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Coinomi: il miglior wallet per bitcoin ad oggi?

Se stai cercando un wallet per bitcoin che sia facile da usare e funzionale, potresti valutare la possibilità di adottare Coinomi: ed è proprio quello di cui parleremo in questa guida.

Faccio un rapido inciso tanto per farvi capire come ho scoperto Coinomi e perchè alla fine ho deciso di adottarlo come wallet. Negli ultimi tempi stavo cercando un wallet (cioè un portafoglio virtuale per criptovaluta bitcoin) che fosse alternativo ad Electrum, il wallet che preferivo usare fino a qualche tempo fa e del quale avevo anche parlato in modo approfondito su questo blog.

Diciamo che Electrum resta una discreta alternativa per aver bitcoin salvati nel proprio dispositivo e proteggerli in modo adeguato evitando di tenerli su un exchange pubblico (cosa in genere sconsigliabile): di fatto, pero’, la gestione di Electrum ho l’impressione che si sia piuttosto complicata, e gli ultimi aggiornamenti hanno prodotto un software che, di fatto, non sembrava più lui. Hanno un po’ snaturato le opportunità offerte dal wallet, di fatto, rendendo complicato anche solo inviare bitcoin ad un altro portafoglio, a volte la fotocamera non riesce a leggere il QR code della fattura e insomma, effettuare pagamenti così è abbastanza complicato.

Premesso questo entro nel vivo, per farvi capire con questa guida che cos’è Coinomi e a cosa serve, a cosa fare attenzione nell’uso e così via.

Cos’è Coinomi

Di base è un’app multi-funzione con la possibilità di gestire la propria criptovaluta, fare da exchange da euro o dollari a bitcoin, acquistare criptovalute di vario tipo, comprare unstoppable domains, e naturalmente (per quello che ci interessa qui) gestire vari wallet sia per BTC e Ethereum. L’app presenta un’interfaccia molto semplice e intuitiva, a mio avviso, e come potete vedere nell’immagine successiva la vista del wallet vi mostra quanti soldi avete (di default in USD o dollari) in criptovalute, e come siano suddivisi tra le varie cripto che possedete. Il wallet possiede un indirizzo univoco, che è una stringa che permette di essere usata per ricevere criptovaluta o acquistarla oppure, ancora, farsela inviare da qualcuno.

A differenza di Ethereum, Coinomi mantiene l’essenzialità dell’interfaccia, costa poco e supporta numerosissime criptovalute diverse (aggiornato al 25 giugno 2021):

Auroracoin, Bata Coin, , Bitcoin Cash ABC, , Bitcoin Plus, , Bitcoin, , Bitcore, , BlackCoin, , CannabisCoin, , Dash, , Denarius Coin, , Diamond Coin, , DigiByte, , Dogecoin, , e-Gulden, , Einsteinium Coin, , Ethereum Classic, , Ethereum, , EuropeCoin, , Expanse Token, , Feathercoin, , Flashcoin, , GridCoin, , Gulden, Internet of People Token, , Linx Coin, , Litecoin, , MonaCoin, , Myriad Coin, , Namecoin, , Nami Crypto, , NEO Token, Neurocoin, , NovaCoin, , NuBits, NuShares, OKCash, Peercoin, PinkCoin, PIVX Coin, PotCoin, PutinCoin, ReddCoin, SolarCoin, Stratis Coin, Syscoin, Ubiq Coin, Ultimate Secure Cash Coin, Unobtanium Coin, Vcash Coin, Verge Coin, Vertcoin, Viacoin, VPNCoin, Zcash Coin, ZCoin

Esiste una successiva schermata che mostra, di fatto, le transazioni che avete effettuato di recente, quindi sia acquisti di cripto che vendite, in modo da poter tenere tutto sotto controllo. Vi ricordo che le transazioni effettuate in questa veste non sono reversibili o annullabili da alcuno una volta fatte, a meno che l’altra persona dall’altra parte non accetti di rimborsarvi.

Se fate click sulle immagini vedrete nel dettaglio, ingranditi, i dettagli annessi all’app di Coinomi. Che è molto bella secondo me e piuttosto comoda da usare. Al tempo stesso, il codice identificativo del wallet sarà mostrato sia come stringa del tipo ( si tratta di un esempio casuale, ovviamente, che non corrisponde ad alcun wallet):

bclq h43k bclq h43k bclq
bclq h43k bclq h43k bclq

che come intuitivo QR code, come potete vedere nell’immagine di seguito. Il QR Code può essere, solo se necessario ovviamente, condiviso su altre app o piattaforme a vostra scelta, con un semplice tap.

 

Uso consigliato

L’idea per fare uso di Coinomi è ovviamente legato alla necessità di effettuare un pagamento in BTC, ad esempio ad un negozio, oppure presso un ATM di bitcoin nel quale potrete, di fatto, ricevere la cripto che avete acquistato fornendo l’ID del vostro wallet. La principale opportunità legata all’uso di Coinomi è proprio nel poter fare pagamenti in cripto, cosa che coi wallet degli Exchange tipo Coinbase non è in genere consigliabile.

Caratteristiche generali del wallet

Il wallet presenta caratteristiche semplici ed essenziali, e potete creare tutti wallet che volete, eventualmente cancellandoli dopo averli usati una o più volte. Ad ogni wallet, cosa molto importante, è associata una sequenza segreta ed unica di parole in inglese, che fanno da chiave privata nel caso in cui doveste smarrire la password o il PIN che Coinomi vi obbligherà, per motivi di sicurezza, ad impostare sul vostro portafoglio.

Fate attenzione a questo aspetto, perchè se doveste perdere la chiave privata con la sequenza esatta (che è sempre opportuno stampare su carta e custodire da qualche parte sicura, senza portarsela in giro) il wallet e tutto quello che c’è dentro saranno inevitabilmente persi per sempre. Un rischio a cui sono stati soggetti molti possessori anche di grosse somme di bitcoin in passato, e a cui è sempre necessario porre la massima attenzione.

Perchè è il migliore (secondo me)

Ci sono una varietà di motivi che possono spingere all’uso di Coinomi; quelli principali sono legati alla facilità d’uso, all’essenzialità dell’interfaccia e alle commissioni sulle transazioni impostabili da app.

In generale però molti utenti si fanno scoraggiare dal tipo di interfaccia poco intuitiva, e tendono ad utilizzare soluzioni wallet differenti (per cui le transazioni costano di più: qui costano di meno perchè paghi solo il costo della transazione BTC, che puoi anche impostare: più veloce costa di più, più lenta ad arrivare costa di meno). Anche i vari Coinbase forniscono in molti casi dei wallet integrati, ma sono portafogli in cloud che spesso non sono compatibili e direttamente utilizzabili per fare acquisti, tanto che tantissimi gateway di pagamento in BTC ed altre criptovalute (se non tutti) tendono a sconsigliarne o vietarne addirittura l’uso.

Il mio consiglio è di imparare ad usarlo, magari partendo sempre da piccole cifre. Ricordatevi che tutto quello che farete in questa sede, per natura stessa e per le tecnologie coinvolte, rimarrà sotto la vostra responsabilità; non perchè lo dica io, ma perchè è proprio il wallet stesso a specificarlo a chiare lettere.

Creazione di un indirizzo (nuovo portafoglio)

La creazione di un indirizzo bitcoin serve a disporre di un nuovo portafoglio da cui inviare e ricevere criptovaluta, e corrisponde approssimativamente ad aprire un conto in banca vuoto (ovviamente senza una banca di mezzo). In generale, avviene come ho descritto di seguito.

  1. Step uno, aprite l’app di Coinomi.
  2. Cliccate sull’hamburger del menu in alto a sinistra, e selezionate, scorrendo nella lista, l’opzione Manage Wallets sotto Portafoglio.
  3. Cliccate sul segno + in basso a destra
  4. Selezionate Crea un nuovo portafoglio (potete anche ripristinare un nuovo portafoglio se avete a disposizione la frase segreta di recupero)
  5. Salvatevi o prendete nota della frase di recupero, che dovrete custodire con grande attenzione, come se fosse una password; è molto importante questa fase perchè è l’unico modo per recuperare il wallet se il telefono dovesse esservi rubato, dovesse rompersi o doveste perderlo.
  6. Confermate di aver salvato la frase casuale, e cliccate su avanti in basso a destra
  7. Confermate la chiave di recupero che avete appuntato al passo 5, mettendo le parole generate a caso nell’ordine giusto;
  8. Adesso dovrete criptare il wallet con una password scelta da voi, che dovrebbe essere composta da lettere, numeri e almeno un simbolo non alfabetico come ? o ^
  9. Andate avanti ed attendete la generazione del wallet, richiederà pochi istanti!
  10. Selezionate le monete che volete inserire nel wallet: coinomi supporta bitcoin ovviamente, ma anche Callisto, Dash, Dogecoin, Ethereum e moltissime altre ancora
  11. Fatto! Avete creato il vostro wallet personalizzato con successo.

Send: inviare bitcoin per un pagamento

Questa è la sezione che userete di più: per pagare online con una delle criptovalute che avete abilitato nel wallet, si passa per forza da qui. I parametri da impostare sono quattro, e corrispondono alle coordinate a cui inviare il pagamento che tipicamente deve darvi il venditore. Per evitare lo strazio di compilarli a mano, basta fare click sull’icona della macchina fotografica, che accenderà l’obiettivo del vostro telefono e vi permetterà di fare una foto al QR code univoco del pagamento, in modo da poterlo effettuare. I campi si compileranno da soli e sarete pronti a pagare con il tasto Pay.

