Che cos’è la lotteria degli scontrini

La lotteria degli scontrini è un gioco nazionale a premi iniziato il 1° febbraio 2021, con un provvedimento dell’Agenzia delle dogane e monopoli, congiunto con l’Agenzia delle entrate.

Collegata al programma Italia Cashless per incentivare l’uso delle carte al posto dei contanti, rientra in quel disegno del governo che ha come obiettivo la lotta al fenomeno dell’evasione fiscale, come lo scontrino elettronico e la digitalizzazione dei dati.

Grazie alla lotteria degli scontrini, con una ricevuta fiscale, si possono vincere premi in denaro fino a 5.000.000 euro.

Come funziona la lotteria degli scontrini

In primo luogo è bene sottolineare che la lotteria degli scontrini è un gioco completamente gratuito, è infatti collegato ai normali acquisti fatti utilizzando i sistemi elettronici di pagamento.

Il concorso mette in palio premi estratti a sorte, sia per i consumatori che per gli esercenti.

Gli acquisti che danno il diritto a partecipare alla lotteria degli scontrini sono quelli privati, fatti senza contanti ma con bancomat, carta di credito, carta di debito e app di pagamento, per una spesa pari o superiore a 1 euro.

Non sono ammessi pagamenti con buoni pasto, non valgono gli acquisti fatti sugli shop online, ma solo quelli nei negozi fisici.

Sono esclusi dalla lotteria anche gli acquisti relativi alle attività aziendali, professionali o artistiche.

Le spese devono essere fatte presso negozi che trasmettono i correspettivi per via telematica ed emettono documenti commerciali online, come lo scontrino elettronico. I biglietti vincenti della lotteria degli scontrini vengono estratti dall’Agenzia delle dogane e monopoli, e la comunicazione della vittoria avviene tramite raccomandata, SMS o PEC.

Estrazioni e Premi

Le estrazioni sono: mensili, settimanali e una annuale.

La prima estrazione per i premi mensili è avvenuta l’11 marzo 2021. Ogni mese, il secondo giovedì, verranno assegnati 10 premi pari a 100.000 euro per chi compra e 10 da 20.000 euro per gli esercenti.

Dal 10 giugno 2021, inoltre, verranno messi in palio premi settimanali: 15 da 25.000 euro per i consumatori e 15 da 5.000 euro per i commercianti.

Ogni anno, a partire dal 1 gennaio 2020, verrà estratto 1 premio da 5.000.000 di euro per i consumatori e 1 premio da 1.000.000 di euro per gli esercenti.

Come partecipare alla lotteria degli scontrini

Per partecipare alla lotteria degli scontrini basta essere maggiorenni, residenti in Italia e seguire queste procedure:

  • collegarsi al sito e andare su “partecipa ora”
  • inserire codice fiscale
  • attendere che si generi il codice lotteria

Il codice generato può essere stampato, oppure scaricato in formato png per essere salvato sul tuo smartphone. La seconda opzione è la più comoda per chi utilizza le app per i pagamenti.

Ogni volta che farai una spesa a partire da 1 euro, potrai mostrare il tuo codice della lotteria degli scontrini all’esercente che dovrà registrarlo prima di emettere lo scontrino fiscale. Il codice verrà così associato ad esso permettendoti di partecipare alle estrazioni.

Nell’area personale del sito della lotteria degli scontrini, cui potete accedere tramite le credenziali di identità digitale SPID, Entratel o CNS (Carta Nazionale dei Servizi) o Fisconline si può:

  • ricevere avviso di vittoria
  • registrare la propria PEC per essere avvisati in caso di vittoria
  • consultare gli scontrini associati al codice lotteria
  • controllare le date delle estrazioni
  • controllare le impostazioni della privacy e per il trattamento dei dati personali

Se perdi il codice della lotteria degli scontrini? Non ti preoccupare, basta ripetere la procedura che hai fatto per generare il primo e ne otterrai subito uno nuovo.

Come si creano i biglietti della lotteria

Ogni volta che eseguite un acquisto, per ogni euro si genera un biglietto, con un tetto massimo di 1000 biglietti per singola spesa.

Superati i 49 centesimi decimali scatta comunque un nuovo biglietto, ovvero, se spendete 1.50 euro avrete diritto a due biglietti.

Riscuotere il premio

Ti hanno comunicato, via PEC, raccomandatao SMS, che hai vinto, evviva!

Come fare per riscuotere il premio? Bisogna farsi identificare presso uno degli uffici delle dogane e monopoli  e confermare la modalità con cui si vuol essere pagati. Avrete 90 giorni per farlo.

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Come ottenere buoni Amazon gratis

Se rispondi a vari tipi di ricerche di mercato e sondaggi online, puoi essere ricompensato con dei buoni Amazon; ovviamente, i buoni Amazon possono essere utilizzati solo per gli acquisti online sul sito ufficiale Amazon.it. In questo articolo vedremo una piccola rassegna dei principali sistemi da usare per ottenerne uno.

Cosa sono i buoni Amazon

I buoni regalo Amazon sono delle carte regalo, o gift card, che contengono un codice segreto con il quale si possono riscattare crediti in euro sul proprio account Amazon. I buoni si possono comprare (nei centri commerciali, ad esempio, sono in genere disponibili in prossimità delle casse), ma possono essere ottenuti anche in campo di piccole attività come rispondere a sondaggi online oppure promuovere determinati servizi o prodotti sui social o sul web. Nulla è veramente gratis, in realtà: o paghi con i soldi, oppure paghi con il tempo necessario a fare quelle operazioni.

Ovviamente i buoni Amazon si possono riscattare e convertire in soldi spendibili su Amazon, e (per inciso) sono perfettamente legali, anche se non possono essere usati come moneta al di fuori di Amazon: all’interno di Amazon.it, ovviamente, si possono usare per acquistare prodotti come privato. Non serve in genere avere partita IVA per questo genere di attività, anche se poi ovviamente le opportunità su internet possono essere talmente tante che, alla fine, dovresti chiedere al tuo consulente di fiducia a riguardo, per maggiore sicurezza.

Premessa: attenzione alle truffe

Quando si cercano queste cose bisogna fare attenzione alle possibili truffe: una di quelle possibili, ad esempio, è legate alle note circostanze legate alla diffusione del COVID-19 in Italia. Potrebbero chiederti, ad esempio, di spedire dei buoni Amazon a qualcuno per terapie legate al coronavirus, ma in questo caso è sempre opportuno assicurarsi che la comunicazione avvenga davvero da chi ha bisogno di qualcosa del genere. Non diamo quindi troppo credito alle email o ai messaggi in chat che riceviamo, e verifichiamo sempre via telefono come stanno le cose. Se non è possibile farlo, meglio lasciare stare. Diffida, in genere, di chiunque ti contatti per richiederti di versare soldi rapidamente.

