Le Migliori Carte Prepagate Con IBAN

Stavi cercando una carta prepagata con IBAN associato? Grazie a quest’ultimo sarà possibile utilizzare la tua carta per ricevere pagamenti mediante bonifico, accredito dello stipendio mensile pur senza avere un conto tradizionale. Le migliori carte prepagate che offrono un IBAN, ad oggi, sono le seguenti.

Le migliori carte di questo tipo

1 American Express
4.88/5 (34)
2 HYPE
4.75/5 (4)
3 ViaBuy
4/5 (3)
4 N26
4.67/5 (3)
5 MPS Spider
5/5 (1)
6 Tinaba
5/5 (1)
7 Mediolanum Prepaid Card
0/5 (1)

Ogni carta ha le proprie caratteristiche ma, di solito, hanno in comune il fatto di avere un IBAN univoco associato alla carta. La procedura di registrazione di solito avviene online, e si tratta spesso di banche senza sportello.

In genere queste carte hanno un costo fisso annuale molto piccolo o nullo, funzionano “quasi” come delle carte di credito, non permettono di superare un limite massimo di ricarica mensile e si possono utilizzare per pagare su internet.

4.92/5 (26)

Che ne pensi?

NFT spiegati facilmente, per chiunque (o quasi)

Milioni di dollari investiti per un NFT. Che arrivano anche al cinema, e che sono diventati, tra le altre cose, l’equivalente delle figurine che collezionavamo da ragazzini. Ma che cosa sono questi NFT, i Non-fungible token di cui tutti parlano da qualche tempo?

Per capire che cosa siano gli NFT è opportuno partire dal significato dell’espressione “non fungibile“, che è forse quella che crea più confusione di tutte. Un token, in effetti, è un po’ come un gettone che ci forniscono alcuni rivenditori in cambio di denaro, e che possiamo usare per effettuare degli acquisti specifici (pensiamo ai gettoni colorati che ci vengono forniti all’ingresso di alcuni festival musicali, per poter acquistare da bere o mangiare, ad esempio): insomma, un token è abbastanza facile da intuire che cosa sia. Ma che il token sia non fungible è tutta un’altra storia…

“Non fungibile” significa che, pressappoco, è un pezzo unico che non può essere sostituito in alcun modo (da cui si evince il suo valore intrinseco); per capirci, se scambio dei bitcoin con qualcuno si tratta di criptovaluta fungibile, per definizione, dato che posso scambiare un ammontare di BTC con un altro ammontare degli stessi BTC ed otterrò sempre lo stesso valore. Questo discorso non vale per gli NFT, che si prefigurano come carte differenti tra loro, come “pezzi unici” destinati ai collezionisti, se vogliamo, e dal valore unico ed elevato proprio perchè non riproducibili al 100% in ogni fattezza. È un po’ quello che succede, se vogliamo, col mercato dei diamanti: il costo è elevato perchè ogni pezzo è unico, tanto più che i primissimi NFT (quando ancora non erano di moda) venivano proposti da ambiziosi startupper nella forma di diamanti digitali (uno schermo sul quale era presente un diamante dalla forma unica, memorizzato in una blockchain).

Nel concreto, un NFT può essere qualsiasi cosa, ma in genere è un artefatto digitale artistico: un disegno, un brano musicale, un blocco di dati corrispondente ad una specifica intelligenza artificiale. Un po’ come avviene per la valutazione di opere d’arte da parte di eccentrici milionari, questo concetto viene portato a livello più “pop” e tecnologico al tempo stesso, spalancando le porte a svariate possibilità – tra cui quella di creare videogiochi basati su NFT. A livello concreto un sito che presenta un marketplace o mercatino tipo Ebay con NFT di vario genere è, ad esempio, il sito

opensea.io.

Passando ad un livello squisitamente più tecnico, gli NFT si basano spesso – per non dire quasi sempre – sulla blockchain di Ethereum, il “libro mastro” della celebre criptovaluta che presenta un vero e proprio linguaggio di programmazione al suo interno, completo e funzionare (e che può essere usato per ufficializzare contratti, ad esempio). La validazione delle transazioni su ETH avviene a livello di proof-of-work, come per il BTC, con un dispendio computazionale considerevole, oppure sfruttando la più efficente proof-of-stake. Il punto chiave da capire è che ogni NFT è unico a livello di blockchain, e questo ne garantisce certificazione, attendibilità, valore e non riproducibilità. Chiaramente questa esplosione di popolarità degli NFT potrebbe, in teoria, coincidere con un aumento del valore di ETH, anche se rimaniamo nell’ambito delle ipotesi dato che, a mio modesto avviso, è anche possibile che NFT si riveli una bolla speculativa come molte, troppe ne abbiamo visto nel settore negli scorsi anni.

Qui si arriva ad un punto fondamentale da comprendere per evitare fraintendimenti: esiste un celebre video NFT valutato ben 6 milioni  e 600 mila dollari, alchè qualcuno di noi potrebbe sentirsi tentato dall’idea di scaricarselo per avere l’equivalente di quel denaro nel proprio computer. Le cose ovviamente, per nostra sfortuna, non funzionano così: essendo un’opera d’arte digitale è comunque un file che chiunque può duplicare, caricare dove vuole, custodire in un hard disk. Ma gli NFT sono stati ideati per fornire qualcosa che non può essere copiato, ovvero la proprietà certificata e sicura dell’opera, per quanto la legge sul diritto d’autore già stabilisca questo aspetto e, come dire, quasi certamente dovrà aggiornarsi in materia quanto prima, pensiamo. Per dirla in termini di collezionismo d’arte: chiunque può acquistare una stampa di Picasso, ma solo una persona deterrà l’opera originale. I sistemi di monetizzazione delle opere d’arte in NFT non mancano, e ogni marketplace può stabilirne uno diverso.

Foto di A M Hasan Nasim da Pixabay

5/5 (1)

Che ne pensi?

Mining per criptovaluta: come e perché farlo

La parola mining si lega, nella quasi totalità delle circostanze, a quella delle criptovalute; questo proprio perché si tratta del “motore” che permette alle stesse di esistere. Il mondo delle criptovalute sembra, di fatto, essere uscito dalla sua iniziale dimensione di nicchia, assumendo un’importanza considerevole anche nel dibattito finanziario pubblico (sia pure, in molti casi, solo per provare a sminuirne la portata).

In questo contesto può essere interessante approfondire il processo generativo delle criptovalute, come ad esempio Ethereum e Bitcoin (e per estensione tutte le altre disponibili), per poi capire come (e se davvero) sia possibile rendere questo processo automatico, e in qualche modo autogestito. Possiamo davvero, in altri termini, fare mining in casa o in ufficio?

Abbiamo già affrontato sul nostro sito le principali curiosità annesse al bitcoin (come sistema di pagamento alternativo a carta di credito, bonifico e PayPal) e, per estensione, dobbiamo ricordare che quelle considerazioni valgono per qualsiasi altro tipo di criptomoneta. Il processo generativo della moneta decentralizzata mediante blockchain, di fatto, va sotto il nome di mining, e per sua natura richiede una potenza computazionale considerevole.

Tanto considerevole, nello specifico, che i normali PC che usiamo a casa o in ufficio non bastano più da anni.

Vale la pena di soffermarsi un attimo sulla definizione di mining, prima di procedere oltre: similmente a quello che succede per il processo tradizionale di estrazione dell’oro, infatti, il mining coincide con un complesso algoritmo che permette di estrarre informazioni, criptarle e codificarle in modo tale che forniscano valore aggiunto “certificato”. Tale valore aggiunto, in termini finanziari, si assume per il fatto che non tutti sono in grado di effettuare il mining, e proprio per questo vengono introdotte delle commissioni (mining fee) che retribuiscono i miner per il contributo che hanno fornito alla blockchain: messa in modo semplice, quel “tot” di dati che diventa spendibile come criptovaluta.

