Confronto tra conti correnti online per il trading

Esistono moltissimi tipi di conti correnti che si possono aprire sia offline (andando in banca) che online, inviando i documenti e tutto il necessario direttamente via browser. Ormai sono tantissime le banche che offrono questo genere di servizi, ma in molti casi si può anche trattare di aziende che forniscono servizi di questo genere senza essere banche tradizionali. In alcuni casi può essere necessario recarsi comunque in banca per completare la procedura di registrazione, ma in genere non è necessario farlo.

I conti correnti qui presentati sono una piccola selezione dei conti esistenti, utili per l’operatività quotidiana sia di privati che di aziende, e fanno riferimento a caratteristiche tipiche dell’operatività online.

ContoAzienda / Istituto bancarioCaratteristicheCostiTrading
Hello BankBNLun buono regalo Amazon.it da 150€ se accrediti lo stipendio o versi almeno 3.000€ sul conto corrente e sottoscrivi la carta di credito Hello! Card, apertura con riconoscimento via webcamSpese operative gratuite, si apre direttamente onlineDisponibile
Conto Corrente FINECOFineco BankBonifici, domiciliazione delle utenze, pagamento dei bollettini e altro ancoraA canone zeroDisponibile
Conto Widiba PaperlessWidibaFirma digitale e posta certificata incluse gratisSpese di tenuta conto a trimestre gratuita per i primi due anni (poi 5 €), estratto conto digitale gratis,Disponibile
Conto Corrente ArancioING DIRECTPotrai firmare il contratto con firma digitale e scegliere di identificarti tramite webcam.zero canone annuo
Carta di Debito, Carta di Credito e Carta Prepagata a zero canone.
Disponibile
Conto WebankBanco BPM SpaTrasferendo il saldo e gli strumenti finanziari dal tuo vecchio conto Zero canone, Zero spese, Anche su mobileDisponibile
Conto Corrente Digital - CheBancaGruppo MedioBancaSe cambi conto da un'altra banca, in 12 giorni lavorativi vengono trasferiti i bonifici permanenti, gli addebiti diretti ricorrenti ed il saldo residuoNessun Canone mensile se operi online. Carta di Debito Gratuita e Contactless. -
WebSellaBanca SellaBonifico istantaneo in area SEPA 24/7Canone mensile gratuitoDisponibile
BuddyBankBuddybank Carta di Debito Internazionale MasterCard canone mensile gratuito per i primi 6 mesi, poi 9,90€ / mese - gratuito sempre se depositi almeno 1.500€ / meseDovrebbe essere disponibile
HYPE PLUSBanca Sella Holding SpaGestione via app12 euro l’anno, fino a 50,000 € / annoDisponibile

In genere i conti correnti:

  • sono finalizzati alla gestione di denaro, cioè a ricevere importi (stipendio, rimborsi, donazioni, ecc.) ed effettuare pagamenti;
  • sono associati ad un IBAN univoco per ogni utente;
  • sono collegabili ad un bancomat (carta) per il prelievo via ATM;
  • sono utilizzabili online mediante servizi di carta di credito, carta prepagata, carta di debito e bonifico tradizionale o veloce (Sofort o Rapid Trasfer).

Il trading coincide invece con la compravendita di strumenti finanziari via web.

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?

Trading Online: come iniziare

Se ti stai avvicinando solo nel 2019 al mondo del trading online dovresti innanzitutto dare un’occhiata al sito leopzionibinarie.it, la guida al trading più letta in Italia. Qui potrai prendere confidenza con tutti i meccanismi degli investimenti da casa, nonché leggere le recensioni complete dei migliori broker.

D’altro canto, muovere i primi passi nel trading, per un principiante, significa innanzitutto puntare sulla comprensione. Ci sono tantissimi fattori che influenzano l’andamento del mercato. E i prezzi si muovono in continuazione per la domanda e l’offerta degli investitori.

Quando l’offerta e la domanda non sono sincronizzate, cioè se disponibili sul mercato, in un dato momento, ci sono più acquirenti che venditori, il prezzo salirà. Oppure può verificarsi la situazione contraria.

Si tratta di una logica molto semplice che ti aiuta a capire i meccanismi dei mercati finanziari e come operare per trarne vantaggio. Scopriamo di più.

Broker Online: come creare il tuo piano di trading

A questo punto vorrai sapere, all’atto pratico, come negoziare online.

Il passo iniziale, nonché il più essenziale, è scegliere il broker giusto. Se vuoi avere successo nel trading dovrai rivolgerti obbligatoriamente ad un broker affidabile.

Tra i criteri di scelta, ti consigliamo innanzitutto di informarti sulle licenze operative dell’intermediario. Dovrà trattarsi di un broker regolamentato al 100%, altrimenti rischierai di imbatterti in quale tipo di truffa.