I buoni Amazon, una volta guadagnati, non devono essere condivisi con altri (che potrebbero spenderli a vostra insaputa), non devono essere usati fuori da Amazon.it, non bisogna inoltre rispondere ad annunci su internet che promettono buoni Amazon a condizioni fin troppo semplici o troppo convenienti per essere vere. Se qualcuno via internet ti chiede il pagamento tramite Buoni Regalo Amazon in cambio di una somma di denaro, puoi essere certo che si tratta di una frode. Non è consentito, inoltre, usare un Buono Regalo Amazon per effettuare qualsiasi pagamento via telefono o e-mail, incluso il pagamento di bollette o altri servizi .

Come guadagnare buoni Amazon?

Come guadagnarsi dei buoni Amazon, a questo punto? Ci sono dei lavori da fare online che puoi conoscere meglio e sfruttare a questo scopo, ovviamente.

Non ti aspettare di guadagnarne chissà quanto, ovviamente, o di cambiare stile di vita grazie a questo (alcuni “guru” del web potrebbero provare a convincerti del contrario ma tu, ovviamente, non ci credere). In questo articolo proveremo a stimare il guadagno medio di buoni Amazon, in modo che tu possa renderti conto da solo se valga (o meno) la pena investire del tempo nel farlo.

Primo metodo: Yougov

YouGov è una società di ricerche di mercato globale fondata su un’idea tanto semplice quanto efficace: “Maggiore è il numero di persone che partecipa alle decisioni delle istituzioni al nostro servizio, migliori saranno tali decisioni”. Registrarsi è gratis, e la partecipazione ai sondaggi mette in palio dei premi: buoni amazon da 25€ e da 50€, rispettivamente al raggiungimento di 3000 e 5000 punti. Come si calcolano i punti è subito detto: dentro l’interfaccia, una volta registrati, troverete “rispondi al sondaggio” in alto a destra.

Rispondendo al primo sondaggio, ad esempio, si guadagnano 100 punti, come è possibile vedere dalla successiva screenshot.

Quindi, ammesso che ogni sondaggio dia 100 punti, per guadagnare 25 € in buoni Amazon devi rispondere a 30 sondaggi, e dovrai invece rispondere a 50 sondaggi per avere 50€ di buoni Amazon.

Per farlo anche tu, registrati su YouGov con il tuo account Facebook, oppure con un indirizzo email valido, ed inizia a rispondere alle domande proposte volta per volta.

Aprire un conto Hype

Hype è la famosa carta prepagata di cui abbiamo parlato in un altro articolo di questo sito, e che permette di avere una carta prepagata con IBAN, il tutto direttamente online. Si può usare in tutta europa e, una volta a regime (cioè dopo che la usi per un po’), a seconda del tipo di carta che vuoi usare ti costerà massimo 12 € all’anno (1 € al mese detratti automaticamente dalla carta).

Come ottenere ben 50€ di buoni Amazon? Puoi fare così: devi sapere che Hype offre 10€ sull’attivazione e prima ricarica (clicca qui per farti un conto Hype), e prevede un sistema di cashback che è possibile convertire in buoni Amazon, volendo. Direttamente dall’app, infatti, una volta che ti sarai iscritto, potrai consigliare ai tuoi amici la carta in questione, e riceverai un buono Amazon da 50 € per ogni 5 persone che farai iscrivere con il tuo link personale di iscrizione.

Insomma una genialata che non ti costa niente e che ti regala 10 euro quando appena fai la prima ricarica (anche di pochi euro, non c’è limite) se ti iscrivi cliccando qui.

Dopo che ti sei iscritto/a puoi consigliarla agli amici (che te ne saranno grati!) è guadagnare un buono Amazon da 50 euro ogni 5 attivazioni dal tuo link affiliato.

Programma di affiliazione Amazon

Come ottenere 25€ di buoni Amazon, in questo caso? Se hai un sito web o un blog, sicuramente sarai a conoscenza del programma di affiliazione promosso da Amazon. Iscrivendosi al programma ufficiale sarà possibile inserire link e banner affiliati con i quali guadagnare fino al 10% di ogni importo speso da clienti Amazon che riesci a portare mediante il tuo sito. Non molti sanno, in effetti, che è possibile riscattare quei guadagni anche come buoni Amazon!

Per fare questo, devi:

  1. entrare nel tuo account affiliato dal sito ufficiale programma-affiliazione.amazon.it;
  2. clicca su Accedi ed inserisci la tua password ed email;
  3. clicca sulla tua email in altro a destra ed entra su Il mio account;
  4. sotto la voce Pagamenti ed informazioni fiscali, clicca su modifica il tuo metodo di pagamento;
  5. inserisci nuovamente la tua password;
  6. se hai attivato la OTP di sicurezza, scegli se ricevere un SMS o una chiamata al tuo numero registrato; confermalo e vai avanti;
  7. Seleziona l’opzione “Pagami mediante buono regalo Amazon
  8. Clicca su Invia per confermare la tua scelta

Il pagamento minimo è di 25€ in buoni Amazon (una volta che li avrai guadagnati via programma di affiliazione, ovviamente) ma, ovviamente, se riuscirai a guadagnare di più con il programma di affiliazione Amazon, riuscirai ad ottenere anche di più. guadagnare con il programma di affiliazione Amazon non è uno scherzo, e richiede tempo, lavoro e competenze di web marketing di base. Per iniziare a farlo in modo produttivo, puoi ad esempio partire dal libro di Marco Salvo, Affiliazon.

Usare i codici di Groupon

Come ottenere 25€ di buoni Amazon? Puoi anche cercare i buoni Amazon che vengono presentati sul sito i Groupon:

https://www.groupon.it/buoni-sconto/amazon

Groupon offre giornalmente gift card e buoni sconto di ogni genere, ed è uno dei siti più aggiornati ed affidabili in tal senso.

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Chi paga le commissioni PayPal quando si invia denaro?

Ogni volta lo stesso dilemma: se pago una persona, riceverà la somma esatta che gli invio?

Per capirci, prenderemo l’esempio di Mario che ad esempio deve pagare una fattura a Luigi. Per correttezza assoluta, Mario dovrebbe richiedere a Luigi di pagare per “beni o servizi”, anche se poi la prassi vuole che si paghi come Familiari ed amici. Questa cosa fa la differenza in modo sostanziale, come vedremo tra un attimo, perchè i pagamenti a familiari ed amici non sono soggetti a politiche di rimborso mentre quelle per beni o servizi sì. Di fatto, le secondo costano di più delle prime, ed è per questo che molti tendono ad evitarle.

Chi paga le commissioni PayPal?

