Guida prestiti a protestati e cattivi pagatori online

Nell’ordinamento italiano il protesto è un atto giuridico, in forma scritta, con il quale un pubblico ufficiale accerta l’avvenuta presentazione di un assegno o di una cambiale al debitore (detto, per l’appunto, protestato) unito al rifiuto da parte dello stesso di pagare o accettare il titolo. In quanto redatto da un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni, il protesto è atto pubblico. Sono ufficiali levatori, ossia pubblici ufficiali abilitati a redigere il protesto:

  1. l’ufficiale giudiziario competente per territorio;
  2. il notaio;
  3. il segretario comunale, nei comuni che non sono sedi di notaio o ufficiale giudiziario e, secondo la giurisprudenza, tutte le volte che costoro sono indisponibili per legittimo impedimento o assenza.

La persona protestata è soggetta a pubblicità per tutelare tutti i possibili soggetti economici che potrebbero avere rapporti di natura finanziaria con esso, rendendo praticamente impossibile per il protestato l’accesso al credito in qualsiasi forma. Il protesto è oggetto di pubblicità allo scopo di tutelare chiunque abbia rapporti economici con il protestato; di fatto tale pubblicità finisce anche per avere un incisivo effetto sanzionatorio, giacché rende pressoché impossibile per il protestato l’accesso al credito (con il rischio di spingerlo nelle mani degli usurai).

La pubblicità in passato consisteva nell’iscrizione dei protestati in un apposito elenco tenuto presso il tribunale, che era poi trasmesso alla camera di commercio che pubblicava un bollettino. Dal 1995 gli uffici levatori trasmettono alla camera di commercio competente per territorio, entro il primo giorno del mese, l’elenco delle persone protestate nel corso del mese precedente. La camera di commercio si occupa poi dell’inserimento dei protestati nel registro informatico dei protesti, nel quale si resta per cinque anni se non si viene cancellati prima su presentazione dell’istanza di riabilitazione (nel caso di assegni) o al dirigente responsabile dell’ufficio protesti della camera di commercio (nel caso di cambiali) accompagnata dalla quietanza di pagamento del titolo protestato. Si ricorda che l’iscrizione nel registro dei cattivi pagatori dura 5 anni, salvo previa cancellazione che avviene ovviamente con il saldo dell’intero debito.

Quando il prestito viene negato ci si trova di fronte ad un problema, ancora più grosso se in momento di urgenza e se si appartiene a queste categorie di pagatori, ma un modo di ottenere un prestito esiste comunque e questa pagina vuole essere di aiuto.

Come ottenere un prestito personale online anche per chi è un cattivo pagatore o protestato

Se si è stati protestati o inseriti nell’elenco dei cattivi pagatori, ottenere un prestito personale o di qualsiasi tipo è molto difficile; in molti casi risulta difficile anche se il protestato è un familiare convivente di chi richiede il prestito. Per essere inseriti nel registro dei cattivi pagatori non bisogna necessariamente essere arrivati al protesto, ma basta avere qualche ritardo di pagamento della rata del finanziamento (ultimamente i parametri creditizi si sono poi ulteriormente inaspriti): diventa allora molto difficile ottenere un prestito, poichè il registro viene consultato dalle banche e dalle società finanziarie nel momento in cui controllano l’affidabilità finanziaria del richiedente valutandolo a livello finanziario attraverso il CRIF (Centrale Rischi Finanziari) o il CTC (Consorzio Tutela del Credito).

Nelle pagine sottoelencate si trattano con operatori finanziari che operano su tutto il territorio nazionale nelle principali città e province (come Milano Napoli Roma Torino Palermo Genova Modena Bologna Firenze Venezia Parma Bari Catania Verona Trieste Livorno ecc….) scegliendo sia per il preventivo per un contatto online, che di contattare direttamente l’agenzia se vicina alla propria residenza.

Il prestito nel caso di protesto o dell’inserimento nel registro dei cattivi pagatori si può ottenere tramite:

  • cessione del quinto
  • prestito con delega
  • prestito su pegno

Questi tre tipi di finanziamento permettono di fornire adeguate garanzie alla finanziaria, dal momento che è il datore di lavoro (quindi l’azienda) per la quale lavora il richiedente del credito, che si impegna a trattenere mensilmente la rata da pagare all’agenzia (viene quindi tolta l’eventualità di non pagare la rata, di conseguenza la finanziaria non ha bisogno di garanzie).

La differenza è che nel caso di prestito con delega il datore di lavoro non è obbligato, come nella cessione del quinto, ad accettare la richiesta, quindi il contratto sarà concluso solo quando egli darà il suo benestare e si assumerà la responsabilità. Quindi in entrambi i casi bisogna essere lavoratori dipendenti (sia pubblici che privati) o titolari di un reddito fisso, al fine ottenere un prestito nel caso si è stati iscritti nel registro dei protesti e nelle banche dati delle centrali rischi finanziari.

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?

prestiti

Prestiti velocissimi senza busta paga: finanziamento rapido senza garanzie

Come conferma anche prestitisenzabusta.it: ci sono delle ottime possibilità di ottenere dei prestiti senza busta paga rapidamente, ma la procedura non è delle più semplici.

In questa guida andremo a vedere insieme quali sono le procedure consigliate da seguire per riuscire ad accedere a un prestito anche se si è casalinghe, disoccupati o studenti.

Piccolo prestito personale senza busta paga: come richiederlo?

Per richiedere un piccolo prestito personale senza una busta paga o un lavoro fisso, bisogna seguire un iter preciso che permette così di abbattere i tempi di attesa.