Posta la legalità del broker scelto, è importante che questa società, tra i suoi servizi, offra l’accesso ad una sezione didattica, ad un conto demo e ad una piattaforma di trading semplice da utilizzare.

In questo modo potrai studiare il trading, testare le tue conoscenze e imparare ad utilizzare il software.

Con una buona dose di impegno, in poco tempo riuscirai a fare il tuo ingresso sui mercati finanziari e potrai guadagnare fin da subito.

Per registrarti sul sito del broker bastano pochi minuti. A livello generale, ti verrà richiesto di creare un account tramite indirizzo e-mail e password. Dopodiché, dovrai inserire i tuoi dati personali e inviare i documenti richiesti.

Ricevuta l’approvazione dopo la verifica della tua identità, potrai procedere con il versamento del primo deposito obbligatorio per la cifra stabilita dal broker.

Grazie ai moderni strumenti online, gli investimenti sono diventati accessibili a tutti, da casa o ovunque ci si trovi, tramite anche ottime applicazioni mobile.

Per quanto qualsiasi tipo di investimento comporti rischi di perdite di denaro, con gli strumenti giusti potrai garantirti, anche in poco tempo, profitti molto interessanti.

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?

Forex Trading – è una truffa? Pro e contro

Che cos’è il Forex Trading?

Che cosa vuol dire forex? Bisogna sapere che il settore del Forex è un mercato in cui le persone possono acquistare, vendere e speculare sulle diverse valute del mondo.

Chi partecipa al forex?

Di solito i partecipanti di questo “scambio” sono banche, società commerciali, hedge fund, società di gestione degli investimenti, broker e investitori. La domanda se il trading Forex sia “legittimo” si riferisce a due possibili domande che è utile porsi. Innanzitutto: il Forex trading è una truffa? In secondo luogo, può davvero essere redditizio? Prima di iniziare, meglio documentarsi, quindi: un buon approccio è quello di avvicinarsi gradualmente alla disciplina, informandosi con una adeguata guida al forex trading online.

Il Trading Forex è una truffa?

Assolutamente no! Non si tratta di un “traffico illegale”. Il Forex trading, in sè, non è una truffa, ma ha semplicemente ereditato una cattiva reputazione a causa delle frodi che, purtroppo, come già in altri settori simili del trading, degli investimenti e del gioco della borsa, avvengono in questo ambito. Questa casistica è dovuta a una regolamentazione poco rigorosa, che rende questo mercato un obiettivo più facile per i malintenzionati.

Il Forex Trading è difficile da gestire, in generale, in quanto si tratta del mercato più grande e con più liquidità al mondo. Gli affari avvengono 24 ore al giorno (al contrario delle operazioni in borsa che, per intenderci, avvengono nei lavorativi: nei fine settimana e nei festivi si fermano) e non esiste un ente centralizzato che controlla le varie operazioni.

Quando il mercato fu reso disponibile ai commercianti al dettaglio, nel 1999, la frode più comune in cui era possibile imbattersi era quella dei broker che dopo aver riscosso le loro commissioni sparivano nel nulla. La maggior parte di questi “professionisti” si trovava in paesi blacklistati o non regolamentati, vanificando qualsiasi tentativo di persecuzione legale.

Per capire meglio di che cosa stiamo parlando, andiamo a vedere qualche esempio di possibili frodi e truffe che sono capitate negli anni scorsi.

La truffa del Signal Seller Scam

Un primo modello di truffa è quella del Signal Seller Scam, ovvero di tutti quegli individui che guadagnano convincendo i commercianti a pagarli per i loro presunti consigli da esperti. Sebbene alcuni raccomandino buoni scambi, è molto frequente che si tratti di ciarlatani o “veggenti della domenica“.

La truffa dei robot

Una delle più recenti e innovative truffe è quella dei “robot”, emersa con l’arrivo delle IA (Intelligenze Artificiali). I protagonisti di questa frode sono degli individui che affermano di aver sviluppato un software in grado di generare negoziazioni automatiche, garantendo profitti esorbitanti. I truffatori si arricchiscono vendendo questo software a commercianti poco preparati sull’argomento. Il prodotto venduto, alla fine, non è un software rivoluzionario ma un semplice generatore di operazioni, spesso casuali, che porta il trader al falso mito che operare in questo campo non sia altro che un gioco d’azzardo.

Conclusioni: il forex si può fare, è legale

In sintensi, le frodi che sono associate al mercato Forex, portano spesso a pensare che il settore stesso sia una truffa. Eppure, siamo di fronte a un campo dove è possibile operare in totale legalità. Con le dovute attenzioni e sotto la guida di broker affidabili – che si trovano in paesi regolamentati – è possibile evitare spiacevoli esperienze. Inoltre, i trader dovrebbero studiare appassionatamente questa materia, realizzando che non esistono strategie perfette o scorciatoie rivoluzionarie.