Facciamo un esempio. Se Mario invia a Luigi dei soldi con PayPal, e lo fa mediante la modalità “Amici e familiari” la transazione è considerata transazione personale, e non è rimborsabile in nessun caso. Quindi quei soldi andranno a destinazione a senso unico, senza che Mario possa fare ricorso a Luigi in caso di eventuali truffe. Motivo per cui è bene essere prudenti anche con PayPal, che è un sistema sicuro solo se lo si usa nel modo corretto.

Se lo fa per beni o servizi, invece, è rimborsabile ma ha costi maggiori. Ad oggi le tariffe sono le seguenti:

  • pagamenti nazionali GRATIS (se Mario e Luigi sono entrambi italiani o hanno account italiano);
  • pagamenti internazionali (se Mario o Luigi vivono in USA, Canada o Europa): 1,99€
  • pagamenti internazionali (se Mario o Luigi vivono in paesi diversi da USA, Canada o Europa): 3,99€
  • fee su cambio valuta (se Mario paga in dollari e Luigi riceve in euro: 3% della somma pagata)

Per info più dettagliate fare riferimento al seguente documento ufficiale.

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Dal Bitcoin alla Sterlina: le opportunità per fare trading non mancano

Nel mondo finanziario, sempre più persone approcciano al trading on-line e, soprattutto, al mondo del Forex. D’altronde, il trading sulle valute straniere ha dato modo ad una pluralità di investitori di cogliere delle opportunità importanti in passato, grazie all’oscillante andamento di alcune delle più note valute come, ad esempio, il dollaro. Negli ultimi anni, però, le valute più speculative sono risultate essere quelle dei paesi emergenti, spesso quelle riferite ai paesi più periferici, amplificando i margini di guadagno e, purtroppo, anche di perdita.

Timori di un “no deal”: sterlina attraente per movimenti speculativi?

Negli ultimi mesi, però, anche una moneta tendenzialmente stabile come la sterlina ha avuto degli scostamenti importanti – specie in senso negativo – a causa dei timori di un “no deal” sulla Brexit, il cui “the end” dovrebbe essere posto, definitivamente, entro il 31/10/2019, salvo eventuali nuovi rinvii. Dopo una prima fase di recupero nei primi mesi del 2019, la moneta di Sua Maestà ha perso circa il 5% del suo valore rispetto all’euro. Un’autentica mazzata per chi, nel proprio portafoglio, detiene una significativa esposizione in titoli denominati in GBP.

Oltre ai timori per un mancato accordo sulla Brexit, a pesare sull’andamento discendente della sterlina sono stati altri due fattori: dati economici negativi, con una crescita – secondo le stime della Bank of England – prossima allo zero per gli ultimi due trimestri dell’anno in corso, dopo i modesti segni positivi (+0,5% e +0,2%) dei primi due; le prolungate aspettative dei bassi tassi di interesse, che non favoriscono una risalita del valore della valuta britannica. Le dichiarazioni, poi, del Presidente della Bank of England, Mark Carney, hanno dato spago ad un’eventuale futura ondata ribassista: per attutire gli eventuali contraccolpi di un “no deal Brexit“, non ha escluso un eventuale taglio ai tassi di interesse, elemento che può ulteriormente indebolire la valuta brittanica.

Le montagne russe del Bitcoin: opportunità e rischi della criptovaluta

Non tutti sanno, però, che è possibile guadagnare anche nelle fasi ribassiste di una valuta, reale o virtuale che sia: fare trading con leva finanziaria è possibile. Un approfondimento molto chiaro si trova qui. Uno strumento, quello della leva finanziaria, che ben si sposa anche con il trading sulle criptovalute, da sempre foriero di posizioni altamente speculative: giocare al rialzo o al ribasso sulle stesse, quindi, può portare grandi soddisfazioni per i risparmiatori, anche se il consiglio è quello, data l’elevata volatilità, di investire somme non elevate, possibilmente non più del 5% del proprio portafoglio titoli.

L’andamento oscillante del Bitcoin, in tal senso, fornisce un ottimo strumento per capire quanto siano altamente speculative, allo stato attuale, le criptovalute: dopo l’annuncio da parte di Facebook della creazione di Libra, la moneta virtuale ideata dalla società di Mark Zuckerberg, in un mese e mezzo si è assisto ad una crescita del valore da $ 7500 a $12500, per poi assistere ad una repentina discesa fino $9500. Oscillazioni che confermano come investire sulla criptovalute sia, ad oggi, uno strumento potenzialmente molto attraente (+250% in sei mesi nel caso specifico del Bitcoin) ma al tempo stesso da maneggiare con estrema cura, onde evitare di incorrere in significative perdite del capitale investito.

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Come uscire indenni da una situazione debitoria

Sono tante oggi le persone che versano in una condizione debitoria molto complicata, dalla quale risulta difficile uscire. Pur trattandosi di una situazione delicata, l’ordinamento italiano ha cercato con nuovi corpi normativi di andare incontro alle esigenze di chi non riesce più a fare fronte agli impegni presi, alleggerendo in poco tempo l’onere nei riguardi del creditore.

La legge prevede infatti delle soluzioni che commisurano la capacità reddituale del debitore con il suo dovere di estinguere le obbligazioni nei riguardi dei creditori.

Come pagare i debiti se al momento ti trovi in difficoltà economiche?

Abbiamo posto la domanda agli esperti del settore, gli amici di Piano Debiti, che con questo articolo / guida ci aiutano ad ottenere l’esdebitazione, fornendoci valide informazioni ed utili consigli su come muoverci.

Grazie alle normative, infatti, potrai uscire dai debiti pagando solo ciò che realmente puoi, in base al tuo reddito e al patrimonio di cui disponi.

Le leggi recenti hanno messo al centro di tutto le esigenze dei debitori e hanno previsto la possibilità di utilizzare un iter burocratico ad hoc, pensato per soddisfare i creditori e non soffocare il debitore insolvente.

Quest’ultimo ha cioè la possibilità di risolvere la propria posizione debitoria estinguendo una parte dei suoi obblighi, in virtù di ciò che possiede e senza ledere le esigenze di sostentamento della propria famiglia.

Assumere consapevolezza della propria condizione 

Non puoi provvedere a risolvere la tua posizione debitoria se non hai contezza di quanto sta accadendo.

Avere delle mancanze nei riguardi del creditore o dei creditori non deve essere motivo di disagio o di imbarazzo, ma anzi bisogna trovare il giusto input per riuscire a fronteggiare la crisi senza demordere.

Dopo aver compreso a fondo quale sia l’ammontare dei tuoi debiti, cerca di scindere tra quelli che hai maturato a causa del lavoro a quelli che invece sono del tutto personali.