Generalmente si prendono in considerazione due modi per fare mining, ed entrambi riguardano l’uso di una tecnologia ad altissime prestazioni erogabile sia in locale (installando dei miner in casa, in appositi rack o “armadi” dotato di sistemi di raffreddamento) che in cloud (ovvero sfruttando servizi già pronti all’uso di questo genere). Il mining di criptovaluta veniva storicamente effettuato con computer molto basilari dotati delle migliori CPU disponibili all’epoca; col tempo, pero’, si è visto che il consumo in termini di potenza era troppo alto, tanto da risultare inefficiente per buona parte dei casi pratici.

Le CPU classiche, infatti, per quanto efficienti possano essere – e per quanto onorino la famosa legge di Moore (secondo cui la complessità di qualsiasi microprocessore aumenta ogni anno e mezzo) – non sono adeguate ad effettuare il tipo di calcoli richiesti da un algoritmo “medio” di mining. E questo succede perché, ad esempio, è prevista la cosiddetta proof-of-work, la quale garantisce un aspetto importantissimo per garantire che la cripto generata sia utilizzabile a titolo di moneta: il fatto che non sia falsificabile (e questo lo garantisce la crittografia) e che non offra la possibilità di essere spesa due volte da due persone diverse (il che ovviamente renderebbe non valida la stessa definizione di criptovaluta: tale problema, per la cronaca, è noto tecnicamente come double-spend).

Per questo motivo hanno avuto l’idea di fare uso, in alternativa, della potenza di calcolo delle GPU (Graphics Processing Units), le stesse che sono responsabili del rendering digitale sulla maggioranza dei dispositivi elettronici. Tale tipo di hardware, di fatto, si è rivelato particolarmente adeguato, in termini di velocità ed efficienza, per effettuare i complicati calcoli alla base del processo di mining. Tanto per fare un esempio numerico, una GPU di qualche anno fa riesce a processare circa 3000 operazioni per tempo di clock, quando una CPU dell’epoca poteva processarne solo 4 (di fatto, tre ordini di grandezza in meno). In questo contesto, tecnicamente parlando, gioca un ruolo fondamentale la capacità di parallelizzare le operazioni, che la rende idonea ad effettuare operazioni molto rapide in tempi brevissimi o quasi istantanei. Proprio quello che ci vuole per un buon mining, insomma.

Alla lunga ciò ha contribuito direttamente alla diffusione delle tecnologie per questo contesto, e nello specifico ha portato alla realizzazione di hardware specifici, da parte di aziende specializzate, per applicazioni ad alto utilizzo di grafica (modellazione e rendering 3D e/o CAD, videogiochi di ultima generazione e via dicendo).

Applicazioni che poi, nella pratica e mediante l’inesorabile evoluzione tecnologica dei chip, sono diventate a tutti gli effetti hardware dedicato per applicazioni di deep learning e mining. Il che è, ad oggi, praticamente l’unico modo per fare mining “artigianale”, con l’ulteriore nota (non certo trascurabile) che i costi dell’acquisto di questo tipo di schede video sono molto più alti della media; motivo per cui hanno iniziato a prendere piede soluzioni equivalenti in cloud, che gli utenti interessati pagano “a consumo” e senza disporre fisicamente dell’hardware.

Esistono dei modelli di schede video molto recenti, che sono generalmente preferite dagli appassionati per le caratteristiche che li contraddistinguono e per le capacità che possiedono in termini di prestazioni (misurate tipicamente in CUDA cores, ray-cast, memoria dedicata alla GPU ecc.). Un esempio molto diffuso ed ampiamente utilizzato dagli esperti è, ad esempio, quello della Nvidia Quadro RTX 6000, lo stesso che mette a disposizione l’azienda Seeweb per il suo servizio di server GPU pre-configurata in cloud.

A marzo di quest’anno, peraltro, la NVIDIA ha sviluppato una tecnologia nota come Crypto Mining Processors (CMP), per un totale di quattro modelli suddivisi in base agli hashrate disponibili (HX30, HX40, HX50 e HX90). Tali schede sono dedicati al mining e permettono di controllare con il massimo delle prestazioni una GPU che sarebbe stata quasi impensabile, solo fino a qualche anno fa.

Per chiunque volesse cimentarsi con algoritmi dalle prestazioni molto elevate, ad oggi, il suggerimento di massima è proprio quello di ricorrere a soluzioni in cloud, dato che risolvono più problemi di quanti ne possano creare gli hardware in loco, senza dubbio affascinanti per mille motivi ma soggetti a problemi di configurazione, installazione, manutenzione e ingombro nei propri spazi.

Con una soluzione in cloud, di fatto, avremo a disposizione un ambiente già pronto all’uso per permettere di effettuare il mining di criptovalute, con una piccola specifica ulteriore da fare: “minare” Bitcoin potrebbe non essere troppo pratico (ci vuole troppo tempo per guadagni quasi sempre irrisori), mentre rimangono senza dubbio discreti margini su altre criptovalute, come Ethereum o qualsiasi altra il mercato possa suggerire essere promettente commercialmente.

E per quanto rimanga un’applicazione dedicata a nicchie ben specifiche, resta la considerazione di una disponibilità per il grande pubblico di queste tecnologie, che dovrebbe certamente non essere sottovalutata.

Foto di LauraTara da Pixabay

5/5 (3)

Che ne pensi?

Coinomi: il miglior wallet per bitcoin ad oggi?

Se stai cercando un wallet per bitcoin che sia facile da usare e funzionale, potresti valutare la possibilità di adottare Coinomi: ed è proprio quello di cui parleremo in questa guida.

Faccio un rapido inciso tanto per farvi capire come ho scoperto Coinomi e perchè alla fine ho deciso di adottarlo come wallet. Negli ultimi tempi stavo cercando un wallet (cioè un portafoglio virtuale per criptovaluta bitcoin) che fosse alternativo ad Electrum, il wallet che preferivo usare fino a qualche tempo fa e del quale avevo anche parlato in modo approfondito su questo blog.

Diciamo che Electrum resta una discreta alternativa per aver bitcoin salvati nel proprio dispositivo e proteggerli in modo adeguato evitando di tenerli su un exchange pubblico (cosa in genere sconsigliabile): di fatto, pero’, la gestione di Electrum ho l’impressione che si sia piuttosto complicata, e gli ultimi aggiornamenti hanno prodotto un software che, di fatto, non sembrava più lui. Hanno un po’ snaturato le opportunità offerte dal wallet, di fatto, rendendo complicato anche solo inviare bitcoin ad un altro portafoglio, a volte la fotocamera non riesce a leggere il QR code della fattura e insomma, effettuare pagamenti così è abbastanza complicato.

Premesso questo entro nel vivo, per farvi capire con questa guida che cos’è Coinomi e a cosa serve, a cosa fare attenzione nell’uso e così via.

Cos’è Coinomi

Di base è un’app multi-funzione con la possibilità di gestire la propria criptovaluta, fare da exchange da euro o dollari a bitcoin, acquistare criptovalute di vario tipo, comprare unstoppable domains, e naturalmente (per quello che ci interessa qui) gestire vari wallet sia per BTC e Ethereum. L’app presenta un’interfaccia molto semplice e intuitiva, a mio avviso, e come potete vedere nell’immagine successiva la vista del wallet vi mostra quanti soldi avete (di default in USD o dollari) in criptovalute, e come siano suddivisi tra le varie cripto che possedete. Il wallet possiede un indirizzo univoco, che è una stringa che permette di essere usata per ricevere criptovaluta o acquistarla oppure, ancora, farsela inviare da qualcuno.