Nello specifico, per ottenere un prestito per casalinghe, studenti universitari o disoccupati bisogna:

  1. Selezionare la banca o finanziaria che offre la possibilità di ottenere un prestito senza garanzie o con l’aiuto di un garante
  2. Fissare un appuntamento o inviare una richiesta di finanziamento online
  3. Portare in banca i documenti che attestano l’identità e il proprio reddito annuale. Se studenti bisogna portare: l’iscrizione a master o università, e i documenti che attestano il buon andamento scolastico.
  4. Se si accede a un prestito senza busta paga con garante è necessario portare anche i documenti di chi firmerà la fideiussione quali: contratto di lavoro, ultime due buste paga (o cedolino pensionistico), dichiarazione dei redditi.
  5. Una volta portati tutti i documenti la banca farà i dovuti controlli, per accordarvi o meno la possibilità di accedere al finanziamento.
  6. Infine, si dovrà firmare il contratto (da soli o con l’eventuale garante) e iniziare a pagare le rate mensili dopo l’erogazione della somma richiesta

Per seguire tutto questo iter, premettendo che si vada in banca o la si contatti con tutti i documenti a portata di mano, i tempi di erogazione in caso di istituti finanziari che operano in modo veloce vanno dai 3 ai 7 giorni circa. Per un prestito rapido, sicuramente la presenza di un garante permette più facilmente e velocemente l’accesso al credito anche in 24/48 ore.

Prestito per studenti universitari: dove e quando si può richiedere?

Un prestito senza busta alla quale possono accedere anche i più giovani è sicuramente quello dedicato agli studenti universitari.

Chi inizia il suo percorso all’università oppure vuole proseguire con un corso di alta formazione o un master non sempre possiede le capacità economiche per far fronte a tutte le spese. Per questo motivo sono sempre di più i giovani che richiedono un prestito universitario.

Ma come e quando richiedere un prestito per studenti?

Il prestito per studenti o prestito d’onore si può richiedere:

  • Direttamente all’università. Ci sono atenei pubblici e privati che offrono agli studenti l’accesso semplificato al credito per pagarsi gli studi a coloro che seguono un corso di laurea, master o specialistica.
  • Banche: sono sempre di più gli Istituti di Credito che tra il loro prodotti propongono anche il prestito d’onore. Un finanziamento che permette di pagare gli studi e che si può restituire alla fine del proprio percorso universitario o di specializzazione.
  • Finanziarie: infine, anche gli istituti finanziari presentano la possibilità di accesso al credito agli studenti con opzioni agevolate e la possibilità di cambiare l’importo della rata o di spostarla.

Quando gli studenti possono accedere al finanziamento? L’accesso a questo tipo di prestito prevede alcuni requisiti specifici come:

  • Età massima 35 anni
  • Iscrizione all’università, a un corso di alta formazione, a un corso di specializzazione o master
  • Dimostrazione della media accademica oppure il voto massimo al conseguimento del diploma

 La richiesta del prestito per gli studenti in base a dove si sceglie di effettuarla può avere tempi medio lunghi, che vanno dai 7 ai 30 giorni circa.

Prestito per casalinghe: quando si può richiedere?

Le casalinghe, come i disoccupati, possono trovare qualche difficoltà in più nella richiesta di un finanziamento. Nonostante ciò, anche per loro esistono alcune forme di prestito alle quali si può accedere anche in assenza di busta paga.

Nello specifico le banche e finanziarie possono avvallare un piccolo prestito con la garanzia o di un’immobile di proprietà oppure con l’assegno di mantenimento.

Con un’immobile di proprietà si possono ottenere cifre più elevate attivando un’ipoteca sulla casa. Infatti, in questo caso la banca si basa sul valore commerciale dell’immobile e stima una cifra massima in base a quanto vale secondo il perito.

Se invece si sceglie di porre a garanzia l’assegno di mantenimento, l’importo dipende da quanto si percepisce mensilmente dopo il divorzio.

Di solito comunque, in questo caso, le cifre sono più piccole ma anche più semplice da ottenere rispetto al finanziamento mediante ipoteca immobiliare.

Prestito per chi non lavora: quali sono i più indicati e le cifre massime?

Il prestito per chi non lavora, per i disoccupati oppure per coloro che vivono di rendita può essere davvero complesso da ottenere, a meno che non si abbiano prove tangibili delle proprie entrate che non siano da lavoro dipendente o autonomo.

In tabella vediamo alcune delle forme più richieste e le cifre massime alle quali si può accedere:

Tipologia di prestito Garanzie richieste Cifra massima
Prestito fideiussorio Un garante con busta paga o pensione 30 mila euro
Prestito ipotecario Proprietà immobiliari commerciali o private Sino al 60% del valore dell’immobile. Per ristrutturazione si può ottenere sino all’80%.
Mini-prestito senza garanzie Conto bancario e nessun protesto precedente Sino a 5 mila euro
Mini-prestito con Carta di Credito Revolving Reddito annuale dimostrabile (almeno 11 mila euro annui) Sino a un massimo di 5 mila euro (da restituire in 24/48 mesi massimo)

Come possiamo vedere ci sono diverse opzioni di prestito personale anche per chi non lavora, vive di rendita o ha delle proprietà immobiliari.

Naturalmente per avere la certezza di poter accedere al credito che si sia disoccupati, casalinghe o studenti è necessario sottoporsi alla valutazione della banca, che potrà verificare il possesso dei requisiti necessari per l’accesso al credito e illustrare le condizioni disponibili.

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?

Pagare.online

Blog

Parliamo di…

Carte più richieste

Guarda anche

Calcolo fatture

Guida pratica all’open banking (PSD2)

In pochi hanno realmente capito ed inquadrato le funzionalità e le opportunità offerte dall’open banking: uno strumento innovativo che, alla prova dei fatti, sta portando molte novità importanti nel mondo delle carte di credito e dei conti correnti bancari.

