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Guida prestiti a protestati e cattivi pagatori online

Nell’ordinamento italiano il protesto è un atto giuridico, in forma scritta, con il quale un pubblico ufficiale accerta l’avvenuta presentazione di un assegno o di una cambiale al debitore (detto, per l’appunto, protestato) unito al rifiuto da parte dello stesso di pagare o accettare il titolo. In quanto redatto da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, il protesto è atto pubblico. Sono ufficiali levatori, ossia pubblici ufficiali abilitati a redigere il protesto:

  1. l’ufficiale giudiziario competente per territorio;
  2. il notaio;
  3. il segretario comunale, nei comuni che non sono sedi di notaio o ufficiale giudiziario e, secondo la giurisprudenza, tutte le volte che costoro sono indisponibili per legittimo impedimento o assenza.

La persona protestata è soggetta a pubblicità per tutelare tutti i possibili soggetti economici che potrebbero avere rapporti di natura finanziaria con esso, rendendo praticamente impossibile per il protestato l’accesso al credito in qualsiasi forma. Il protesto è oggetto di pubblicità allo scopo di tutelare chiunque abbia rapporti economici con il protestato; di fatto tale pubblicità finisce anche per avere un incisivo effetto sanzionatorio, giacché rende pressoché impossibile per il protestato l’accesso al credito (con il rischio di spingerlo nelle mani degli usurai).

La pubblicità in passato consisteva nell’iscrizione dei protestati in un apposito elenco tenuto presso il tribunale, che era poi trasmesso alla camera di commercio che pubblicava un bollettino. Dal 1995 gli uffici levatori trasmettono alla camera di commercio competente per territorio, entro il primo giorno del mese, l’elenco delle persone protestate nel corso del mese precedente. La camera di commercio si occupa poi dell’inserimento dei protestati nel registro informatico dei protesti, nel quale si resta per cinque anni se non si viene cancellati prima su presentazione dell’istanza di riabilitazione (nel caso di assegni) o al dirigente responsabile dell’ufficio protesti della camera di commercio (nel caso di cambiali) accompagnata dalla quietanza di pagamento del titolo protestato. Si ricorda che l’iscrizione nel registro dei cattivi pagatori dura 5 anni, salvo previa cancellazione che avviene ovviamente con il saldo dell’intero debito.

Quando il prestito viene negato ci si trova di fronte ad un problema, ancora più grosso se in momento di urgenza e se si appartiene a queste categorie di pagatori, ma un modo di ottenere un prestito esiste comunque e questa pagina vuole essere di aiuto.

Come ottenere un prestito personale online anche per chi è un cattivo pagatore o protestato

Se si è stati protestati o inseriti nell’elenco dei cattivi pagatori, ottenere un prestito personale o di qualsiasi tipo è molto difficile; in molti casi risulta difficile anche se il protestato è un familiare convivente di chi richiede il prestito. Per essere inseriti nel registro dei cattivi pagatori non bisogna necessariamente essere arrivati al protesto, ma basta avere qualche ritardo di pagamento della rata del finanziamento (ultimamente i parametri creditizi si sono poi ulteriormente inaspriti): diventa allora molto difficile ottenere un prestito, poichè il registro viene consultato dalle banche e dalle società finanziarie nel momento in cui controllano l’affidabilità finanziaria del richiedente valutandolo a livello finanziario attraverso il CRIF (Centrale Rischi Finanziari) o il CTC (Consorzio Tutela del Credito).

Nelle pagine sottoelencate si trattano con operatori finanziari che operano su tutto il territorio nazionale nelle principali città e province (come Milano Napoli Roma Torino Palermo Genova Modena Bologna Firenze Venezia Parma Bari Catania Verona Trieste Livorno ecc….) scegliendo sia per il preventivo per un contatto online, che di contattare direttamente l’agenzia se vicina alla propria residenza.

Il prestito nel caso di protesto o dell’inserimento nel registro dei cattivi pagatori si può ottenere tramite:

  • cessione del quinto
  • prestito con delega
  • prestito su pegno

Questi tre tipi di finanziamento permettono di fornire adeguate garanzie alla finanziaria, dal momento che è il datore di lavoro (quindi l’azienda) per la quale lavora il richiedente del credito, che si impegna a trattenere mensilmente la rata da pagare all’agenzia (viene quindi tolta l’eventualità di non pagare la rata, di conseguenza la finanziaria non ha bisogno di garanzie).

La differenza è che nel caso di prestito con delega il datore di lavoro non è obbligato, come nella cessione del quinto, ad accettare la richiesta, quindi il contratto sarà concluso solo quando egli darà il suo benestare e si assumerà la responsabilità. Quindi in entrambi i casi bisogna essere lavoratori dipendenti (sia pubblici che privati) o titolari di un reddito fisso, al fine ottenere un prestito nel caso si è stati iscritti nel registro dei protesti e nelle banche dati delle centrali rischi finanziari.

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Prestiti velocissimi senza busta paga: finanziamento rapido senza garanzie

Come conferma anche prestitisenzabusta.it: ci sono delle ottime possibilità di ottenere dei prestiti senza busta paga rapidamente, ma la procedura non è delle più semplici.

In questa guida andremo a vedere insieme quali sono le procedure consigliate da seguire per riuscire ad accedere a un prestito anche se si è casalinghe, disoccupati o studenti.

Piccolo prestito personale senza busta paga: come richiederlo?

Per richiedere un piccolo prestito personale senza una busta paga o un lavoro fisso, bisogna seguire un iter preciso che permette così di abbattere i tempi di attesa.

Nello specifico, per ottenere un prestito per casalinghe, studenti universitari o disoccupati bisogna:

  1. Selezionare la banca o finanziaria che offre la possibilità di ottenere un prestito senza garanzie o con l’aiuto di un garante
  2. Fissare un appuntamento o inviare una richiesta di finanziamento online
  3. Portare in banca i documenti che attestano l’identità e il proprio reddito annuale. Se studenti bisogna portare: l’iscrizione a master o università, e i documenti che attestano il buon andamento scolastico.
  4. Se si accede a un prestito senza busta paga con garante è necessario portare anche i documenti di chi firmerà la fideiussione quali: contratto di lavoro, ultime due buste paga (o cedolino pensionistico), dichiarazione dei redditi.
  5. Una volta portati tutti i documenti la banca farà i dovuti controlli, per accordarvi o meno la possibilità di accedere al finanziamento.
  6. Infine, si dovrà firmare il contratto (da soli o con l’eventuale garante) e iniziare a pagare le rate mensili dopo l’erogazione della somma richiesta

Per seguire tutto questo iter, premettendo che si vada in banca o la si contatti con tutti i documenti a portata di mano, i tempi di erogazione in caso di istituti finanziari che operano in modo veloce vanno dai 3 ai 7 giorni circa. Per un prestito rapido, sicuramente la presenza di un garante permette più facilmente e velocemente l’accesso al credito anche in 24/48 ore.

Prestito per studenti universitari: dove e quando si può richiedere?

Un prestito senza busta alla quale possono accedere anche i più giovani è sicuramente quello dedicato agli studenti universitari.

Chi inizia il suo percorso all’università oppure vuole proseguire con un corso di alta formazione o un master non sempre possiede le capacità economiche per far fronte a tutte le spese. Per questo motivo sono sempre di più i giovani che richiedono un prestito universitario.

Ma come e quando richiedere un prestito per studenti?

Il prestito per studenti o prestito d’onore si può richiedere:

  • Direttamente all’università. Ci sono atenei pubblici e privati che offrono agli studenti l’accesso semplificato al credito per pagarsi gli studi a coloro che seguono un corso di laurea, master o specialistica.
  • Banche: sono sempre di più gli Istituti di Credito che tra il loro prodotti propongono anche il prestito d’onore. Un finanziamento che permette di pagare gli studi e che si può restituire alla fine del proprio percorso universitario o di specializzazione.
  • Finanziarie: infine, anche gli istituti finanziari presentano la possibilità di accesso al credito agli studenti con opzioni agevolate e la possibilità di cambiare l’importo della rata o di spostarla.