A differenza di Ethereum, Coinomi mantiene l’essenzialità dell’interfaccia, costa poco e supporta numerosissime criptovalute diverse (aggiornato al 25 giugno 2021):

Auroracoin, Bata Coin, , Bitcoin Cash ABC, , Bitcoin Plus, , Bitcoin, , Bitcore, , BlackCoin, , CannabisCoin, , Dash, , Denarius Coin, , Diamond Coin, , DigiByte, , Dogecoin, , e-Gulden, , Einsteinium Coin, , Ethereum Classic, , Ethereum, , EuropeCoin, , Expanse Token, , Feathercoin, , Flashcoin, , GridCoin, , Gulden, Internet of People Token, , Linx Coin, , Litecoin, , MonaCoin, , Myriad Coin, , Namecoin, , Nami Crypto, , NEO Token, Neurocoin, , NovaCoin, , NuBits, NuShares, OKCash, Peercoin, PinkCoin, PIVX Coin, PotCoin, PutinCoin, ReddCoin, SolarCoin, Stratis Coin, Syscoin, Ubiq Coin, Ultimate Secure Cash Coin, Unobtanium Coin, Vcash Coin, Verge Coin, Vertcoin, Viacoin, VPNCoin, Zcash Coin, ZCoin

Esiste una successiva schermata che mostra, di fatto, le transazioni che avete effettuato di recente, quindi sia acquisti di cripto che vendite, in modo da poter tenere tutto sotto controllo. Vi ricordo che le transazioni effettuate in questa veste non sono reversibili o annullabili da alcuno una volta fatte, a meno che l’altra persona dall’altra parte non accetti di rimborsarvi.

Se fate click sulle immagini vedrete nel dettaglio, ingranditi, i dettagli annessi all’app di Coinomi. Che è molto bella secondo me e piuttosto comoda da usare. Al tempo stesso, il codice identificativo del wallet sarà mostrato sia come stringa del tipo ( si tratta di un esempio casuale, ovviamente, che non corrisponde ad alcun wallet):

bclq h43k bclq h43k bclq
bclq h43k bclq h43k bclq

che come intuitivo QR code, come potete vedere nell’immagine di seguito. Il QR Code può essere, solo se necessario ovviamente, condiviso su altre app o piattaforme a vostra scelta, con un semplice tap.

 

Uso consigliato

L’idea per fare uso di Coinomi è ovviamente legato alla necessità di effettuare un pagamento in BTC, ad esempio ad un negozio, oppure presso un ATM di bitcoin nel quale potrete, di fatto, ricevere la cripto che avete acquistato fornendo l’ID del vostro wallet. La principale opportunità legata all’uso di Coinomi è proprio nel poter fare pagamenti in cripto, cosa che coi wallet degli Exchange tipo Coinbase non è in genere consigliabile.

Caratteristiche generali del wallet

Il wallet presenta caratteristiche semplici ed essenziali, e potete creare tutti wallet che volete, eventualmente cancellandoli dopo averli usati una o più volte. Ad ogni wallet, cosa molto importante, è associata una sequenza segreta ed unica di parole in inglese, che fanno da chiave privata nel caso in cui doveste smarrire la password o il PIN che Coinomi vi obbligherà, per motivi di sicurezza, ad impostare sul vostro portafoglio.

Fate attenzione a questo aspetto, perchè se doveste perdere la chiave privata con la sequenza esatta (che è sempre opportuno stampare su carta e custodire da qualche parte sicura, senza portarsela in giro) il wallet e tutto quello che c’è dentro saranno inevitabilmente persi per sempre. Un rischio a cui sono stati soggetti molti possessori anche di grosse somme di bitcoin in passato, e a cui è sempre necessario porre la massima attenzione.

Perchè è il migliore (secondo me)

Ci sono una varietà di motivi che possono spingere all’uso di Coinomi; quelli principali sono legati alla facilità d’uso, all’essenzialità dell’interfaccia e alle commissioni sulle transazioni impostabili da app.

In generale però molti utenti si fanno scoraggiare dal tipo di interfaccia poco intuitiva, e tendono ad utilizzare soluzioni wallet differenti (per cui le transazioni costano di più: qui costano di meno perchè paghi solo il costo della transazione BTC, che puoi anche impostare: più veloce costa di più, più lenta ad arrivare costa di meno). Anche i vari Coinbase forniscono in molti casi dei wallet integrati, ma sono portafogli in cloud che spesso non sono compatibili e direttamente utilizzabili per fare acquisti, tanto che tantissimi gateway di pagamento in BTC ed altre criptovalute (se non tutti) tendono a sconsigliarne o vietarne addirittura l’uso.

Il mio consiglio è di imparare ad usarlo, magari partendo sempre da piccole cifre. Ricordatevi che tutto quello che farete in questa sede, per natura stessa e per le tecnologie coinvolte, rimarrà sotto la vostra responsabilità; non perchè lo dica io, ma perchè è proprio il wallet stesso a specificarlo a chiare lettere.

Creazione di un indirizzo (nuovo portafoglio)

La creazione di un indirizzo bitcoin serve a disporre di un nuovo portafoglio da cui inviare e ricevere criptovaluta, e corrisponde approssimativamente ad aprire un conto in banca vuoto (ovviamente senza una banca di mezzo). In generale, avviene come ho descritto di seguito.

  1. Step uno, aprite l’app di Coinomi.
  2. Cliccate sull’hamburger del menu in alto a sinistra, e selezionate, scorrendo nella lista, l’opzione Manage Wallets sotto Portafoglio.
  3. Cliccate sul segno + in basso a destra
  4. Selezionate Crea un nuovo portafoglio (potete anche ripristinare un nuovo portafoglio se avete a disposizione la frase segreta di recupero)
  5. Salvatevi o prendete nota della frase di recupero, che dovrete custodire con grande attenzione, come se fosse una password; è molto importante questa fase perchè è l’unico modo per recuperare il wallet se il telefono dovesse esservi rubato, dovesse rompersi o doveste perderlo.
  6. Confermate di aver salvato la frase casuale, e cliccate su avanti in basso a destra
  7. Confermate la chiave di recupero che avete appuntato al passo 5, mettendo le parole generate a caso nell’ordine giusto;
  8. Adesso dovrete criptare il wallet con una password scelta da voi, che dovrebbe essere composta da lettere, numeri e almeno un simbolo non alfabetico come ? o ^
  9. Andate avanti ed attendete la generazione del wallet, richiederà pochi istanti!
  10. Selezionate le monete che volete inserire nel wallet: coinomi supporta bitcoin ovviamente, ma anche Callisto, Dash, Dogecoin, Ethereum e moltissime altre ancora
  11. Fatto! Avete creato il vostro wallet personalizzato con successo.

Send: inviare bitcoin per un pagamento

Questa è la sezione che userete di più: per pagare online con una delle criptovalute che avete abilitato nel wallet, si passa per forza da qui. I parametri da impostare sono quattro, e corrispondono alle coordinate a cui inviare il pagamento che tipicamente deve darvi il venditore. Per evitare lo strazio di compilarli a mano, basta fare click sull’icona della macchina fotografica, che accenderà l’obiettivo del vostro telefono e vi permetterà di fare una foto al QR code univoco del pagamento, in modo da poterlo effettuare. I campi si compileranno da soli e sarete pronti a pagare con il tasto Pay.

Attenzione che i pagamenti sono in genere irreversibili, e a seconda del gateway possono avere dei tempi di processamento anche di qualche secondo, minuto o addirittura ora. Ovviamente per pagare dovrete rimanere connessi su internet e fornire i relativi permessi, se necessario.

Balance: vedere quanti bitcoin abbiamo

Per fare questo basta andare sulmenu a forma di hamburger sulla sinistra e selezionare la voce Bitcoin tra le tante che appariranno, si troverà in basso nel menu, precisamente.

Receive: ricevere un pagamento in bitcoin

Questa sezione fornisce il vostro codice QR, cioè l’indirizzo numerico (le cifre casuali vicino all’icona del mappamondo) con cui ricevere bitcoin o richiedere un pagamento, cioè generare una invoice (una specie di “fattura”). Il campo Amount contiene la cifra da inviare in BTC, cliccando su Copy copierete in memoria del telefono (buffer) l’indirizzo in modo da poterlo copia-incollare altrove, cliccando sulle tre palline in basso a destra condividerete il QR code, che potrete per inciso anche salvare come immagine.

A cosa fare attenzione: transazioni irreversibili e malware

In generale bisogna prendere una serie di accorgimenti quando si usa Coinomi per ricevere o emettere pagamenti: il primo da considerare è che non potete annullare i pagamenti, che una volta emessi o inviati saranno definitivi (a meno che il destinatario non decida, in autonomia, di rimborsarvi).