Attenzione che i pagamenti sono in genere irreversibili, e a seconda del gateway possono avere dei tempi di processamento anche di qualche secondo, minuto o addirittura ora. Ovviamente per pagare dovrete rimanere connessi su internet e fornire i relativi permessi, se necessario.

Balance: vedere quanti bitcoin abbiamo

Per fare questo basta andare sulmenu a forma di hamburger sulla sinistra e selezionare la voce Bitcoin tra le tante che appariranno, si troverà in basso nel menu, precisamente.

Receive: ricevere un pagamento in bitcoin

Questa sezione fornisce il vostro codice QR, cioè l’indirizzo numerico (le cifre casuali vicino all’icona del mappamondo) con cui ricevere bitcoin o richiedere un pagamento, cioè generare una invoice (una specie di “fattura”). Il campo Amount contiene la cifra da inviare in BTC, cliccando su Copy copierete in memoria del telefono (buffer) l’indirizzo in modo da poterlo copia-incollare altrove, cliccando sulle tre palline in basso a destra condividerete il QR code, che potrete per inciso anche salvare come immagine.

A cosa fare attenzione: transazioni irreversibili e malware

In generale bisogna prendere una serie di accorgimenti quando si usa Coinomi per ricevere o emettere pagamenti: il primo da considerare è che non potete annullare i pagamenti, che una volta emessi o inviati saranno definitivi (a meno che il destinatario non decida, in autonomia, di rimborsarvi).

Quindi fate attenzione ai numeri decimali, e ricordatevi di considerare sempre il cambio BTC/EUR corrente.

Massima prudenza, quindi, e buon divertimento!

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Furto di 3.6 miliardi di dollari in bitcoin

3.6 miliardi di dollari in bitcoin spariti letteralmente nel nulla: una cifra enorme, quasi spaventosa, che fa pensare ad una delle probabili truffe più clamorose della storia. Ad essere coinvolti nella faccenda i proprietari di una startup di bitcoin, un exchange di bitcoin ovvero un “luogo” dove poterne acquistare, molto popolare ovviamente nel paese d’origine, l’Africa, dove pero’ le criptovalute non sembrano essere considerate prodotti finanziari.

Tutto assume contorni ancora più complicati per le persone che, loro malgrado, avevano investito almeno qualcosina su questa startup e oggi si ritrovano ad aver perso tutto, per via una ingegnosa macchinazione da parte dei proprietari che, di fatto, sono spariti assieme al malloppo. E dire che, almeno all’inizio, tutto sembrava un “semplice” attacco hacker, che aveva bloccato la piattaforma coi proprietari che invitavano, da quello che racconta il blog EveryEye, a non fare denuncia alle autorità. Qualche utente un po’ più scaltro deve averla fatta lo stesso, alla fine, ed eccoci qui a narrare una storia per cui, quasi certamente, non sarà facile trovare una spiegazione e soprattutto a rintracciare la criptovaluta scomparsa.

Alcuni analisti sono arrivati a legare questa situazione, già dubbia da qualche giorno, con un calo del valore della criptovaluta considerevole, tanto che in molti si sono chiesti, ancora una volta, se i bitcoin debbano e possano fare seriamente i conti con la volatilità che li contraddistingue. In molti affidano i propri risparmi alle criptovalute e, questi casi confermano, non sembra affatto essere una buona idea.

La speranza è che la task force che sta lavorando al problema riesca a trovare il bandolo della matassa in tempi più brevi possibile, anche se la criptovaluta scomparsa sembra essere stata già processata attraverso vari scrumbler e mixer di bitcoin per rendersi facilmente non rintracciabile, per cui le speranze sono ad oggi abbastanza flebili.

(fonte)

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Quanto ha perso Musk dopo le sue dichiarazioni sui Bitcoin?

Che il vulcanico imprenditore Elon Musk, per quanto geniale sia altrettanto imprevedibile, era cosa nota. Allo stesso modo è risaputo che i Bitcoin non sono certo beni dal valore relativamente stabile come l’oro e il platino. Quando, dunque, Elon Musk decide di influenzare il mercato delle Criptovalute ecco che la soglia di imprevedibilità sui mercati tocca vette stratosferiche generando pesanti perdite sia nel conto in banca del multimiliardario di origini sudafricane sia nel valore di mercato dei Bitcoin. Analizziamo cos’è successo negli ultimi giorni a seguito delle recenti dichiarazioni di Musk contro i Bitcoin.

La marcia indietro di Musk sui Bitcoin.

Uno dei personaggi chiave dell’inizio del nuovo millennio è sicuramente Elon Musk. Il poliedrico magnate delle nuove tecnologie ha messo lo zampino in quasi tutte le innovazioni che stanno rivoluzionando l’economia (PayPal) e il nostro modo di vivere il presente (Tesla, SpaceX, Hyperloop, ecc.). Fino a pochi giorni fa lo stesso Musk era uno dei principali entusiastici sostenitori dell’utilizzo delle criptovalute, incoraggiando gli acquirenti ad acquistare le auto elettriche prodotte dalla sua azienda, la Tesla, proprio con i bitcoin, moneta elettronica di cui detiene anche un sostanzioso portafogli.

La settimana scorsa però, tra lo sconcerto generale, con un tweet del tutto inatteso ha preso le distanze dai bitcoin, ritenendoli non ecosostenibili a causa dell’enorme quantità di energia necessaria a generare il codice di cui sono costituiti e, di conseguenza, ha comunicato che Tesla non avrebbe più accettato i bitcoin come forma di pagamento. Tutto ciò ha dato vita ad ondate di panico generalizzato tra i possessori di criptovalute che negli ultimi dieci giorni hanno registrato perdite che si aggirano intorno al 25%.

Le conseguenze sul patrimonio di Musk.

La cosa che è saltata subito all’occhio degli osservatori economici è stata che lo stesso Musk, possessore di una nutrita quantità di bitcoin – ulteriormente incrementati proprio negli ultimi mesi dopo che, dietro suo input, gli acquirenti delle auto Tesla hanno scelto di pagarle con le criptovalute -, abbia perso una cifra astronomica a seguito delle sue dichiarazioni, quantificabile in circa un quarto del suo patrimonio. Tale repentina perdita lo ha visto essere scalzato da Bernard Arnoult dal secondo gradino del podio delle persone più ricche del mondo.

Perchè Musk ha scaricato i bitcoin?

La prima domanda che ci siamo posti nel leggere il tweet anti-bitcoin di Musk è stata:

“Ma come? Proprio lui se n’è accorto solo ora che la produzione di bitcoin richiede un’enorme quantità di energia che a sua volta genera inquinamento? E’ mai possibile che noi, umili Nessuno qualunque, lo sapessimo da anni e lui se ne sia accorto solo dopo essersene riempito il portafogli?”

E’ ovvio che qualcosa non quadra, com’è ovvio che Musk non sia un fesso.

E la risposta implicita l’ha data lo stesso Musk poche ore dopo quando ha pubblicato un altro tweet in cui chiedeva ai suoi follower se fossero favorevoli ad utilizzare un altro tipo di criptovaluta chiamata Doge in alternativa ai più noti bitcoin. Come se non bastasse, Musk ha anche annunciato che l’anno prossimo la sua compagnia aerospaziale SpaceX manderà sulla Luna un satellite chiamato (indovinate un po’?) Doge 1 e, guarda caso, i costi della missione saranno sostenuti integralmente con l’utilizzo di Dogecoin.

Da questo momento in poi, le quotazioni della criptovaluta Doge sono aumentate in maniera esponenziale e, ad ulteriore conferma di come ci sia lo zampino di Musk dietro il boicottaggio dei bitcoin, un grosso investitore anonimo (in gergo gli investitori anonimi che fanno incetta di titoli, azioni e altri investimenti relativi ad un singolo comparto vengono chiamati “balene”) possiede quasi 37 miliardi in Dogecoin e, lo stesso, recentemente avrebbe fatto tre ulteriori acquisizioni di questa criptovaluta dall’importo di 28.061.971 dollari cadauna. Se giochiamo un po’ con questa cifra e ne spostiamo i punti dei decimali esce fuori uno strano numero: 28.06.1971. Sapete chi è nato il 28 giugno 1971? Lo avrete già capito: Elon Musk.

Quindi, il forte sospetto è che dietro il boicottaggio dei bitcoin ci sia in realtà una ferma e pianificata strategia di Musk che intende trasformare il suo portafogli di criptovalute, convertendolo da bitcoin (che nel frattempo ha affermato di non voler intaccare… sarà vero?) in Dogecoin. Nei piani quindi, in breve tempo, Elon Musk dovrebbe essere in grado di recuperare le perdite accumulate in questa settimana e riprendersi la seconda posizione nella classifica dei più ricchi del pianeta tornando ad insidiare da vicino il rivale storico Jeff Bezos.

Foto di Foto-Rabe da Pixabay

Certo però che, per quanto Elon Musk a noi personalmente è sempre risultata una persona simpatica e geniale, non possiamo non sottolineare che la sua mossa atta a svalutare i bitcoin – nascondendosi dietro una ipocrita motivazione di carattere ambientalista (i Dogecoin si “coniano” con gli stessi metodi dei bitcoin) – abbia fatto perdere ingenti somme di denaro a piccoli investitori che avevano convertito i loro risparmi in quel tipo di criptovaluta. Questa mossa non ci sembra eticamente accettabile anche se, si sà, nel mondo della finanza l’etica non ha mai trovato spazio.