Quando gli studenti possono accedere al finanziamento? L’accesso a questo tipo di prestito prevede alcuni requisiti specifici come:

  • Età massima 35 anni
  • Iscrizione all’università, a un corso di alta formazione, a un corso di specializzazione o master
  • Dimostrazione della media accademica oppure il voto massimo al conseguimento del diploma

 La richiesta del prestito per gli studenti in base a dove si sceglie di effettuarla può avere tempi medio lunghi, che vanno dai 7 ai 30 giorni circa.

Prestito per casalinghe: quando si può richiedere?

Le casalinghe, come i disoccupati, possono trovare qualche difficoltà in più nella richiesta di un finanziamento. Nonostante ciò, anche per loro esistono alcune forme di prestito alle quali si può accedere anche in assenza di busta paga.

Nello specifico le banche e finanziarie possono avvallare un piccolo prestito con la garanzia o di un’immobile di proprietà oppure con l’assegno di mantenimento.

Con un’immobile di proprietà si possono ottenere cifre più elevate attivando un’ipoteca sulla casa. Infatti, in questo caso la banca si basa sul valore commerciale dell’immobile e stima una cifra massima in base a quanto vale secondo il perito.

Se invece si sceglie di porre a garanzia l’assegno di mantenimento, l’importo dipende da quanto si percepisce mensilmente dopo il divorzio.

Di solito comunque, in questo caso, le cifre sono più piccole ma anche più semplice da ottenere rispetto al finanziamento mediante ipoteca immobiliare.

Prestito per chi non lavora: quali sono i più indicati e le cifre massime?

Il prestito per chi non lavora, per i disoccupati oppure per coloro che vivono di rendita può essere davvero complesso da ottenere, a meno che non si abbiano prove tangibili delle proprie entrate che non siano da lavoro dipendente o autonomo.

In tabella vediamo alcune delle forme più richieste e le cifre massime alle quali si può accedere:

Tipologia di prestito Garanzie richieste Cifra massima
Prestito fideiussorio Un garante con busta paga o pensione 30 mila euro
Prestito ipotecario Proprietà immobiliari commerciali o private Sino al 60% del valore dell’immobile. Per ristrutturazione si può ottenere sino all’80%.
Mini-prestito senza garanzie Conto bancario e nessun protesto precedente Sino a 5 mila euro
Mini-prestito con Carta di Credito Revolving Reddito annuale dimostrabile (almeno 11 mila euro annui) Sino a un massimo di 5 mila euro (da restituire in 24/48 mesi massimo)

Come possiamo vedere ci sono diverse opzioni di prestito personale anche per chi non lavora, vive di rendita o ha delle proprietà immobiliari.

Naturalmente per avere la certezza di poter accedere al credito che si sia disoccupati, casalinghe o studenti è necessario sottoporsi alla valutazione della banca, che potrà verificare il possesso dei requisiti necessari per l’accesso al credito e illustrare le condizioni disponibili.

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Che cos’è una fideiussione bancaria?

Cos’è la fideiussione bancaria?

Molto spesso coloro i quali vogliono perseguire un progetto ambizioso non presentano i soldi sufficienti per poter procedere alla realizzazione dell’investimento, a tal proposito una delle soluzioni che permette di poter realizzare le proprie ambizioni è rappresentata dall’istituto di credito ovvero dalla banca, la quale – una volta esaminata la documentazione necessaria – potrà procedere alla concessione di un finanziamento con fideiussione bancaria.

La peculiarità della fideiussione bancaria è relativa al fatto che la banca si configura in questo contesto come garante del prestito che viene concesso a quelli che ne fanno richiesta.

La fideiussione bancaria rappresenta una soluzione ottimale per tutti coloro i quali vogliono realizzare un determinato progetto o investimento, ma non hanno sufficienti risorse. Essa rappresenta infatti una opportunità che consente di poter realizzare i propri progetti, siano essi lavorativi o personali. Un esempio a tal proposito può essere rappresentato dall’acquisto di un abitazione, o anche dalle spese relative alla ristrutturazione. La fideiussione bancaria rappresenta un opportunità anche per gli imprenditori, i quali desiderano effettuare degli investimenti sulla loro impresa tra i quali ad esempio si può citare l’acquisto di attrezzature e di macchinari.

In termini tecnici la fideiussione bancaria può essere definita come quella particolare procedura attraverso la quale la banca si impegna a soddisfare l’obbligazione nella circostanza in cui chi ha stipulato il contratto di fideiussione con la banca si trovi nelle condizioni di non poter più adempiere al pagamento del proprio debito ovvero della propria obbligazione.

Il contratto di fideiussione bancaria viene regolato dal codice civile all’interno dell’articolo 1936 nel quale si stabilisce che il fideiussore ovvero la banca si configura come garante del pagamento di colui il quale si configura come debitore nei confronti dei terzi. L’articolo in questione stabilisce inoltre che la banca in caso di mancato adempimento da parte del debitore si impegna a soddisfare l’obbligazione nei confronti del creditore in modo unilaterale.

In genere, la fideiussione bancaria viene richiesta dai creditori nel momento in cui questi ultimi stipulano un contratto di carattere economico o finanziario con un soggetto. La fideiussione bancaria rappresenta infatti per il creditore una forma di garanzia in quanto offre loro la certezza di ottenere il soddisfacimento dell’obbligazione ovvero l’adempimento del pagamento

Vi sono dei limiti di credito relativi alla fideiussione?

Una delle questioni maggiormente rilevanti relative alla fideiussione bancaria si configura con riferimento alla presenza di limiti di credito in ordine alla concessione della fideiussione bancaria. In sostanza, è necessario comprendere se effettivamente vi siano dei limiti imposti dalla legge che devono essere rispettati. A tal proposito, occorre precisare che attualmente la legge non prevede in alcun modo dei limiti di credito relativamente alla concessione della fideiussione bancaria.

Occorre tuttavia precisare che seppur quanto appena detto è vero nel momento in cui viene operata alla banca una richiesta di concessione della fideiussione bancaria quest’ultima procede a verificare che il debitore sia in grado di poter adempiere al pagamento dell’obbligazione. La banca prima di processare la richiesta di concessione della fideiussione bancaria si tutela infatti svolgendo delle verifiche sulla situazione patrimoniale ed economica del soggetto che pone in essere la richiesta di concessione della fideiussione bancaria. Ovviamente le verifiche e le analisi in questione sono dirette ad accertare che il soggetto che pone in essere la richiesta sia in grado di assolvere ed adempiere al pagamento dell’obbligazione nei confronti del creditore.

In genere, le banche al fine di cautelarsi prima di procedere alla stipula del contratto di fideiussione bancaria introducono una così detta contro fideiussione nei confronti di colui il quale stipula il contratto con la banca. La suddetta clausola tutela la banca, la quale pone il debitore in condizione di poter conseguire la somma di denaro mancante nell’ipotesi in cui quest’ultimo non sia in grado di adempiere all’obbligazione.

Quali condizioni pone la banca nel momento in cui viene operata una richiesta di concessione della fideiussione bancaria?

In considerazione del fatto che nella fideiussione bancaria la banca rappresenta il garante del prestito quest’ultima prima di procedere alla stipula del contratto generalmente pone in essere delle richieste al contraente. In genere, la banca richiede al contraente di procedere al deposito a titolo di cauzione di denaro in contanti oppure di titoli in azioni.
Oltre a tale richiesta prima di procedere alla stipulazione del contratto di fideiussione bancaria la banca procede all’invio della fideiussione alla centrale di rischio. Questa segnalazione è finalizzata a fare in modo che il debitore possa onorare il proprio debito con la banca. In sostanza, la segnalazione alla centrale di rischio mette il debitore in una situazione particolare che impedisce a quest’ultimo di ottenere ulteriori finanziamenti o prestiti presso qualunque tipologia di istituto di credito. In sostanza la banca vuole che il debitore si possa concentrare in modo esclusivo sul debito contratto con lei contratto.

Quali sono le tempistiche affinché sia possibile conseguire una fideiussione bancaria?