Quindi fate attenzione ai numeri decimali, e ricordatevi di considerare sempre il cambio BTC/EUR corrente.

Massima prudenza, quindi, e buon divertimento!

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?

Dove trovare il BIC della mia banca?

In ambito bancario il BIC (acronimo per Bank Identifier Code, ovvero codice identificativo della banca) serve a  identificare in modo univoco un istituto bancario; l’uso del BIC è necessario nel caso in cui si facciano bonifici internazionali. Mentre per il bonifico ordinario tra aziende o persone dello stesso paese non è necessario farne uso, infatti, in ambito internazionale è indispensabile per effettuare l’operazione con successo.

Ribadiamo, a tal proposito, che lo SWIFT (Society for Worldwide Interbank Financial Telecommunication) è un sistema di codifica dei codici dei conti, utilizzato dalle banche da quasi 50 anni, che si basa su un algoritmo crittografico. Il BIC si basa sullo standard ISO 9362, ed un codice SWIFT può essere lungo 11 oppure 8 caratteri a seconda dei casi, in cui la forma generale o schema è la seguente:

AAAABBCC[DDD]

ovvero, più nello specifico:

  • 4 caratteri (AAAA) rappresentano la banca;
  • 2 (BB) rappresentano la nazione secondo lo standard ISO 3166;
  • 2 (CC) rappresentano la città della banca;
  • 3 (DDD) rappresentano la filiale (opzionale)

Per cercare un BIC è possibile utilizzare dei motori di ricerca dedicati come quello di Transferwise:

https://transferwise.com/it/swift-codes/banks

e cercare lì il nome della propria banca inserendo almeno uno dei dati richiesti, che sono:

  • paese (ad esempio Svizzera);
  • città (ad esempio Berna);
  • nome della banca per cui stiamo cercando il BIC.

Il BIC cambia in base alla sede della filiale, per cui la stessa banca in città diverse di un paese avrà BIC differenti.

Photo by Carlos Muza on Unsplash

 

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?

Ransomware: pagare il riscatto, o meglio di no?

La vostra rete aziendale, il vostro cellulare o il vostro PC sono stati vittima di un ransomware: la schermata bloccante è comparsa sullo schermo, e vi chiede di pagare un riscatto per poter riottenere i vostri dati. Che cosa fare, in questi casi?

Rischi dei ransomware

Un ransomware è una classe di malware o virus che effettua un’operazione molto infida sui nostri computer: crittografa con una password di sblocco molto lunga e difficile da indovinare tutti i nostri file, rendendoci così impossibile accedere agli stessi o modificarli. Alcune forme di ransomware bloccano completamente il sistema e intimano l’utente a pagare un riscatto (ransom in inglese), in cambio (dicono) ci forniranno la chiave di sblocco.

In genere è meglio non pagare il riscatto

Per quanto possa essere dolorosa la perdita definitiva dei propri dati, il pagamento dei riscatti dei ransomware è in genere (alla prova dei fatti) sconsigliato, e questo per una serie di ragioni:

  • non c’è garanzia del fatto che i dati vengano sbloccati sul serio, una volta pagato;
  • avviene in criptovaluta (bitcoin ecc.), mezzo di pagamento non molto semplice da usare ed anonimizzato ulteriormente, nel caso dei riscatti, per cui abbastanza complesso da eseguire per l’utente comune; inoltre tale pagamento non sarà tracciabile facile, ed avverrà su canali difficili su cui indagare.

Aiuto contro i ransomware

Il segreto per salvare i propri dati, anzi l’unica strada percorribile, è quella di provare a sbloccarlo o ad indovinare la password di sblocco, facendo attenzione che dopo molti tentativi a vuoto il malware potrebbe essere stato programmato per “reagire” e cancellare definitivamente i vostri file.

Alcuni ransomware sono vulnerabili ed invertibili anche dall’utente comunque, altri no: sul sito di Kaspersky potete cercare il nome del ransomware da cui siete affetti e, se disponibile, scaricare le eventuali contromisure (un file che cerca di individuare la chiave di sblocco): Noransom.kaspersky.com.

Niente panico!

La prima cosa da premettere è che una soluzione certa al 100% non esiste, purtroppo: la cosa migliore resta pertanto quella di mettere un po’ in ordine le idee, cercare di capacitarsi sui backup di cui si dispone di quei dati, e cercare di valutare (in caso di nulla da fare) soluzioni più efficenti per il futuro. Purtroppo quando si viene infettati da un ransomware c’è poco da fare: i dati è come se fossero persi per sempre, a meno che non si tratti di ransomware per cui è noto “l’antidoto”: ad esempio sono reversibili xxx. Tutti gli altri, fino a prova contraria, non sono reversibili nè aggirabili in alcun modo.

Cercate dei backup

Prima di valutare qualsiasi altra possibilità, controllate se abbiate una copia dei dati bloccati dal ransomware su altro supporto come cloud, penne USB, hard disk o DVD / CD. Se avete una copia di quei documenti a cui non riuscite più ad accedere, non vi serve fare altro: potete pensare di formattare il dispositivo e riaccedere da zero, ricopiando poi dal supporto di backup tutte le cose che vi servivano. Ovviamente se utilizzavate programmi particolari – ad esempio di contabilità della vostra azienda – le cose potrebbero essere più complicate rispetto a dover recupare i singoli documenti, per cui è opportuno (e bisogna pensarci prima di essere infettati) avere sempre un piano di backup adeguato, preciso, puntuale, periodico, pianificato ed affidato ad un esperto del settore (quindi non improvvisato o scaricando l’onere sui propri dipendenti).

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?

Guida critica al bitcoin

Quando si parla di bitcoin i dubbi, le perplessità e la scarsa chiarezza relativa a certi suoi aspetti, da sempre, finiscono per farla da padrone. Bitcoin è una moneta virtuale decentralizzata che non possiede un corrispondente fisico (come avviene per le monete o banconote in euro o sterline), ma che al tempo stesso può rendere sostenibili le finanze di aziende e persone che decidano di farne uso. In rete è pieno di articoli che spiegano come funziona in BTC e che ne esaltano le qualità, per cui mi pare il caso di approcciare alla cosa in modo più critico del solito.

Attualmente 3 BTC sono circa 10,000 € (diecimila euro): il cambio è molto volatile, poichè la moneta è decentralizzata ed è oggetto di forti speculazioni (di cui moltissime vanno a svantaggio dell’investitore, c’è da dire) si tratta di una moneta a tutti gli effetti, introdotta nel 2009, che si sta presentando come vera e propria “moneta del futuro”, moneta per fare trading online nonchè ovviamente metodo di pagamento per i servizi online: in questo articolo vedremo di capire meglio, in modo critico e basandomi sulle esperienze che ho avuto e che ho voluto condividere su questo blog, di cosa si tratta più precisamente.

Bitcoin: di che si tratta?

Bitcoin è una moneta, precisamente una moneta virtuale che non possiede alcun equivalente fisico (intendiamoci, quindi: le monete d’oro che vedete nelle varie immagini con l’icona B sopra, sono solo illustrative): non possiamo metterla nel portafoglio come faremmo con le monete tradizionali, ma possiamo memorizzarla su supporto elettronico (sostanzialmente in forma di codici univoci o veri e propri file, a volte), quindi su penna USB, sullo smartphone, sul PC, oppure su un supporto cloud o mediante programmi di gestione del bitcoin stesso.

Bitcoin è un di pagamento online per permettere di ricevere ed inviare denaro mediante internet: le transazioni con BitCoin avvengono senza intermediari, e quindi permettono pagamenti diretti, senza le commissioni bancarie (oppure di PayPal) che normalmente paghiamo.Non esiste tantomeno, nel BitCoin, un’entità centralizzata che emetta moneta, in quanto la stessa viene generate mediante un algoritmo distribuito, con tutti i vantaggi del caso (leggasi assenza di fluttuazioni nel valore della moneta).