Sebbene tu possa essere nullatenente e, quindi, non rischiare di subire un’esecuzione, la posizione debitoria ti costringerebbe comunque a fare attenzione a qualunque cosa tu voglia fare (non potresti farti assumere, non puoi chiedere un mutuo etc.).

Se vuoi cancellare il tuo passato debitorio, prova ad estinguere quello che puoi.

Le soluzioni della legge n.3/2012

È stata la legge n.3/2012 a fornire dei percorsi, o meglio delle scappatoie, attraverso le procedure del sovraindebitamento, per dare al debitore la possibilità di soddisfare le richieste creditorie senza rischiare di avvilirsi e frustrarsi per le cifre troppo alte.

La normativa ha offerto tre soluzioni, adatte ognuna ad un situazione precisa e specifica.

  • Il piano del consumatore 

Il primo percorso che troviamo nel corpo normativo è il Piano del Consumatore, grazie al quale, magari anche rivolgendosi ad un professionista del settore, si redige un programma.

All’interno di questo piano vengono inseriti parzialmente i debiti che hai, e si prospetta un eventuale soddisfacimento delle richieste creditorie sulla base delle tue attuali disponibilità finanziarie e patrimoniali (ad es. stipendio, immobili di proprietà, etc.). Questo piano non necessita dell’approvazione da parte dei creditori.

La procedura va posta in essere dinanzi al giudice del Tribunale di appartenenza. Una volta che viene approvato il piano del debitore, quest’ultimo non può venir meno alla “parola” data, altrimenti rischia la revoca dell’omologazione del piano, con obbligo di estinguere per intero ognuno dei debiti.

  • Accordo con i creditori

L’accordo con i creditori è un’altra strada prospettata dalla legge, che dà la possibilità al debitore (contrariamente a quello visto precedentemente) di accordarsi con i creditori per trovare una soluzione più confacente alle esigenze di tutti.

Il giudice non dovrà pertanto essere chiamato in causa per approvare il piano di rientro, ma valuterà solo che l’accordo preso tra creditori e debitori sia effettivamente equilibrato nel bene di tutti.

Basta ottenere il consenso di almeno il 60% dei creditori per far sì che questo accordo sia valido, per cui anche se qualcuno di essi dovesse aver dato parere contrario  sarà costretto ad adeguarsi e ad accettare il pagamento soltanto parziale del debito.

  • La liquidazione del patrimonio

In ultimo la legge 3 del 2012 ha regolamentato anche la cosiddetta liquidazione del patrimonio.

Attraverso un iter esecutivo (diverso da quello tradizionale) vengono valutati i beni in possesso del debitore, e venduti ad un prezzo equo, per soddisfare le richieste dei creditori.

Con la liquidazione del patrimonio, anche se il ricavato della vendita dovesse essere inferiore ai debiti contratti, e anche se i creditori non saranno soddisfatti dell’intera somma, il debitore viene del tutto liberato dalla sua condizione.

Superare la situazione debitoria con la banca

Per uscire dai debiti con le banche, c’è un’ulteriore possibilità di estinguere i propri obblighi. Si può infatti parlare con la banca per stabilire di comune accordo la rateazione del debito, versando cioè un tot alla volta e utilizzando varie forme di pagamento dal contante, al bonifico bancario fino ad utilizzare servizi alternativi.

In alternativa puoi richiedere di effettuare un pagamento forfettario, inferiore rispetto alla somma dovuta, versando il saldo a stralcio definitivo della tua posizione debitoria.

Dato il tuo impegno per estinguere il debito, approfitta anche per chiedere alla banca di effettuare la cancellazione del tuo nome dalla Centrale Rischi, in quanto se resti indicato al suo interno, non potrai più richiedere un nuovo prestito o finanziamento.

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Ransomware: pagare il riscatto, o meglio di no?

La vostra rete aziendale, il vostro cellulare o il vostro PC sono stati vittima di un ransomware: la schermata bloccante è comparsa sullo schermo, e vi chiede di pagare un riscatto per poter riottenere i vostri dati. Che cosa fare, in questi casi?

Rischi dei ransomware

Un ransomware è una classe di malware o virus che effettua un’operazione molto infida sui nostri computer: crittografa con una password di sblocco molto lunga e difficile da indovinare tutti i nostri file, rendendoci così impossibile accedere agli stessi o modificarli. Alcune forme di ransomware bloccano completamente il sistema e intimano l’utente a pagare un riscatto (ransom in inglese), in cambio (dicono) ci forniranno la chiave di sblocco.

In genere è meglio non pagare il riscatto

Per quanto possa essere dolorosa la perdita definitiva dei propri dati, il pagamento dei riscatti dei ransomware è in genere (alla prova dei fatti) sconsigliato, e questo per una serie di ragioni:

  • non c’è garanzia del fatto che i dati vengano sbloccati sul serio, una volta pagato;
  • avviene in criptovaluta (bitcoin ecc.), mezzo di pagamento non molto semplice da usare ed anonimizzato ulteriormente, nel caso dei riscatti, per cui abbastanza complesso da eseguire per l’utente comune; inoltre tale pagamento non sarà tracciabile facile, ed avverrà su canali difficili su cui indagare.

Aiuto contro i ransomware

Il segreto per salvare i propri dati, anzi l’unica strada percorribile, è quella di provare a sbloccarlo o ad indovinare la password di sblocco, facendo attenzione che dopo molti tentativi a vuoto il malware potrebbe essere stato programmato per “reagire” e cancellare definitivamente i vostri file.

Alcuni ransomware sono vulnerabili ed invertibili anche dall’utente comunque, altri no: sul sito di Kaspersky potete cercare il nome del ransomware da cui siete affetti e, se disponibile, scaricare le eventuali contromisure (un file che cerca di individuare la chiave di sblocco): Noransom.kaspersky.com.

Niente panico!

La prima cosa da premettere è che una soluzione certa al 100% non esiste, purtroppo: la cosa migliore resta pertanto quella di mettere un po’ in ordine le idee, cercare di capacitarsi sui backup di cui si dispone di quei dati, e cercare di valutare (in caso di nulla da fare) soluzioni più efficenti per il futuro. Purtroppo quando si viene infettati da un ransomware c’è poco da fare: i dati è come se fossero persi per sempre, a meno che non si tratti di ransomware per cui è noto “l’antidoto”: ad esempio sono reversibili xxx. Tutti gli altri, fino a prova contraria, non sono reversibili nè aggirabili in alcun modo.

