a fornire dei percorsi, o meglio delle scappatoie, attraverso le procedure del sovraindebitamento, per dare al debitore la possibilità di soddisfare le richieste creditorie senza rischiare di avvilirsi e frustrarsi per le cifre troppo alte.

La normativa ha offerto tre soluzioni, adatte ognuna ad un situazione precisa e specifica.

  • Il piano del consumatore 

Il primo percorso che troviamo nel corpo normativo è il Piano del Consumatore, grazie al quale, magari anche rivolgendosi ad un professionista del settore, si redige un programma.

All’interno di questo piano vengono inseriti parzialmente i debiti che hai, e si prospetta un eventuale soddisfacimento delle richieste creditorie sulla base delle tue attuali disponibilità finanziarie e patrimoniali (ad es. stipendio, immobili di proprietà, etc.). Questo piano non necessita dell’approvazione da parte dei creditori.

La procedura va posta in essere dinanzi al giudice del Tribunale di appartenenza. Una volta che viene approvato il piano del debitore, quest’ultimo non può venir meno alla “parola” data, altrimenti rischia la revoca dell’omologazione del piano, con obbligo di estinguere per intero ognuno dei debiti.

  • Accordo con i creditori

L’accordo con i creditori è un’altra strada prospettata dalla legge, che dà la possibilità al debitore (contrariamente a quello visto precedentemente) di accordarsi con i creditori per trovare una soluzione più confacente alle esigenze di tutti.

Il giudice non dovrà pertanto essere chiamato in causa per approvare il piano di rientro, ma valuterà solo che l’accordo preso tra creditori e debitori sia effettivamente equilibrato nel bene di tutti.

Basta ottenere il consenso di almeno il 60% dei creditori per far sì che questo accordo sia valido, per cui anche se qualcuno di essi dovesse aver dato parere contrario  sarà costretto ad adeguarsi e ad accettare il pagamento soltanto parziale del debito.

  • La liquidazione del patrimonio

In ultimo la legge 3 del 2012 ha regolamentato anche la cosiddetta liquidazione del patrimonio.

Attraverso un iter esecutivo (diverso da quello tradizionale) vengono valutati i beni in possesso del debitore, e venduti ad un prezzo equo, per soddisfare le richieste dei creditori.

Con la liquidazione del patrimonio, anche se il ricavato della vendita dovesse essere inferiore ai debiti contratti, e anche se i creditori non saranno soddisfatti dell’intera somma, il debitore viene del tutto liberato dalla sua condizione.

Superare la situazione debitoria con la banca

Per uscire dai debiti con le banche, c’è un’ulteriore possibilità di estinguere i propri obblighi. Si può infatti parlare con la banca per stabilire di comune accordo la rateazione del debito, versando cioè un tot alla volta e utilizzando varie forme di pagamento dal contante, al bonifico bancario fino ad utilizzare servizi alternativi.

In alternativa puoi richiedere di effettuare un pagamento forfettario, inferiore rispetto alla somma dovuta, versando il saldo a stralcio definitivo della tua posizione debitoria.

Dato il tuo impegno per estinguere il debito, approfitta anche per chiedere alla banca di effettuare la cancellazione del tuo nome dalla Centrale Rischi, in quanto se resti indicato al suo interno, non potrai più richiedere un nuovo prestito o finanziamento.

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Migliori carte di credito – Classifica generale

Classifica carte prepagate

Se stai cercando una carta prepagata nuova di zecca, eccoti alcuni suggerimenti direttamente dai nostri utenti. Quelle che seguono sono le carte prepagate, virtuali, fisiche, di debito o di credito più votate dai nostri visitatori, e che puoi valutare come possibili alternative o per saperne qualcosa in più a riguardo.

Le migliori carte di credito

1 N26
4.42/5 (48)
2 ViaBuy
4.8/5 (44)
3 Soldo
5/5 (43)
4 Postepay
4.78/5 (40)
5 American Express
5/5 (32)
6 Prepagata PayPal
4.61/5 (31)
7 Bunq
4.77/5 (30)
8 HYPE
5/5 (28)
9 Qonto
4.92/5 (26)
10 Skrill
4/5 (25)
11 YAP
4.88/5 (24)
12 Wirex
4.95/5 (20)
13 Libretto Smart Poste Italiane
3/5 (2)

Guarda pure…

Sorry. No data so far.

Confronta carte di credito

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Migliori Carte Prepagate Per Bitcoin

Le carte di debito Bitcoin stanno rivoluzionando l’economia e rappresentano un ulteriore vantaggio delle criptovalute. Le principali carte disponibili sono ad esempio quella di Coinbase, Bitpay, Wirex e Crypto Pay. Le singole caratteristiche variano molto da carta ma appare ottima la possibilità di non dover usare il proprio nome se si rispettano alcuni limiti di spesa.

Le migliori carte di questo tipo

1 ViaBuy
4.8/5 (44)
2 Wirex
4.95/5 (20)

Le criptovalute e, in particolare, la Bitcoin negli ultimi anni è diventata estremamente popolare. Molti negozi, sia fisici, sia online, hanno iniziato a accettare questa valuta virtuale come metodo di pagamento. Tuttavia su questo l’Italia è rimasta indietro rispetto ad altri Paesi. Oggi però con la diffusione delle carte prepagate per Bitcoin le cose stanno cambiando.