Più che altro, in conclusione, è da sottolineare che, come avevamo già sottolineato in un articolo precedente, investire in criptovalute forse è un azzardo da lasciar fare ai multi miliardari come Musk ed è più consigliabile per i piccoli investitori rivolgere le loro attenzioni finanziarie sui più sicuri titoli di stato o nei beni rifugio. Proprio ieri, infatti, a dare un’ulteriore “mazzata” al valore dei bitcoin e delle criptovalute in generale è stata la banca centrale cinese che ha dichiarato inaccettabili pagamenti e investimenti sul territorio nazionale e nei mercati esteri con questo tipo di moneta volatile, inaffidabile e ingestibile con i canoni della finanza classica.

Come dare torto alle autorità finanziarie cinesi? In fondo se l’8 maggio un bitcoin valeva 46.775.56 dollari e oggi (20 maggio) dopo soli 12 giorni è scambiato a 32.063,84 – praticamente un terzo in meno – è la prova lampante del fatto che quello delle criptovalute sia un “gioco” pericoloso e imprevedibile, da cui tenersi lontani se non si è multimiliardari come Elon Musk.

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Oro o Bitcoin: dove conviene investire?

In un’epoca in cui “finanza creativa”, “finanza farlocca”, “finanza a caso” e “Guardia di Finanza ovunque” la fanno da padroni, per chi non è addetto ai lavori (ma spesso anche per loro) scegliere bene come e dove investire i propri soldi è quasi un terno al lotto: da una parte ci sono le allettanti sirene dei tanto pubblicizzati Bitcoin, dall’altra l’impertubabile costanza di rendimento dei beni rifugio, l’oro su tutti. Come districarci in questo mare di offerte?

Bitcoin, azioni di borsa e beni rifugio.

Negli ultimi mesi, complice la crisi economica e finanziaria scaturita dalla pandemia di Covid-19, ha fatto notizia l’iperbolica fluttuazione del valore dei bitcoin – le monete elettroniche – che più volte nel giro di pochi giorni hanno visto il loro valore aumentare esponenzialmente e subito dopo diminuire repentinamente. Questo avviene perchè, seppur per “convenzione” (e forse anche un pò per moda) i bitcoin vengono definite “monete”, in realtà esse sono solo delle riserve di valore il quale fluttua solo ed esclusivamente in base alla logica della domanda e dell’offerta, non avendo alle spalle un “valore intrinseco” (valore di produzione) né un ente o banca centrale che ne garantisca la stabilità e ne regoli transazioni e disponibilità. Il concettto è semplice: più aumenta la domanda, più il valore dei bitcoin aumenta e viceversa.

Capite bene che se “Mario Rossi” possiede un grosso patrimonio in bitcoin e decide di monetizzarlo (con moneta reale) tutto d’un colpo, il mercato della moneta elettronica verrà invaso da una massiccia offerta che coprirà gran parte della domanda e farà crollare repentinamente il valore dei bitcoin che gli altri investitori hanno appena acquistato dallo stesso “signor Rossi”.

Con le azioni di borsa in fondo il meccanismo è simile ma non uguale, tutt’altro. Innanzitutto dietro ad un’azione di borsa c’è del valore reale: le azioni della FIAT, giusto per fare un esempio, potrebbero anche crollare in maniera catastrofica per qualsiasi motivo, ma la FIAT avrà sempre a disposizione dei beni reali (stabilimenti, parco macchine invendute, know-how, brevetti, depositi, assicurazioni) che generano valore reale e frenano il crollo finanziario non permettendo che il valore delle azioni possa arrivare a zero. Inoltre, dietro alle azioni di borsa, esistono degli oliati sistemi di pesi e contrappesi in grado di armonizzare il mercato e frenare eccessive perdite e guadagni delle azioni che andrebbero ad inquinare il mercato (si pensi al meccanismo del “quantitative easing” messo in campo negli ultimi anni dalla Banca Centrale Europea per contrastare il fenomeno dei cosiddetti “titoli tossici” che sono appunto dei titoli poco remunerativi e difficilmente esigibili che è meglio togliere dal mercato per dare stimolo all’inflazione… ma di questo parleremo un’altra volta).

Il contraltare dei bitcoin per investire i propri soldi sono i cosiddetti beni rifugio: oro, argento, platino, opere d’arte, oppure valute particolarmente forti e stabili come il Dollaro USA, l’Euro e la Sterlina Britannica.

Investire in beni rifugio, dal momento che sono caratterizzati da un forte valore intrinseco o, nel caso delle valute, da una forte economia alle spalle, se da una parte garantisce meno guadagni dall’altra difficilmente espone a grosse perdite. I beni rifugio, quindi, non sono particolarmente adatti per adottare strategie speculative ma sono ideali per proteggere il patrimonio dalle crisi, l’esatto opposto del bitcoin.

Un Esempio

Facciamo un esempio pratico che potrà sembrare esagerato ma in realtà è molto più vicino alla realtà di quanto non sembri:

Io ed il signor Mario Rossi abbiamo entrambi 1.000 euro da investire e decidiamo di andare a convertire di nuovo in “moneta sonante” il nostro investimento esattamente tra un anno da oggi. Io decido di investire i miei soldi in bitcoin, il signor Rossi in oro. Tra un anno, data l’estrema volatilità dei bitcoin, se sono stato fortunato i miei 1.000 euro potrebbero essere diventati 100.000 ma se sono stato sfortunato il loro valore potrebbe essere crollato fino a 10 euro. Di contro, il signor Rossi, investendo in oro, se è stato fortunato avrà visto lievitare i suoi 1.000 euro a 1.100 ma in caso di sfortuna difficilmente ne raccoglierà meno di 900.

Dove investire?

Affidarci al caso e sperare nel mega-guadagno o tenerci stretto e garantito ciò che già abbiamo? Questo è l’amletico dubbio che attanaglia coloro che hanno soldi da investire. Certo, i bitcoin allettano con la loro speranza di guadagno ampio, facile e veloce ma il rovescio della medaglia è quello di una perdita catastrofica. L’oro non garantisce forti guadagni ma assicura stabilità.

Foto di luxstorm da Pixabay

Osservando i movimenti di mercato degli ultimi tempi appare chiara una cosa: se si ha un grosso patrimonio da investire forse è meglio acquistare bitcoin poichè, essendo “padroni” del mercato, si può drasticamente influenzare “il quando” e “il come” fare aumentare o diminuire il malloppo, vendendo o acquistando moneta elettronica, cosa che non è possibile per un piccolo investitore che con poche migliaia di euro a disposizione non può influenzare un tipo di mercato di cui sarà sempre in balia. Non è un caso se in questo periodo sono proprio i grandi magnati (Elon Musk su tutti) a fare pubblicità alla moneta elettronica. Il piccolo investitore, invece, investendo in beni rifugio potrà avere il suo piccolo patrimonio garantito quasi in un rapporto di 1 a 1 anche sul lungo periodo quando, magari, si sarà verificata una crisi economica (l’ennesima) che sconvolgerà il mercato economico e finanziario.

Criticità

I beni rifugio, a meno che non siano custoditi in casa con scarsi sistemi di protezione, non hanno grosse criticità intrinseche. Se anche dei ladri dovessero rubare l’oro o il quadro di Picasso che avete custodito in una cassetta in banca, l’assicurazione della stessa vi ripagherà del valore perduto e, di contro, se in uno scaffale rimasto chiuso per decenni dovreste ritrovare una catenina d’oro appartenuta a vostra nonna, questa non risentirà in nessun modo degli anni passati nel dimenticatoio e avrà un valore pari a quello che ha oggi l’oro.

I bitcoin, invece, sono identificati tramite un codice alfanumerico da 25 a 36 cifre: perso il codice persi i soldi. Se vostro fratello fosse un grande possessore di bitcoin e (facendo tutti gli scongiuri del caso) dovesse venire a mancare senza aver lasciato disponibile agli eredi i codici delle sue monete elettroniche, il suo patrimonio finirà nella tomba con lui e per voi sarà impossibile recuperarlo.

I bitcoin ormai andati perduti sono molti più di quanto si possa pensare e, se da una parte proprio queste “monete smarrite”, non essendo più cedibili sul mercato, garantiscono che il valore delle monete elettroniche non arriverà mai a zero (ma si ci potrà avvicinare molto) dall’altra dimostrano quanto questo sistema sia poco affidabile sotto troppi punti di vista (fonte).

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Produrre bitcoin: quale impatto per l’ambiente?

Prima di affrontare il discorso sull’impronta ecologica dei bitcoin, è opportuno premettere brevemente i concetti di criptovaluta e blockchain.

Blockchain

Tradotto letteralmente, blockchain significa catena di blocchi. Non è altro che un grande registro digitale condiviso tra gli utenti. Le voci che lo compongoo sono raggruppate  in blocchi concatenati in ordine cronologico. La blockchain è un enorme database decentralizzato al quale si possono aggiungere nuovi blocchi, essendo condiviso, tutti vi possono accedere ma nessuno ne può modificare il contenuto. I dati infatti sono protetti da crittografia.

