Allestire una squadra da Serie A spendendo quasi niente? Si può fare!

Siamo abituati (e spesso disgustati) a sentir dire le cifre folli che girano intorno al mondo del calcio. Giocatori che guadagnano più di un piccolo stato africano ce ne sono diversi, così come sono tanti i club dal fatturato miliardario e con debiti parimenti a nove zeri (o almeno ad 8) che magari non vincono un trofeo da tempo immemore. Ma, per fortuna, non tutto il mondo del calcio funziona così, e non ci riferiamo solo a quello dei dilettanti – dove spesso il premio a fine campionato per giocatori e tecnici è una pizza con birra pagata dal presidente – ma anche tra i professionisti dei più prestigiosi campionati europei ci sono realtà che non solo sopravvivono ma riescono anche a vincere con un budget limitato e sostanzialmente autofinanziato. Vi raccontiamo la storia, che ha i tratti di una favola, del Brentford, piccolo club londinese che è riuscito a salire in Premier League (campionato al vertice della piramide calcistica inglese) nonostante un budget simile a quello di una squadra dilettantistica.

Ritorno in Premier League dopo 74 anni

Finalmente il Brentford sfata il tabù play-off dove, nelle diverse categorie in cui ha militato negli ultimi trent’anni, era stato eliminato per ben 9 volte (6 semifinali e 3 finali) e ritorna in Premier League – il massimo campionato calcistico inglese – dopo ben 74 anni.

Durante questi tre quarti di secoli il piccolo club londinese ha barcamenato nelle categorie inferiori del calcio professionistico inglese cambiando infinite volte proprietà. Nel 2014 avviene una svolta determinante ottenendo la promozione in Championship – l’equivalente inglese della Serie B italiana – dove rimarrà per 7 stagioni. Perde per due volte ai play-off la possibilità di essere promossa in massima serie e, finalmente, al terzo tentativo, “the Bees” (“le api”, come vengono soprannominati) la scorsa settimana, a coronamento di una stagione fenomenale che li ha visti arrivare fino alle semifinali di Coppa di Lega, hanno vinto lo spareggio promozione e dalla prossima stagione giocheranno in quello che è considerato attualmente il campionato più bello del mondo: la Premier League.

Di Sveni24 – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=97741582

Perchè parliamo di calcio?

Molti di voi si staranno chiedendo perchè in un blog che si occupa principalmente di economia, finanza e affini, in questo articolo ci stiamo occupando di calcio. La risposta è presto data e risiede nel modo economicamente virtuoso in cui il club è gestito.

Dato che vogliamo parlare di soldi, vediamo un attimo quanto ha fatto incassare alla squadra allenata dal danese Thomas Frank la promozione appena raggiunta: tra diritti TV nazionali e internazionali, premio promozione, ricadute sulla vendita di merchandise, sponsor vari e vendita dei biglietti, nelle casse del club entreranno nella prossima stagione almeno 160 milioni di sterline, eventuali proventi dal prossimo calciomercato esclusi. Niente male se si considera che nella scorsa sessione estiva di calciomercato il club, per allestire la rosa che ha consentito la promozione, ha speso solo 7,3 milioni di euro, di cui 5,6 per il solo attaccante Ivan Toney (che ha finito il campionato da capocannoniere con 31 reti), 1,1 per il difensore Charlie Goode (che a causa di un infortunio ha giocato solo 8 partite) e 600 mila euro per il giovane centrocampista tedesco Vitaly Janelt, praticamente sempre presente in campo (44 presenze) con 4 gol all’attivo. Per il resto la rosa è stata assemblata nell’arco di 3-4 anni grazie a calciatori prestati gratuitamente da altri club, alcuni svincolati e giovani di belle speranze scovati nei campionati inferiori, finanche tra i dilettanti. A fronte di questo investimento ridicolo per una squadra militante in Championship nella passata stagione, tra mercato estivo e invernale, il Brentford ha incassato la notevole cifra di 62 milioni di euro frutto delle vendite di alcune importanti pedine dello scorso campionato quali Ollie Watkins (ceduto per 34 milioni di euro all’Aston Villa) e Said Benrahma (27,5 milioni di sterline al West Ham), per un bilancio positivo tra entrate e uscite di ben 54,7 milioni di euro.