Cercate dei backup

Prima di valutare qualsiasi altra possibilità, controllate se abbiate una copia dei dati bloccati dal ransomware su altro supporto come cloud, penne USB, hard disk o DVD / CD. Se avete una copia di quei documenti a cui non riuscite più ad accedere, non vi serve fare altro: potete pensare di formattare il dispositivo e riaccedere da zero, ricopiando poi dal supporto di backup tutte le cose che vi servivano. Ovviamente se utilizzavate programmi particolari – ad esempio di contabilità della vostra azienda – le cose potrebbero essere più complicate rispetto a dover recupare i singoli documenti, per cui è opportuno (e bisogna pensarci prima di essere infettati) avere sempre un piano di backup adeguato, preciso, puntuale, periodico, pianificato ed affidato ad un esperto del settore (quindi non improvvisato o scaricando l’onere sui propri dipendenti).

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Oggi è la Giornata mondiale dei Diritti dei Consumatori

Essere consumatori è un nostro diritto, e non sono di certo io a dirlo ma l’articolo 2 del Codice del Consumo.

Conoscere questi diritti è talmente importante che la Commissione Federale del Consumo ha stabilito che oggi, 15 marzo, ricorre la Giornata Mondiali del Diritti dei Consumatori.

Attenzione però, questa data non è casuale: proprio il 15 marzo del 1962, il governo di John F. Kennedy, decise di sancire le prime leggi riguardanti la tutela del consumatore. Nell’articolo 2 del nostro Codice del Consumo sono elencati i diritti dei consumatori ritenuti fondamentali e che non possiamo non conoscere. Questi diritti riguardano, ad esempio:

  • la tutela della salute;
  • la sicurezza e la qualità dei prodotti e dei servizi;
  • un’adeguata informazione e una corretta pubblicità;
  • l’educazione al consumo.

Qui ne ho citati solamente alcuni (la lista è davvero lunga!) ma per conoscere l’elenco completo potete consultare il sito web ufficiale del Ministero dello Sviluppo Economico.

Oggi siamo consumatori sempre più attenti ed esigenti ed il CODACONS – il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori – lo sa bene. Sappiamo con certezza che la pandemia ha cambiato i nostri comportamenti e il modo di fare acquisti, e siamo diventati sempre di più “consumatori digitali”. Non a caso, in Italia, la crescita degli acquisti online nel 2020 è cresciuta del +26% rispetto al 2019 (secondo i dati riportati dal quotidiano La Repubblica).

Saper di essere tutelati nelle transazioni e negli acquisti che effettuiamo, oltre ad essere un nostro diritto che ci riguarda da vicino ogni giorno, è anche rassicurante.

Conoscere quali sono questi diritti aiuta, in primis, a salvaguardare noi stessi e i nostri acquisti.

Fonti: Ministero dello Sviluppo Economico, La Repubblica

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Come ricaricare una carta PayPal prepagata

Come tutte le carte prepagate, la carta PayPal ogni tanto deve essere ricaricata; essendo una carta che offre la disponibilità monetaria che ci mettiamo noi volta per volta, o troviamo chi ce la ricarica oppure facciamo da noi. La carta PayPal prepagata nello specifico è una carta di plastica che è associata al nostro nome e cognome, e che permette di prelevare e depositare denaro mediante circuito PayPal / VISA.

Da non confondersi con il conto PayPal, che può essere anche collegato ad una carta prepagata PayPal, ma in genere sono due cose diverse. Può essere comodo, in genere, collegarle tra loro per avere più possibilità di pagamento e di ricarica della propria carta prepagata.

Come fare la ricarica di una prepagata PayPal

Per poterla utilizzare in modo continuativo bisognerà ogni tanto ricaricarla. Per ricaricare una carta prepagata PayPal ci sono cinque possibilità:

  1. se avete già una carta con dei soldi collegata al vostro conto PayPal, ed il vostro conto PayPal è collegato ad una carta prepagata, basterà semplicemente versare i soldi dalla carta sul conto PayPal. L’operazione, in genere, richiede pochi secondi e possiede una percentuale di commissione da pagare, che verrà detratta dall’importo.
  2. andando presso un punto vendita LIS CARD Lottomatica ed eseguire l’operazione tramite contanti o bancomat; a tale riguardo, troverete tutti i rivenditori autorizzati (per tutti i centri d’Italia) dal sito ufficiale di PuntoLis.it.
  3. mediante bonifico, quindi ad esempio nello sportello della vostra banca oppure mediante home banking cioè dal sito della vostra banca. PayPal presenterà un’opzione per la ricarica in cui vi comunicheranno all’interno dell’account il loro IBAN; quello che dovrete fare in questo caso non è altro se non fare un bonifico al loro IBAN. I soldi saranno accreditati sulla carta dopo qualche giorno.
  4. ricaricare la carta tramite Bancomat, anche in questo caso è necessario aver collegato il conto PayPal da ricaricare alla vostra carta.
  5. ricaricare la carta mediante un’altra carta prepagata PayPal, ad esempio quella di un amico o di un familiare.

Per maggiori informazioni a riguardo si suggerisce di contattare l’assistenza di PayPal a riguardo.

Quanto posso ricaricare minimo?

La minima ricarica che potete fare di una carta PayPal è di 10 € + commissioni.

Quanto pagherò di commissioni per ogni ricarica?

Ad oggi ogni ricarica PayPal costa 90 centesimi (0,90€), questo in genere vale per importi di massimo 400 €.

Come contattare l’assistenza di PayPal

I numeri di assistenza a cui rivolgersi sono i seguenti: 06-8932 – se NON avete ancora la carta, selezionare l’opzione 3 ed attendere risposta operatore, diversamente seguite la voce guidata di PayPal.

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Guida critica al bitcoin

Quando si parla di bitcoin i dubbi, le perplessità e la scarsa chiarezza relativa a certi suoi aspetti, da sempre, finiscono per farla da padrone. Bitcoin è una moneta virtuale decentralizzata che non possiede un corrispondente fisico (come avviene per le monete o banconote in euro o sterline), ma che al tempo stesso può rendere sostenibili le finanze di aziende e persone che decidano di farne uso. In rete è pieno di articoli che spiegano come funziona in BTC e che ne esaltano le qualità, per cui mi pare il caso di approcciare alla cosa in modo più critico del solito.

Attualmente 3 BTC sono circa 10,000 € (diecimila euro): il cambio è molto volatile, poichè la moneta è decentralizzata ed è oggetto di forti speculazioni (di cui moltissime vanno a svantaggio dell’investitore, c’è da dire) si tratta di una moneta a tutti gli effetti, introdotta nel 2009, che si sta presentando come vera e propria “moneta del futuro”, moneta per fare trading online nonchè ovviamente metodo di pagamento per i servizi online: in questo articolo vedremo di capire meglio, in modo critico e basandomi sulle esperienze che ho avuto e che ho voluto condividere su questo blog, di cosa si tratta più precisamente.

Bitcoin: di che si tratta?