Fa parte della grande famiglia delle DLT, Distributed Ledger Technologies, sistemi basati su un registro distribuito che può essere letto e aggiornato, in modo indipendete dai nodi di una rete. Chiunque, provvisto di computer può far parte di questa rete, non è necessario che i nodi conoscano le reciproche identità. Quando viene effettuata una transazione, viene aggiunto un blocco alla catena,  questa operazione è regolata da un protocollo condiviso. Nel momento in cui viene autorizzata l’aggiunta del nuovo blocco, ogni nodo aggiorna la propria copia privata del registro. Una volta che i dati vengono scritti nel registro, non possono pi essere modificati, rimangono lì per sempre.

L’origine della blockchain si deve ad un anonimo (forse un gruppo di persone) noto con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto che la utilizzò come registro per la  criptovaluta  da lui inventata, il Bitcoin.

Bitcoin

Il bitcoin è una moneta virtuale, in quanto tale, non ha alle spalle una banca centrale che la distribuisce, per validare e proteggere le transazioni si utilizzano la blockchain, precedentemente introdotta e la crittografia.
I Bitcoin disponibili in rete sono 21 milioni mentre quelli effettivamente in circolazione sono circa 9 milioni. Il valore del Bitcoin è passato da 0 (nel 2009) fino a 1200 dollari (valore di picco raggiunto). Secondo il Financial Times gli scambi totali hanno raggiunto i 10 miliardi di dollari contro i 150 milioni di un anno prima.

Si usano come forma di pagamento per gli acquisti online, oppure per essere scambiati con valute reali (dette valute fiat). In alternativa, le criptovalute possono essere tenute “ferme” come prodotto di investimento e scambiate mediante il trading quando il mercato è favorevole.

È la più nota tra le criptovalute ma non è l’unica, ormai in circolazioni se ne trovano molte altre.

Impatto ambientale del Bitcoin

Il Bitcoin e le altre criptovalute, basandosi su un sistema molto esteso di computer, distribuito su tutto il pianeta, necessario per l’aggiornamento delle transazioni, richiede una quantità considerevole di energia elettrica per potersi sostenere. La produzione di energia elettrica, porta con se ingenti emissioni di anidride carbonica, monossido di carbonio e altri inquinanti in atmosfera, alimentando così il riscaldamento globale. Un po’ come accade per le auto elettriche, che tanto vanno di moda, è vero che non inquinano in marcia, ma l’energia nesseria per ricaricarla, non viene certo creata a impatto zero. Qualcuno starà pensando, “Si può produrre elettricità partedo da fonti rinnovabili, con tecnologie quali il fotovoltaico, l’eolico e altri”. Vero, ma l’energia prodotta con questi sistemi è solo una minima parte, non basta certo a sostenere il fabisogno di tutti i computer sparsi per il mondo o di tutte le auto elettriche, che tra l’altro, andranno sempre ad aumentare richiedendo sempre più risorse, ergo inquinando sempre più.

Affinche il processo di mining, l’aggiornamento della blockchain e quindi la circolazione di bitcoin sia a impatto zero, ogni nodo della rete dovrebbe attingere direttamente all’energia prodotta da un impianto fotovoltaico ad esempio, non è difficile capire che non è affatto così. La gran parte del fabisogno energetico viene soddisfatto da centrali, come quelle termoelettriche, che producono una quantità enorme di gas inquinanti.

Alcuni ricercatori dell’Università tecnica di Monaco e del Mit negli Stai Uniti, hanno realizzato un modello matematico in grado di calcolare l’impatto ecologico delle monete virtuali. Attraverso questo modello sono riusciti a valutare le emissioni di anidride carbonica, uno dei principali gas serra, legate alla blockchain. I ricercatori hanno stimato il consumo annuale di energia elettrica associati alle transazioni bitcoin e hanno dimostrato che l’impatto ambientale delle criptovalute non è per niente trascurabile, tutt’altro.
Hanno stimato un consumo anno di energia pari a 45,8 Twh (terawattore) e un emissione di carbonio di circa 23 milioni di tonnellate di CO2. Questi valori pongono le emissioni collegate ai bitcoin fra i livelli di quelle prodotte dalla Giordania e dallo Sri Lanka (paesi che si posizionano rispettivamente all’82° e all’83° per emissioni di CO2). Considerando tutte le altre criptovalute in circolazione e non solo i bitcoin, le emissioni, risulterebbero probabilmente doppie.

Attenzione però a giudicare le criptovalute basandosi solo su questi dati, ci sono molte altre cose da tenere in considerazione riguarto il loro impatto ambientale. Bisogna anche considerare che la blockchain ha consentito la smaterializzazione di molte operazioni evitando sprechi. Le monete virtuali infatti consentono di evitare inquinamento dovuto a:

  • utilizzo di plastica per la stampa di carte di credito e bancomat;
  • carta, inchiostro e l’energia necessaria alle macchine per la stampa delle banconote;
  • uso di metallo e consumo di energia derivante dal processo di fusione per le monete;
  • consumo di carburante e tutti i costi di movimentazione del denaro (furgoni blindati);
  • stampa di tutta la documentazione cartacea che gli istituti di credito sono tenuti a fornire al cliente;

 

 

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Migliori Carte Prepagate Per Bitcoin

Le carte di debito Bitcoin stanno rivoluzionando l’economia e rappresentano un ulteriore vantaggio delle criptovalute. Le principali carte disponibili sono ad esempio quella di Coinbase, Bitpay, Wirex e Crypto Pay. Le singole caratteristiche variano molto da carta ma appare ottima la possibilità di non dover usare il proprio nome se si rispettano alcuni limiti di spesa.

Le migliori carte di questo tipo

1 Wirex
4.95/5 (21)
2 ViaBuy
4/5 (3)

Le criptovalute e, in particolare, la Bitcoin negli ultimi anni è diventata estremamente popolare. Molti negozi, sia fisici, sia online, hanno iniziato a accettare questa valuta virtuale come metodo di pagamento. Tuttavia su questo l’Italia è rimasta indietro rispetto ad altri Paesi. Oggi però con la diffusione delle carte prepagate per Bitcoin le cose stanno cambiando.

Le carte di debito con Bitcoin più diffuse sfruttano il circuito VISA o Mastercard, quindi possono essere usate ovunque in assenza di particolari problemi. Costituiscono il vero tramite tra l’economia virtuale e quella tradizionale. Chi acquista una carta di debito Bitcoin può utilizzarla sia in qualità di forma di pagamento per l’acquisto di altra moneta virtuale sia per pagare in Bitcoin nei negozi che accettano la criptovaluta oggi più diffusa al mondo. Le caratteristiche della carta prepagata Bitcoin sono tuttavia differenti da quelle delle normali carte di debito. Innanzitutto la carta Bitcoin entro certi limiti è anonima. Ciò significa che non superando una certa soglia è possibile fare i propri acquisti in totale anonimato. Chi fornisce le proprie informazioni personali, passaporto o patente di guida, bolletta energetica della casa di residenza e così via, potrà accedere a diversi utilizzi della carta e non avrà quasi nessun limite rigido almeno quanto in termini di massimale di spesa. L’utenta ha poi due opzioni di scelta per la propria carta. Può richiederla reale oppure virtuale, che costerà meno e si potrà utilizzare solamente online. Quanto all’utilizzo della carta di debito Bitcoin non funziona molto diversamente dalle altre carte. La carta ha un indirizzo wallet su cui è possibile ricaricare i Bitcoin che si desiderano. Il trasferimento di Bitcoin avviene in modo immediato sulla carta. Le carte di debito Bitcoin possono essere utilizzate per fare prelievi in contanti da sportelli ATM. Tuttavia, il problema è che le commissioni sono abbastanza alte e quindi non sono affatto allettanti.

 

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Dal Bitcoin alla Sterlina: le opportunità per fare trading non mancano

Nel mondo finanziario, sempre più persone approcciano al trading on-line e, soprattutto, al mondo del Forex. D’altronde, il trading sulle valute straniere ha dato modo ad una pluralità di investitori di cogliere delle opportunità importanti in passato, grazie all’oscillante andamento di alcune delle più note valute come, ad esempio, il dollaro. Negli ultimi anni, però, le valute più speculative sono risultate essere quelle dei paesi emergenti, spesso quelle riferite ai paesi più periferici, amplificando i margini di guadagno e, purtroppo, anche di perdita.

Timori di un “no deal”: sterlina attraente per movimenti speculativi?

Negli ultimi mesi, però, anche una moneta tendenzialmente stabile come la sterlina ha avuto degli scostamenti importanti – specie in senso negativo – a causa dei timori di un “no deal” sulla Brexit, il cui “the end” dovrebbe essere posto, definitivamente, entro il 31/10/2019, salvo eventuali nuovi rinvii. Dopo una prima fase di recupero nei primi mesi del 2019, la moneta di Sua Maestà ha perso circa il 5% del suo valore rispetto all’euro. Un’autentica mazzata per chi, nel proprio portafoglio, detiene una significativa esposizione in titoli denominati in GBP.

Oltre ai timori per un mancato accordo sulla Brexit, a pesare sull’andamento discendente della sterlina sono stati altri due fattori: dati economici negativi, con una crescita – secondo le stime della Bank of England – prossima allo zero per gli ultimi due trimestri dell’anno in corso, dopo i modesti segni positivi (+0,5% e +0,2%) dei primi due; le prolungate aspettative dei bassi tassi di interesse, che non favoriscono una risalita del valore della valuta britannica. Le dichiarazioni, poi, del Presidente della Bank of England, Mark Carney, hanno dato spago ad un’eventuale futura ondata ribassista: per attutire gli eventuali contraccolpi di un “no deal Brexit“, non ha escluso un eventuale taglio ai tassi di interesse, elemento che può ulteriormente indebolire la valuta brittanica.