Un trader di Forex può avere un profitto?

Certamente: il mercato Forex può risultare molto redditizio. Gli operatori più inesperti, spesso, mettono in dubbio la sua efficacia perché non hanno successo. Ma i fallimenti nel trading sono frequentemente dovuti alla scarsa conoscenza del settore e alla mancanza di altri fattori come per esempio, disporre di una strategia oculata e funzionale.

Ovviamente il Forex Trading non è esente da rischi ed è bene scriverlo a chiare lettere: se avete capitale da investire, dovrete essere pronti anche a perderlo. Garanzie di successo non ne possono esistere, purtroppo, in questo come in altri ambiti. Anche gli operatori con più esperienza possono subire delle perdite ed è per questo che immergersi in questo mondo non è consigliato a chiunque. Ma con le competenze giuste e con una guida affidabile sul mercato, si può decisamente provare ad investirci tempo e denaro.

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?

Dal Bitcoin alla Sterlina: le opportunità per fare trading non mancano

Nel mondo finanziario, sempre più persone approcciano al trading on-line e, soprattutto, al mondo del Forex. D’altronde, il trading sulle valute straniere ha dato modo ad una pluralità di investitori di cogliere delle opportunità importanti in passato, grazie all’oscillante andamento di alcune delle più note valute come, ad esempio, il dollaro. Negli ultimi anni, però, le valute più speculative sono risultate essere quelle dei paesi emergenti, spesso quelle riferite ai paesi più periferici, amplificando i margini di guadagno e, purtroppo, anche di perdita.

Timori di un “no deal”: sterlina attraente per movimenti speculativi?

Negli ultimi mesi, però, anche una moneta tendenzialmente stabile come la sterlina ha avuto degli scostamenti importanti – specie in senso negativo – a causa dei timori di un “no deal” sulla Brexit, il cui “the end” dovrebbe essere posto, definitivamente, entro il 31/10/2019, salvo eventuali nuovi rinvii. Dopo una prima fase di recupero nei primi mesi del 2019, la moneta di Sua Maestà ha perso circa il 5% del suo valore rispetto all’euro. Un’autentica mazzata per chi, nel proprio portafoglio, detiene una significativa esposizione in titoli denominati in GBP.

Oltre ai timori per un mancato accordo sulla Brexit, a pesare sull’andamento discendente della sterlina sono stati altri due fattori: dati economici negativi, con una crescita – secondo le stime della Bank of England – prossima allo zero per gli ultimi due trimestri dell’anno in corso, dopo i modesti segni positivi (+0,5% e +0,2%) dei primi due; le prolungate aspettative dei bassi tassi di interesse, che non favoriscono una risalita del valore della valuta britannica. Le dichiarazioni, poi, del Presidente della Bank of England, Mark Carney, hanno dato spago ad un’eventuale futura ondata ribassista: per attutire gli eventuali contraccolpi di un “no deal Brexit“, non ha escluso un eventuale taglio ai tassi di interesse, elemento che può ulteriormente indebolire la valuta brittanica.

Le montagne russe del Bitcoin: opportunità e rischi della criptovaluta

Non tutti sanno, però, che è possibile guadagnare anche nelle fasi ribassiste di una valuta, reale o virtuale che sia: fare trading con leva finanziaria è possibile. Un approfondimento molto chiaro si trova qui. Uno strumento, quello della leva finanziaria, che ben si sposa anche con il trading sulle criptovalute, da sempre foriero di posizioni altamente speculative: giocare al rialzo o al ribasso sulle stesse, quindi, può portare grandi soddisfazioni per i risparmiatori, anche se il consiglio è quello, data l’elevata volatilità, di investire somme non elevate, possibilmente non più del 5% del proprio portafoglio titoli.

L’andamento oscillante del Bitcoin, in tal senso, fornisce un ottimo strumento per capire quanto siano altamente speculative, allo stato attuale, le criptovalute: dopo l’annuncio da parte di Facebook della creazione di Libra, la moneta virtuale ideata dalla società di Mark Zuckerberg, in un mese e mezzo si è assisto ad una crescita del valore da $ 7500 a $12500, per poi assistere ad una repentina discesa fino $9500. Oscillazioni che confermano come investire sulla criptovalute sia, ad oggi, uno strumento potenzialmente molto attraente (+250% in sei mesi nel caso specifico del Bitcoin) ma al tempo stesso da maneggiare con estrema cura, onde evitare di incorrere in significative perdite del capitale investito.

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?