Un ulteriore questione particolarmente rilevante relativamente al contratto di fideiussione bancaria si configura con riferimento alle tempistiche minime e necessarie affinché sia possibile conseguire la fideiussione

In genere la procedura presenta una periodo di circa due o tre settimane nel quale la banca opera tutte le verifiche analitiche relative alla situazione economica e patrimoniale del contraente. Solo in seguito allo svolgimento di tali operazioni di routine la banca è in grado di offrire una risposta al contraente sia essa negativa o positiva. In sostanza, per poter ottenere una fideiussione occorre attendere almeno due o tre settimane le quali corrispondono al periodo di tempo necessario alle banche per effettuare tutte le verifiche preliminari e per offrire una risposta alla richiesta di concessione della fideiussione bancaria.

Quali sono le tipologie di fideiussione offerte dalle banche?

Occorre precisare che esistono differenti tipologie di fideiussioni bancarie, generalmente le banche offrono una scelta fra due diverse tipologie di fideiussione ovvero la fideiussione solidale e la fideiussione con beneficio d’escussione.

La fideiussione solidale rappresenta una scelta particolarmente indicata nel caso in cui i fideiussori sono rappresentati da un numero minimo di due banche le quali si impegnano ad adempiere alle obbligazioni assunte da colui il quale ha sottoscritto il contratto di fideiussione.

Occorre precisare che in tale tipologia di fideiussione è presente un limite all’interno del quale il fideiussione non è obbligato ad intervenire, pertanto nel caso in cui il debitore non adempie all’obbligazione la banca dovrà procedere all’assoluzione del debito.

Nella tipologia della fideiussione con beneficio di escussione invece la banca ed il beneficiario sono obbligati solo con riferimento all’importo residuo in seguito all’escussione del debitore garantito.

Quali sono i costi relativi alla fideiussione bancaria?

Prima di procedere ad operare una richiesta di concessione di fideiussione bancaria è importante conoscere tutti gli svantaggi e i vantaggi relativi a tale pratica. In particolare prima di operare tale richiesta è importante conoscere quali sono i costi e gli oneri relativi a tale procedura.

In considerazione del fatto che tale procedura prevede il coinvolgimento della banca, i costi possono essere maggiormente rilevanti rispetto al caso in cui la richiesta di concessione di fideiussione bancaria venga operata ad una compagnia finanziaria o assicurativa.

Come detto in precedenza solitamente la banca prima di procedere alla stipula del contratto richiede al contraente di procedere ad un deposito a titolo di cauzione di denaro in contanti o di titoli in azioni.

Oltre a tale cauzione in genere la banca prevede che il contraente debba pagare una somma a titolo di commissione pari all’uno per cento e debba pagare un ulteriore percentuale variabile fra l’uno e il tre per cento la quale viene calcolata ogni trimestre.

Il calcolo della suddetta percentuale avviene in considerazione della cifra del prestito richiesta dal contraente e dalla durata del suddetto.

Ovviamente maggiore sarà la cifra e la durata del prestito e maggiore sarà la percentuale che il contraente dovrà pagare.

Quali sono i documenti che occorre presentare alla banca al momento della richiesta di concessione della fideiussione bancaria?

Per quanto concerne la questione relativa ai documenti che occorre presentare alla banca al momento della richiesta di concessione della fideiussione bancaria questi ultimi sono differenti a seconda che la richiesta in questione sia operata da una persona fisica oppure da una persona giuridica. Qualora la richiesta di concessione della fideiussione bancaria è operata da una persona fisica quest’ultima deve presentare alla banca il proprio documento d’identità, il proprio codice fiscale, almeno due buste paga ed in particolare le ultime due, la visura camerale ed infine il modello unico, il 730 o il cud.

Nell’ipotesi in cui invece la richiesta sia operata da una persona giuridica quest’ultima dovrà presentare alla banca il documento d’identità e il codice fiscale dell’amministratore delegato dell’impresa, un resoconto relativo alla situazione economica, contabile e patrimoniale dell’impresa ed infine il modello unico.

Conclusioni

In conclusione la fideiussione bancaria rappresenta una soluzione ottimale per tutti coloro i quali vogliono realizzare un determinato progetto lavorativo o personale ma non hanno sufficienti risorse. Al fine di ottenere le migliori condizioni possibili si consiglia di non accettare mai il primo preventivo, si consiglia piuttosto di informarsi presso molteplici banche al fine di verificare le diverse alternative che vengono proposte. La suddetta verifica permette infatti di scegliere la proposta ideale alle proprie esigenze e necessità.

Come detto in precedenza la fideiussione bancaria rappresenta inoltre una garanzia e una certezza per il creditore in considerazione del fatto che la banca rappresenta un garante di assoluto rilievo.

Foto di aymane jdidi da Pixabay








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Allestire una squadra da Serie A spendendo quasi niente? Si può fare!

Siamo abituati (e spesso disgustati) a sentir dire le cifre folli che girano intorno al mondo del calcio. Giocatori che guadagnano più di un piccolo stato africano ce ne sono diversi, così come sono tanti i club dal fatturato miliardario e con debiti parimenti a nove zeri (o almeno ad 8) che magari non vincono un trofeo da tempo immemore. Ma, per fortuna, non tutto il mondo del calcio funziona così, e non ci riferiamo solo a quello dei dilettanti – dove spesso il premio a fine campionato per giocatori e tecnici è una pizza con birra pagata dal presidente – ma anche tra i professionisti dei più prestigiosi campionati europei ci sono realtà che non solo sopravvivono ma riescono anche a vincere con un budget limitato e sostanzialmente autofinanziato. Vi raccontiamo la storia, che ha i tratti di una favola, del Brentford, piccolo club londinese che è riuscito a salire in Premier League (campionato al vertice della piramide calcistica inglese) nonostante un budget simile a quello di una squadra dilettantistica.

Ritorno in Premier League dopo 74 anni

Finalmente il Brentford sfata il tabù play-off dove, nelle diverse categorie in cui ha militato negli ultimi trent’anni, era stato eliminato per ben 9 volte (6 semifinali e 3 finali) e ritorna in Premier League – il massimo campionato calcistico inglese – dopo ben 74 anni.

Durante questi tre quarti di secoli il piccolo club londinese ha barcamenato nelle categorie inferiori del calcio professionistico inglese cambiando infinite volte proprietà. Nel 2014 avviene una svolta determinante ottenendo la promozione in Championship – l’equivalente inglese della Serie B italiana – dove rimarrà per 7 stagioni. Perde per due volte ai play-off la possibilità di essere promossa in massima serie e, finalmente, al terzo tentativo, “the Bees” (“le api”, come vengono soprannominati) la scorsa settimana, a coronamento di una stagione fenomenale che li ha visti arrivare fino alle semifinali di Coppa di Lega, hanno vinto lo spareggio promozione e dalla prossima stagione giocheranno in quello che è considerato attualmente il campionato più bello del mondo: la Premier League.

Di Sveni24 – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=97741582

Perchè parliamo di calcio?

Molti di voi si staranno chiedendo perchè in un blog che si occupa principalmente di economia, finanza e affini, in questo articolo ci stiamo occupando di calcio. La risposta è presto data e risiede nel modo economicamente virtuoso in cui il club è gestito.

Dato che vogliamo parlare di soldi, vediamo un attimo quanto ha fatto incassare alla squadra allenata dal danese Thomas Frank la promozione appena raggiunta: tra diritti TV nazionali e internazionali, premio promozione, ricadute sulla vendita di merchandise, sponsor vari e vendita dei biglietti, nelle casse del club entreranno nella prossima stagione almeno 160 milioni di sterline, eventuali proventi dal prossimo calciomercato esclusi. Niente male se si considera che nella scorsa sessione estiva di calciomercato il club, per allestire la rosa che ha consentito la promozione, ha speso solo 7,3 milioni di euro, di cui 5,6 per il solo attaccante Ivan Toney (che ha finito il campionato da capocannoniere con 31 reti), 1,1 per il difensore Charlie Goode (che a causa di un infortunio ha giocato solo 8 partite) e 600 mila euro per il giovane centrocampista tedesco Vitaly Janelt, praticamente sempre presente in campo (44 presenze) con 4 gol all’attivo. Per il resto la rosa è stata assemblata nell’arco di 3-4 anni grazie a calciatori prestati gratuitamente da altri club, alcuni svincolati e giovani di belle speranze scovati nei campionati inferiori, finanche tra i dilettanti. A fronte di questo investimento ridicolo per una squadra militante in Championship nella passata stagione, tra mercato estivo e invernale, il Brentford ha incassato la notevole cifra di 62 milioni di euro frutto delle vendite di alcune importanti pedine dello scorso campionato quali Ollie Watkins (ceduto per 34 milioni di euro all’Aston Villa) e Said Benrahma (27,5 milioni di sterline al West Ham), per un bilancio positivo tra entrate e uscite di ben 54,7 milioni di euro.