Le montagne russe del Bitcoin: opportunità e rischi della criptovaluta

Non tutti sanno, però, che è possibile guadagnare anche nelle fasi ribassiste di una valuta, reale o virtuale che sia: fare trading con leva finanziaria è possibile. Un approfondimento molto chiaro si trova qui. Uno strumento, quello della leva finanziaria, che ben si sposa anche con il trading sulle criptovalute, da sempre foriero di posizioni altamente speculative: giocare al rialzo o al ribasso sulle stesse, quindi, può portare grandi soddisfazioni per i risparmiatori, anche se il consiglio è quello, data l’elevata volatilità, di investire somme non elevate, possibilmente non più del 5% del proprio portafoglio titoli.

L’andamento oscillante del Bitcoin, in tal senso, fornisce un ottimo strumento per capire quanto siano altamente speculative, allo stato attuale, le criptovalute: dopo l’annuncio da parte di Facebook della creazione di Libra, la moneta virtuale ideata dalla società di Mark Zuckerberg, in un mese e mezzo si è assisto ad una crescita del valore da $ 7500 a $12500, per poi assistere ad una repentina discesa fino $9500. Oscillazioni che confermano come investire sulla criptovalute sia, ad oggi, uno strumento potenzialmente molto attraente (+250% in sei mesi nel caso specifico del Bitcoin) ma al tempo stesso da maneggiare con estrema cura, onde evitare di incorrere in significative perdite del capitale investito.







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Guida critica al bitcoin

Quando si parla di bitcoin i dubbi, le perplessità e la scarsa chiarezza relativa a certi suoi aspetti, da sempre, finiscono per farla da padrone. Bitcoin è una moneta virtuale decentralizzata che non possiede un corrispondente fisico (come avviene per le monete o banconote in euro o sterline), ma che al tempo stesso può rendere sostenibili le finanze di aziende e persone che decidano di farne uso. In rete è pieno di articoli che spiegano come funziona in BTC e che ne esaltano le qualità, per cui mi pare il caso di approcciare alla cosa in modo più critico del solito.

Attualmente 3 BTC sono circa 10,000 € (diecimila euro): il cambio è molto volatile, poichè la moneta è decentralizzata ed è oggetto di forti speculazioni (di cui moltissime vanno a svantaggio dell’investitore, c’è da dire) si tratta di una moneta a tutti gli effetti, introdotta nel 2009, che si sta presentando come vera e propria “moneta del futuro”, moneta per fare trading online nonchè ovviamente metodo di pagamento per i servizi online: in questo articolo vedremo di capire meglio, in modo critico e basandomi sulle esperienze che ho avuto e che ho voluto condividere su questo blog, di cosa si tratta più precisamente.

Bitcoin: di che si tratta?

Bitcoin è una moneta, precisamente una moneta virtuale che non possiede alcun equivalente fisico (intendiamoci, quindi: le monete d’oro che vedete nelle varie immagini con l’icona B sopra, sono solo illustrative): non possiamo metterla nel portafoglio come faremmo con le monete tradizionali, ma possiamo memorizzarla su supporto elettronico (sostanzialmente in forma di codici univoci o veri e propri file, a volte), quindi su penna USB, sullo smartphone, sul PC, oppure su un supporto cloud o mediante programmi di gestione del bitcoin stesso.

Bitcoin è un di pagamento online per permettere di ricevere ed inviare denaro mediante internet: le transazioni con BitCoin avvengono senza intermediari, e quindi permettono pagamenti diretti, senza le commissioni bancarie (oppure di PayPal) che normalmente paghiamo.Non esiste tantomeno, nel BitCoin, un’entità centralizzata che emetta moneta, in quanto la stessa viene generate mediante un algoritmo distribuito, con tutti i vantaggi del caso (leggasi assenza di fluttuazioni nel valore della moneta).

Bitcoin e inflazione

A differenza delle valute flat (e questo è uno dei principali pregi di bitcoin, in effetti) come ad esempio l’euro, BTC non è condizionata dall’inflazione, pero’: questo significa che se c’è un’inflazione annuale media del 2%, tra 25 anni il valore della moneta euro sarà praticamente dimezzato (sommando i vari contributi del 2% medio ogni anno, per 25 anni, si ottiene 50%).

Alla lunga, in teoria l’inflazione su Bitcoin – che attualmente è assestata attorno al 2%, per la cronaca – dovrebbe (è solo una previsione, ovviamente) ridursi fino ad arrivare a zero.

Come funziona il BTC?

Come spiegato nel sito ufficiale, il tutto funziona mediante un’apposita blockchain crittografata, una “catena virtuale” nella quale sono incluse tutte le transazioni confermate: questo significa che, in prima istanza, la “movimentazione” delle BitCoin è pubblicamente accessibile da chiunque, per quanto in forma criptata. Le transazioni sono rese sicure da una crittografia a chiave privata e, inoltre, iniziano ad essere confermate dalla rete nei 10 minuti successivi, attraverso un processo chiamato data-mining. Tale processo, noto come “consenso distribuito”, serve a mantenere un indispensabile ordine cronologico ai blocchi della blockchain, proteggendo la neutralità della rete e permettendo a diversi dispositivi di uniformare lo stato del sistema. Per essere confermate, le transazioni sono quindi impacchettate in un blocco che rispetta, nominalmente, regole crittografiche molto severe e “difficili da indovinare”, in un certo senso.

Tecnicamente il Bitcoin – o BTC – funziona su una rete peer to peer basata su crittografia asimmetrica, ovvero a chiave pubblica e privata. Senza addentrarci in dettagli implementativi sulla blockchain (la quale rappresenta un po’ il “libro contabile” pubblico delle transazioni effettuate), bisogna sapere che la crittografia possiede un ruolo fondamentale per garantire spendibilità effettiva alla valuta, impossibilità (o quasi) di essere clonata o falsificata, oltre che garanzia di consegna dei pagamenti dal mittente al destinatario. Così come la crittografia di HTTPS permette alle pagine web ed alle applicazioni di proteggersi da frodi e clonazioni, quella del BTC permette alla moneta stessa di “essere moneta“, limitando il rischio di falsificazioni e truffe o trasferimenti non autorizzati. Bitcoin è in questo, contemporaneamente al riparo da generazione non autorizzata di moneta virtuale falsa, possibili attività di sequestro da parte di autorità ed eventuali problemi di blocco dei trasferimenti a cui sarebbero soggette le banche ordinarie: per cui diventa terreno fertile per le libertà individuali di investimento ma anche, purtroppo, per attività criminose o poco etiche.

In questi termini, pertanto, BTC va vista come un software avanzato in grado di generare valore, e per cui le monete vengono generate mediante un meccanismo complesso difficilmente replicabile, direttamente dagli utenti, mediante mining. Tale sistema prevede l’esecuzione di calcoli complessi, che vengono solitamente eseguiti una sola volta per sempre – tanto che in molti casi è già tardi per mettersi a farlo, anche perchè il consumo di potenza necessaria non bilancia quasi mai il guadagno che ne deriverebbe. Molti siti web stanno installando, tanto per capire le potenzialità ancora meglio, dei miner di bitcoin subdoli all’interno delle proprie pagine, in modo da sfruttare a proprio vantaggio il traffico derivante dalle visite degli utenti (e la loro potenza computazionale).

Come curiosità ulteriore, è stato calcolato che servirebbe l’energia di 44,000 corpi umani per minare 1 BTC.

“Pochi” BTC

Una prima differenza rispetto alla moneta tradizionale, all’atto pratico, è legata al numero di decimali significativi: in genere, infatti, il BTC associa fino a 8 cifre decimali nella sua rappresentazione, e la transazione più piccola in BTC sarà di 0.00000001 BTC. Questo ovviamente va tenuto in conto fin dall’inizio per imparare a dare il giusto valore ai decimali, quelli che in altri contesti monetari consideriamo “spiccioli” – mentre in questo caso non è affatto così; è possibile rendersi conto della cosa anche nei cambi di esempio, che sono solo apparentemente piccoli (nota: si assume che 1 BTC = 12679,9 EUR).

0,00800 BTC sono 100 €

900 € corrispondono a 0,1 BTC

Su molti siti specializzati è possibile visualizzare il cambio in tempo reale del BTC in euro; quello che segue è il grafico del suo valore variabile nel tempo, nel periodo di riferimento in cui ho scritto questo articolo (tratto da bitboat.net). Al momento in cui scrivo, per intenderci, 1 BTC equivale circa a ben 13.000 euro. Questo cambio lo rende particolarmente appetibile per le masse, per quanto sia necessario tenere in conto la sua volatilità e variabilità, oltre che difficile prevedibilità, del cambio stesso.

Nonostante tali considerevoli fallback, ad ogni modo, diffidate da chi pensa che il bitcoin sia una truffa, un costo inutile o un giocattolo o una cosa per “addetti ai lavori” o su cui giocare a scommettere o speculare: è una moneta elettronica che può funzionare, a determinate condizioni, ma su cui al momento rimane un rischio considerevole investire grosse somme. La cosa importante è che le persone imparino a capire di che si tratta, perchè altrimenti difficilmente vedremo un’esplosione del suo utilizzo nell’economia mondiale. Chi pensa il contrario, semplicemente, non sa di cosa parla.