Guida base al trading in bitcoin

Cos’è il trading

In Italia si fanno attività di trading ufficialmente dal 1999: tale attività è legata al sostanziale andamento di vendita (o di acquisto) dei titoli in Borsa. Questo particolare tipo di servizio permette l’acquisto e la vendita on-line di strumenti finanziari che in genere sono azioni ed obbligazioni. Questo tipo di pratica comprende vari modi di operare da parte degli investitori, e varie strategie di azione al fine di incrementare l’utile derivante dall’attività.

Da qualche anno si sono diffusi online anche strumenti per fare trading online anche sul valore delle criptovalute.

Cos’è il bitcoin

Qui bisogna fare una certa attenzione, perchè si parte da presupposti simili – ma non uguali. Alla base del trading tradizionale vi è l’andamento dei titoli in borsa: se il titolo va bene si guadagna, altrimenti si rischia di perdere la somma investita. Il tutto è regolato da meccanismi sostanzialmente impossibili da prevedere, anche perchè se ci fosse un modo per farlo il mercato, di per sè, non avrebbe alcun valore. Nel caso del trading in bitcoin la cosa è ancora più esasperata: il titolo bitcoin, come è possibile vedere installando ad esempio l’app ufficiale di Coinbase, è dominato da oscillazioni del tutto casuali, per cui è difficile fare ragionamenti sulla base dello storico precedente (e soprattutto, cosa che molti non considerano, il prospetto storico cambia se lo consideriamo su base mensile, settimanale, annuale o addirittura ogni ora). Se investiamo al momento in giusto, quindi, potremmo ritrovarci di più di quanto abbiamo investito; ma diversamente è possibile anche perdere i soldi per sempre, e non riuscire a recuperarli più. I discorsi sul trading bitcoin, ovviamente, valgono egualmente per qualsiasi altra criptovaluta: quindi ad esempio LTC o ETH, ed il discorso è quello di sempre – se investiamo cifre folli, specie se non conosciamo bene il mercato e la sua impredibilità e “ferocia”, rischiamo semplicemente di buttare i nostri soldi dalla finestra.

Riconoscere i trend: che vuol dire?

Arriverei a scrivere anche questo: di solito si scrive che per fare trading di criptovaluta con successo è indispensabile essere in grado di riconoscere i trend, saperli decodificare ed investire di conseguenza. Questo è sicuramente alla base della valutazione dei titoli in borsa, per i quali un minimo di conoscenza di economia e di politica – in una parola, del Mercato – possono aiutare a fare i giusti investimenti nel tempo.

Nel caso delle criptovalute e del trading di cripto, la cosa è invece falsa, visto che a volte non basta ed è anche molto facile illudersi di essere degli esperti del settore quando, invece, non lo si è per nulla. Che cosa vuol dire, in fondo, saper “riconoscere i trend”? Direi che non significa quasi nulla: il trend di per sè può essere visto come positivo o negativo su base temporale, per cui le possibilità di perderci o di guadagnarci sono tipicamente legato al caso.

Trading bitcoin: tecnica dell’hold, che cosa significa

È capitato, comunque, che chi comprava oggi 1 BTC (circa 5000 euro, ad oggi) si ritrovasse dopo un anno con un capitale accresciuto in tasca, sfruttando la tecnica dell’hold: ciò significa che uno debba trattenere la somma ferma sul proprio portfolio, aspettando “tempi migliori” e senza investire altre cifre in seguito.

Esempi di siti per trading in BTC

Su internet trovate moltissimi siti che propongono servizi di questo genere, anche se il più delle volte il prezzo minimo da pagare è di almeno 250 € (ad esempio come avviene nel caso di https://it.the-bitcoinrevolution.com). Alla fine dei conti questo genere di servizi invita a fare un investimento base in criptovalute e mette a disposizione degli strumenti per poter investire, direttamente da casa, con un browser ed una connessione ad internet: ma ovviamente, vorremmo ricordare, la vita ed il lavoro sono una cosa decisamente più complessa.

 

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?

trading online

Trading online: come investire in rete

Avvicinarsi al mondo del trading online è sempre più facile. Moltissimi siti permettono infatti di attivare un account e di cominciare a speculare; allo stesso tempo internet propone anche materiale di vario genere, dai corsi ai consigli per tutti, esperti e neofiti. Un sito che tratta di trading online è ad esempio Forza trading; chiunque può trovare in rete tutte le informazioni che cerca e gli strumenti più validi per cominciare subito a fare affari.