Bitcoin e inflazione

A differenza delle valute flat (e questo è uno dei principali pregi di bitcoin, in effetti) come ad esempio l’euro, BTC non è condizionata dall’inflazione, pero’: questo significa che se c’è un’inflazione annuale media del 2%, tra 25 anni il valore della moneta euro sarà praticamente dimezzato (sommando i vari contributi del 2% medio ogni anno, per 25 anni, si ottiene 50%).

Alla lunga, in teoria l’inflazione su Bitcoin – che attualmente è assestata attorno al 2%, per la cronaca – dovrebbe (è solo una previsione, ovviamente) ridursi fino ad arrivare a zero.

Come funziona il BTC?

Come spiegato nel sito ufficiale, il tutto funziona mediante un’apposita blockchain crittografata, una “catena virtuale” nella quale sono incluse tutte le transazioni confermate: questo significa che, in prima istanza, la “movimentazione” delle BitCoin è pubblicamente accessibile da chiunque, per quanto in forma criptata. Le transazioni sono rese sicure da una crittografia a chiave privata e, inoltre, iniziano ad essere confermate dalla rete nei 10 minuti successivi, attraverso un processo chiamato data-mining. Tale processo, noto come “consenso distribuito”, serve a mantenere un indispensabile ordine cronologico ai blocchi della blockchain, proteggendo la neutralità della rete e permettendo a diversi dispositivi di uniformare lo stato del sistema. Per essere confermate, le transazioni sono quindi impacchettate in un blocco che rispetta, nominalmente, regole crittografiche molto severe e “difficili da indovinare”, in un certo senso.

Tecnicamente il Bitcoin – o BTC – funziona su una rete peer to peer basata su crittografia asimmetrica, ovvero a chiave pubblica e privata. Senza addentrarci in dettagli implementativi sulla blockchain (la quale rappresenta un po’ il “libro contabile” pubblico delle transazioni effettuate), bisogna sapere che la crittografia possiede un ruolo fondamentale per garantire spendibilità effettiva alla valuta, impossibilità (o quasi) di essere clonata o falsificata, oltre che garanzia di consegna dei pagamenti dal mittente al destinatario. Così come la crittografia di HTTPS permette alle pagine web ed alle applicazioni di proteggersi da frodi e clonazioni, quella del BTC permette alla moneta stessa di “essere moneta“, limitando il rischio di falsificazioni e truffe o trasferimenti non autorizzati. Bitcoin è in questo, contemporaneamente al riparo da generazione non autorizzata di moneta virtuale falsa, possibili attività di sequestro da parte di autorità ed eventuali problemi di blocco dei trasferimenti a cui sarebbero soggette le banche ordinarie: per cui diventa terreno fertile per le libertà individuali di investimento ma anche, purtroppo, per attività criminose o poco etiche.

In questi termini, pertanto, BTC va vista come un software avanzato in grado di generare valore, e per cui le monete vengono generate mediante un meccanismo complesso difficilmente replicabile, direttamente dagli utenti, mediante mining. Tale sistema prevede l’esecuzione di calcoli complessi, che vengono solitamente eseguiti una sola volta per sempre – tanto che in molti casi è già tardi per mettersi a farlo, anche perchè il consumo di potenza necessaria non bilancia quasi mai il guadagno che ne deriverebbe. Molti siti web stanno installando, tanto per capire le potenzialità ancora meglio, dei miner di bitcoin subdoli all’interno delle proprie pagine, in modo da sfruttare a proprio vantaggio il traffico derivante dalle visite degli utenti (e la loro potenza computazionale).

Come curiosità ulteriore, è stato calcolato che servirebbe l’energia di 44,000 corpi umani per minare 1 BTC.

“Pochi” BTC

Una prima differenza rispetto alla moneta tradizionale, all’atto pratico, è legata al numero di decimali significativi: in genere, infatti, il BTC associa fino a 8 cifre decimali nella sua rappresentazione, e la transazione più piccola in BTC sarà di 0.00000001 BTC. Questo ovviamente va tenuto in conto fin dall’inizio per imparare a dare il giusto valore ai decimali, quelli che in altri contesti monetari consideriamo “spiccioli” – mentre in questo caso non è affatto così; è possibile rendersi conto della cosa anche nei cambi di esempio, che sono solo apparentemente piccoli (nota: si assume che 1 BTC = 12679,9 EUR).

0,00800 BTC sono 100 €

900 € corrispondono a 0,1 BTC

Su molti siti specializzati è possibile visualizzare il cambio in tempo reale del BTC in euro; quello che segue è il grafico del suo valore variabile nel tempo, nel periodo di riferimento in cui ho scritto questo articolo (tratto da bitboat.net). Al momento in cui scrivo, per intenderci, 1 BTC equivale circa a ben 13.000 euro. Questo cambio lo rende particolarmente appetibile per le masse, per quanto sia necessario tenere in conto la sua volatilità e variabilità, oltre che difficile prevedibilità, del cambio stesso.

Nonostante tali considerevoli fallback, ad ogni modo, diffidate da chi pensa che il bitcoin sia una truffa, un costo inutile o un giocattolo o una cosa per “addetti ai lavori” o su cui giocare a scommettere o speculare: è una moneta elettronica che può funzionare, a determinate condizioni, ma su cui al momento rimane un rischio considerevole investire grosse somme. La cosa importante è che le persone imparino a capire di che si tratta, perchè altrimenti difficilmente vedremo un’esplosione del suo utilizzo nell’economia mondiale. Chi pensa il contrario, semplicemente, non sa di cosa parla.

Il problema della liquidità

Ho, almeno ad oggi, sempre dato un’importanza alquanto contenuta al BTC, pur riconoscendone l’alto valore innovativo: esso infatti, a mio modesto avviso, viene da sempre capito poco e male. Mi sembra interessante cercare di discuterne in modo abbastanza critico, ed è quello che farò in questa sede. In tutti i discorsi relativi all’elevato interesse associabile al BTC, tanto per dire, ancora non si considera (o si tende a sottovalutare) il problema della liquidità: ovvero, se accumulo un capitale in bitcoin, ho il problema di rendere spendibile tale moneta a livello di mercati reali (che in BTC puri sono ancora circoscritti) e di convertirla nuovamente in euro quando e dove voglia, un po’ come si farebbe con una moneta all’estero.

Ci sono sempre più negozi e siti che accettano bitcoin: questo è un bene e ne prendiamo atto, ma se una volta comprati BTC rimango “confinato” forzosamente in quel network finanziario non mi pare una buona cosa, soprattutto per chi affida ad esempio parte dei propri risparmi o investimenti (cosa sconsigliatissima da tutti gli esperti, ad oggi), nella speranza che quel denaro venga ipervalutato dalla moneta virtuale stessa. Il problema di fondo, in sostanza, secondo me, è legato a due aspetti:

  1. non c’è un modo facile per convertire BTC in euro o moneta “classica” (…ed è vero anche il contrario, in parte);
  2. molti aspetti tecnici del BTC restano oscuri per i non addetti ai lavori (ma anche per chi dovrebbe capirne a mazzi);
  3. si pensa in modo errato che BTC possa diventare uno strumento di arricchimento automatico per l’uomo della strada (figuriamoci), o addirittura di riscatto sociale (lotta contro le banche ecc.)

BTC, nelle sue varie implementazioni (Armory, Multibit, Electrum, coinpunk, BitCoinJ, …) propone un network di pagamento decentralizzato che, da un lato, abbatte i costi delle banche tradizionali, ma dall’altro pone comunque il problema di convertire ed utilizzare il denaro all’interno del mondo reale. In soldoni, se volessi riportare il BTC in euro, moneta spendibile per le mie spese di ogni giorno, non disporrei ancora dell’autonomia necessaria, se non sfruttando tecnologie un pochino troppo complesse da sfruttare (come vedremo più avanti). Questo secondo me è un limite enorme, finchè ovviamente la maggioranza delle persone non tenderà ad usare BTC – cosa improbabile, vista la sua eccessiva volatilità.

La moneta virtuale è falsificabile? Con quale facilità?