Il “Sistema degli Algoritmi” rapportato al calcio

Il proprietario del club è Matthew Benham, tifoso del club sin da bambino, il quale, oltre ad una laurea in fisica, è diventato milionario grazie ad un’agenzia di scommesse. Va da sé che al numero uno del club londinese i numeri piacciano parecchio e non è dunque un caso se la gestione della rosa e del calciomercato della squadra siano affidati ad un sofisticato sistema di algoritmi matematici, supervisionato dal direttore tecnico Rasmus Ankersen, danese come l’allenatore e buona parte dei calciatori. Il sistema statistico utilizzato si chiama xG Philosophy (dove “xG” sta per “Espected Goals“, traducibile come “gol previsti”), affinato dal giovane economista James Tippett, autore di due libri sull’argomento e che, guarda caso, lavora per la stessa compagnia di scommesse di Benham. Nel sistema vengono inseriti i dati dei giocatori in rosa e di appartenenti ad altre squadre segnalati da una vasta rete di osservatori che lavorano per il club e raccolgono dati nei campionati di tutto il mondo.

In fase di calciomercato, il sistema suggerirà all’area scout della squadra quali siano i profili più interessanti ed economici su cui investire, dando preferenza alle operazioni low-cost, ai prestiti e mantenendo alta l’attenzione sulle prestazioni dei giocatori a fine contratto che a fine stagione saranno probabilmente svincolati dai loro team di appartenenza e quindi ingaggiabili a costo zero e a stipendio ridotto. Ecco dunque che il management sarà pronto, dati alla mano – e non in virtù di segnalazioni provenienti da impresari e giornali – a capire su quali giocatori investire e a quale prezzo vendere i giocatori attualmente in rosa nel momento in cui la loro valutazione tocca il punto apicale.

Nella foto di seguito si può notare come il Brentford, dal 2014 ad oggi, solo nelle operazioni di calciomercato (e quindi escludendo sponsor, premi, biglietti e altro) abbia avuto un guadagno di 142,5 milioni di sterline grazie all’utilizzo di questa strategia di gestione della squadra.

fonte Twitter, account xg Philosophy – Analisi del costo-ricavi ottenuto dal Brentford dal 2014 ad oggi grazie alla xG Philosophy

Come funziona xG Philosophy?

Alla base dell’algoritmo che regola i valori assegnati ai singoli calciatori dal sistema c’è la quantita di occasioni offensive che le squadre in cui giocano produce e di quante volte il giocatore attenzionato ne è protagonista, dalla fase di impostazione a quella di conclusione, indipendentemente dal fatto se l’azione finisca con un gol o meno. Il gol, infatti, non viene considerato comem informazine utile ai fini di questa statistica, in quanto considerato il più delle volte come frutto di fenomeni casuali quali deviazioni, tiri sbagliati che si insaccano comunque, improbabili eurogol realizzati da difensori con piedi generalmente di marmo, errori di posizionamento della difesa avversaria che favoriscono il gol della squadra attaccante e quant’altro.

Al team che si affida a xG Philosophy interessano i calciatori che più riescono ad entrare fattivamente nelle azioni d’attacco, indipendentemente dalla loro classe palla al piede o dal fiuto del gol perchè il fine di queste squadre è quello di fare un calcio propositivo che, prima o poi, si tradurrà in gol e per costruire azioni da gol servono quei giocatori predisposti al gioco corale e tatticamente intelligenti che il sistema matematico è in grado di individuare.

Ecco dunque che spesso e volentieri l’algoritmo suggerirà al management l’acquisto di giocatori poco appariscenti e poco considerati dagli esperti “classici” di mercato e, soprattutto, indicherà calciatori giovani (e come tali con pochi gol all’attivo), appartenenti a squadre poco prestigiose in cui però sono tra i più propositivi e tatticamente impostati. Ciò si traduce in acquisti low-budget che garantiscono altissime plusvalenze nel momento in cui il giocatore dovesse essere rivenduto, dando ragione all’algoritmo e al team che in questo ha creduto.

Il sistema degli algoritmi non è un’esclusiva del Brentford ma già altri sport, soprattutto il baseball americano, lo hanno adottato da diverso tempo. Proprio sulle vicende di una squadra di baseball gestita da un algoritmo, gli Oakland Athletics, è stato girato il film Moneyball del 2011 con protagonista Brad Pitt.

Non possiamo ancora dire se il futuro del calciomercato sarà affidato agli algoritmi ma di certo è difficile pensare che lo sport che più amiamo possa continuare a reggersi ancora a lungo solo sul ricorso alla spesa indiscriminata di montagne di soldi con cui allestire squadre che, il più delle volte, non vinceranno nulla.

Foto di Markus Christ da Pixabay


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Che cos’è il Recovery Fund?

Come ben sappiamo, con lo scatenarsi della pandemia di Covid-19, quasi tutti i governi del mondo, soprattutto nella primavera dello scorso anno, hanno tentato di arginare i contagi chiudendo il maggior numero possibile di attività onde evitare i movimenti della popolazione e il conseguente propagarsi del virus. Questa chiusura forzata ha causato una crisi economica senza precedenti cui l’Europa, dopo estenuanti trattative, ha risposto varando l’ormai famoso Recovery Fund.

Come tutto ebbe inizio.

Dall’industria meccanica al turismo, dall’agricoltura alla ristorazione, quando alla fine dell’inverno del 2020 il Covid-19 si è prepotentemente abbattuto sull’Europa e sul resto del mondo, ad esclusione di limitatissimi tipi di industrie (produttori di mascherine, di guanti in lattice, gel disinfettante e poco altro) non c’è stato settore che non abbia subito pesantissime perdite economiche.

I primi provvedimenti applicati da più o meno tutti i governi Europei si sono concentrati sul rafforzamento temporaneo degli ammortizzatori sociali (blocco dei licenziamenti e ristori a pioggia seppur di importo contenuto), prestiti agevolati garantiti dallo stato, attivazione di un massiccio programma di lavoro da casa, rinvio o sospensione del pagamento di alcuni tipi di tasse, rateizzazione e dilazione dei debiti con l’erario e altre misure simili.

Ben presto, però, ci si è accorti che tutto questo non sarebbe bastato: oltre tre mesi di blocco totale delle attività produttive (cosa che si è infatti evitata nelle seguenti ondate della pandemia in molti settori dell’economia) con l’azzeramento degli ordinativi, così come la chiusura prolungata della ristorazione e di tutte le attività turistiche hanno causato danni all’economia affrontabili solo con un massicico ricorso alla vendita di titoli di stato – e quindi debito pubblico – di cui gli speculatori avrebbero fatto incetta, condannando molte nazioni, Italia in testa, al baratro e al fallimento definitivo.

In questa occasione però, l’Europa – nonostante l’ostruzionismo di alcuni politici populisti con simpatie per la destra estrema, con a capo il Primo Ministro olandese Rutte – per una volta, è riuscita a partorire un piano realmente ambizioso con prospettive concrete, il così detto Recovery Fund (fondo di recupero), progetto certamente non scevro di punti critici, ma che, se ben realizzato, può sicuramente rappresentare una svolta per l’economia del futuro nel Vecchio Continente.

Com’è strutturato il Recovery Fund.

