Parliamo di cespiti: quali sono e come vanno considerati (esempi pratici)

Tutti gli esperti di contabilità aziendale sanno cosa sono i cespiti, e quanto sia importante tenerne conto per la definizione del bilancio delle aziende, per definire come e quanto si possa ammortizzare e come classificarli in base al tipo. Per chi non lo sapesse e volesse curiosare un po’ in merito, i cespiti sono un termine economico generico che serve ad indicare beni aziendali sia immateriali che materiali, in ambito economico, indicano i beni materiali e immateriali di un’azienda.

Esempi pratici di cespiti

Alcuni esempi tipici di cespiti aziendali sono beni sia tangibili che intangibili, in effetti, e per chi non ha propriamente studiato economia ciò potrebbe rivelarsi confusionario, almeno a prima vista. In realtà alcuni esempi di cespiti potrebbero essere i seguenti:

  • i macchinari di cui fa uso l’azienda;
  • gli immobili aziendali;
  • le macchine aziendali;
  • impiantistica;
  • la strumentazione tecnologica a supporto (ad es. server)
  • computer, tablet e cellulari aziendali;
  • terreni;
  • risorse umane;
  • beni immateriali come il know how dei dipendenti;
  • brevetti.

I cespiti ovviamente hanno un valore che nel tempo può aumentare o diminuire; se oggi compro un immobile a 100.000 euro, ad esempio, domani potrebbe valerne di più o – cosa frequente nel mercato immobiliare, in effetti – anche molto di meno. I fattori che influenzano il valore non sono prevedibili, e da sempre l’economia si muove in una direzione tale da provare ad ammortizzare i costi, ridurre l’impatto negativo delle spese ed ottimizzare gli utili. Cosa che va fatta tenendo conto delle cosiddette plusvalenze e minusvalenze, che si calcolano rispetto all’ammortamento dell’investimento ovvero quanto ti costa una certa cosa nel tempo (l’esempio classico noto agli appassionati di calcio, ad esempio, è quello delle plusvalenze dei giocatori).

Photo by Markus Spiske on Unsplash

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