Secondo il sito ufficiale è impossibile generare più di 21 milioni di BitCoin, per un totale di 2.15 x 10^38 (un numero a 38 zeri, ndr) di indirizzi allocabili da suddividere tra tutti gli abitanti della terra. Si pone pero’ il problema di un eventuale falsario che potrebbe generare illecitamente banconote bitcoin, a questo punto. L’elevata complessità – sulla falsariga degli algoritmi crittografici e della loro risaputa complessità – impedisce, in realtà, o rende molto improbabile, tale evenienza. Per quanto ne sappiamo (le specifiche ed i software per bitcoin sono tutti open) l’eventualità di generare nella catena un segmento “tarocco” è vanificata dall’impossibilità di combinarlo all’interno del processo globale, garantendo così un buon livello di protezione.

Bitcoin e liquidità in altra valuta (ad esempio euro)

In questo, limitarsi ai marketplace che accettano bitcoin e basta – per quanto siano in aumento: ci sono varie tipologie di siti e servizi di ogni genere che accettano bitcoin, ad esempio – mi sembra ancora limitante rispetto alle reali potenzialità in gioco. Il problema di fondo dei bitcoin è anche non ha un corrispettivo fisico (può essere ad esempio conservato in un pennino USB, su uno smartphone o sul PC; ma questo sarebbe superabile, con l’abitudine), per quanto sia ancora strano pensare ad un file crittografato spendibile come moneta. Soprattutto, pero’, visto che il bitcoin è soggetto agli sbalzi del mercato come qualsiasi altra moneta, è possibile che uno accumuli bitcoin nel tempo e che la loro valutazione al cambio sia ipervalutata: è già successo più volte, non sempre al rialzo per la verità. Per cui attenzione a quello che fate in bitcoin perchè rischiate di perdere per sempre, ed in modo irreversibile, parte del capitale investito. Il rischio annesso ai BTC e la loro sostanziale volatilità si legano ad un utilizzo ancora molto limitato, e questo dopo ben nove anni (quasi dieci) dalla loro iniziale introduzione.

Mi sembrerebbe ragionevole, per ragioni pratiche, che debbano esserci dei bancomat di bitcoin, cosa che da qualche tempo – anche se viene poco pubblicizzata – sembra esistere anche in Italia. C’è ad esempio la Chainblock si occupa di gestire bancomat di bitcoin (che troviamo nelle grandi città come Milano, ad esempio), e questi punti di gestione e “smistamento” (che non sono altro che dei bancomat per BTC) della moneta virtuale decentralizzata stanno facendosi conoscere ed utilizzare sempre di più. Dai bancomati di bitcoin possiamo in genere sia convertire BTC in euro che viceversa, ovviamente al costo di una transazione variabile.

Un aspetto problematico legato al BTC sembra comunque legato ai network di gestione finanziaria, in particolare tra quelli reversibili (ad esempio un deposito su carta di credito) e non reversibili (bitcoin); è lo stesso problema che deriva dal mixed content tra HTTP e HTTPS o, se preferite, è come cercare di far comunicare tra loro due sistemi concepiti in modo radicalmente diverso. Quello che succede è quanto segue: se faccio transazioni tra BTC, sono sicuro che la transazione sarà tracciabile in caso di problemi, e per quanto visto sarà anche facile da eseguire e vivrò tranquillo. Se invece andassi a cercare di convertire moneta tradizione in BTC o viceversa, potrei avere dei problemi nella possibilità o nella convenienza di farlo.

Vantaggi del BTC

Il principale vantaggio del bitcoin è il suo essere un sistema di pagamento pienamente decentralizzato, contrapponendolo alla gestione centralizzata da parte delle banche e le loro spesso costose commissioni su bonifici e transazioni varie (soprattutto da parti politiche “antagoniste” o presunte tali). In questo il BTC viene visto come salvifico o miracoloso, per quanto purtroppo – a volte – chi ne magnifica le sorti non lo conosca troppo bene. Ogni anno nascono criptomonete specifiche per utilizzi e contesti specializzati, che poi diventano spendibili a determinate condizioni anche sul mercato globale. In genere potrebbe convenire utilizzare i BTC per donazioni ed investimenti a fondo perduto, e non conviene mai affidarsi esclusivamente ad esso per le proprie attività.

Come usare i BitCoin? Mediante i wallet

L’accesso alla rete bitcoin avviene usualmente mediante i wallet (portafogli), che non sono altro che software per PC, Mac e cellulari disponibili free ed open source: questo contribuisce molto alla sicurezza ed all’affidabilità del sistema, in quanto il loro codice è liberamente ispezionabile dall’utente, a pieno vantaggio della sua usabilità e trasparenza.

In generale potete usare due tipi di wallet:

L’uso di un client BitCoin permette di contribuire al mantenimento della privacy delle rete, e la sincronizzazione delle transazioni può richiedere, al momento in cui scrivo, fino ad un giorno intero di tempo. Attraverso wallet si diventa titolari di un conto Bitcoin, in modo che tu possa inviare e ricevere denaro virtuale. C’è da dire che il protocollo in questione è ancora in fase di sperimentazione per cui è bene usarlo con una certa cautela e sempre con cognizione di causa, per quanto siano in corso di installazione dei bancomat per BitCoin (di cui anche uno in Italia) per prepararsi a quella che, almeno sulla carta, sembra essere una delle rivoluzioni in ambito di banking più importanti del secolo.

Perchè usare bitcoin?

In molti si chiedono che convenienza si possa avere dall’uso dei bitcoin rispetto alla moneta tradizionale: la risposta può essere molto varia, ma credo che sia necessario considerare anzitutto l’aspetto legato alle startup di e-commerce, ad esempio. Se realizziamo un gateway di pagamento nella nostra app o sito, che si leghi ai circuiti di pagamento tradizionali come Mastercard o VISA, la verifica di una transazione può essere effettuata a campione o secondo vari criteri, e richiede tempistiche e modalità offline che possono complicare o allungare i tempi della transazione stessa. Questo significa ritardi e problematiche sui pagamenti ricevuti che, in molti casi, potrebbero bloccare la crescita dell’aziende e delle sue finanze.

BTC risolve in modo brillante questo problema poichè, essendo decentralizzata per definizione, la validità di una transazione può essere verificata interamente lato software, in modo sicuro e non contestabile; questo snellisce notevolmente il processo ed abbatte i costi che normalmente sarebbero a carico della banca (e del cliente). Al tempo stesso, pero’, la decentralizzazione ha un ulteriore aspetto negativo: se facciamo un errore in una transazione, la stessa tende ad essere irreversibile. I meccanismi di protezione che solitamente le banche possiedono e fanno scattare in caso di transazioni sospette, pertanto, non sono al momento presenti in BTC, e l’utente non è ancora abbastanza tutelato in questo (almeno, non a livello di utente medio e non quanto sarebbe necessario per garantirne bassa votatilità). In qualche modo, pertanto, il BTC a livello pratico potrebbe essere l’equivalente di una prepagata usa-e-getta (o di una prepagata tipo PostePay), con garanzie e affidabilità simili, insomma.

I motivi per usare bitcoin sono generalmente legati ai costi più bassi di gestione, oltre alla possibilità di attivare transazioni veloci almeno come quelle delle banche tradizionali.

Bitcoin e rischio di furti / frodi

La critica più convincente che viene fatta nei confronti del bitcoin, e che lo rende ancora inadatto a gestire e contenere capitali vitali di persone e società, è pertanto legato alla sostanziale mancanza di un vero e proprio meccanismo anti-frode, il che tende a rendere rischiosa la piattaforma stessa. Una falla sulla piattaforma possiede effetti potenzialmente devastanti, e si calcola che ci siano stati l’equivalente di diversi milioni di dollari in BTC rubati mediante falle informatiche negli ultimi anni.

Dove si comprano i bitcoin

Il primo modo per comprare bitcoin è quello di rivolgersi ad alcuni siti web detti di exchange, che possono essere più o meno affidabili, sui quali si possono aprire dei veri e propri conti bancari in BTC. Quelli riportati in questa sede dovrebbero essere tutti di buona qualità, anche se la cosa che ho notato è che non sempre sono facilissimi da usare. Ricordatevi che qualsiasi transazione in BTC è pubblica per natura, per cui almeno un indirizzo email e la vostra identità sono esposte pubblicamente: valutate voi stessi le possibili conseguenze, prima di procedere oltre.