Approvato nel luglio del 2020, dopo mesi di febbrili trattative, frenate dalle resistenze di nazioni sedicenti “frugali” (con in testa sempre l’Olanda, animate – più che dagli ovvi e per tanti versi giusificabili pregiudizi – dal desiderio di annientare economicamente le nazioni più fragili della stesa UE per sfruttare a proprio vantaggio la situazione), superate solo grazie alla rigida presa di posizione della leader tedesca Angela Merkel, l’UE ha finalmente approvato il meccanismo del Recovery Fund che garantirà finanziamenti alle nazioni colpite dalla crise tramite l’emissioni di bond europei garantiti dal bilancio della UE.

Foto di MasterTux da Pixabay

Il colossale piano economico diviso in dieci programmi, prevede, a regime, la distribuzione di ben 1.800 miliardi di euro – reperiti sul mercato obbligazionale – ai vari stati facenti parti dell’Unione proporzionalmente alle perdite avute durante la pandemia. La fetta più grossa della torta spetterà all’Italia cui saranno destinati circa 210 miliardi di euro.

Per ottenere i soldi, alle nazioni è chiesto di presentare alla Commissione un Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, nel quale specificare modi e tempi in cui utilizzare le risorse che, a loro volta, dopo un anticipo iniziale, verranno erogate in successive tranches solo e soltanto se la tabella di marcia dei vari progetti verrà rispettata. Una volta che la Commissione Europea avrà analizzato ed approvato i piani – che dovranno avere alla base riforme atte ad ottenere una transizione verde, la digitalizzazione, la parità di genere, incentivare l’occupazione, lotta all’evasione ficale e una riforma del sistema economico-fiscale tale da rendere sostenibile ed equilibrato il debito pubblico delle varie nazioni – comincerà la fase di distribuzione dei fondi, prevista già dalla prossima estate.

Ovviamente, i soldi che l’Unione Europea distribuirà non saranno regali ma in parte saranno finanziamenti a fondo perduto e in parte saranno prestiti da restituire.

E noi che ci guadagniamo?

Posto che gran parte dei fondi che ci arriveranno dal Recovery Fund dovranno comunque essere restituiti e che l’attuazione del programma sarà sempre sotto la lente d’ingrandimento della Commissione Europea (e meno male, aggiungiamo noi, data l’italica cronica incapacità a spendere soldi per il bene comune e destinarli ai soliti noti abili a raccogliere finanziamenti e poi delocalizzare lontano dall’Italia), alcuni politici (che dato il loro ruolo di oppositori non possono avere le mani in pasta) e tuttologi da social con laurea magna cum laude all’Università della Strada, obiettano che “debito per debito” sarebbe stato meglio agire da noi e reperire i fondi necessari tramite i nosti titoli di stato senza passare al vaglio della Commissione Europea sul modo in cui vogliamo spendere i soldi.

E’ vero, la stessa critica è stata mossa anche da alcuni (pochi) economisti di tutto rispetto e non solo da terrapiattisti e/o “neonazisti che gridano libertà“, ma credere di poter ottenere sul mercato obbligazionale prestiti a tassi più favorevoli di quelli che riuscirebbe a reperire la Comunità Europea sembra un’ipotesi al limite della fantascienza oltre che un azzardo che potrebbe costare caro in futuro.

Sì, perchè l’Italia – com’è noto a tutti coloro che sappiano leggere, scrivere e far di conto – è una delle nazioni al mondo con il più alto debito pubblico e, dato che questo è stato creato da qualcuno in qualche modo (le scelte politiche scellerate e ignominiose fatte da troppi governi succedutisi negli ultimi 40 anni e avallate da una popolazione che, colpevolmente complice, ha continuato a votare i soliti noti) forse sarebbe il caso che “qualcun altro”, possibilmente non italiano, sia lì in attesa, pronto a bacchettarci appena andremo ad accingerci a perpetrare i soliti errori (crimini) di gestione delle risorse economiche.

Se poi a qualcuno non piacciono i tipi di progetti che l’UE è disposta a finanziare (tutela dell’ambiente, tutela del lavoro, parità di genere, lotta all’evasione fiscale), beh, in questo caso non servono né lezioni di economia né master in scienze politiche, poichè l’unica cosa utile che dovrebbero fare questi soggetti – spesso politici di professione (e già la locuzione “politici di professione” in sé fa un po’ schifo) – sarebbe un attento ripasso dei libri di storia ed educazione civica, insegnamenti che, anni addietro, gli stessi hanno ben pensato di ridurre ad una comica.







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Cos’è lo spread?

Con la nascita dell’Euro, la parola “spread” (dall’inglese “differenza, divario”), è presto diventato uno dei termini tecnici dell’economia più diffuso, pronunciato dai cronisti con timore quando le prospettive economiche non sono rosee e con enfasi entusiastica quando (molto meno spesso) l’economia galoppa. Ma sappiamo davvero cos’è lo Spread? Proveremo a spiegarvelo!

Nei panni del direttore di una banca.

Mettiamo caso che voi siate il/la responsabile mutui e prestiti con pieni poteri di una banca e il Sindaco della vostra città (prendiamo ad esempio la figura del Sindaco intentendolo come una persona di spicco della comunità, dotata di serietà, equilibrio e con una buona posizione economica) vi venga a chiedere un prestito di 10.000 euro, estinguibile in 10 anni, perchè deve ristrutturare casa.

Ora, in virtù della sua posizione, della documentazione sull’affidabilità economica che vi presenta e sull’impeccabile affidabilità bancaria che ha dimostrato di avere per tutta la sua vita, voi – essendo nella nostra ipotesi un/a plenipotenziario che quindi non deve rispondere a regole fisse della banca per cui lavorate – gli andrete a concedere certamente il prestito con un interesse “di riguardo”, non dovuto solo al fatto che state interloquendo con “il Sindaco” ma perchè lo stesso dimostra, carte in mano, di non aver particolari problemi nel futuro a ripagare il prestito che vi sta chiedendo. A puro titolo di esempio diciamo che sul prestito andrete a imporre un interesse dell’1% e, così facendo, “il Sindaco” dovrà restituire in totale alla vostra banca 10.100 euro, pari a 1.010 euro all’anno per 10 anni.

Lo stesso giorno vi verrà a chiedere lo stesso prestito di 10.000 da estinguere sempre in 10 annilo scapestrato” del paese: vagabondo di professione, con guai con la giustizia, dedito all’abuso di droga e alcool, con il vizio del gioco e già insolvente verso altri istituti bancari. Ebbene, abbiamo la certezza che, qualora decidiate di concedergli il prestito (e non è affatto scontato che lo facciate) di certo non gli assegnerete un interesse dell’1% ma uno molto più alto, magari del 10% in modo tale che possiate recuperare nel minor tempo possibile la maggiore parte del prestito concessogli, nella speranza che lo ripaghi per intero: con un interesse del 10%, “lo scapestrato” dovrà restituirvi 11.000 euro in 10 anni equivalenti a 1.100 euro all’anno, molto più di quanto dovrà darvi “il Sindaco” che, comunque è per sua condizione più ricco e affidabile.

Quindi, la conclusione che ricaviamo dal nostro lungo esempio è che più si è ricchi e affidabili minore saranno gli interessi che ci verranno chiesti dalle autorità bancarie e finanziarie e il divario tra il tasso d’interesse che si assegnerà “al Sindaco” e quello che si assegnerà “allo scapestrato” è lo “spread”.

Perchè c’è lo Spread tra i titoli di stato di differenti nazioni?

Ebbene, l’esempio fatto poc’anzi in cui i protagonisti erano “il Sindaco” e “lo scapestrato” è del tutto trasponibile alle nazioni: più una nazione è affidabile (affidabile = capace di restituire il prestito nei tempi e modi pattuiti), minore saranno gli interessi che gli investitori pretenderanno da lei e viceversa.

Alcuni di voi si staranno chiedendo: “ma perchè, anche gli stati chiedono prestiti?

Certo che sì! Chiedono prestiti al mercato finanziario, dove degli investitori – i quali possono essere agenzie private, singoli individui, banche o altre nazioni – acquistano dei titoli di stato (che di fatto sono dei prestiti di denaro) che le nazioni che li emettono saranno tenute a restituire a tassi d’interesse variabile proprio in virtù dell’affidabilità delle stesse.