Cos’è l’open banking

L’open banking, molto probabilmente, sarà ciò che ci ha riservato il prossimo futuro in ambito bancario. Di open banking, in effetti, si parla in ambito europeo almeno dal 2015, anno in cui sono state proposte le prima linee guida per definire un rapporto innovativo, funzionale e rinnovato tra cliente e banca. Quando entra in gioco l’open banking si fa riferimento ad un rapporto esteso, più funzionale ed innovativo, tra il cliente della banca e l’istituto bancario. Nello specifico si fa riferimento all’utilizzo di funzionalità (API) per consentire ai clienti di accedere più facilmente ai propri dati bancari, l’uso di tecnologie open source per raggiungere il risultato ed una conseguente maggiore trasparenza in merito a livello globale.

La parola “open” nello specifico sembra avere una chiara valenza in ambito software, con un riferimento specifico al software open source, ed alla possibilità di mettere a disposizione API pubbliche per interrogare dall’esterno le banche dati bancarie (precedentemente inaccessibili dall’esterno). Il tutto in nome di un rinnovato sistema che privilegia sia la trasparenza nel rapporto tra banca e clienti che la sicurezza della trasmissione e della codifica dei dati.

Open banking è, ad oggi, un sostanziale nuovo paradigma bancario, al quale i vari istituti si stanno adeguando progressivamente in nome di una maggiore trasparenza e apertura al mondo dei software delle fintech. Un qualcosa che, alla prova dei fatti, non avrà conseguenze soltanto a livello tecnico o interno ma anche, e forse soprattutto, nelle nostre vite quotidiane – in relazione al modo di concepire e gestire i nostri risparmi, mutui e prestiti.

A cosa serve l’open banking?

L’open banking è un concetto che rischia di rimanere astratto, per molti non addetti ai lavori, finchè non si trova un caso pratico da applicare: e questo esempio corrisponde quasi sempre con PSD2. Con questa sigla infatti si indica la Payment Services Directive, ovvero la Direttiva di Pagamento di Servizi ovvero – detta in soldoni – la possibilità per generiche terze parti (che non sono per forza banche, questa è la prima novità sostanziale) di accedere in modo regolamentato e protocollato ai dati delle banche stesse.

Mediante un sistema innovativo detto PSD2, open banking apre alla condivisione dei dati tra i diversi operatori (clienti, banche, ecc.), operazione che deve essere pre-autorizzata dai titolari dei conti correnti e che si basa su uno standard di API (ovvero librerie multi-linguaggio da richiamare mediante software appositi) ovviamente disponendo delle opportune credenziali.

Come funziona tecnologicamente l’open banking?

L’open banking è un paradigma di funzionamento per le banche che si basa sull’uso di API (Application Programming Interface) che consentano l’accesso autentificato e controllato ai dati delle banche, una maggiore trasparenza nel trattamenti dei dati personali (inclusi gli open data) e l’uso, sostanzialmente obbligatorio, a questo punto, di tecnologie open source.

Alcuni esempi di banche che, ad oggi, espongono da tempo questo genere di servizi sono le seguenti:

Che cos’è PSD2

Con PSD2, infatti – acronimo che sa tanto di informatica, e che significa Payment Services Directive ovvero protocollo, direttive per i servizi di pagamenti) sembra ormai essersi aperta una nuova fase per la gestione innovativa dei pagamenti online, ad esempio. Il tutto mediante il coinvolgimento diretto non solo delle banche tradizionali, ma anche dei servizi diversi dalle banche stesse: i cosiddetti TPP (Thirdy Party Provider), che sono spesso e volentieri fintech e che potranno erogare nuovi servizi con maggiore facilità.

I servizi coinvolti saranno, in primo luogo, quelli relativi ai pagamenti da effettuare su internet, ma molto del lavoro potrà essere svolto anche nel settore trading / investimenti ed assicurazioni.

La direttiva PSD2 (acronimo per Payment Services Directive) è piuttosto articolata, e viene qui descritta nei suoi punti cardine fondamentali. Il contesto principale è quello del cosiddetto Open Banking, di cui PSD2 è uno dei principali fautori e portatori di innovazione.

Open banking: come può essere utilizzato dalle fintech?

In questo nuovo ambito finiscono in primo piano quali assolute protagoniste le fintech, ovvero le società di tecno-finanza, e anche le digital insurance (ovvero le società che si occupano di assicurazioni sfruttando le nuove tecnologie). Grazie alle direttive PSD2 – del quale si parla anche qui, per approfondimenti – le banche europee saranno quindi tenute a creare, gestire ed esporre delle API completamente open source alle società fintech che ne facciano richiesta: questo, nella pratica, apre a nuove opportunità e nuovi servizi bancari più flessibili e veloci per gli utenti, come ad esempio possibilità di effettuare un pagamento sfruttando uno dei tanti account bancari che si posseggono.

Cosa cambia con l’open banking per i correntisti?

Nella pratica i vantaggi per i correntisti sono numerosi: prima di tutto, infatti, saranno disponibili nuovi servizi all’interno delle app bancarie. In secondo luogo alcune limitazioni e lungaggini burocratiche tipiche delle banche che tendono a produrre molti documenti cavillosi e lunghi da gestire finiranno per essere, man mano, snelliti e velocizzati. Sarà anche possibile per un correntista che gestisce più conti presso più di una banca avere una visione unificata e gestita in modo centralizzato di tutti i propri conti bancari.

Un esempio concreto di open banking: Revolut

Un esempio classico di open banking potrebbe essere, tanto per fare un esempio familiare ai più, l’uso del proprio credito telefonico come moneta online, ovvero i soldi usati per ricaricare la propria SIM telefonica che si possono spendere quando si va a fare la spesa. In secondo luogo, l’open banking potrebbe aprire ad una visione unificata dei propri conti bancari, come ha fatto di recente il conto Revolut. Dentro l’app ufficiale di Revolut, infatti, si può già vedere un uso concreto dell’open banking per visionare e gestire il saldo di tutti i conti correnti che si possiedono, e che sono sempre intestati alla stessa persona o comunque sono riconducibili a noi.