Tra quelli segnalati come affidabili, pertanto, ci sono i seguenti (per usarli la prima volta bisogna identificarsi via scansione con un documento valido).

  • Coinbase (vantaggi: compri bitcoin via carta di credito, carta di debito, bonifico bancario o SEPA; richiede fino a 5 giorni per completare una transazione, acquisto anche instantaneo, discreta liquidità)
  • Coinmama (vantaggi: funziona in molti paesi, anche se ha commissioni un po’ più alte della media)
  • The Rock Trading (vantaggio: deposito semplificato, API programmabili)
  • Bitstamp (vantaggio: commissioni più basse)

Come detto esistono ormai anche bancomat / ATM di bitcoin (anche qui, bisogna registrarsi col documento di identit) tra cui ricordiamo:

Se invece vogliamo comprare BTC online utilizzando Jiffpay, Postepay (Paypal al momento non è supportato, vedi anche oltre), il sito di riferimento si chiama Bitboat, per quanto le commissioni siano più alte della media. Esiste inoltre la possibilità di scambiarsi bitcoin tra privati, un po’ come si farebbe su Ebay, per quanto tale possibilità sia a mio avviso sconsigliabile per chiunque.

Dove trovare negozi che accettano bitcoin

Per farlo anche in Italia, basta consultare la mappa presente su coinmap.org.

Da Bitcoin e la sua filosofia di fondo, peraltro, derivano forme di pagamento ed opportunità per aziende e startup inedite in passato, tra cui gli interessanti smart contracts.

Piattaforme online per compra-vendita di bitcoin

Al momento la cosa di cui mi sto interessando riguarda le piattaforme di scambio di bitcoin: al momento ne sto testando tre, che mi sembrano le più interessanti. L’obiettivo è quello di capire come si possano superare i limiti nell’uso del BTC che ho evidenziato nel post, in modo da capire al meglio quale sistema sia più consigliabile per i principianti. In effetti, solo testandole penso si possa dare una risposta.

Attenzione: Wirwox ha chiuso definitivamente i battenti a gennaio 2020. Come alternativa potete prendere in considerazione Coinbase.

  • WirWox.com – Permetteva di ottenere moneta virtuale LLC (i Linden Dollars di Second Life) mediante – ad oggi – Paypal, OKPAY, Skrill, Paysafecard, o altri bitcoin. La commissione sul deposito dipende dal metodo di pagamento utilizzato, mentre quella di prelievo è di circa 6.2 euro.
  • CoinBase – Permette di creare un portafoglio di bitcoin e di ricaricarlo mediante conto corrente bancario (dovrete dimostrare di possederlo facendo un piccolo deposito e riportando un codice identificativo in causale); l’interfaccia è molto user-friendly, fornisce la possibilità di comprare Ethereum, Bitcoin e molte altre, supporta sia pagamenti via bonifico ma anche, ho scoperto oggi, mediante carta prepagata tipo PostePay. Dispone inoltre di un’ottima API per programmare e gestire il proprio portafoglio nelle app che realizziamo (pagamenti BTC, gestione wallet per i clienti e così via).
  • Conio – Si tratta di una buona alternativa italiana come wallet di bitcoin per il vostro smartphone, realizzata con funzionalità parzialmente simili a quelle di Coinbase. Permette di acquistare bitcoin mediante carta di credito o bonifico, e vi consentirà di muovere i primi passi in questo mondo anche grazie al fatto che possiede un’assistenza in chat con persone vere (CoinBase ha solo dei chatbot, ad oggi)
  • Wirex – Altro servizio che sembra molto interessante per comprare e gestire bitcoin, permette questa volta di creare e gestire una vera e propria carta prepagata in bitcoin, sia fisica (a pagamento) che virtuale (free). per utilizzarlo, è necessario validare l’account mediante una procedura di invio della scansione di un proprio documento di identità valido, via webcam o fotocamera del telefono direttamente.

Seguiranno ulteriori aggiornamenti in merito, non appena ce ne saranno o ne avrò a disposizione (ultimo aggiornamento: 23 gennaio 2017).

Assenza di garanzie e pagamenti “anonimi”

C’è da dire che il principale pregio di BitCoin, ovvero l’assenza di un’entità emittente la moneta, non tiene conto di quello che è un suo potenziale difetto, ovvero l’assenza di un controllo centrale che vigili su eventuali operazioni illegali e truffe, come avviene per esempio con le banche che cercano, nei limiti, di tutelare i propri clienti. Di fatto siti tra cui WordPress, Wikileaks e svariati portali di vendita di servizi online (adult inclusi) accettano da qualche tempo pagamenti e donazioni anche mediante BitCoin, in alternativa alla procedura (sempre rischiosa) di inserire manualmente numero della carta, scadenza e codice segreto. A questo punto non mancano, e non mancheranno, le polemiche ed i dubbi legati a questa tecnologia, anche da parte di chi semplicemente guarda i propri interessi ed è più sbilanciato verso il banking tradizionale. Di fatto le problematiche legate ai pagamenti online si replicano pari-pari anche nel mondo di bitcoin, che ancora – da quello che leggo in giro – sembra essere un po’ troppo giovane per poter essere usato in massa.

Infine esistono dei metodi “anonimizzanti” che permettono di rendere non tracciabili le transazioni: ad esempio zerocoin.org oppure blockchain.info. Per capirci, se Aldo volesse inviare bitcoin in modo anonimo a Barbara, non dovrebbe fare altro che sfruttare un “intermediario per la consegna” opportunamente occultato e scelto casualmente (concetto leggermente semplificato, ma è giusto per rendere l’idea). In genere comunque le normali transazioni fatte con questa moneta virtuale non sono anonime, anzi: è agevole risalire a chi ha inviato e ricevuto denaro, dato che esiste una tabella pubblica e liberamente consultabile delle transazioni (ad esempio blockchain.info).

Come funziona un bitcoin miner

Per coloro i quali siano più in vena di sperimentare, il modo più classico per generare moneta virtuale (a parte comprarsela o rivenderla con i siti e le app che abbiamo visto finora) è possibile mediante software che si chiamano “miner”, cioè “minatori” di criptomoneta; essi sfruttano la potenza computazionale del computer sui quali sono installati per generare bitcoin di vario genere.

Ovviamente per motivi pratici non è possibile che tutti coloro che vogliano usare BTC debbano installarne uno: i consumi di corrente sono da tenere d’occhio, più che altro perchè si tratta di un processo molto lento per cui vengono tipicamente utilizzati hardware specializzati in mining. In ogni caso, proseguo per chi fosse interessato: da subito esce fuori un problema che potrebbero avere gli utenti che ne fanno uso, ovvero che occupa almeno 170GB di dati che saranno scaricati dalla rete, e che questi dati aumentaranno nel tempo per via della sincronizzazione. Motivo per cui per usare un client bitcoin ci vuole un hard disk capiente, e anche parecchio: su un computer che non sia dedicato solo a questo e senza una connessione in fibra molto veloce, non credo abbia senso e si riesca a sperimentare la cosa.

Ma vediamo rapidamente la schermata di benvenuto di BitCoin-Qt, il nostro client per BitCoin.

Screen 2014-06-29 alle 19.54.23

Ho proseguito con l’installazione, che ha portato la seguente schermata:

Screen 2014-06-29 alle 19.58.14

e, dopo qualche secondo, è apparso il mio portamonete. Si noti l’interfaccia (ancora) molto spartana che evidenzia la sintesi, il tasto invia, quello ricevi ed il log delle transazioni: in basso viene indicato il livello di sincronizzazione tra noi e gli altri dati delle rete, che sembra essere anche piuttosto lento (nell’altro articolo parlavo di circa 24 ore per concludere l’operazione).