Perché investire online
Le motivazioni che portano molti a investire in rete sono molteplici, a partire dalla comodità di questo genere di speculazione. Se si desidera di dare un’occhiata e testare le proprie abilità, lo si può fare in tempi brevissimi, anche in pochi minuti. Di fatto i siti di brokeraggio sono tanti, ognuno con proposte specifiche e affari in diversi mercati. Chi vuole cominciare a investire online deve semplicemente scegliere un broker e attivare il proprio account. Da notare anche il fatto che alcuni siti propongono affari ad ogni ora del giorno e dalla notte, quindi non serve avere troppo tempo libero per farlo, sono sufficienti le ore serali, al ritorno dal lavoro.

Aprire un conto
Per poter investire in rete è necessario avere a disposizione un conto operativo. Serve semplicemente attivare un account, indicando i propri dati, e versare del denaro attraverso un qualsiasi metodo di pagamento elettronico, come ad esempio una carta di credito o un portafogli online. Sarà necessario anche inviare una copia digitale dei propri documenti di identità, in quanto è necessario in Europa essere maggiorenni per poter investire. Ogni broker propone offerte differenti, alcuni versano dei fondi aggiuntivi a ogni nuovo cliente; gli affari disponibili sono molteplici, ogni broker segue in genere un singolo mercato, ma ci sono anche dei siti che propongono affari in vari mercati differenti. La scelta dipende dai propri interessi, ma anche dalle condizioni per l’attivazione del conto e per le singole speculazioni. Per chi è alle prime armi di solito è bene prediligere broker che permettano di attivare un account con un versamento minimo, per non dover avere a disposizione capitali eccessivi.

Trading con le banche
Alcuni tra gli istituti di credito presenti in Italia consentono ai propri clienti di fare trading online, attraverso il servizio di home banking. Questi servizi consentono di acquistare titoli azionari, o anche di avviare trattative con i prodotti finanziari derivati. Si tratta delle speculazioni proposte anche dai principali siti di trading online, ma effettuate attraverso l’istituto di credito che gestisce il nostro conto corrente. Tale opportunità viene proposta in genere a un costo fisso, mensile o annuale. Anche i siti di brokeraggio presentano un costo, che è però spalmato su ogni singola transazione. Di fatto invece di pagare su base periodica, si paga una piccola quota per ogni speculazione effettuata.

Le scelta del mercato
Come abbiamo detto, il trading online si effettua sia attraverso la compravendita, sia con prodotti derivati. Questi strumenti si riferiscono a beni sottostanti, scambiati nei vari mercati mondiali. La scelta dipende dalla propria predilezione, o anche dall’ambito che si ritiene conoscere meglio.

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?

Pagare.online

Blog

Parliamo di…

Carte più richieste

Guarda anche

Calcolo fatture

Nuove variazioni di prezzo sul bitcoin? Bill Gates invita a fare attenzione, Square ne compra

Se avete meno soldi di Elon Musk evitate i Bitcoin“: con queste parole Bill Gates, l’informatico a cui dobbiamo Windows e Microsoft fin dalle origini, non sembra entusiasta dell’uso delle criptovalute. Soprattutto come strumento di investimento, è saggio e molto condivisibile la sua posizione di scetticismo, in risposta al fatto che Musk ne abbia comprato un grosso quantitativo in corrispondenza del quale si è verificato un sostanziale aumento del suo valore. Sebbene la posizione di Gates sia corretta – del resto anche noi, sul nostro blog, abbiamo sempre invitato alla prudenza in qualsiasi investimento – resta qualche perplessità residua sulle dichiarazioni di Janet Yellen, economista statunitense che si è espressa scettica su Bitcoin e a favore di un dollaro digitale (che pero’ non sarebbe più una criptovaluta senza inflazione, come abbiamo spiegato in altra sede). La nostra perplessità consiste, in altri termini, sulla validità effettiva di questo termine di paragone (che secondo noi regge fino ad un certo punto), come abbiamo sottolineato parlando dell’euro digitale.

Al tempo stesso, Square (la società di Jack Dorsey) ha ufficialmente annunciato di averne comprato l’equivalente di 170 milioni di dollari in criptovalute BTC; questo aumenta il grado di capitalizzazione, rimpolpando le cifre di cui vi avevamo parlato qualche giorno fa, portandolo così a oltre 1 miliardo di dollari. Vale il suggerimento di Bill Gates, emblema dell’investitore prudente: se è vero, dice il fondatore di Microsoft, che Musk ha investito in criptovaluta, è chiaro che l’ha fatto su cifre che è disposto a perdere, e che certamente non faranno la differenza per quelle che sono le sue molteplici attività.

Al tempo stesso Musk – di cui abbiamo recentemente dedicato una corposa monografia su Trovalost.it – ha contribuito a determinare l’andamento del mercato, che trattandosi di una criptovaluta tendenzialmente non è prevedibile e potrebbe essere soggetto a cali di valore, anche di natura molto corposa. Se dovesse scendere di molto, ad esempio, è probabile che uno che ci abbia speso dei soldi possa ritrovarsi un giorno senza nulla – motivo per cui conviene sempre tenere fermi ed immobilizzare gli investimenti, anche perchè i classici sstrumenti di analisi del trading potrebbero essere del tutto inadeguati per l’andamento delle cripto in generale.