Grazie alle funzionalità open bankin, pertanto, sarà possibile avere una visione d’insieme sui propri conti correnti nominativi. All’interno dell’app di gestione del proprio conto con Revolut, di fatto, sarà possibile visionare e gestire il saldo di ogni altro singolo conto che si possiede, qualunque siano i conti in banca di cui siamo titolari.

Se abilito l’open banking, con chi verranno condivisi i dati bancari?

La condivisione dei dati bancari, come sempre accade nell’ambito dell’open data del resto, ha generato una certa preoccupazione di fondo per la tutela della privacy degli utenti. Da qualche tempo, infatti, i dati dei correntisti sono – coerentemente con le indicazioni fornite da open banking e PSD2 – condivise con gli operatori autorizzati che ne facciano richiesta. Il correntista, ovviamente, non è obbligato a fare questa scelta: sarà lui a decidere e stabilire se farlo oppure no.

Le terze parti di cui sopra sono altresì interessate a condividere e vedere questi dati, e sono società intermediarie “terze parti” come ad esempio i PISP (Payment Initiation Service Providers, che fanno da intermediari per i pagamenti fornendo la possibilità di pagare senza esporre i dati della carta), gli AISP (Account Information Service Provider, che si occupano di monitoraggio dei conti correnti) ed i CISP (Card Issuer Service Providers, che solo coloro che emettono le carte di credito).

PSD2 nella pratica

Come dicevamo, PSD significa Payment Services Directive ovvero protocollo per servizi di pagamento, ed il 2 fa riferimento alla versione del protocollo. La comunità europea, in sostanza, ha stilato una serie di linee guida per i servizi bancari che siano improntati al rispetto della privacy dei correnti, ma anche ad una maggiore cooperazione ed interoperabilità bancaria tra servizi. Il mondo delle banche è stato da sempre abbastanza “blindato”, in questo ambito, vuoi per una sostanziale diffidenza verso le nuove tecnologie vuoi soprattutto per una questione di segretezza mascherata da sicurezza. Il security though obscurity, del resto, è un paradigma non più supportato da buona parte del mondo IT moderno, e si contrappone ad una sostanziale apertura – da cui il nome open banking – verso API pubbliche che permettano di interrogare informazioni sui conti correnti e consentire ai conti correnti di banche diverse di comunicare in modo più agevole, seguendo un protocollo unificato sicuro, ben definito e con una politica di accesso ovviamente regolamentata.

Le indicazioni ufficiali in merito si trovano a questo link:

https://ec.europa.eu/info/law/payment-services-psd-2-directive-eu-2015-2366_en

Quali sono i servizi che vengono offerti dall’open banking? Abbiamo raccolto di seguito un po’ di esempi a riguardo.

Credito telefonico utilizzabile come moneta online

Su questo punto sembra non esserci ancora molta chiarezza, ma a breve, da quest’anno, dovrebbe essere possibile usare il proprio credito telefonico per pagare ad esempio un film su iTunes. Una cosa molto comoda, in effetti, per le piccole e frequenti transazioni che impongono la seccatura, per il cliente, di ricaricare la propria carta ricaricabile (che viene usata nella maggiorparte dei casi) ogni volta, con costi considerevoli e sostanzialmente non necessari.

Sicurezza dei pagamenti potenziata

Un altro aspetto della normativa PSD2 riguarda la sicurezza, quindi il potersi mettere al riparo da truffe informatiche che durante i pagamenti potrebbero capitare. Ogni banca, a riguardo, sta potenziando tali misure seguendo i principali standard del settore, e sta informando adeguatamente i propri clienti a riguardo.

Commissioni di pagamento ridotte

È noto che le banche applichino commissioni di pagamento sulle transazioni, e potranno continuare a farlo: a patto, pero’, che il valore delle stesse:

Per fare un esempio, quindi, se pagassi 100 euro online non dovrei mai pagare più di 2 € nel caso di carte di debito, e non più di 3€ per quelle di credito. Normativa che, ad oggi, viene rispettata dalla maggiorparte delle banche e degli istituti di credito, e che garantisce un costo equo per le operazioni che vengono effettuate volta per volta dai clienti.

Divieto di applicare sovrapprezzi a chi paga online

Esiste uno specifico decreto legge, il D.lgs 21 febbraio 2014 n. 21, pubblicato da qualche tempo sulla Gazzetta Ufficiale, che viene incontro ad una direttiva imposta dalla UE (la 2011/83/UE) per venire incontro e soddisfare al meglio i diritti dei consumatori. La regola impone che nessun professionista o esercente possa imporre ai consumatori spese per l’uso di strumenti di pagamento online, o comunque tariffe che superino le spese sostenute in fattura. Le regole valgono, più nello specifico, non in generale ma in particolare

  • per i contratti di vendita
  • per i contratti di servizio
  • per i contratti di fornitura di beni come gas, luce, riscaldamento, contenuti digitali e acqua.

Open banking, Google e Facebook

Si apre anche ad ulteriori possibilità in ambito bancario, con la completa liberalizzazione del mercato finanziario e, in qualce modo, emulando uno stesso fenomeno di apertura e di nuove opportunità per i clienti mai visto fino ad ora. Grazie all’open banking si vedranno nuovi operatori bancari inediti fino ad oggi, come ad esempio le società big tech come Google e Facebook che possono, di fatto, richiedere liberamente una licenza da operatori bancari.

Come richiedere una licenza da operatore bancario?

Si apre anche ad ulteriori possibilità in ambito bancario, con la completa liberalizzazione del mercato finanziario e, in qualce modo, emulando uno stesso fenomeno di apertura e di nuove opportunità per i clienti mai visto fino ad ora. Grazie all’open banking si vedranno nuovi operatori finanziari inediti fino ad oggi, come ad esempio le società big tech come Google e Facebook che possono, di fatto, richiedere liberamente una licenza da operatori bancari.