Bitcoin è una moneta, precisamente una moneta virtuale che non possiede alcun equivalente fisico (intendiamoci, quindi: le monete d’oro che vedete nelle varie immagini con l’icona B sopra, sono solo illustrative): non possiamo metterla nel portafoglio come faremmo con le monete tradizionali, ma possiamo memorizzarla su supporto elettronico (sostanzialmente in forma di codici univoci o veri e propri file, a volte), quindi su penna USB, sullo smartphone, sul PC, oppure su un supporto cloud o mediante programmi di gestione del bitcoin stesso.

Bitcoin è un di pagamento online per permettere di ricevere ed inviare denaro mediante internet: le transazioni con BitCoin avvengono senza intermediari, e quindi permettono pagamenti diretti, senza le commissioni bancarie (oppure di PayPal) che normalmente paghiamo.Non esiste tantomeno, nel BitCoin, un’entità centralizzata che emetta moneta, in quanto la stessa viene generate mediante un algoritmo distribuito, con tutti i vantaggi del caso (leggasi assenza di fluttuazioni nel valore della moneta).

Bitcoin e inflazione

A differenza delle valute flat (e questo è uno dei principali pregi di bitcoin, in effetti) come ad esempio l’euro, BTC non è condizionata dall’inflazione, pero’: questo significa che se c’è un’inflazione annuale media del 2%, tra 25 anni il valore della moneta euro sarà praticamente dimezzato (sommando i vari contributi del 2% medio ogni anno, per 25 anni, si ottiene 50%).

Alla lunga, in teoria l’inflazione su Bitcoin – che attualmente è assestata attorno al 2%, per la cronaca – dovrebbe (è solo una previsione, ovviamente) ridursi fino ad arrivare a zero.

Come funziona il BTC?

Come spiegato nel sito ufficiale, il tutto funziona mediante un’apposita blockchain crittografata, una “catena virtuale” nella quale sono incluse tutte le transazioni confermate: questo significa che, in prima istanza, la “movimentazione” delle BitCoin è pubblicamente accessibile da chiunque, per quanto in forma criptata. Le transazioni sono rese sicure da una crittografia a chiave privata e, inoltre, iniziano ad essere confermate dalla rete nei 10 minuti successivi, attraverso un processo chiamato data-mining. Tale processo, noto come “consenso distribuito”, serve a mantenere un indispensabile ordine cronologico ai blocchi della blockchain, proteggendo la neutralità della rete e permettendo a diversi dispositivi di uniformare lo stato del sistema. Per essere confermate, le transazioni sono quindi impacchettate in un blocco che rispetta, nominalmente, regole crittografiche molto severe e “difficili da indovinare”, in un certo senso.

Tecnicamente il Bitcoin – o BTC – funziona su una rete peer to peer basata su crittografia asimmetrica, ovvero a chiave pubblica e privata. Senza addentrarci in dettagli implementativi sulla blockchain (la quale rappresenta un po’ il “libro contabile” pubblico delle transazioni effettuate), bisogna sapere che la crittografia possiede un ruolo fondamentale per garantire spendibilità effettiva alla valuta, impossibilità (o quasi) di essere clonata o falsificata, oltre che garanzia di consegna dei pagamenti dal mittente al destinatario. Così come la crittografia di HTTPS permette alle pagine web ed alle applicazioni di proteggersi da frodi e clonazioni, quella del BTC permette alla moneta stessa di “essere moneta“, limitando il rischio di falsificazioni e truffe o trasferimenti non autorizzati. Bitcoin è in questo, contemporaneamente al riparo da generazione non autorizzata di moneta virtuale falsa, possibili attività di sequestro da parte di autorità ed eventuali problemi di blocco dei trasferimenti a cui sarebbero soggette le banche ordinarie: per cui diventa terreno fertile per le libertà individuali di investimento ma anche, purtroppo, per attività criminose o poco etiche.

In questi termini, pertanto, BTC va vista come un software avanzato in grado di generare valore, e per cui le monete vengono generate mediante un meccanismo complesso difficilmente replicabile, direttamente dagli utenti, mediante mining. Tale sistema prevede l’esecuzione di calcoli complessi, che vengono solitamente eseguiti una sola volta per sempre – tanto che in molti casi è già tardi per mettersi a farlo, anche perchè il consumo di potenza necessaria non bilancia quasi mai il guadagno che ne deriverebbe. Molti siti web stanno installando, tanto per capire le potenzialità ancora meglio, dei miner di bitcoin subdoli all’interno delle proprie pagine, in modo da sfruttare a proprio vantaggio il traffico derivante dalle visite degli utenti (e la loro potenza computazionale).

Come curiosità ulteriore, è stato calcolato che servirebbe l’energia di 44,000 corpi umani per minare 1 BTC.

“Pochi” BTC

Una prima differenza rispetto alla moneta tradizionale, all’atto pratico, è legata al numero di decimali significativi: in genere, infatti, il BTC associa fino a 8 cifre decimali nella sua rappresentazione, e la transazione più piccola in BTC sarà di 0.00000001 BTC. Questo ovviamente va tenuto in conto fin dall’inizio per imparare a dare il giusto valore ai decimali, quelli che in altri contesti monetari consideriamo “spiccioli” – mentre in questo caso non è affatto così; è possibile rendersi conto della cosa anche nei cambi di esempio, che sono solo apparentemente piccoli (nota: si assume che 1 BTC = 12679,9 EUR).

0,00800 BTC sono 100 €

900 € corrispondono a 0,1 BTC

Su molti siti specializzati è possibile visualizzare il cambio in tempo reale del BTC in euro; quello che segue è il grafico del suo valore variabile nel tempo, nel periodo di riferimento in cui ho scritto questo articolo (tratto da bitboat.net). Al momento in cui scrivo, per intenderci, 1 BTC equivale circa a ben 13.000 euro. Questo cambio lo rende particolarmente appetibile per le masse, per quanto sia necessario tenere in conto la sua volatilità e variabilità, oltre che difficile prevedibilità, del cambio stesso.

Nonostante tali considerevoli fallback, ad ogni modo, diffidate da chi pensa che il bitcoin sia una truffa, un costo inutile o un giocattolo o una cosa per “addetti ai lavori” o su cui giocare a scommettere o speculare: è una moneta elettronica che può funzionare, a determinate condizioni, ma su cui al momento rimane un rischio considerevole investire grosse somme. La cosa importante è che le persone imparino a capire di che si tratta, perchè altrimenti difficilmente vedremo un’esplosione del suo utilizzo nell’economia mondiale. Chi pensa il contrario, semplicemente, non sa di cosa parla.