Come sempre, sarà necessario attendere per vedere come evolverà questo imprevedibile mercato.

Photo by Nick Chong on Unsplash








5/5

(1)

Che ne pensi?









Guida pratica all’open banking (PSD2)

In pochi hanno realmente capito ed inquadrato le funzionalità e le opportunità offerte dall’open banking: uno strumento innovativo che, alla prova dei fatti, sta portando molte novità importanti nel mondo delle carte di credito e dei conti correnti bancari.

Cos’è l’open banking

L’open banking, molto probabilmente, sarà ciò che ci ha riservato il prossimo futuro in ambito bancario. Di open banking, in effetti, si parla in ambito europeo almeno dal 2015, anno in cui sono state proposte le prima linee guida per definire un rapporto innovativo, funzionale e rinnovato tra cliente e banca. Quando entra in gioco l’open banking si fa riferimento ad un rapporto esteso, più funzionale ed innovativo, tra il cliente della banca e l’istituto bancario. Nello specifico si fa riferimento all’utilizzo di funzionalità (API) per consentire ai clienti di accedere più facilmente ai propri dati bancari, l’uso di tecnologie open source per raggiungere il risultato ed una conseguente maggiore trasparenza in merito a livello globale.

La parola “open” nello specifico sembra avere una chiara valenza in ambito software, con un riferimento specifico al software open source, ed alla possibilità di mettere a disposizione API pubbliche per interrogare dall’esterno le banche dati bancarie (precedentemente inaccessibili dall’esterno). Il tutto in nome di un rinnovato sistema che privilegia sia la trasparenza nel rapporto tra banca e clienti che la sicurezza della trasmissione e della codifica dei dati.

Open banking è, ad oggi, un sostanziale nuovo paradigma bancario, al quale i vari istituti si stanno adeguando progressivamente in nome di una maggiore trasparenza e apertura al mondo dei software delle fintech. Un qualcosa che, alla prova dei fatti, non avrà conseguenze soltanto a livello tecnico o interno ma anche, e forse soprattutto, nelle nostre vite quotidiane – in relazione al modo di concepire e gestire i nostri risparmi, mutui e prestiti.

A cosa serve l’open banking?

L’open banking è un concetto che rischia di rimanere astratto, per molti non addetti ai lavori, finchè non si trova un caso pratico da applicare: e questo esempio corrisponde quasi sempre con PSD2. Con questa sigla infatti si indica la Payment Services Directive, ovvero la Direttiva di Pagamento di Servizi ovvero – detta in soldoni – la possibilità per generiche terze parti (che non sono per forza banche, questa è la prima novità sostanziale) di accedere in modo regolamentato e protocollato ai dati delle banche stesse.

Mediante un sistema innovativo detto PSD2, open banking apre alla condivisione dei dati tra i diversi operatori (clienti, banche, ecc.), operazione che deve essere pre-autorizzata dai titolari dei conti correnti e che si basa su uno standard di API (ovvero librerie multi-linguaggio da richiamare mediante software appositi) ovviamente disponendo delle opportune credenziali.

Come funziona tecnologicamente l’open banking?

L’open banking è un paradigma di funzionamento per le banche che si basa sull’uso di API (Application Programming Interface) che consentano l’accesso autentificato e controllato ai dati delle banche, una maggiore trasparenza nel trattamenti dei dati personali (inclusi gli open data) e l’uso, sostanzialmente obbligatorio, a questo punto, di tecnologie open source.

Alcuni esempi di banche che, ad oggi, espongono da tempo questo genere di servizi sono le seguenti:

Che cos’è PSD2

Con PSD2, infatti – acronimo che sa tanto di informatica, e che significa Payment Services Directive ovvero protocollo, direttive per i servizi di pagamenti) sembra ormai essersi aperta una nuova fase per la gestione innovativa dei pagamenti online, ad esempio. Il tutto mediante il coinvolgimento diretto non solo delle banche tradizionali, ma anche dei servizi diversi dalle banche stesse: i cosiddetti TPP (Thirdy Party Provider), che sono spesso e volentieri fintech e che potranno erogare nuovi servizi con maggiore facilità.

I servizi coinvolti saranno, in primo luogo, quelli relativi ai pagamenti da effettuare su internet, ma molto del lavoro potrà essere svolto anche nel settore trading / investimenti ed assicurazioni.

La direttiva PSD2 (acronimo per Payment Services Directive) è piuttosto articolata, e viene qui descritta nei suoi punti cardine fondamentali. Il contesto principale è quello del cosiddetto Open Banking, di cui PSD2 è uno dei principali fautori e portatori di innovazione.