E il metodo per capire se un prestito richiesto da una nazione sia affidabile o meno è più semplice da capire di quanto sembri: se una nazione ha un’economia solida e cerca ulteriori soldi sul mercato finanziario per spese programmate relative ad investimenti con positive ricadute sui suoi conti pubblici e sull’economia generale, gli investitori non avranno difficoltà a comprare i suoi buoni, nonostante il basso tasso d’interesse, poichè, essendo quei soldi chiesti per creare ulteriore economia “positiva”, la possibilità che il debito non venga ripagato è pressoché nulla.

Di contro, se una nazione è in seria crisi economica e deve chiedere soldi ai mercati non tanto per investire ma per pagare le spese correnti (stipendi, mutui e altre spese inderogabili) e i servizi (sanità, trasporti, comunicazioni,ecc.) automaticamente i suoi interessi sul debito saranno più elevati perchè, appunto, la possibilità che questo non venga ripagato è elevata e gli investitori pretendono garanzie.

Ecco dunque palesarsi lo spread tra le nazioni: la “nazione Sindaco” pagherà meno interessi della “nazione scapestrata“.

Come si calcola lo Spread tra le nazioni?

Per calcolare lo Spread bisogna avere innanzitutto all’interno del sistema economico una nazione di riferimento che, automaticamente, sarà quella con la migliore economia e con i conti meglio in ordine. Nel caso dell’Unione Europea, come facilmente intuibile, il ruolo di nazione guida è dato alla Germania e i suoi buoni del tesoro (chiamati Bund) servono da riferimento per calcolare lo Spread con i buoni delle altre nazioni.

Il calcolo si effettua secondo l’esempio di seguito:

  • Buono del tesoro tedesco emesso oggi con scadenza decennale con tasso del 2%
  • Buono del tesoro italiano emeso oggi con scadenza decennale con tasso del 6%
  • 6 – 2 = 4
  • 4×100 = 400

Quindi: se i due buoni vengono piazzati sul mercato con una differenza di 4 punti percentuali, la differenza di Spread sarà di 400 punti.

Perchè lo Spread fa paura?

Come si evince dai numerosi esempi che vi abbiamo proposto, lo Spread non può essere liquidato in maniera banale e infantile come fanno tanti politicanti che, imbevuti di ignoranza fino all’osso, avendo difficoltà a far di conto, non potranno mai capire la portata di ciò di cui stiamo parlando.

Il discorso è molto più serio poichè, dover pagare una differenza di 4 punti percentuali (400 di spread) su uno stesso prestito ottenuto da una nazione di per sé già più forte economicamente di noi non allarga solo la forbice del debito pubblico (perchè di questo stiamo parlando, il “famoso” debito pubblico sono in gran parte proprio questi prestiti che le nazioni chiedono ai mercati finanziari) ma, diminuendo la capacità di spesa ciò si ripercuote sulla qualità dei servizi, sugli stipendi, sulle pensioni e sulle infrastrutture per cui ci saranno sempre meno soldi da destinare.

Quindi, in conclusione, allarmatevi quando lo Spread sale perchè il politicante che vuol far finta che non stia succedendo niente in realtà vi sta ingannando: più lo Spread sale più la nazione impoverisce… ditelo al politicante!

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Confronto tra carte di credito online

La carta di credito è un mezzo di pagamento sempre più diffuso per eseguire transazioni sia oline sia offline. I pagamenti vengono eseguiti con una carta plastificata che contiene un dispositivo di riconoscimento dei dati del titolare e della banca o della società finanziaria emittente. Il mondo delle carte di credito, soprattutto in Italia, è ancora tutto da scoprire. La cultura delle carte di credito è molto più diffusa in Europa e negli Usa, che amano particolarmente questo mezzo di circolazione del denaro. L’elemento che rallenta l’uso delle carte di credito in Italia rispetto alla circolazione dei contanti da imputarsi anche al costo elevato che le banche hanno applicato fino ad oggi alle transazioni con carta di credito.

Per fortuna qualcosa sta cambiando: innanzi tutto esiste un ventaglio di offerte più ampio, e più concorrenza significa maggiori opportunità per i clienti. In secondo luogo mezzi come internet hanno accelerato la dimestiche nell’uso della moneta virtuale, facendo sì che le banche siano oggi interessate da un target più giovane e con più alto potenziale rispetto a quello che avevano cinque o dieci anni fa.

Eccovi quindi un articolo che andrà a presentare in breve le tipologie e le marche più note di carte di credito, un primo canale di accesso e di approfondimento per chi ha intenzione di cominciare ad usare questo comodo e semplice mezzo di pagamento o per chi desidera confrontare la propria carta di credito con le altre in circolazione sul mercato.

Le carte di credito pertanto possono essere:

  • Carta di credito tradizionale (Rimborso mese successivo dell`importo anticipato)
  • Carta di credito rateale chiamata anche revolving (Rimborso periodico di somma predeterminata mensile con corresponsione di regola di interessi debitori)
  • Carta di credito rateale no C/C (non collegata a tenuta di conto corrente bancario)
  • Carta di credito prepagata detta anche carta di credito elettronica (Somma anticipata con bonifico o versamento, e maggiori benefici di sicurezza per pagamento su siti internet vedi postepay)

Carte di Credito Classiche

Le carte di credito classiche sono anche dette con “rimborso a saldo” e permettono spese entro i limiti massimali mensili precisati nel contratto stipulato con la Banca. Tale limite di spesa è generalmente fissato tra 1.500 e 3.000 euro mensili.

Le carte di credito classiche permettono di raggruppare tutte le spese del mese in un unico addebito saldabile il quindicesimo giorno del mese, o a fine mese, in un’unica rata, dopodichè viene ripristinato il credito mensile previsto.

Queste carte di credito sono nominali: possono essere utilizzate soltanto dal titolare che può esssere uno o più di uno, in caso di carta cointestata. La carta di credito di questa tipologia ha normalmente un costo annuale che va pagato alla banca per il mantenimento del servizio di credito.

Carte di Credito Prepagate

La carta di credito prepagata, come lascia intuire la parola stessa, si carica con l’importo desiderato che da quel momento diventa spendibile effettuando acquisti attraverso il circuito Visa o Mastercard sia online che nei negozi che accettano le carte di credito. Naturalmente non è possibile effettuare spese per importi superiori all’importo residuo presente sulla carta. La diffusione di questo tipo di carta di credito è in aumento grazie al fatto che la carta prepagata è tra i principali strumenti di pagamento per acquisti via internet.

https://pagare.online/migliori-carte-prepagate/

Le carte prepagate sono essenzialmente di due tipi: quelle ricaricabili, che permettono di ripristinare anche via web l’importo una volta esaurito, e quelle “usa e getta”, utilizzabili solo fino ad esaurimento della somma disponibile. La stessa carta si può ricaricare molteplici volte. Per quanto riguarda la durata, le prepagate restano valide fino alla scadenza riportata sulla tessera.

Sulle carte prepagate non è previsto un canone annuale ma solamente un costo una tantum per l’attivazione. Per quanto riguarda le commissioni per ogni ricarica oppure per ogni utilizzo della carta prepagata, variano da banca a banca .

Carte di Credito Revolving

Le carte di credito revolving si distinguono da quelle classiche per il fatto che con esse è possibile eseguire il pagamento in maniera rateale: prevedono cioè la possibilità di rimborsare le spese degli acquisti in comode rate. Se non si adopera la modalità rateale, una carta di credito revolving è utilizzabile come una classica carta di credito.

Le carte revolving , proprio per la loro modalità di funzionamento, sono una buona alternativa ai piccoli prestiti: il denaro viene utilizzato senza toccare il conto corrente, almeno fino a quando bisogna estinguere il debito. In poche parole sull’ammontare che viene pagato in maniera differita saranno da corrispondere all’istituto bancario gli interessi concordati, alla stregua di una normale operazione di finanziamento. Il progressivo rimborso della spesa effettuata da parte del titolare della carta ha come conseguenza quello di rigenerare la disponibilità del credito della carta per nuovi acquisti.