Il problema della liquidità

Ho, almeno ad oggi, sempre dato un’importanza alquanto contenuta al BTC, pur riconoscendone l’alto valore innovativo: esso infatti, a mio modesto avviso, viene da sempre capito poco e male. Mi sembra interessante cercare di discuterne in modo abbastanza critico, ed è quello che farò in questa sede. In tutti i discorsi relativi all’elevato interesse associabile al BTC, tanto per dire, ancora non si considera (o si tende a sottovalutare) il problema della liquidità: ovvero, se accumulo un capitale in bitcoin, ho il problema di rendere spendibile tale moneta a livello di mercati reali (che in BTC puri sono ancora circoscritti) e di convertirla nuovamente in euro quando e dove voglia, un po’ come si farebbe con una moneta all’estero.

Ci sono sempre più negozi e siti che accettano bitcoin: questo è un bene e ne prendiamo atto, ma se una volta comprati BTC rimango “confinato” forzosamente in quel network finanziario non mi pare una buona cosa, soprattutto per chi affida ad esempio parte dei propri risparmi o investimenti (cosa sconsigliatissima da tutti gli esperti, ad oggi), nella speranza che quel denaro venga ipervalutato dalla moneta virtuale stessa. Il problema di fondo, in sostanza, secondo me, è legato a due aspetti:

  1. non c’è un modo facile per convertire BTC in euro o moneta “classica” (…ed è vero anche il contrario, in parte);
  2. molti aspetti tecnici del BTC restano oscuri per i non addetti ai lavori (ma anche per chi dovrebbe capirne a mazzi);
  3. si pensa in modo errato che BTC possa diventare uno strumento di arricchimento automatico per l’uomo della strada (figuriamoci), o addirittura di riscatto sociale (lotta contro le banche ecc.)

BTC, nelle sue varie implementazioni (Armory, Multibit, Electrum, coinpunk, BitCoinJ, …) propone un network di pagamento decentralizzato che, da un lato, abbatte i costi delle banche tradizionali, ma dall’altro pone comunque il problema di convertire ed utilizzare il denaro all’interno del mondo reale. In soldoni, se volessi riportare il BTC in euro, moneta spendibile per le mie spese di ogni giorno, non disporrei ancora dell’autonomia necessaria, se non sfruttando tecnologie un pochino troppo complesse da sfruttare (come vedremo più avanti). Questo secondo me è un limite enorme, finchè ovviamente la maggioranza delle persone non tenderà ad usare BTC – cosa improbabile, vista la sua eccessiva volatilità.

La moneta virtuale è falsificabile? Con quale facilità?

Secondo il sito ufficiale è impossibile generare più di 21 milioni di BitCoin, per un totale di 2.15 x 10^38 (un numero a 38 zeri, ndr) di indirizzi allocabili da suddividere tra tutti gli abitanti della terra. Si pone pero’ il problema di un eventuale falsario che potrebbe generare illecitamente banconote bitcoin, a questo punto. L’elevata complessità – sulla falsariga degli algoritmi crittografici e della loro risaputa complessità – impedisce, in realtà, o rende molto improbabile, tale evenienza. Per quanto ne sappiamo (le specifiche ed i software per bitcoin sono tutti open) l’eventualità di generare nella catena un segmento “tarocco” è vanificata dall’impossibilità di combinarlo all’interno del processo globale, garantendo così un buon livello di protezione.

Bitcoin e liquidità in altra valuta (ad esempio euro)

In questo, limitarsi ai marketplace che accettano bitcoin e basta – per quanto siano in aumento: ci sono varie tipologie di siti e servizi di ogni genere che accettano bitcoin, ad esempio – mi sembra ancora limitante rispetto alle reali potenzialità in gioco. Il problema di fondo dei bitcoin è anche non ha un corrispettivo fisico (può essere ad esempio conservato in un pennino USB, su uno smartphone o sul PC; ma questo sarebbe superabile, con l’abitudine), per quanto sia ancora strano pensare ad un file crittografato spendibile come moneta. Soprattutto, pero’, visto che il bitcoin è soggetto agli sbalzi del mercato come qualsiasi altra moneta, è possibile che uno accumuli bitcoin nel tempo e che la loro valutazione al cambio sia ipervalutata: è già successo più volte, non sempre al rialzo per la verità. Per cui attenzione a quello che fate in bitcoin perchè rischiate di perdere per sempre, ed in modo irreversibile, parte del capitale investito. Il rischio annesso ai BTC e la loro sostanziale volatilità si legano ad un utilizzo ancora molto limitato, e questo dopo ben nove anni (quasi dieci) dalla loro iniziale introduzione.

Mi sembrerebbe ragionevole, per ragioni pratiche, che debbano esserci dei bancomat di bitcoin, cosa che da qualche tempo – anche se viene poco pubblicizzata – sembra esistere anche in Italia. C’è ad esempio la Chainblock si occupa di gestire bancomat di bitcoin (che troviamo nelle grandi città come Milano, ad esempio), e questi punti di gestione e “smistamento” (che non sono altro che dei bancomat per BTC) della moneta virtuale decentralizzata stanno facendosi conoscere ed utilizzare sempre di più. Dai bancomati di bitcoin possiamo in genere sia convertire BTC in euro che viceversa, ovviamente al costo di una transazione variabile.

Un aspetto problematico legato al BTC sembra comunque legato ai network di gestione finanziaria, in particolare tra quelli reversibili (ad esempio un deposito su carta di credito) e non reversibili (bitcoin); è lo stesso problema che deriva dal mixed content tra HTTP e HTTPS o, se preferite, è come cercare di far comunicare tra loro due sistemi concepiti in modo radicalmente diverso. Quello che succede è quanto segue: se faccio transazioni tra BTC, sono sicuro che la transazione sarà tracciabile in caso di problemi, e per quanto visto sarà anche facile da eseguire e vivrò tranquillo. Se invece andassi a cercare di convertire moneta tradizione in BTC o viceversa, potrei avere dei problemi nella possibilità o nella convenienza di farlo.

Vantaggi del BTC

Il principale vantaggio del bitcoin è il suo essere un sistema di pagamento pienamente decentralizzato, contrapponendolo alla gestione centralizzata da parte delle banche e le loro spesso costose commissioni su bonifici e transazioni varie (soprattutto da parti politiche “antagoniste” o presunte tali). In questo il BTC viene visto come salvifico o miracoloso, per quanto purtroppo – a volte – chi ne magnifica le sorti non lo conosca troppo bene. Ogni anno nascono criptomonete specifiche per utilizzi e contesti specializzati, che poi diventano spendibili a determinate condizioni anche sul mercato globale. In genere potrebbe convenire utilizzare i BTC per donazioni ed investimenti a fondo perduto, e non conviene mai affidarsi esclusivamente ad esso per le proprie attività.

Come usare i BitCoin? Mediante i wallet

L’accesso alla rete bitcoin avviene usualmente mediante i wallet (portafogli), che non sono altro che software per PC, Mac e cellulari disponibili free ed open source: questo contribuisce molto alla sicurezza ed all’affidabilità del sistema, in quanto il loro codice è liberamente ispezionabile dall’utente, a pieno vantaggio della sua usabilità e trasparenza.