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?









Pagamento in contanti: massimo, condizioni e regole

L’uso del contante resta la modalità preferita di pagamento per la maggior parte degli italiani. Ma non tutte le spese che facciamo possono essere pagate così. Questo poiché lo Stato impone dei limiti sull’utilizzo del contante e periodicamente vengono aggiornati gli importi ammessi per usufruire di questa tipologia di pagamento.

Limiti trasferimento di contanti

Dal 1° Gennaio 2020 si può trasferire denaro in contante fino ad un massimo di 1999.99 euro. Se l’importo del pagamento è 2000 euro, questo potrà essere effettuato solo attraverso modalità di pagamento tracciabili come carte e bonifici bancari. Questo sarà valido anche per pagamenti in trance (tranne il caso in cui il pagamento rateale è stato stabilito precedentemente con contratto o quando la rateizzazione è una consuetudine commerciale), per le donazioni e per i prestiti.

Limiti prelievo di contanti

Nel caso invece di prelievi, non ci sono dei limiti in quanto non c’è trasferimento di denaro tra persone differenti. Ma se le somme prelevate superano i 10.000 euro nell’arco del mese, la banca deve effettuare segnalazione all’ UIF, l’ Unità di Informazione Finanziaria, che eventualmente farà segnalazione alla Procura della Repubblica. Tutto ciò per evitare il riciclaggio di denaro o crimini maggiori.

Limiti versamenti di contanti

Per quanto riguarda invece versamenti di contanti o bonifici bancari, la banca deve segnalare all’ Anagrafe dei rapporti finanziari tutte le movimentazioni in contanti che avvengono. In questo caso, qualora l’Agenzia delle Entrate non avrà corrispondenza con la dichiarazione presentata, sarà legittimata a presumere che le somme movimentate siano state sottratte alla tassazione. Ma ovviamente il correntista avrà sempre la possibilità di dimostrare la natura delle somme depositate.

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?

Confronto tra carte di credito online

La carta di credito è un mezzo di pagamento sempre più diffuso per eseguire transazioni sia oline sia offline. I pagamenti vengono eseguiti con una carta plastificata che contiene un dispositivo di riconoscimento dei dati del titolare e della banca o della società finanziaria emittente. Il mondo delle carte di credito, soprattutto in Italia, è ancora tutto da scoprire. La cultura delle carte di credito è molto più diffusa in Europa e negli Usa, che amano particolarmente questo mezzo di circolazione del denaro. L’elemento che rallenta l’uso delle carte di credito in Italia rispetto alla circolazione dei contanti da imputarsi anche al costo elevato che le banche hanno applicato fino ad oggi alle transazioni con carta di credito.

Per fortuna qualcosa sta cambiando: innanzi tutto esiste un ventaglio di offerte più ampio, e più concorrenza significa maggiori opportunità per i clienti. In secondo luogo mezzi come internet hanno accelerato la dimestiche nell’uso della moneta virtuale, facendo sì che le banche siano oggi interessate da un target più giovane e con più alto potenziale rispetto a quello che avevano cinque o dieci anni fa.

Eccovi quindi un articolo che andrà a presentare in breve le tipologie e le marche più note di carte di credito, un primo canale di accesso e di approfondimento per chi ha intenzione di cominciare ad usare questo comodo e semplice mezzo di pagamento o per chi desidera confrontare la propria carta di credito con le altre in circolazione sul mercato.

Le carte di credito pertanto possono essere:

  • Carta di credito tradizionale (Rimborso mese successivo dell`importo anticipato)
  • Carta di credito rateale chiamata anche revolving (Rimborso periodico di somma predeterminata mensile con corresponsione di regola di interessi debitori)
  • Carta di credito rateale no C/C (non collegata a tenuta di conto corrente bancario)
  • Carta di credito prepagata detta anche carta di credito elettronica (Somma anticipata con bonifico o versamento, e maggiori benefici di sicurezza per pagamento su siti internet vedi postepay)

Carte di Credito Classiche

Le carte di credito classiche sono anche dette con “rimborso a saldo” e permettono spese entro i limiti massimali mensili precisati nel contratto stipulato con la Banca. Tale limite di spesa è generalmente fissato tra 1.500 e 3.000 euro mensili.

Le carte di credito classiche permettono di raggruppare tutte le spese del mese in un unico addebito saldabile il quindicesimo giorno del mese, o a fine mese, in un’unica rata, dopodichè viene ripristinato il credito mensile previsto.

Queste carte di credito sono nominali: possono essere utilizzate soltanto dal titolare che può esssere uno o più di uno, in caso di carta cointestata. La carta di credito di questa tipologia ha normalmente un costo annuale che va pagato alla banca per il mantenimento del servizio di credito.

Carte di Credito Prepagate

La carta di credito prepagata, come lascia intuire la parola stessa, si carica con l’importo desiderato che da quel momento diventa spendibile effettuando acquisti attraverso il circuito Visa o Mastercard sia online che nei negozi che accettano le carte di credito. Naturalmente non è possibile effettuare spese per importi superiori all’importo residuo presente sulla carta. La diffusione di questo tipo di carta di credito è in aumento grazie al fatto che la carta prepagata è tra i principali strumenti di pagamento per acquisti via internet.

https://pagare.online/migliori-carte-prepagate/

Le carte prepagate sono essenzialmente di due tipi: quelle ricaricabili, che permettono di ripristinare anche via web l’importo una volta esaurito, e quelle “usa e getta”, utilizzabili solo fino ad esaurimento della somma disponibile. La stessa carta si può ricaricare molteplici volte. Per quanto riguarda la durata, le prepagate restano valide fino alla scadenza riportata sulla tessera.