Il problema della liquidità

Ho, almeno ad oggi, sempre dato un’importanza alquanto contenuta al BTC, pur riconoscendone l’alto valore innovativo: esso infatti, a mio modesto avviso, viene da sempre capito poco e male. Mi sembra interessante cercare di discuterne in modo abbastanza critico, ed è quello che farò in questa sede. In tutti i discorsi relativi all’elevato interesse associabile al BTC, tanto per dire, ancora non si considera (o si tende a sottovalutare) il problema della liquidità: ovvero, se accumulo un capitale in bitcoin, ho il problema di rendere spendibile tale moneta a livello di mercati reali (che in BTC puri sono ancora circoscritti) e di convertirla nuovamente in euro quando e dove voglia, un po’ come si farebbe con una moneta all’estero.

Ci sono sempre più negozi e siti che accettano bitcoin: questo è un bene e ne prendiamo atto, ma se una volta comprati BTC rimango “confinato” forzosamente in quel network finanziario non mi pare una buona cosa, soprattutto per chi affida ad esempio parte dei propri risparmi o investimenti (cosa sconsigliatissima da tutti gli esperti, ad oggi), nella speranza che quel denaro venga ipervalutato dalla moneta virtuale stessa. Il problema di fondo, in sostanza, secondo me, è legato a due aspetti:

  1. non c’è un modo facile per convertire BTC in euro o moneta “classica” (…ed è vero anche il contrario, in parte);
  2. molti aspetti tecnici del BTC restano oscuri per i non addetti ai lavori (ma anche per chi dovrebbe capirne a mazzi);
  3. si pensa in modo errato che BTC possa diventare uno strumento di arricchimento automatico per l’uomo della strada (figuriamoci), o addirittura di riscatto sociale (lotta contro le banche ecc.)

BTC, nelle sue varie implementazioni (Armory, Multibit, Electrum, coinpunk, BitCoinJ, …) propone un network di pagamento decentralizzato che, da un lato, abbatte i costi delle banche tradizionali, ma dall’altro pone comunque il problema di convertire ed utilizzare il denaro all’interno del mondo reale. In soldoni, se volessi riportare il BTC in euro, moneta spendibile per le mie spese di ogni giorno, non disporrei ancora dell’autonomia necessaria, se non sfruttando tecnologie un pochino troppo complesse da sfruttare (come vedremo più avanti). Questo secondo me è un limite enorme, finchè ovviamente la maggioranza delle persone non tenderà ad usare BTC – cosa improbabile, vista la sua eccessiva volatilità.

La moneta virtuale è falsificabile? Con quale facilità?

Secondo il sito ufficiale è impossibile generare più di 21 milioni di BitCoin, per un totale di 2.15 x 10^38 (un numero a 38 zeri, ndr) di indirizzi allocabili da suddividere tra tutti gli abitanti della terra. Si pone pero’ il problema di un eventuale falsario che potrebbe generare illecitamente banconote bitcoin, a questo punto. L’elevata complessità – sulla falsariga degli algoritmi crittografici e della loro risaputa complessità – impedisce, in realtà, o rende molto improbabile, tale evenienza. Per quanto ne sappiamo (le specifiche ed i software per bitcoin sono tutti open) l’eventualità di generare nella catena un segmento “tarocco” è vanificata dall’impossibilità di combinarlo all’interno del processo globale, garantendo così un buon livello di protezione.

Bitcoin e liquidità in altra valuta (ad esempio euro)

In questo, limitarsi ai marketplace che accettano bitcoin e basta – per quanto siano in aumento: ci sono varie tipologie di siti e servizi di ogni genere che accettano bitcoin, ad esempio – mi sembra ancora limitante rispetto alle reali potenzialità in gioco. Il problema di fondo dei bitcoin è anche non ha un corrispettivo fisico (può essere ad esempio conservato in un pennino USB, su uno smartphone o sul PC; ma questo sarebbe superabile, con l’abitudine), per quanto sia ancora strano pensare ad un file crittografato spendibile come moneta. Soprattutto, pero’, visto che il bitcoin è soggetto agli sbalzi del mercato come qualsiasi altra moneta, è possibile che uno accumuli bitcoin nel tempo e che la loro valutazione al cambio sia ipervalutata: è già successo più volte, non sempre al rialzo per la verità. Per cui attenzione a quello che fate in bitcoin perchè rischiate di perdere per sempre, ed in modo irreversibile, parte del capitale investito. Il rischio annesso ai BTC e la loro sostanziale volatilità si legano ad un utilizzo ancora molto limitato, e questo dopo ben nove anni (quasi dieci) dalla loro iniziale introduzione.

Mi sembrerebbe ragionevole, per ragioni pratiche, che debbano esserci dei bancomat di bitcoin, cosa che da qualche tempo – anche se viene poco pubblicizzata – sembra esistere anche in Italia. C’è ad esempio la Chainblock si occupa di gestire bancomat di bitcoin (che troviamo nelle grandi città come Milano, ad esempio), e questi punti di gestione e “smistamento” (che non sono altro che dei bancomat per BTC) della moneta virtuale decentralizzata stanno facendosi conoscere ed utilizzare sempre di più. Dai bancomati di bitcoin possiamo in genere sia convertire BTC in euro che viceversa, ovviamente al costo di una transazione variabile.

Un aspetto problematico legato al BTC sembra comunque legato ai network di gestione finanziaria, in particolare tra quelli reversibili (ad esempio un deposito su carta di credito) e non reversibili (bitcoin); è lo stesso problema che deriva dal mixed content tra HTTP e HTTPS o, se preferite, è come cercare di far comunicare tra loro due sistemi concepiti in modo radicalmente diverso. Quello che succede è quanto segue: se faccio transazioni tra BTC, sono sicuro che la transazione sarà tracciabile in caso di problemi, e per quanto visto sarà anche facile da eseguire e vivrò tranquillo. Se invece andassi a cercare di convertire moneta tradizione in BTC o viceversa, potrei avere dei problemi nella possibilità o nella convenienza di farlo.

Vantaggi del BTC

Il principale vantaggio del bitcoin è il suo essere un sistema di pagamento pienamente decentralizzato, contrapponendolo alla gestione centralizzata da parte delle banche e le loro spesso costose commissioni su bonifici e transazioni varie (soprattutto da parti politiche “antagoniste” o presunte tali). In questo il BTC viene visto come salvifico o miracoloso, per quanto purtroppo – a volte – chi ne magnifica le sorti non lo conosca troppo bene. Ogni anno nascono criptomonete specifiche per utilizzi e contesti specializzati, che poi diventano spendibili a determinate condizioni anche sul mercato globale. In genere potrebbe convenire utilizzare i BTC per donazioni ed investimenti a fondo perduto, e non conviene mai affidarsi esclusivamente ad esso per le proprie attività.

Come usare i BitCoin? Mediante i wallet

L’accesso alla rete bitcoin avviene usualmente mediante i wallet (portafogli), che non sono altro che software per PC, Mac e cellulari disponibili free ed open source: questo contribuisce molto alla sicurezza ed all’affidabilità del sistema, in quanto il loro codice è liberamente ispezionabile dall’utente, a pieno vantaggio della sua usabilità e trasparenza.

In generale potete usare due tipi di wallet:

L’uso di un client BitCoin permette di contribuire al mantenimento della privacy delle rete, e la sincronizzazione delle transazioni può richiedere, al momento in cui scrivo, fino ad un giorno intero di tempo. Attraverso wallet si diventa titolari di un conto Bitcoin, in modo che tu possa inviare e ricevere denaro virtuale. C’è da dire che il protocollo in questione è ancora in fase di sperimentazione per cui è bene usarlo con una certa cautela e sempre con cognizione di causa, per quanto siano in corso di installazione dei bancomat per BitCoin (di cui anche uno in Italia) per prepararsi a quella che, almeno sulla carta, sembra essere una delle rivoluzioni in ambito di banking più importanti del secolo.

Perchè usare bitcoin?

In molti si chiedono che convenienza si possa avere dall’uso dei bitcoin rispetto alla moneta tradizionale: la risposta può essere molto varia, ma credo che sia necessario considerare anzitutto l’aspetto legato alle startup di e-commerce, ad esempio. Se realizziamo un gateway di pagamento nella nostra app o sito, che si leghi ai circuiti di pagamento tradizionali come Mastercard o VISA, la verifica di una transazione può essere effettuata a campione o secondo vari criteri, e richiede tempistiche e modalità offline che possono complicare o allungare i tempi della transazione stessa. Questo significa ritardi e problematiche sui pagamenti ricevuti che, in molti casi, potrebbero bloccare la crescita dell’aziende e delle sue finanze.

BTC risolve in modo brillante questo problema poichè, essendo decentralizzata per definizione, la validità di una transazione può essere verificata interamente lato software, in modo sicuro e non contestabile; questo snellisce notevolmente il processo ed abbatte i costi che normalmente sarebbero a carico della banca (e del cliente). Al tempo stesso, pero’, la decentralizzazione ha un ulteriore aspetto negativo: se facciamo un errore in una transazione, la stessa tende ad essere irreversibile. I meccanismi di protezione che solitamente le banche possiedono e fanno scattare in caso di transazioni sospette, pertanto, non sono al momento presenti in BTC, e l’utente non è ancora abbastanza tutelato in questo (almeno, non a livello di utente medio e non quanto sarebbe necessario per garantirne bassa votatilità). In qualche modo, pertanto, il BTC a livello pratico potrebbe essere l’equivalente di una prepagata usa-e-getta (o di una prepagata tipo PostePay), con garanzie e affidabilità simili, insomma.