Le carte di debito con Bitcoin più diffuse sfruttano il circuito VISA o Mastercard, quindi possono essere usate ovunque in assenza di particolari problemi. Costituiscono il vero tramite tra l’economia virtuale e quella tradizionale. Chi acquista una carta di debito Bitcoin può utilizzarla sia in qualità di forma di pagamento per l’acquisto di altra moneta virtuale sia per pagare in Bitcoin nei negozi che accettano la criptovaluta oggi più diffusa al mondo. Le caratteristiche della carta prepagata Bitcoin sono tuttavia differenti da quelle delle normali carte di debito. Innanzitutto la carta Bitcoin entro certi limiti è anonima. Ciò significa che non superando una certa soglia è possibile fare i propri acquisti in totale anonimato. Chi fornisce le proprie informazioni personali, passaporto o patente di guida, bolletta energetica della casa di residenza e così via, potrà accedere a diversi utilizzi della carta e non avrà quasi nessun limite rigido almeno quanto in termini di massimale di spesa. L’utenta ha poi due opzioni di scelta per la propria carta. Può richiederla reale oppure virtuale, che costerà meno e si potrà utilizzare solamente online. Quanto all’utilizzo della carta di debito Bitcoin non funziona molto diversamente dalle altre carte. La carta ha un indirizzo wallet su cui è possibile ricaricare i Bitcoin che si desiderano. Il trasferimento di Bitcoin avviene in modo immediato sulla carta. Le carte di debito Bitcoin possono essere utilizzate per fare prelievi in contanti da sportelli ATM. Tuttavia, il problema è che le commissioni sono abbastanza alte e quindi non sono affatto allettanti.

 

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Carte di credito aziendali

Le carte di credito aziendali sono pensate per imprese e liberi professionisti. Rientrano tra i servizi finanziari dedicati alle SPA, alle SRL e a tutte le piccole e medie realtà con partita IVA. In genere hanno qualcosa in più rispetto alle carte di credito classiche per privati, e questo si nota in genere in termini di limiti di utilizzo più elastici. Si tratta di imprescindibili al giorno d’oggi, permettono di facilitare i pagamenti ai fornitori ed ai dipendenti, gestire al meglio le entrate, ricevere notifiche sui movimenti mediante app o SMS ed abilitare bonifici periodici.

Migliori carte di credito per aziende

Voti precedenti

1 N26
4.42/5 (48)
2 ViaBuy
4.8/5 (44)
3 Soldo
5/5 (43)
4 American Express
5/5 (32)
5 Bunq
4.77/5 (30)
6 Qonto
4.92/5 (26)

Cosa vuol dire carta aziendale?

Qualcuno potrebbe non avere chiara la differenza tra carte aziendali e carte nominative classiche, utilizzate privatamente o per scopi personali: cercheremo pertanto di chiarire un po’ meglio di che cosa si tratta.  La distinzione di base da tenere in considerazione è, prima di tutto, quella tra carta di debito e carta di credito (in breve, la seconda permette di sforare rispetto all’effettiva disponibilità di denaro, l’altra invece no), dato che possono esistere sia carte per aziende a debito che a credito. Inoltre la cosa da tenere in considerazione, in secondo luogo, è che parliamo di una carta disponibile solo per utenze professionali, quindi ad esempio:

  • PMI (Piccole Medie Imprese)
  • imprenditori
  • liberi professionisti con PIVA (ingegneri, commercialisti, avvocati, studi commerciali, ecc.)
  • dipendenti di aziende di qualsiasi dimensione

A cosa servono le carte di credito aziendali

La carta di credito è il tipico strumento finanziario che tutti usano quotidianamente, e che nello specifico si rivolge agli utenti business: l’obiettivo è sempre quello di fare acquisti e prelevare denaro conservato sul conto corrente.

Fermo restando che queste carte possono essere utilizzati sia da aziende che da liberi professionisti, il primo scopo delle carte di credito aziendali è legato in genere al pagamento di spese professionali, quindi ad esempio viaggi di lavoro, affitto di locali, tasse, attrezzature, fornitori in genere. Impreditori, liberi professionisti con partita IVA e dipendenti di piccole,medie e grandi aziende avranno pertanto la possibilità di usufruire di questi servizi, che offrono spesso un home banking customizzato per le loro esigenze, con qualche servizio bancario extra e con la possibilità di ricevere assistenza personalizzata.

Le carte di credito aziendali sono pertanto servizi Business To Business (B2B) diversamente da quello che succede per le carte di credito per privati.

Differenze tra carta di credito e carta di credito aziendale

Chiaro che, a questo punto, è naturale pensare a che cosa servano le carte di debito (o di credito) per aziende: servono in sostanza a venire incontro alle necessità di spese professionali, come ad esempio viaggi o cene di lavoro, quote di affitto, pagamenti ai fornitori. È altresì ovvio, in questa circostanza, che l’uso di carte di debito sia decisamente più semplice da gestire per l’amministrazione rispetto a quello delle carte di credito, visto che non è comunque possibile sforare il plafond (ovvero la disponibilità sulla singola carta) ed il rischio di frodi e spese non autorizzate da parte del dipendente è decisamente più contenuto. Con l’uso di una carta di credito aziendale, invece, il controllo delle spese è problematico e potrebbe essere necessario introdurre delle regole aggiuntive che siano sostanzialmente ferree e che possano, al tempo stesso, limitare le spese non funzionali e ridurre addirittura la possibilità che un dipendente possa farne uso per spese anche molto piccole. La contrattualizzazione del rapporto di lavoro, in questo caso, sembra essere assolutamente necessaria per evitare l’uso sconsiderato di carte aziendali per spese personali, cosa attualmente non consentita dalla legge.

In genere una carta aziendale è orientata a funzionare secondo varie modalità, che variano in base alla specificità della banca o dell’istituto bancario che la propone. Ed in questo, ad esempio, il conto offerto ad esempio da Qonto sembra essere molto interessante per tutte le potenziali utenze business.

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