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Cessione del quinto: cosa succede in caso di fallimento dell’azienda?

La cessione del quinto è una tipologia di finanziamento personale, che venga concessa con maggior piacere a dipendenti a tempo indeterminato e pensionati, la cui rata di estinzione viene addebitata rispettivamente dalla busta paga oppure dal cedolino pensionistico.

Ma dato che la vita è imprevedibile, cosa potrebbe succedere qualora l’azienda fallisse o un impiegato perdesse il posto di lavoro? In questa guida ti spieghiamo le possibili casistiche, problematiche e chiaramente, le soluzioni per contenere gli eventuali danni.

Cessione del quinto: come la copertura assicurativa può salvarti la “vita”

Così come in qualsiasi caso, le compagnie assicurative in certi momenti o periodi, possono salvarci davvero la vita. Nel caso della cessione del quinto, solitamente la polizza da sottoscrivere (sia per i dipendenti pubblici e privati, che per i pensionati), è obbligatoria.

Nel caso dei pensionati, la polizza copre in caso di “morte precoce”. Garantisce l’estinzione del debito nei confronti del creditore, se il soggetto beneficiario della cessione del quinto della pensione dovesse morire prima della naturale scadenza contrattuale.

La polizza a copertura di un impiegato invece, è indispensabile proprio per rispondere alla domanda posta agli inizi di questo articolo: cosa succede se l’azienda dovesse fallire e la cessione del quinto è ancora in corso?

In questi casi infatti, l’ente creditore potrà rifarsi sul TFR maturato in azienda, a patto che la cifra economica possa coprire il debito. Viceversa, il debito residuo sarà estinto dalla compagnia assicurativa. Il problema a questo punto si sposta sul datore di lavoro e non sull’impiegato, che effettivamente non ha colpe.

Il datore di lavoro invece, riceverà una segnalazione alla Centrale dei Rischi come cattivo pagatore. Questo si traduce in una impossibilità o forte difficoltà, ad accedere a qualsiasi altro finanziamento futuro.

Ecco quindi che in caso di fallimento o perdita dell’impiego di lavoro, per il debito residuo mancante interverrà sempre e comunque la compagnia assicurativa.

Le condizioni contrattuali della compagnia assicurativa: a cosa porre attenzione

Sulla compagnia assicurativa di riferimento, ci sarebbe tanto altro da dire. Innanzitutto, devi leggere minuziosamente tutte le clausole contrattuali previste da quest’ultima. Molte compagnie potrebbero farti sottostare a delle condizioni differenti, che comunque vanno lette pre firma.

Un esempio di clausola poco nota ma molto comune, è quella di rivalsa. In questo caso, se tu impiegato dovessi perdere il posto di lavoro, e successivamente venissi assunto presso un’altra azienda, la società assicurativa potrebbe richiedere il rimborso del denaro che ti è stato anticipato in precedenza.

Tuttavia, potrebbero sussistere altri casi dove l’impiegato (seppur assicurato), non può essere coperto dalla compagnia assicurativa. Ad esempio nel caso in cui l’azienda licenziasse per giusta causa. Se dovesse succedere ciò, la compagnia assicurativa potrebbe rifiutare di pagare l’indennizzo, facendo segnalare presso la Centrale dei Rischi, il beneficiario della cessione del quinto come “soggetto insolvente”.

In questo modo il credito da riscuotere andrebbe a finire autonomamente in “sofferenza”.

Sono casi che sarebbero meglio evitare, sia per il dipendente che per le banche che altrimenti sarebbero costrette a dover riscuotere il credito in modo forzato.

Sospensione delle rate della cessione del quinto: quando ha senso far richiesta

Quando una situazione si mette male, è facile capirlo. La vera difficoltà sta nel sapere come agire. È il caso di un dipendente, che magari ha un debito (sotto forma di cessione del quinto), e sa bene che a breve l’azienda fallirà o nel peggiore dei casi, potrebbe essere licenziato per giusta causa.

Questa precisazione è d’obbligo, in quanto se anche tu ti trovassi in una situazione simile, quello che ti suggeriamo di fare è richiedere la sospensione delle rate della cessione del quinto, che per un periodo ben definito, potrebbero aiutarti a preservare la liquidità ed eventuali risparmi.

In realtà, questa potrebbe essere definita come una “tattica strategica,” in quanto la sospensione delle rate non è estesa a tutti i beneficiari. Per poterla richiedere ed ottenere, occorre far riferimento all’’articolo 35 del DPR 180/1950, che sancisce tale possibilità, soltanto a coloro che hanno subito una decurtazione del salario mensile.

La riduzione dello stipendio tuttavia, non può essere inferiore al 33%, percentuale minima per poterne usufruire. La rivalutazione della sospensione si basa sul principio iniziale della cessione del quinto: ovvero quella di non poter superare un quinto del proprio stipendio oppure della pensione.

L’incarico in questo caso spetta al datore di lavoro, che dovrà effettuare dei conteggi per poterne capire la fattibilità ed eventualmente, accordarsi anticipatamente con il suo impiegato.

In questo modo – se dovesse esser approvata la sospensione – l’ente di credito potrà rivalersi sulla somma non ottenuta mensilmente, ma concedendo un po’ di tempo in più.

Per le donne in maternità è leggermente differente, perché anziché optare fin da subito per la sospensione delle rate della cessione del quinto, possono affidarsi ad un altro congedo (quello previsto dall’ente previdenziale per intenderci).

Per capire nel dettaglio cosa succede alla cessione del quinto in caso di fallimento dell’azienda, ti suggeriamo di leggere l’articolo su come gestire il rimborso della cessione del quinto su Prestitimag.

Infine, ti suggeriamo di valutare sempre e comunque, una polizza assicurativa che possa salvarti da queste situazioni.

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