I motivi per usare bitcoin sono generalmente legati ai costi più bassi di gestione, oltre alla possibilità di attivare transazioni veloci almeno come quelle delle banche tradizionali.

Bitcoin e rischio di furti / frodi

La critica più convincente che viene fatta nei confronti del bitcoin, e che lo rende ancora inadatto a gestire e contenere capitali vitali di persone e società, è pertanto legato alla sostanziale mancanza di un vero e proprio meccanismo anti-frode, il che tende a rendere rischiosa la piattaforma stessa. Una falla sulla piattaforma possiede effetti potenzialmente devastanti, e si calcola che ci siano stati l’equivalente di diversi milioni di dollari in BTC rubati mediante falle informatiche negli ultimi anni.

Dove si comprano i bitcoin

Il primo modo per comprare bitcoin è quello di rivolgersi ad alcuni siti web detti di exchange, che possono essere più o meno affidabili, sui quali si possono aprire dei veri e propri conti bancari in BTC. Quelli riportati in questa sede dovrebbero essere tutti di buona qualità, anche se la cosa che ho notato è che non sempre sono facilissimi da usare. Ricordatevi che qualsiasi transazione in BTC è pubblica per natura, per cui almeno un indirizzo email e la vostra identità sono esposte pubblicamente: valutate voi stessi le possibili conseguenze, prima di procedere oltre.

Tra quelli segnalati come affidabili, pertanto, ci sono i seguenti (per usarli la prima volta bisogna identificarsi via scansione con un documento valido).

  • Coinbase (vantaggi: compri bitcoin via carta di credito, carta di debito, bonifico bancario o SEPA; richiede fino a 5 giorni per completare una transazione, acquisto anche instantaneo, discreta liquidità)
  • Coinmama (vantaggi: funziona in molti paesi, anche se ha commissioni un po’ più alte della media)
  • The Rock Trading (vantaggio: deposito semplificato, API programmabili)
  • Bitstamp (vantaggio: commissioni più basse)

Come detto esistono ormai anche bancomat / ATM di bitcoin (anche qui, bisogna registrarsi col documento di identit) tra cui ricordiamo:

Se invece vogliamo comprare BTC online utilizzando Jiffpay, Postepay (Paypal al momento non è supportato, vedi anche oltre), il sito di riferimento si chiama Bitboat, per quanto le commissioni siano più alte della media. Esiste inoltre la possibilità di scambiarsi bitcoin tra privati, un po’ come si farebbe su Ebay, per quanto tale possibilità sia a mio avviso sconsigliabile per chiunque.

Dove trovare negozi che accettano bitcoin

Per farlo anche in Italia, basta consultare la mappa presente su coinmap.org.

Da Bitcoin e la sua filosofia di fondo, peraltro, derivano forme di pagamento ed opportunità per aziende e startup inedite in passato, tra cui gli interessanti smart contracts.

Piattaforme online per compra-vendita di bitcoin

Al momento la cosa di cui mi sto interessando riguarda le piattaforme di scambio di bitcoin: al momento ne sto testando tre, che mi sembrano le più interessanti. L’obiettivo è quello di capire come si possano superare i limiti nell’uso del BTC che ho evidenziato nel post, in modo da capire al meglio quale sistema sia più consigliabile per i principianti. In effetti, solo testandole penso si possa dare una risposta.

Attenzione: Wirwox ha chiuso definitivamente i battenti a gennaio 2020. Come alternativa potete prendere in considerazione Coinbase.

  • WirWox.com – Permetteva di ottenere moneta virtuale LLC (i Linden Dollars di Second Life) mediante – ad oggi – Paypal, OKPAY, Skrill, Paysafecard, o altri bitcoin. La commissione sul deposito dipende dal metodo di pagamento utilizzato, mentre quella di prelievo è di circa 6.2 euro.
  • CoinBase – Permette di creare un portafoglio di bitcoin e di ricaricarlo mediante conto corrente bancario (dovrete dimostrare di possederlo facendo un piccolo deposito e riportando un codice identificativo in causale); l’interfaccia è molto user-friendly, fornisce la possibilità di comprare Ethereum, Bitcoin e molte altre, supporta sia pagamenti via bonifico ma anche, ho scoperto oggi, mediante carta prepagata tipo PostePay. Dispone inoltre di un’ottima API per programmare e gestire il proprio portafoglio nelle app che realizziamo (pagamenti BTC, gestione wallet per i clienti e così via).
  • Conio – Si tratta di una buona alternativa italiana come wallet di bitcoin per il vostro smartphone, realizzata con funzionalità parzialmente simili a quelle di Coinbase. Permette di acquistare bitcoin mediante carta di credito o bonifico, e vi consentirà di muovere i primi passi in questo mondo anche grazie al fatto che possiede un’assistenza in chat con persone vere (CoinBase ha solo dei chatbot, ad oggi)
  • Wirex – Altro servizio che sembra molto interessante per comprare e gestire bitcoin, permette questa volta di creare e gestire una vera e propria carta prepagata in bitcoin, sia fisica (a pagamento) che virtuale (free). per utilizzarlo, è necessario validare l’account mediante una procedura di invio della scansione di un proprio documento di identità valido, via webcam o fotocamera del telefono direttamente.

Seguiranno ulteriori aggiornamenti in merito, non appena ce ne saranno o ne avrò a disposizione (ultimo aggiornamento: 23 gennaio 2017).

Assenza di garanzie e pagamenti “anonimi”

C’è da dire che il principale pregio di BitCoin, ovvero l’assenza di un’entità emittente la moneta, non tiene conto di quello che è un suo potenziale difetto, ovvero l’assenza di un controllo centrale che vigili su eventuali operazioni illegali e truffe, come avviene per esempio con le banche che cercano, nei limiti, di tutelare i propri clienti. Di fatto siti tra cui WordPress, Wikileaks e svariati portali di vendita di servizi online (adult inclusi) accettano da qualche tempo pagamenti e donazioni anche mediante BitCoin, in alternativa alla procedura (sempre rischiosa) di inserire manualmente numero della carta, scadenza e codice segreto. A questo punto non mancano, e non mancheranno, le polemiche ed i dubbi legati a questa tecnologia, anche da parte di chi semplicemente guarda i propri interessi ed è più sbilanciato verso il banking tradizionale. Di fatto le problematiche legate ai pagamenti online si replicano pari-pari anche nel mondo di bitcoin, che ancora – da quello che leggo in giro – sembra essere un po’ troppo giovane per poter essere usato in massa.

Infine esistono dei metodi “anonimizzanti” che permettono di rendere non tracciabili le transazioni: ad esempio zerocoin.org oppure blockchain.info. Per capirci, se Aldo volesse inviare bitcoin in modo anonimo a Barbara, non dovrebbe fare altro che sfruttare un “intermediario per la consegna” opportunamente occultato e scelto casualmente (concetto leggermente semplificato, ma è giusto per rendere l’idea). In genere comunque le normali transazioni fatte con questa moneta virtuale non sono anonime, anzi: è agevole risalire a chi ha inviato e ricevuto denaro, dato che esiste una tabella pubblica e liberamente consultabile delle transazioni (ad esempio blockchain.info).

Come funziona un bitcoin miner

Per coloro i quali siano più in vena di sperimentare, il modo più classico per generare moneta virtuale (a parte comprarsela o rivenderla con i siti e le app che abbiamo visto finora) è possibile mediante software che si chiamano “miner”, cioè “minatori” di criptomoneta; essi sfruttano la potenza computazionale del computer sui quali sono installati per generare bitcoin di vario genere.

Ovviamente per motivi pratici non è possibile che tutti coloro che vogliano usare BTC debbano installarne uno: i consumi di corrente sono da tenere d’occhio, più che altro perchè si tratta di un processo molto lento per cui vengono tipicamente utilizzati hardware specializzati in mining. In ogni caso, proseguo per chi fosse interessato: da subito esce fuori un problema che potrebbero avere gli utenti che ne fanno uso, ovvero che occupa almeno 170GB di dati che saranno scaricati dalla rete, e che questi dati aumentaranno nel tempo per via della sincronizzazione. Motivo per cui per usare un client bitcoin ci vuole un hard disk capiente, e anche parecchio: su un computer che non sia dedicato solo a questo e senza una connessione in fibra molto veloce, non credo abbia senso e si riesca a sperimentare la cosa.

Ma vediamo rapidamente la schermata di benvenuto di BitCoin-Qt, il nostro client per BitCoin.

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Ho proseguito con l’installazione, che ha portato la seguente schermata:

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e, dopo qualche secondo, è apparso il mio portamonete. Si noti l’interfaccia (ancora) molto spartana che evidenzia la sintesi, il tasto invia, quello ricevi ed il log delle transazioni: in basso viene indicato il livello di sincronizzazione tra noi e gli altri dati delle rete, che sembra essere anche piuttosto lento (nell’altro articolo parlavo di circa 24 ore per concludere l’operazione).

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Esempio di pagamento online con BitCoin

Ancora bitcoin e le criptovalute in genere sono lontane dall’essere uno standard consolidato, ma si continua a parlare di loro da tempo, e già ci sono i primi siti web che accettano, a fianco dei metodi classici di pagamento, anche il bitcoin come metodo di pagamento.