Screen 2014-06-29 alle 19.59.25

Esempio di pagamento online con BitCoin

Ancora bitcoin e le criptovalute in genere sono lontane dall’essere uno standard consolidato, ma si continua a parlare di loro da tempo, e già ci sono i primi siti web che accettano, a fianco dei metodi classici di pagamento, anche il bitcoin come metodo di pagamento.

Riporto un esempio di uso del client per bitcoin BitPay, un servizio a pagamento che mette a disposizione le API per qualsiasi sito ad un prezzo relativamente contenuto. Il problema è capire se ne valga la pena, cioè se i vostri clienti siano disposti a pagare in bitcoin i servizi o i prodotti che offrite nel vostro sito web, oppure no. Ecco la prima pagina relativa al pagamento da effettuare: in pratica, invece di VISA/MasterCard come metodo di pagamento ho scelto BitCoin, e quello che mi appariva è qualcosa del genere.

Mi viene notificato che la transazione è in corso dall’Italia, che ho scelto BC, che non ci sono opzioni ulteriori e che pagherò la somma cliccando su Buy.

bitcoin-sul-campo1

All’epoca in cui ho prelevato queste schermate, il servizio era ancora in fase sperimentale ma ad oggi sembra essere migliorato in modo considerevole.

bitcoin-sul-campo2

Andiamo avanti: confermo nuovamente l’operazione e quello che accade ora è molto semplice: si genera un codice univoco randomizzato + il prezzo da pagare convertito da dollari in BitCoin. È stato anche generato il QR-code per permettere all’utente di pagare mediante app per cellulare, peraltro, e compare chiaramente la conversione della cifra da pagare in BTC (0.0421 BTC sono circa 25 dollari).

bitcoin-sul-campo3

Sotto il bannerino “Pay with BitCoin“, appariva il codice per identificare la transazione, che avrei dovuto ricopiare nel mio client cliccando su “Invia” all’interno dell’apposita casella, con eventuale etichetta identificativa e somma BTC da corrispondere.

Da qui sarà possibile concludere la transazione, mentre la pagina web si aggiornerà in automatico dopo aver confermato la transazione (probabilmente non in real-time, sono richiesti circa 10 minuti per confermare la transazione).

Screen 2014-06-29 alle 20.09.01

È tutto per adesso, alla prossima.

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?

Calcolo fattura inversa dal totale netto – Per aziende

Ordinario Agevolato / Minimi
Qui sotto troverai il risultato del calcolo inverso partendo dal netto.
Imponibile 0
Ritenuta previdenziale (INPS, Inarcassa, ...) 0
Subtotale 0
IVA 0
Totale lordo 0
Ritenuta d'acconto 0
Totale netto 0


(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

0/5 (1)

Che ne pensi?

Postepay NewGift

Postepay NewGift è stato un prodotto bancario promosso da Poste Italiane che, al momento in cui scriviamo, non viene più commercializzato. Tutte le carte Postepay NewGift, infatti, vengono evolute mediante un’apposita procedura in PostePay ordinaria. Diversamente, infatti, non possono essere più utilizzate.

Per continuare ad utilizzare una carta di questo tipo è necessario andare alle poste e trasformarla gratuitamente in una carta Prepagata Postepay Standard presso qualsiasi ufficio postale. In alternativa è possibile chiedere a sportello l’estinzione della propria carta, senza spese e con rimborso dell’importo eventualmente presente, previa presentazione del codice di rimborso.

Si tratta di una delle carte che sono state limitate nell’uso dalla Direttiva Antiriciclaggio.

 

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?

Calcolo fattura inversa dal totale netto – Liberi professionisti

Ordinario Agevolato / Minimi
Qui sotto troverai il risultato del calcolo inverso partendo dal netto.
Imponibile 0
Ritenuta previdenziale (INPS, Inarcassa, ...) 0
Subtotale 0
IVA 0
Totale lordo 0
Ritenuta d'acconto 0
Totale netto 0


(adsbygoogle = window.adsbygoogle || []).push({});

Non ha ancora votato nessuno: ti va di dire la tua?

Che ne pensi?

Come fare un pagamento online col bancomat

I pagamenti online mediante carta di credito possono essere effettuati con facilità da qualsiasi possessore di carta; la cosa importante è disporre dei dati della carta (quindi averla fisicamente, al momento del pagamento) e fare attenzione ad una serie di cose: in questo modo potremo effettuare un pagamento sicuro, che arriverà al destinatario quasi immediatamente e senza rischiare frodi.

Tipi di carta supportati

Oggi è possibile fare pagamenti online con vari tipi di carta:

  1. carta di credito;
  2. carta di debito;
  3. carta prepagata;
  4. carta prepagata usa e getta.

Alcuni e-commerce potrebbero porre limiti in tal senso, ed obbligarvi ad utilizzare un certo tipo di carta specifico. Per pagare online, se la carta non prevede fido (tutti i casi diversi da 1, in sostanza) è necessario pre-caricare l’importo prima di procedere al pagamento.

Sicurezza dei siti: da considerare caso per caso

In genere i siti dei merchant più grossi come Amazon.it, Gearbest.com oppure Ebay.it sono i più sicuri, in quanto forniscono anche garanzie di rimborso e sostituzione prodotti nel caso in cui, ad esempio, l’oggetto ordinato non ci arrivi. Anche i siti e-commerce dei negozi, ovviamente, sono in genere sicuri ma solo se:

  • sono riportati chiaramente i dati dell’azienda, quindi nome, codice fiscale/PIVA, indirizzo esistenti; qui ovviamente dipende dai casi, dovrete essere voi a capirlo da soli se fidarvi o meno.
  • è attiva la connessione in HTTPS e non in HTTP, questo ve ne accorgerete facilmente dall’icona del browser a fianco dell’indirizzo del sito che diventa un lucchetto verde e non uno grigio oppure barrato.

Cosa serve per pagare online con carta

Con bancomat potete pagare avendo:

  1. il numero della carta
  2. la data di scadenza
  3. il codice CVC sul retro

Come pagare online

Per effettuare un pagamento online è necessario seguire i seguenti passi

  1. aprire la pagina del sito di e-commerce da cui vorremmo comprare;
  2. tenere a portata di mano la carta di credito, assicurandoci di avere credito a sufficenza;
  3. assicurarsi che HTTPS sia attivo (lucchetto verde sulla barra degli indirizzi); se non lo fosse, contattare il sito o chiedere al gestore di attivarlo prima di procedere oltre;
  4. selezionare il prodotto o servizio desiderato; se è disponibile un carrello, bisogna aggiungere il prodotto al carrello;
  5. dopo aver terminato gli acquisti, cliccare su Checkout o Concludi l’acquisto o analoghi per procedere al pagamento;
  6. selezionare il metodo di pagamento desiderato, quindi una carta VISA, Mastercard, JCB ecc. a seconda dei casi; se non si vuole pagare con carta è possibile selezionare Paypal (vedi come pagare con Paypal);
  7. controllare che l’importo sia effettivamente quanto vogliamo spendere;
  8. inserire dove richiesto il numero della carta, la sua scadenza ed il codice CVC (HTTPS deve essere attivo); se possibile, effettuare questa operazione in un luogo lontano da occhi indiscreti (chiunque avesse i dati della nostra carta potrebbe pagare al posto nostro)
  9. Prima di confermare la transazione (ovvero il pagamento effettivo) assicuratevi di non attivare un pagamento ricorrente senza rendervene conto (opzione solitamente attivata di default sui siti per adulti, ad esempio)
  10. cliccare sul bottone di conferma del pagamento;
  11. se abilitato OTP, tenere lo smartphone a portata di mano; potrebbe essere necessario inserire un codice di conferma temporaneo inviato via SMS;
  12. se l’acquisto è andato a buon fine, apparirà un messaggio di successo con il numero di transazione eseguita (salvatevelo come futuro riferimento). L’addebito dalla carta viene normalmente effettuato dopo qualche secondo. Diversamente, verificate il messaggio di errore.
  13. Fatto!

 

3.33/5 (3)

Che ne pensi?


Pagare.Online è gestito e scritto prevalentemente da Salvatore Capolupo