Sulle carte prepagate non è previsto un canone annuale ma solamente un costo una tantum per l’attivazione. Per quanto riguarda le commissioni per ogni ricarica oppure per ogni utilizzo della carta prepagata, variano da banca a banca .

Carte di Credito Revolving

Le carte di credito revolving si distinguono da quelle classiche per il fatto che con esse è possibile eseguire il pagamento in maniera rateale: prevedono cioè la possibilità di rimborsare le spese degli acquisti in comode rate. Se non si adopera la modalità rateale, una carta di credito revolving è utilizzabile come una classica carta di credito.

Le carte revolving , proprio per la loro modalità di funzionamento, sono una buona alternativa ai piccoli prestiti: il denaro viene utilizzato senza toccare il conto corrente, almeno fino a quando bisogna estinguere il debito. In poche parole sull’ammontare che viene pagato in maniera differita saranno da corrispondere all’istituto bancario gli interessi concordati, alla stregua di una normale operazione di finanziamento. Il progressivo rimborso della spesa effettuata da parte del titolare della carta ha come conseguenza quello di rigenerare la disponibilità del credito della carta per nuovi acquisti.

Confronta Carte Di Credito Senza Busta Paga

C’è da precisare che le carte revolving hanno dei tassi abbastanza alti, sommando Tasso Annuo Effettivo Globale e Tasso Annuo nominale. Il TAN indica la quota di interesse che l’utilizzatore della carta deve corrispondere all’istituto bancario: non comprende spese e commissioni relative alla carta. Il TAEG invece prende in considerazione anche spese e commissioni, la periodicità delle rate, la durata ed altri fattori che incidono sui costi. Il rimborso rateale delle carte revolving può avvenire mensilmente sulla base di una percentuale della spesa sostenuta o con un importo fisso.



Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?









Amazon: posso pagare con PayPal?

Purtroppo no, tranne in un caso. Al momento il pagamento con un account PayPal non è supportato nella piattaforma Amazon, a meno che tu non abbia una carta PayPal prepagata, con il numerino e la scadenza davanti ed il CVC dietro. In Italia purtropo non è più possibile comprare una prepagata PayPal, per cui chi già ce l’ha potrebbe precaricarla e farne uso, e soltanto solo. Pertanto il solo ed unico modo per effettuare il pagamento via PayPal della merce acquistata su Amazon, alla fine, è quello di avere già da prima una carta prepagata Paypal.Con gli account PayPal classici, quindi con l’indirizzo email, non è possibile farlo.

In alternativa è possibile utilizzare una carta prepagata qualsiasi, circuito Mastercard o VISA (ad esempio: HYPE, N26, ViaBuy) oppure potete sfruttare la carta associata all’account Transferwise (clicca qui per sapere come aprire un conto gratis).

Metodi di pagamento supportati su Amazon (ad oggi)

Su Amazon ad oggi si può pagare utilizzando i seguenti metodi:

  • Carta VISA (anche prepagata)
  • Carta VISA Electron (anche prepagata)
  • CartaSi
  • Carte Postepay
  • Carte Mastercard
  • Carte American Express
  • Carte prepagate Paypal legate al circuito Visa o Mastercard
  • Carte Paysafe Card / SKRILL legate al circuito Mastercard
    Maestro Internazionale (emessa all’estero)
  • Addebito diretto SEPA

Se vuoi utilizzare una carta di credito virtuale, visita la nostra pagina d’aiuto Utilizzare carte di credito virtuali. Puoi utilizzare anche i nostri Buoni Regalo per acquistare su Amazon. Se preferisci non utilizzare la carta di credito come metodo di pagamento, paga in contanti il codice per ricaricare il tuo account. La tua carta di credito o debito potrebbe richiedere la verifica del pagamento da parte del tuo istituto di credito. Per maggiori informazioni visita la pagina di aiuto Verifica del metodo di pagamento con carta.

Non puoi pagare su Amazon con…

I seguenti metodi di pagamento non sono supportati:

  • Bonifici o RID bancari
  • Assegni postali
  • Vaglia postali
  • Contanti
  • Buoni Libro
  • Vaglia internazionali
  • Account Paypal
  • Account SKRILL
  • Pagamento in contrassegno
  • Trasferimenti bancari
  • Prestiti e finanziamenti
  • Pagamenti rateali

Photo Credits: Hello I’m Nik 🇬🇧 on Unsplash

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?

Bunq

Che cos’è Bunq?

Bunq è il nome della fintech fondata da Ali Niknam, con sede ad Amsterdam, in grado di offrire:

  1. un conto corrente nominativo;
  2. una carta di credito collegata allo stesso.

bunq è pertanto un conto corrente online fornito da una banca in grado di concedere operatività in tutta Europa. Disponibile nell’intero continente, Italia inclusa, è una delle novità più interessanti nell’ambito, e si affianca alle altre soluzioni di carte come N26, HYPE e così via.

Che cosa offre bunq?

I principali servizi offerti da bunq sono riassunti nella seguente tabella.

Supporto Google PaySupporto Apple Pay
scansione ricevuteRisoluzione automatica pagamenti non andati a buon fine
Condividi i dati della carta con sistema iDINPossibilità di aprire conti secondari via tap
Crea link di pagamento personalizzato (tipo PayPal)Supporto Dual PIN
Passaggio automatico da altra bancaScansione fatture
Integrazione con software di contabilitàScansione ricevute
ZapierIVA automatica
Panoramica abbonamentiPianificazione spese

Organizza i tuoi soldi come preferisci

La forma proposta per la carta bunq è di quelle assolutamente innovative, ma soprattutto cucita sulle esigenze di chiunque: grazie a bunq, infatti, sarà possibile ad esempio creare più sottoconti all’interno di quello principale, che saranno dedicati ognuno a dei “fondi” sul nostro conto dedicati al pagamento di bollette, di multe (sperando che non ne arrivino mai), oppure a soldi da mettere da parte per spese extra o per la programmazione di viaggi (speriamo che sia possibile viaggiare presto come prima, tra l’altro).