Confronta Carte Di Credito Senza Busta Paga

C’è da precisare che le carte revolving hanno dei tassi abbastanza alti, sommando Tasso Annuo Effettivo Globale e Tasso Annuo nominale. Il TAN indica la quota di interesse che l’utilizzatore della carta deve corrispondere all’istituto bancario: non comprende spese e commissioni relative alla carta. Il TAEG invece prende in considerazione anche spese e commissioni, la periodicità delle rate, la durata ed altri fattori che incidono sui costi. Il rimborso rateale delle carte revolving può avvenire mensilmente sulla base di una percentuale della spesa sostenuta o con un importo fisso.



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Libretto Smart Poste Italiane

Vediamo le caratteristiche di questa carta prepagata che, nello specifico, può essere associata ad un libretto smart Poste Italiane.

Che cosa è il libretto Smart?

Si tratta della versione rinnovata del classico libretto Postale, che si chiamava così fino a qualche anno fa, e che viene gestito dalla Cassa Depositi e Prestiti. È uno strumento finanziario garantito dallo Stato italiano, per depositare i risparmi senza per forza (o in alternativa) all’avere un conto corrente bancario. L’unico promotore e venditore dei libretti postali in Italia è Poste Italiane. Grazie ad un libretto smart, che puoi attivare anche in forma completamente digitale, puoi anche sottoscrivere Buoni fruttiferi postali dematerializzati, sempre mediante sito.

Come attivare libretto smart on line?

Un libretto Smart si può richiedere direttamente dal sito Poste Italiane, e per farlo basta partire da questo link:

https://buonielibretti.poste.it/prodotti/libretto-postale-smart.html

cliccando poi su Scopri di più.

Che costi ha il libretto Smart?

Il libretto non ha nessun costo, e la Carta Libretto che si associa allo stesso non costa nulla. Non sono previsti canoni o quote, e nemmeno commissioni su prelievi e versamenti.

Quanto si può prelevare dal libretto Smart?

La carta è soggetta a limiti di prelievo dagli sportelli ATM, e precisamente potete prelevare fino a 600€ al giorno per un massimo di 2500€ euro al mese.

Come funziona per chi ha già un libretto postale nominativo?

Se avete già un libretto nominativo, si può convertire nella nuova formula libretto Smart.

Come depositare su un libretto postale Smart?

Potete farlo in tre modi: mediante l’home banking, quindi direttamente dal sito delle Poste, mediante il servizio RPOL (Risparmio Postale Online), oppure mediante app ufficiale Bancoposta oppure, ancora, direttamente agli sportelli delle poste italiane con carta di credito oppure in contanti.

Quali operazioni posso fare con il libretto postale Smart?

La carta libretto permette di usufruire di alcuni dei servizi del conto corrente postale o bancario classico, con qualche piccola differenza. In genere sono disponibili:

  • prelievo contante da ATM con la carta
  • trasferimento denaro
  • bonifico
  • ricarica
  • servizio di estratto conto

Le operazioni vengono annotate direttamente sul libretto, in modo da tenere tutti i movimenti sotto controllo. Con il Libretto smart, inoltre, potrete sottoscrivere direttamente dei buoni fruttiferi, in modo tale che maturino degli interessi sui vostri risparmi nel tempo. I servizi sono disponibili al pubblico dalle 8 alle 22, così come la carta si può utilizzare soltanto dalle 6 di mattina alle 10 di sera. Per somme elevate,  ci potrebbero inoltre essere delle tassazioni fiscali da considerare, che vengono calcolate a seconda dei casi e vengono detratte automaticamente ogni anno.

Come spostare soldi da libretto postale a Postepay?

Per spostare i soldi da libretto postale è possibile utilizzare un vaglia, che non è altro che un titolo di credito mediante il quale possia trasferire i soldi. Una possibilità ulteriore è data inoltre dalla possibilità di usare l’app ufficiale oppure il sito BancoPosta Click, in modo da effettuare l’operazione direttamente online mediante il numero della carta libretto.







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Guida pratica all’open banking (PSD2)

In pochi hanno realmente capito ed inquadrato le funzionalità e le opportunità offerte dall’open banking: uno strumento innovativo che, alla prova dei fatti, sta portando molte novità importanti nel mondo delle carte di credito e dei conti correnti bancari.

Cos’è l’open banking

L’open banking, molto probabilmente, sarà ciò che ci ha riservato il prossimo futuro in ambito bancario. Di open banking, in effetti, si parla in ambito europeo almeno dal 2015, anno in cui sono state proposte le prima linee guida per definire un rapporto innovativo, funzionale e rinnovato tra cliente e banca. Quando entra in gioco l’open banking si fa riferimento ad un rapporto esteso, più funzionale ed innovativo, tra il cliente della banca e l’istituto bancario. Nello specifico si fa riferimento all’utilizzo di funzionalità (API) per consentire ai clienti di accedere più facilmente ai propri dati bancari, l’uso di tecnologie open source per raggiungere il risultato ed una conseguente maggiore trasparenza in merito a livello globale.

La parola “open” nello specifico sembra avere una chiara valenza in ambito software, con un riferimento specifico al software open source, ed alla possibilità di mettere a disposizione API pubbliche per interrogare dall’esterno le banche dati bancarie (precedentemente inaccessibili dall’esterno). Il tutto in nome di un rinnovato sistema che privilegia sia la trasparenza nel rapporto tra banca e clienti che la sicurezza della trasmissione e della codifica dei dati.

Open banking è, ad oggi, un sostanziale nuovo paradigma bancario, al quale i vari istituti si stanno adeguando progressivamente in nome di una maggiore trasparenza e apertura al mondo dei software delle fintech. Un qualcosa che, alla prova dei fatti, non avrà conseguenze soltanto a livello tecnico o interno ma anche, e forse soprattutto, nelle nostre vite quotidiane – in relazione al modo di concepire e gestire i nostri risparmi, mutui e prestiti.

A cosa serve l’open banking?

L’open banking è un concetto che rischia di rimanere astratto, per molti non addetti ai lavori, finchè non si trova un caso pratico da applicare: e questo esempio corrisponde quasi sempre con PSD2. Con questa sigla infatti si indica la Payment Services Directive, ovvero la Direttiva di Pagamento di Servizi ovvero – detta in soldoni – la possibilità per generiche terze parti (che non sono per forza banche, questa è la prima novità sostanziale) di accedere in modo regolamentato e protocollato ai dati delle banche stesse.

Mediante un sistema innovativo detto PSD2, open banking apre alla condivisione dei dati tra i diversi operatori (clienti, banche, ecc.), operazione che deve essere pre-autorizzata dai titolari dei conti correnti e che si basa su uno standard di API (ovvero librerie multi-linguaggio da richiamare mediante software appositi) ovviamente disponendo delle opportune credenziali.

Come funziona tecnologicamente l’open banking?

L’open banking è un paradigma di funzionamento per le banche che si basa sull’uso di API (Application Programming Interface) che consentano l’accesso autentificato e controllato ai dati delle banche, una maggiore trasparenza nel trattamenti dei dati personali (inclusi gli open data) e l’uso, sostanzialmente obbligatorio, a questo punto, di tecnologie open source.

Alcuni esempi di banche che, ad oggi, espongono da tempo questo genere di servizi sono le seguenti:

Che cos’è PSD2

Con PSD2, infatti – acronimo che sa tanto di informatica, e che significa Payment Services Directive ovvero protocollo, direttive per i servizi di pagamenti) sembra ormai essersi aperta una nuova fase per la gestione innovativa dei pagamenti online, ad esempio. Il tutto mediante il coinvolgimento diretto non solo delle banche tradizionali, ma anche dei servizi diversi dalle banche stesse: i cosiddetti TPP (Thirdy Party Provider), che sono spesso e volentieri fintech e che potranno erogare nuovi servizi con maggiore facilità.

I servizi coinvolti saranno, in primo luogo, quelli relativi ai pagamenti da effettuare su internet, ma molto del lavoro potrà essere svolto anche nel settore trading / investimenti ed assicurazioni.