Il “Sistema degli Algoritmi” rapportato al calcio

Il proprietario del club è Matthew Benham, tifoso del club sin da bambino, il quale, oltre ad una laurea in fisica, è diventato milionario grazie ad un’agenzia di scommesse. Va da sé che al numero uno del club londinese i numeri piacciano parecchio e non è dunque un caso se la gestione della rosa e del calciomercato della squadra siano affidati ad un sofisticato sistema di algoritmi matematici, supervisionato dal direttore tecnico Rasmus Ankersen, danese come l’allenatore e buona parte dei calciatori. Il sistema statistico utilizzato si chiama xG Philosophy (dove “xG” sta per “Espected Goals“, traducibile come “gol previsti”), affinato dal giovane economista James Tippett, autore di due libri sull’argomento e che, guarda caso, lavora per la stessa compagnia di scommesse di Benham. Nel sistema vengono inseriti i dati dei giocatori in rosa e di appartenenti ad altre squadre segnalati da una vasta rete di osservatori che lavorano per il club e raccolgono dati nei campionati di tutto il mondo.

In fase di calciomercato, il sistema suggerirà all’area scout della squadra quali siano i profili più interessanti ed economici su cui investire, dando preferenza alle operazioni low-cost, ai prestiti e mantenendo alta l’attenzione sulle prestazioni dei giocatori a fine contratto che a fine stagione saranno probabilmente svincolati dai loro team di appartenenza e quindi ingaggiabili a costo zero e a stipendio ridotto. Ecco dunque che il management sarà pronto, dati alla mano – e non in virtù di segnalazioni provenienti da impresari e giornali – a capire su quali giocatori investire e a quale prezzo vendere i giocatori attualmente in rosa nel momento in cui la loro valutazione tocca il punto apicale.

Nella foto di seguito si può notare come il Brentford, dal 2014 ad oggi, solo nelle operazioni di calciomercato (e quindi escludendo sponsor, premi, biglietti e altro) abbia avuto un guadagno di 142,5 milioni di sterline grazie all’utilizzo di questa strategia di gestione della squadra.

fonte Twitter, account xg Philosophy – Analisi del costo-ricavi ottenuto dal Brentford dal 2014 ad oggi grazie alla xG Philosophy

Come funziona xG Philosophy?

Alla base dell’algoritmo che regola i valori assegnati ai singoli calciatori dal sistema c’è la quantita di occasioni offensive che le squadre in cui giocano produce e di quante volte il giocatore attenzionato ne è protagonista, dalla fase di impostazione a quella di conclusione, indipendentemente dal fatto se l’azione finisca con un gol o meno. Il gol, infatti, non viene considerato comem informazine utile ai fini di questa statistica, in quanto considerato il più delle volte come frutto di fenomeni casuali quali deviazioni, tiri sbagliati che si insaccano comunque, improbabili eurogol realizzati da difensori con piedi generalmente di marmo, errori di posizionamento della difesa avversaria che favoriscono il gol della squadra attaccante e quant’altro.

Al team che si affida a xG Philosophy interessano i calciatori che più riescono ad entrare fattivamente nelle azioni d’attacco, indipendentemente dalla loro classe palla al piede o dal fiuto del gol perchè il fine di queste squadre è quello di fare un calcio propositivo che, prima o poi, si tradurrà in gol e per costruire azioni da gol servono quei giocatori predisposti al gioco corale e tatticamente intelligenti che il sistema matematico è in grado di individuare.

Ecco dunque che spesso e volentieri l’algoritmo suggerirà al management l’acquisto di giocatori poco appariscenti e poco considerati dagli esperti “classici” di mercato e, soprattutto, indicherà calciatori giovani (e come tali con pochi gol all’attivo), appartenenti a squadre poco prestigiose in cui però sono tra i più propositivi e tatticamente impostati. Ciò si traduce in acquisti low-budget che garantiscono altissime plusvalenze nel momento in cui il giocatore dovesse essere rivenduto, dando ragione all’algoritmo e al team che in questo ha creduto.

Il sistema degli algoritmi non è un’esclusiva del Brentford ma già altri sport, soprattutto il baseball americano, lo hanno adottato da diverso tempo. Proprio sulle vicende di una squadra di baseball gestita da un algoritmo, gli Oakland Athletics, è stato girato il film Moneyball del 2011 con protagonista Brad Pitt.

Non possiamo ancora dire se il futuro del calciomercato sarà affidato agli algoritmi ma di certo è difficile pensare che lo sport che più amiamo possa continuare a reggersi ancora a lungo solo sul ricorso alla spesa indiscriminata di montagne di soldi con cui allestire squadre che, il più delle volte, non vinceranno nulla.

Foto di Markus Christ da Pixabay

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