Sicurezza del conto

La sicurezza dei soldi che andremo a depositare nel conto bunq è garantita: i fondi depositati, infatti, sono garantiti dal DGS (Garanzia dei Depositi Olandese) con la supervisione della Banca centrale nazionale. Per cui c’è da fidarsi: al tempo stesso, con l’app di bunq è possibile gestire in autonomia l’attivazione della carta con un semplice tap, si possono attivare o sospendere le carte associate al conto a piacimento e, ad esempio, anche il PIN del bancomat può essere eventualmente modificato all’occorrenza. L’accesso è consentito in modalità classiche di questi casi, ovvero mediante codice, password, impronta digitale biometrica e riconoscimento facciale.

A questo si aggiunge l’ulteriore funzionalità di poter confermare ogni volta qualsiasi addebito diretto, in modo da limitare le brutte sorprese sul conto (ad es. addebiti indesiderati).

Fare investimenti con bunq

Un’opportunità assolutamente da non perdere, poi, riguarda quella legata agli investimenti: sì, perchè con bunq potete effettuare i vostri investimenti direttamente sul conto, per quello che riguarda prestiti, mutui, quote di aziende eco-friendly, bond statali, fondi della BCE (Banca Centrale Europea).

Tasso di interesse allo 0,27%

In ogni caso, e su tutti i soldi depositati nel conto bunq, viene offerto ai clienti del conto un tasso di interesse allo 0,27%, abbastanza conveniente e in linea con quello delle principali banche europee (per non dire leggermente superiore).

Funzionalità: IBAN e bonifici

Ad un conto bunq viene associato anche un IBAN, ovviamente, il quale può essere utilizzato come qualsiasi altro IBAN: quindi per ricevere un accredito o per effettuare un addebito o fare il classico bonifico. Sono supportati anche i bonifici esteri, grazie all’integrazione ed al supporto con il servizio TransferWise.

I prodotti che vengono attualmente offerti da Bunq sono i seguenti quattro.

Piano Premium

Costo: 9,99 € al mese

Questo tipo di conto, il Premium, è dedicato ad una singola persona.

In questo caso bunq fornirà una carta di debito Maestro, che dovranno essere richieste mediante app ufficiale dopo essersi iscritti. Più nel dettaglio, si possono creare fino a 25 conti diversi, sempre a proprio nome, con altrettanti IBAN, ognuno specifico per un qualcosa. Il conto supporta Google Pay ed Apple Pay, ed è possibile effettuare i pagamenti con svariate modalità, inclusi gli SMS OTP. Sono supportati fino a 10 prelievi al massimo da ATM al mese, ed è possibile scegliere il colore della propria carta.

La carta aderisce al circuito MasterCard, in questo caso.

Piano Joint

Costo: 9,99 € al mese

Joint è il conto che può essere intestato a due persone.  In questo caso vi forniranno una carta aderente al circuito MasterCard, su richiesta via app. Le condizioni sono le stesse viste per il piano Premium, solo che sono ammessi in questo caso conti co-intestati.

Piano Business

Costo: 9,99 € al mese

A soli 9,99€ al mese è possibile aderire al piano business, che presenta una serie di servizi specifici per le aziende. Si paga qualcosina in più, ad esempio inviare un link di pagamento ha una commissione di 0,10€, ma si tratta di una carta di credito aziendale davvero unica nel suo genere, e ad un costo davvero molto contenuto.

Travel Card

Costo: GRATIS

Questa opzione è, in sostanza, una versione semplificata del conto bunq, che è pensata in particolare per i viaggi. La carta aderisce al circuito Mastercard, ed è sostanzialmente una prepagata che può funzionare anche come carta per pagare online. Usi tipi della Travel Card possono essere, ad esempio: il pre-pagamento di un hotel o di una macchina, ad esempio, ammesso ovviamente che i soldi richiesti siano stati precaricati in precedenza.

La Travel Card è senza canone mensile, anche se presenta un costo di attivazione; chi ha già un conto Premium, Joint o Business può richiederla senza costi aggiuntivi.

Quanto costa bunq?

I costi di bunq sono riassunti nelle successive tabelle riassuntive.

 Conto PrivatiConto Business
SuperGreen16.99€ / mese19.99€ / mese
Premium7.99€ / mese9.99€ / mese
Travel9.99€ una tantum-

OperazioneCosto
Travel Card (una tantum)9.99 €
Prelievo con carta di debitoGRATUITO


10 prelievi al mese


in seguito: 0,99 € a prelievo
Bonifici SEPAGRATUITI


(0,10 € con Business)
Bonifici esteri (extra SEPA) in uscitaSì, con TransferWise
Pagamenti in valuta esteraGRATUITI
Ricarica con bonificoGRATUITA
Ricarica con cartaCommissione dello 0,5%
Versamento contanti sul contoGRATUITO


fino a 100 € al mese, in seguito commissione 1,5% dell’importo

Come aprire un conto bunq

Per aprire un conto bunq, potete farlo direttamente online, dopo aver cliccato sul sito ufficiale di bunq.

Selezionate il piano desiderato tra quelli disponibili, e tenete pronto, a portata di mano, un documento di identità da tenere pronto per ogni evenienza.







4.77/5

(30)

Che ne pensi?









Bitcoin vola a 12.000€, per la prima volta, dopo 2 anni

Bitcoin raggiunge quota 14.000 dollari ( circa 12.000 € ), per la prima volta dall’inizio del 2018: in precedenza, il BTC aveva toccato un minimo di $ 3.200 (circa 2.700€) solo alla fine di quell’anno. Sabato scorso il prezzo di un bitcoin è salito sopra i 14.000 $: la cosa fa notizia perchè è stata la prima volta che la valuta virtuale ha raggiunto quel livello, da gennaio 2018. Mentre aggiorniamo questo articolo, la criptovaluta viene scambiata per circa euro 11.800€ per 1 BTC.