Riporto un esempio di uso del client per bitcoin BitPay, un servizio a pagamento che mette a disposizione le API per qualsiasi sito ad un prezzo relativamente contenuto. Il problema è capire se ne valga la pena, cioè se i vostri clienti siano disposti a pagare in bitcoin i servizi o i prodotti che offrite nel vostro sito web, oppure no. Ecco la prima pagina relativa al pagamento da effettuare: in pratica, invece di VISA/MasterCard come metodo di pagamento ho scelto BitCoin, e quello che mi appariva è qualcosa del genere.

Mi viene notificato che la transazione è in corso dall’Italia, che ho scelto BC, che non ci sono opzioni ulteriori e che pagherò la somma cliccando su Buy.

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All’epoca in cui ho prelevato queste schermate, il servizio era ancora in fase sperimentale ma ad oggi sembra essere migliorato in modo considerevole.

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Andiamo avanti: confermo nuovamente l’operazione e quello che accade ora è molto semplice: si genera un codice univoco randomizzato + il prezzo da pagare convertito da dollari in BitCoin. È stato anche generato il QR-code per permettere all’utente di pagare mediante app per cellulare, peraltro, e compare chiaramente la conversione della cifra da pagare in BTC (0.0421 BTC sono circa 25 dollari).

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Sotto il bannerino “Pay with BitCoin“, appariva il codice per identificare la transazione, che avrei dovuto ricopiare nel mio client cliccando su “Invia” all’interno dell’apposita casella, con eventuale etichetta identificativa e somma BTC da corrispondere.

Da qui sarà possibile concludere la transazione, mentre la pagina web si aggiornerà in automatico dopo aver confermato la transazione (probabilmente non in real-time, sono richiesti circa 10 minuti per confermare la transazione).

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È tutto per adesso, alla prossima.

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Nuove variazioni di prezzo sul bitcoin? Bill Gates invita a fare attenzione, Square ne compra

Se avete meno soldi di Elon Musk evitate i Bitcoin“: con queste parole Bill Gates, l’informatico a cui dobbiamo Windows e Microsoft fin dalle origini, non sembra entusiasta dell’uso delle criptovalute. Soprattutto come strumento di investimento, è saggio e molto condivisibile la sua posizione di scetticismo, in risposta al fatto che Musk ne abbia comprato un grosso quantitativo in corrispondenza del quale si è verificato un sostanziale aumento del suo valore. Sebbene la posizione di Gates sia corretta – del resto anche noi, sul nostro blog, abbiamo sempre invitato alla prudenza in qualsiasi investimento – resta qualche perplessità residua sulle dichiarazioni di Janet Yellen, economista statunitense che si è espressa scettica su Bitcoin e a favore di un dollaro digitale (che pero’ non sarebbe più una criptovaluta senza inflazione, come abbiamo spiegato in altra sede). La nostra perplessità consiste, in altri termini, sulla validità effettiva di questo termine di paragone (che secondo noi regge fino ad un certo punto), come abbiamo sottolineato parlando dell’euro digitale.

Al tempo stesso, Square (la società di Jack Dorsey) ha ufficialmente annunciato di averne comprato l’equivalente di 170 milioni di dollari in criptovalute BTC; questo aumenta il grado di capitalizzazione, rimpolpando le cifre di cui vi avevamo parlato qualche giorno fa, portandolo così a oltre 1 miliardo di dollari. Vale il suggerimento di Bill Gates, emblema dell’investitore prudente: se è vero, dice il fondatore di Microsoft, che Musk ha investito in criptovaluta, è chiaro che l’ha fatto su cifre che è disposto a perdere, e che certamente non faranno la differenza per quelle che sono le sue molteplici attività.

Al tempo stesso Musk – di cui abbiamo recentemente dedicato una corposa monografia su Trovalost.it – ha contribuito a determinare l’andamento del mercato, che trattandosi di una criptovaluta tendenzialmente non è prevedibile e potrebbe essere soggetto a cali di valore, anche di natura molto corposa. Se dovesse scendere di molto, ad esempio, è probabile che uno che ci abbia speso dei soldi possa ritrovarsi un giorno senza nulla – motivo per cui conviene sempre tenere fermi ed immobilizzare gli investimenti, anche perchè i classici sstrumenti di analisi del trading potrebbero essere del tutto inadeguati per l’andamento delle cripto in generale.

Come sempre, sarà necessario attendere per vedere come evolverà questo imprevedibile mercato.

Photo by Nick Chong on Unsplash








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Il valore di Bitcoin è di oltre 887 miliardi di dollari

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando, nell’ottobre del 2009, 1309 BTC equivalevano ad appena un dollaro. Confermando un trend costantemente crescente che, di fatto, sta incrementando il numero di acquisti e di volume d’affari della criptovaluta “madre” per eccellenza, venerdì scorso il prezzo di Bitcoin è andato oltre i 56.000 dollari, spingendo il valore complessivo di tutti i bitcoin oltre un 1 trilione di dollari. Un valore che arriva a superare quello della capitalizzazione di mercato di un gigante come Facebook, per quanto non sia ancora riuscito a scalzare altri colossi come Alphabet, Amazon ed Apple. Sta di fatto che in circa un anno il valore di bitcoin in dollari (e anche in euro, ovviamente) è praticamente raddoppiato.

Al momento in cui scriviamo, il grafico seguente assume che 1 BTC equivalga a 47.589€, quando a inizio mese valeva circa 26.000€.

Immagine tratta da Google.it

Immagine tratta da Google.it

Molto di questa crescita che è, lo diciamo senza mezzi termini, quasi certamente una potenziale bolla speculativa e che sembra aver avuto un grado di influenza dalle posizioni pro-bitcoin espresse da Elon Musk (che ha pure acquistato 1 milione e passa di dollari in BTC per la Tesla), c’è un problema di cui secondo me non parla quasi nessuno: non tutti i bitcoin sono effettivamente disponibili per l’uso. Questo fa molta differenz anche se potrebbe sembrare un dettaglio tecnologico di poco conto, ed è un fatto noto come gran parte del capitale BTC sia bloccato perchè i proprietari hanno dimenticato la password per sbloccare il wallet, e non c’è modo di recuperarla in questi casi (alcuni hanno assunto team di crittografi e informatici per cercare di risolvere il problema). Per trasferire dei bitcoin, in sostanza, devi conoscere la chiave privata corrispondente: e non solo alcune chiavi sono andate smarrite, ma è anche praticamente impossibile sapere quante di queste chiavi siano smarrite. Ecco perchè abbiamo parlato di bolla speculativa: molti di quei bitcoin sono bloccati per sempre, ed è questo che suggerisce, in qualche modo, che in teoria il loro valore potrebbe continuare a lievitare senza che pero’ sia effettivamente a disposizione al 100% della sua capitalizzazione.

Ad esempio, sappiamo di un uomo che, in UK, afferma di aver buttato via un disco rigido che conteneva le chiavi di 7.500 bitcoin (400 milioni di dollari nella spazzatura, ad oggi). Ha provato anche a chiedere l’autorizzazione a scavare nella discarica per cercarlo, ma la richiesta è stata respinta dalle autorità britanniche. Questo tipo di incidente, che fa sorridere di primo achitto, è una tragica eventualità che si è ripetuta molte volte negli ultimi anni. Ed è aggravata dal fatto che molti dei detentori di quelle chiavi fossero informatici o comunque non esattamente newbie o principianti del settore, proprio perchè il BTC (ed i suoi wallet) si basato su un meccanismo di avanzatissima crittografia, che ne impedisce la “falsificazione” e che purtroppo ha come controindicazione che uno rischi sempre di perdere tutto se dovesse dimenticare o smarrire la chiave privata (leggi la guida su come usare i bitcoin). Al contrario, pare che i fratelli Winklevoss (gli studenti di Harvard che fecero causa al creatore di Facebook, Zuckerberg) abbiano acquistato un grande quantitativo di BTC e lo conservino gelosamente fino ad oggi, comprandoli a 120 dollari l’uno per un valore di mercato che oggi potrebbe ammontare a 100.000 bitcoin.

La più grande scorta di bitcoin al mondo, peraltro, è probabilmente quella di proprietà del creatore di bitcoin, il celebre Satoshi Nakamoto che non sappiamo essere un collettivo o una singola persona. Si stima che nei primi mesi della criptovaluta Nakamoto abbia fatto mining di più di 1 milione di bitcoin. Nakamoto non ha mai rivelato la propria vera identità, ed è scomparso da qualsiasi apparizione pubblica nel 2011; addirittura qualcuno sospetta che sia morto, nel frattempo, e quel milione di bitcoin non si sono più spostati nè sono stati toccati da alcuno fin da allora. Se Nakamoto fosse vivo ed avesse conservato accuratamente le chiavi private, il suo patrimonio netto supererebbe i 50 miliardi di dollari, abbastanza per annoverarlo tra le persone più ricche al mondo. Se esiste questa base di mercato “immobilizzata”, di fatto, è chiaro che – almeno in teoria, e salvo rivelazioni clamorose – il valore di bitcoin non dovrebbe mai scendere (in teoria, s’intende) oltre una certa soglia minima; e questo dovrebbe portarlo a fluttuare ancora molto, nei prossimi anni.  Sempre che, ovviamente, non avvengano rivelazioni di mercato clamorose, tipo l’identità di Nakamoto rivelata o cose del genere… difficile dire cosa succederà, ma la prudenza – per noi piccolo-medi investitori o vituperati holder – è certamente d’obbligo.

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