La direttiva PSD2 (acronimo per Payment Services Directive) è piuttosto articolata, e viene qui descritta nei suoi punti cardine fondamentali. Il contesto principale è quello del cosiddetto Open Banking, di cui PSD2 è uno dei principali fautori e portatori di innovazione.

Open banking: come può essere utilizzato dalle fintech?

In questo nuovo ambito finiscono in primo piano quali assolute protagoniste le fintech, ovvero le società di tecno-finanza, e anche le digital insurance (ovvero le società che si occupano di assicurazioni sfruttando le nuove tecnologie). Grazie alle direttive PSD2 – del quale si parla anche qui, per approfondimenti – le banche europee saranno quindi tenute a creare, gestire ed esporre delle API completamente open source alle società fintech che ne facciano richiesta: questo, nella pratica, apre a nuove opportunità e nuovi servizi bancari più flessibili e veloci per gli utenti, come ad esempio possibilità di effettuare un pagamento sfruttando uno dei tanti account bancari che si posseggono.

Cosa cambia con l’open banking per i correntisti?

Nella pratica i vantaggi per i correntisti sono numerosi: prima di tutto, infatti, saranno disponibili nuovi servizi all’interno delle app bancarie. In secondo luogo alcune limitazioni e lungaggini burocratiche tipiche delle banche che tendono a produrre molti documenti cavillosi e lunghi da gestire finiranno per essere, man mano, snelliti e velocizzati. Sarà anche possibile per un correntista che gestisce più conti presso più di una banca avere una visione unificata e gestita in modo centralizzato di tutti i propri conti bancari.

Un esempio concreto di open banking: Revolut

Un esempio classico di open banking potrebbe essere, tanto per fare un esempio familiare ai più, l’uso del proprio credito telefonico come moneta online, ovvero i soldi usati per ricaricare la propria SIM telefonica che si possono spendere quando si va a fare la spesa. In secondo luogo, l’open banking potrebbe aprire ad una visione unificata dei propri conti bancari, come ha fatto di recente il conto Revolut. Dentro l’app ufficiale di Revolut, infatti, si può già vedere un uso concreto dell’open banking per visionare e gestire il saldo di tutti i conti correnti che si possiedono, e che sono sempre intestati alla stessa persona o comunque sono riconducibili a noi.

Grazie alle funzionalità open bankin, pertanto, sarà possibile avere una visione d’insieme sui propri conti correnti nominativi. All’interno dell’app di gestione del proprio conto con Revolut, di fatto, sarà possibile visionare e gestire il saldo di ogni altro singolo conto che si possiede, qualunque siano i conti in banca di cui siamo titolari.

Se abilito l’open banking, con chi verranno condivisi i dati bancari?

La condivisione dei dati bancari, come sempre accade nell’ambito dell’open data del resto, ha generato una certa preoccupazione di fondo per la tutela della privacy degli utenti. Da qualche tempo, infatti, i dati dei correntisti sono – coerentemente con le indicazioni fornite da open banking e PSD2 – condivise con gli operatori autorizzati che ne facciano richiesta. Il correntista, ovviamente, non è obbligato a fare questa scelta: sarà lui a decidere e stabilire se farlo oppure no.

Le terze parti di cui sopra sono altresì interessate a condividere e vedere questi dati, e sono società intermediarie “terze parti” come ad esempio i PISP (Payment Initiation Service Providers, che fanno da intermediari per i pagamenti fornendo la possibilità di pagare senza esporre i dati della carta), gli AISP (Account Information Service Provider, che si occupano di monitoraggio dei conti correnti) ed i CISP (Card Issuer Service Providers, che solo coloro che emettono le carte di credito).

PSD2 nella pratica

Come dicevamo, PSD significa Payment Services Directive ovvero protocollo per servizi di pagamento, ed il 2 fa riferimento alla versione del protocollo. La comunità europea, in sostanza, ha stilato una serie di linee guida per i servizi bancari che siano improntati al rispetto della privacy dei correnti, ma anche ad una maggiore cooperazione ed interoperabilità bancaria tra servizi. Il mondo delle banche è stato da sempre abbastanza “blindato”, in questo ambito, vuoi per una sostanziale diffidenza verso le nuove tecnologie vuoi soprattutto per una questione di segretezza mascherata da sicurezza. Il security though obscurity, del resto, è un paradigma non più supportato da buona parte del mondo IT moderno, e si contrappone ad una sostanziale apertura – da cui il nome open banking – verso API pubbliche che permettano di interrogare informazioni sui conti correnti e consentire ai conti correnti di banche diverse di comunicare in modo più agevole, seguendo un protocollo unificato sicuro, ben definito e con una politica di accesso ovviamente regolamentata.

Le indicazioni ufficiali in merito si trovano a questo link:

https://ec.europa.eu/info/law/payment-services-psd-2-directive-eu-2015-2366_en

Quali sono i servizi che vengono offerti dall’open banking? Abbiamo raccolto di seguito un po’ di esempi a riguardo.

Credito telefonico utilizzabile come moneta online

Su questo punto sembra non esserci ancora molta chiarezza, ma a breve, da quest’anno, dovrebbe essere possibile usare il proprio credito telefonico per pagare ad esempio un film su iTunes. Una cosa molto comoda, in effetti, per le piccole e frequenti transazioni che impongono la seccatura, per il cliente, di ricaricare la propria carta ricaricabile (che viene usata nella maggiorparte dei casi) ogni volta, con costi considerevoli e sostanzialmente non necessari.

Sicurezza dei pagamenti potenziata

Un altro aspetto della normativa PSD2 riguarda la sicurezza, quindi il potersi mettere al riparo da truffe informatiche che durante i pagamenti potrebbero capitare. Ogni banca, a riguardo, sta potenziando tali misure seguendo i principali standard del settore, e sta informando adeguatamente i propri clienti a riguardo.

Commissioni di pagamento ridotte

È noto che le banche applichino commissioni di pagamento sulle transazioni, e potranno continuare a farlo: a patto, pero’, che il valore delle stesse:

Per fare un esempio, quindi, se pagassi 100 euro online non dovrei mai pagare più di 2 € nel caso di carte di debito, e non più di 3€ per quelle di credito. Normativa che, ad oggi, viene rispettata dalla maggiorparte delle banche e degli istituti di credito, e che garantisce un costo equo per le operazioni che vengono effettuate volta per volta dai clienti.

Divieto di applicare sovrapprezzi a chi paga online

Esiste uno specifico decreto legge, il D.lgs 21 febbraio 2014 n. 21, pubblicato da qualche tempo sulla Gazzetta Ufficiale, che viene incontro ad una direttiva imposta dalla UE (la 2011/83/UE) per venire incontro e soddisfare al meglio i diritti dei consumatori. La regola impone che nessun professionista o esercente possa imporre ai consumatori spese per l’uso di strumenti di pagamento online, o comunque tariffe che superino le spese sostenute in fattura. Le regole valgono, più nello specifico, non in generale ma in particolare

  • per i contratti di vendita
  • per i contratti di servizio
  • per i contratti di fornitura di beni come gas, luce, riscaldamento, contenuti digitali e acqua.

Open banking, Google e Facebook

Si apre anche ad ulteriori possibilità in ambito bancario, con la completa liberalizzazione del mercato finanziario e, in qualce modo, emulando uno stesso fenomeno di apertura e di nuove opportunità per i clienti mai visto fino ad ora. Grazie all’open banking si vedranno nuovi operatori bancari inediti fino ad oggi, come ad esempio le società big tech come Google e Facebook che possono, di fatto, richiedere liberamente una licenza da operatori bancari.

Come richiedere una licenza da operatore bancario?

Si apre anche ad ulteriori possibilità in ambito bancario, con la completa liberalizzazione del mercato finanziario e, in qualce modo, emulando uno stesso fenomeno di apertura e di nuove opportunità per i clienti mai visto fino ad ora. Grazie all’open banking si vedranno nuovi operatori finanziari inediti fino ad oggi, come ad esempio le società big tech come Google e Facebook che possono, di fatto, richiedere liberamente una licenza da operatori bancari.

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