Bitcoin è ormai una valuta il cui nome è diventato sinonimo di volatilità dei prezzi, ha visto tre importanti rialzi in passato: il prezzo di Bitcoin ha raggiunto un picco di circa $ 30 nel giugno 2011, circa $ 1.100 a gennaio 2014 e appena sotto $ 20.000 a dicembre 2017. Ogni picco è stato seguito da un crollo devastante in cui la valuta ha perso oltre l’80% del suo valore.

Dopo che l’ultima bolla speculativa ha raggiunto il picco a dicembre 2017, il prezzo si è costantemente sgonfiato fino a raggiungere un minimo di circa $ 3.200 alla fine del 2018. Ha raggiunto un picco di circa $ 13.800 a metà 2019, è sceso a $ 4.000 all’inizio del 2020 e ora è risalito a $ 14.000. I fan di Bitcoin sperano in un altro boom che spinga la valuta oltre i massimi del 2017, ma – come sempre – non esistono certezze sul futuro.

L’entusiasmo iniziale per bitcoin, dal 2010 al 2015 circa, era basato sulla speranza che sarebbe diventato una rete di pagamento tradizionale. Non ha mai funzionato. Durante i periodi di utilizzo intenso, la rete bitcoin può diventare congestionata, portando a commissioni altissime e ritardi di ore per la cancellazione di transazioni di valore inferiore. Le proposte per espandere drasticamente la capacità della rete sono state fortemente contrastate dai tradizionalisti di bitcoin.

Il terzo boom di bitcoin nel 2017 è stato guidato da una proliferazione di nuove criptovalute e da una moda per le “offerte iniziali di monete”. Le persone che volevano investire in nuove valute basate su blockchain spesso acquistavano prima bitcoin e poi scambiavano i bitcoin con un nuovo token, aumentando il prezzo del bitcoin nel processo. Molte di queste offerte si sono rivelate inutili, inasprendo gli investitori sul concetto e innescando un arresto anomalo nel 2018.

Non è chiaro cosa stia realmente guidando l’ultima “rinascita” di bitcoin, ammesso che si possa parlare di rinascita. Uno sviluppo significativo è stato l’emergere di tantissimi servizi di finanza decentralizzata che offrono alternative basate su blockchain ai prestiti e ad altri servizi bancari tradizionali. Sebbene questi servizi per lo più non siano basati su bitcoin, il crescente interesse per altre criptovalute tende a far salire il prezzo del bitcoin. I booster sperano che questi nuovi servizi “DeFi” basati su contratti intelligenti interrompano il sistema finanziario convenzionale.

Bitcoin continua anche ad attirare l’interesse degli investitori tradizionali ,che vorrebbero (il più delle volte) semplicemente diversificare in una nuova classe di asset. Il fornitore di servizi di pagamento Square (la società del CEO di Twitter, Jack Dorsey) probabilmente ha contribuito al rally in corso all’inizio di ottobre, quando ha annunciato che stava acquistando $50 milioni in bitcoin, che rappresenta circa l’1% delle attività dell’azienda, come un modo per diversificare i suoi investimenti. Molti esperti hanno descritto il bitcoin come uno “strumento di potenziamento economico”, pubblicizzando il potenziale della tecnologia per espandere l’accesso ai servizi finanziari a livello globale. Square offre un servizio di trading di bitcoin dal 2018.

Image credits: MichaelWuensch from Pixabay

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?









Intermediazione p2p lending: come funziona

Il meccanismo finanziario dell’intermediazione basata su P2P lending (letteralmente “prestito tra privati”, dove P2P fa riferimento ad un’operazione tra “pari”, esattamente come avviene per il P2P che è alla base del file sharing) è molto interessante e merita di essere approfondito nel dettaglio. Quando si richiede un prestito, infatti, molti sono gli ostacoli normativi e la burocrazia che le banche potrebbe legittimamente opporre, e questa nuova forma di accordo permette di superarlo con relativa facilità.

Come vi abbiamo raccontato qualche tempo fa, infatti, il P2P lending è una forma di prestito senza intermediari bancari, che avviene esclusivamente tra privati: Ad ogni persone che ne faccia richiesta viene assegnato un livello di affidabilità o rating in base alle attività effettuate, ed un relativo premio per il rischio. Il tutto, ovviamente, è regolamentato da determinate e specifiche condizioni contrattuali.

Come fare a mettere in contatto i potenziali interessati con gli offerenti? Ci sono vari modi per farlo, ed uno dei più comuni è quello di rivolgersi ad appositi marketplace: si tratta di mercati online in cui ci si iscrive nella piattaforma, si compilano le anagrafiche richieste e si consulta la lista dei possibili offerenti. In alcuni casi, a quel punto, è possibile ottenere prestiti sia di importo medio-piccolo che più grande, ovviamente a patto che ci siano le condizioni per farlo.

Lenders, borrowers e originators: chi sono?

Le figure in gioco sono essenzialmente due, in questo ambito: da un lato abbiamo i cosiddetti lenders, che sono gli investitori ovvero quelli disposti ad erogare il prestito, e dall’altro abbiamo i borrowers, ovveri coloro i quali fanno la richiesta. Le piattaforme si occupano di un aspetto molto importante, ovvero quello di verificare l’affidabilità degli attori in gioco e fornire un supporto sull’effettivo livello di fattibilità del prestito. L’erogazione del prestito, in sostanza, viene garantita direttamente da loro, che rivestono così il ruolo di originators.

Per saperne di più, scopri come iscriversi a Mintos.

Foto di Nattanan Kanchanaprat da Pixabay

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?