Open banking: come può essere utilizzato dalle fintech?

In questo nuovo ambito finiscono in primo piano quali assolute protagoniste le fintech, ovvero le società di tecno-finanza, e anche le digital insurance (ovvero le società che si occupano di assicurazioni sfruttando le nuove tecnologie). Grazie alle direttive PSD2 – del quale si parla anche qui, per approfondimenti – le banche europee saranno quindi tenute a creare, gestire ed esporre delle API completamente open source alle società fintech che ne facciano richiesta: questo, nella pratica, apre a nuove opportunità e nuovi servizi bancari più flessibili e veloci per gli utenti, come ad esempio possibilità di effettuare un pagamento sfruttando uno dei tanti account bancari che si posseggono.

Cosa cambia con l’open banking per i correntisti?

Nella pratica i vantaggi per i correntisti sono numerosi: prima di tutto, infatti, saranno disponibili nuovi servizi all’interno delle app bancarie. In secondo luogo alcune limitazioni e lungaggini burocratiche tipiche delle banche che tendono a produrre molti documenti cavillosi e lunghi da gestire finiranno per essere, man mano, snelliti e velocizzati. Sarà anche possibile per un correntista che gestisce più conti presso più di una banca avere una visione unificata e gestita in modo centralizzato di tutti i propri conti bancari.

Un esempio concreto di open banking: Revolut

Un esempio classico di open banking potrebbe essere, tanto per fare un esempio familiare ai più, l’uso del proprio credito telefonico come moneta online, ovvero i soldi usati per ricaricare la propria SIM telefonica che si possono spendere quando si va a fare la spesa. In secondo luogo, l’open banking potrebbe aprire ad una visione unificata dei propri conti bancari, come ha fatto di recente il conto Revolut. Dentro l’app ufficiale di Revolut, infatti, si può già vedere un uso concreto dell’open banking per visionare e gestire il saldo di tutti i conti correnti che si possiedono, e che sono sempre intestati alla stessa persona o comunque sono riconducibili a noi.

Grazie alle funzionalità open bankin, pertanto, sarà possibile avere una visione d’insieme sui propri conti correnti nominativi. All’interno dell’app di gestione del proprio conto con Revolut, di fatto, sarà possibile visionare e gestire il saldo di ogni altro singolo conto che si possiede, qualunque siano i conti in banca di cui siamo titolari.

Se abilito l’open banking, con chi verranno condivisi i dati bancari?

La condivisione dei dati bancari, come sempre accade nell’ambito dell’open data del resto, ha generato una certa preoccupazione di fondo per la tutela della privacy degli utenti. Da qualche tempo, infatti, i dati dei correntisti sono – coerentemente con le indicazioni fornite da open banking e PSD2 – condivise con gli operatori autorizzati che ne facciano richiesta. Il correntista, ovviamente, non è obbligato a fare questa scelta: sarà lui a decidere e stabilire se farlo oppure no.

Le terze parti di cui sopra sono altresì interessate a condividere e vedere questi dati, e sono società intermediarie “terze parti” come ad esempio i PISP (Payment Initiation Service Providers, che fanno da intermediari per i pagamenti fornendo la possibilità di pagare senza esporre i dati della carta), gli AISP (Account Information Service Provider, che si occupano di monitoraggio dei conti correnti) ed i CISP (Card Issuer Service Providers, che solo coloro che emettono le carte di credito).

PSD2 nella pratica

Come dicevamo, PSD significa Payment Services Directive ovvero protocollo per servizi di pagamento, ed il 2 fa riferimento alla versione del protocollo. La comunità europea, in sostanza, ha stilato una serie di linee guida per i servizi bancari che siano improntati al rispetto della privacy dei correnti, ma anche ad una maggiore cooperazione ed interoperabilità bancaria tra servizi. Il mondo delle banche è stato da sempre abbastanza “blindato”, in questo ambito, vuoi per una sostanziale diffidenza verso le nuove tecnologie vuoi soprattutto per una questione di segretezza mascherata da sicurezza. Il security though obscurity, del resto, è un paradigma non più supportato da buona parte del mondo IT moderno, e si contrappone ad una sostanziale apertura – da cui il nome open banking – verso API pubbliche che permettano di interrogare informazioni sui conti correnti e consentire ai conti correnti di banche diverse di comunicare in modo più agevole, seguendo un protocollo unificato sicuro, ben definito e con una politica di accesso ovviamente regolamentata.

Le indicazioni ufficiali in merito si trovano a questo link:

https://ec.europa.eu/info/law/payment-services-psd-2-directive-eu-2015-2366_en

Quali sono i servizi che vengono offerti dall’open banking? Abbiamo raccolto di seguito un po’ di esempi a riguardo.

Credito telefonico utilizzabile come moneta online

Su questo punto sembra non esserci ancora molta chiarezza, ma a breve, da quest’anno, dovrebbe essere possibile usare il proprio credito telefonico per pagare ad esempio un film su iTunes. Una cosa molto comoda, in effetti, per le piccole e frequenti transazioni che impongono la seccatura, per il cliente, di ricaricare la propria carta ricaricabile (che viene usata nella maggiorparte dei casi) ogni volta, con costi considerevoli e sostanzialmente non necessari.

Sicurezza dei pagamenti potenziata

Un altro aspetto della normativa PSD2 riguarda la sicurezza, quindi il potersi mettere al riparo da truffe informatiche che durante i pagamenti potrebbero capitare. Ogni banca, a riguardo, sta potenziando tali misure seguendo i principali standard del settore, e sta informando adeguatamente i propri clienti a riguardo.

Commissioni di pagamento ridotte

È noto che le banche applichino commissioni di pagamento sulle transazioni, e potranno continuare a farlo: a patto, pero’, che il valore delle stesse:

Per fare un esempio, quindi, se pagassi 100 euro online non dovrei mai pagare più di 2 € nel caso di carte di debito, e non più di 3€ per quelle di credito. Normativa che, ad oggi, viene rispettata dalla maggiorparte delle banche e degli istituti di credito, e che garantisce un costo equo per le operazioni che vengono effettuate volta per volta dai clienti.

Divieto di applicare sovrapprezzi a chi paga online

Esiste uno specifico decreto legge, il D.lgs 21 febbraio 2014 n. 21, pubblicato da qualche tempo sulla Gazzetta Ufficiale, che viene incontro ad una direttiva imposta dalla UE (la 2011/83/UE) per venire incontro e soddisfare al meglio i diritti dei consumatori. La regola impone che nessun professionista o esercente possa imporre ai consumatori spese per l’uso di strumenti di pagamento online, o comunque tariffe che superino le spese sostenute in fattura. Le regole valgono, più nello specifico, non in generale ma in particolare

  • per i contratti di vendita
  • per i contratti di servizio
  • per i contratti di fornitura di beni come gas, luce, riscaldamento, contenuti digitali e acqua.

Open banking, Google e Facebook

Si apre anche ad ulteriori possibilità in ambito bancario, con la completa liberalizzazione del mercato finanziario e, in qualce modo, emulando uno stesso fenomeno di apertura e di nuove opportunità per i clienti mai visto fino ad ora. Grazie all’open banking si vedranno nuovi operatori bancari inediti fino ad oggi, come ad esempio le società big tech come Google e Facebook che possono, di fatto, richiedere liberamente una licenza da operatori bancari.

Come richiedere una licenza da operatore bancario?

Si apre anche ad ulteriori possibilità in ambito bancario, con la completa liberalizzazione del mercato finanziario e, in qualce modo, emulando uno stesso fenomeno di apertura e di nuove opportunità per i clienti mai visto fino ad ora. Grazie all’open banking si vedranno nuovi operatori finanziari inediti fino ad oggi, come ad esempio le società big tech come Google e Facebook che possono, di fatto, richiedere liberamente una licenza da operatori bancari.

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?









CryptoPay

Soldi, soldi virtuali, criptovalute, bitcoin, carte di debito e carte di credito. Parlando di carte di credito e criptovalute, oggi avremo modo di approfondire un po’ meglio un tipo di carta di credito che unisce le due caratteristiche: una carta CryptoPay è una carta di debito inglese che funziona con le principali criptovalute, e può essere usata per acquistare bitcoin, fare trading online, fare acquisti online sui vari siti e via dicendo.

Il servizio permette di registrarsi gratuitamente e di avere a disposizione un wallet per BTC direttamente sul proprio telefono. Ad oggi, supporta le valute in EUR, USD e GBP. Con la carta CryptoPay è possibile, inoltre, prelevare direttamente la propria criptovaluta in euro sfruttando un normale ATM o bancomat.

Il servizio offre commissioni nella media, consegna gratuita in tutto il mondo, protezione della carta con chip virtuale e PIN personalizzato, carta di credito sia fisica (accettata nei più comuni circuiti bancari) che virtuale.

I costi della carta (in euro) sono riportati di seguito.

Costo di consegna della carta €15.00    
Prezzo della carta Gratis    
Costo di consegna rapida della carta €70.00    
Costo singola transazione ATM nazionale €2.25    
Costo singola transazione ATM internazionale €2.75    
Costo transazione estera 3%,    
Costo mensile della carta €1.00    
Fee 1%,    
Fee di terze parti 1.99%
Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?