In generale potete usare due tipi di wallet:

L’uso di un client BitCoin permette di contribuire al mantenimento della privacy delle rete, e la sincronizzazione delle transazioni può richiedere, al momento in cui scrivo, fino ad un giorno intero di tempo. Attraverso wallet si diventa titolari di un conto Bitcoin, in modo che tu possa inviare e ricevere denaro virtuale. C’è da dire che il protocollo in questione è ancora in fase di sperimentazione per cui è bene usarlo con una certa cautela e sempre con cognizione di causa, per quanto siano in corso di installazione dei bancomat per BitCoin (di cui anche uno in Italia) per prepararsi a quella che, almeno sulla carta, sembra essere una delle rivoluzioni in ambito di banking più importanti del secolo.

Perchè usare bitcoin?

In molti si chiedono che convenienza si possa avere dall’uso dei bitcoin rispetto alla moneta tradizionale: la risposta può essere molto varia, ma credo che sia necessario considerare anzitutto l’aspetto legato alle startup di e-commerce, ad esempio. Se realizziamo un gateway di pagamento nella nostra app o sito, che si leghi ai circuiti di pagamento tradizionali come Mastercard o VISA, la verifica di una transazione può essere effettuata a campione o secondo vari criteri, e richiede tempistiche e modalità offline che possono complicare o allungare i tempi della transazione stessa. Questo significa ritardi e problematiche sui pagamenti ricevuti che, in molti casi, potrebbero bloccare la crescita dell’aziende e delle sue finanze.

BTC risolve in modo brillante questo problema poichè, essendo decentralizzata per definizione, la validità di una transazione può essere verificata interamente lato software, in modo sicuro e non contestabile; questo snellisce notevolmente il processo ed abbatte i costi che normalmente sarebbero a carico della banca (e del cliente). Al tempo stesso, pero’, la decentralizzazione ha un ulteriore aspetto negativo: se facciamo un errore in una transazione, la stessa tende ad essere irreversibile. I meccanismi di protezione che solitamente le banche possiedono e fanno scattare in caso di transazioni sospette, pertanto, non sono al momento presenti in BTC, e l’utente non è ancora abbastanza tutelato in questo (almeno, non a livello di utente medio e non quanto sarebbe necessario per garantirne bassa votatilità). In qualche modo, pertanto, il BTC a livello pratico potrebbe essere l’equivalente di una prepagata usa-e-getta (o di una prepagata tipo PostePay), con garanzie e affidabilità simili, insomma.

I motivi per usare bitcoin sono generalmente legati ai costi più bassi di gestione, oltre alla possibilità di attivare transazioni veloci almeno come quelle delle banche tradizionali.

Bitcoin e rischio di furti / frodi

La critica più convincente che viene fatta nei confronti del bitcoin, e che lo rende ancora inadatto a gestire e contenere capitali vitali di persone e società, è pertanto legato alla sostanziale mancanza di un vero e proprio meccanismo anti-frode, il che tende a rendere rischiosa la piattaforma stessa. Una falla sulla piattaforma possiede effetti potenzialmente devastanti, e si calcola che ci siano stati l’equivalente di diversi milioni di dollari in BTC rubati mediante falle informatiche negli ultimi anni.

Dove si comprano i bitcoin

Il primo modo per comprare bitcoin è quello di rivolgersi ad alcuni siti web detti di exchange, che possono essere più o meno affidabili, sui quali si possono aprire dei veri e propri conti bancari in BTC. Quelli riportati in questa sede dovrebbero essere tutti di buona qualità, anche se la cosa che ho notato è che non sempre sono facilissimi da usare. Ricordatevi che qualsiasi transazione in BTC è pubblica per natura, per cui almeno un indirizzo email e la vostra identità sono esposte pubblicamente: valutate voi stessi le possibili conseguenze, prima di procedere oltre.

Tra quelli segnalati come affidabili, pertanto, ci sono i seguenti (per usarli la prima volta bisogna identificarsi via scansione con un documento valido).

  • Coinbase (vantaggi: compri bitcoin via carta di credito, carta di debito, bonifico bancario o SEPA; richiede fino a 5 giorni per completare una transazione, acquisto anche instantaneo, discreta liquidità)
  • Coinmama (vantaggi: funziona in molti paesi, anche se ha commissioni un po’ più alte della media)
  • The Rock Trading (vantaggio: deposito semplificato, API programmabili)
  • Bitstamp (vantaggio: commissioni più basse)

Come detto esistono ormai anche bancomat / ATM di bitcoin (anche qui, bisogna registrarsi col documento di identit) tra cui ricordiamo:

Se invece vogliamo comprare BTC online utilizzando Jiffpay, Postepay (Paypal al momento non è supportato, vedi anche oltre), il sito di riferimento si chiama Bitboat, per quanto le commissioni siano più alte della media. Esiste inoltre la possibilità di scambiarsi bitcoin tra privati, un po’ come si farebbe su Ebay, per quanto tale possibilità sia a mio avviso sconsigliabile per chiunque.

Dove trovare negozi che accettano bitcoin

Per farlo anche in Italia, basta consultare la mappa presente su coinmap.org.

Da Bitcoin e la sua filosofia di fondo, peraltro, derivano forme di pagamento ed opportunità per aziende e startup inedite in passato, tra cui gli interessanti smart contracts.

Piattaforme online per compra-vendita di bitcoin

Al momento la cosa di cui mi sto interessando riguarda le piattaforme di scambio di bitcoin: al momento ne sto testando tre, che mi sembrano le più interessanti. L’obiettivo è quello di capire come si possano superare i limiti nell’uso del BTC che ho evidenziato nel post, in modo da capire al meglio quale sistema sia più consigliabile per i principianti. In effetti, solo testandole penso si possa dare una risposta.

Attenzione: Wirwox ha chiuso definitivamente i battenti a gennaio 2020. Come alternativa potete prendere in considerazione Coinbase.

  • WirWox.com – Permetteva di ottenere moneta virtuale LLC (i Linden Dollars di Second Life) mediante – ad oggi – Paypal, OKPAY, Skrill, Paysafecard, o altri bitcoin. La commissione sul deposito dipende dal metodo di pagamento utilizzato, mentre quella di prelievo è di circa 6.2 euro.
  • CoinBase – Permette di creare un portafoglio di bitcoin e di ricaricarlo mediante conto corrente bancario (dovrete dimostrare di possederlo facendo un piccolo deposito e riportando un codice identificativo in causale); l’interfaccia è molto user-friendly, fornisce la possibilità di comprare Ethereum, Bitcoin e molte altre, supporta sia pagamenti via bonifico ma anche, ho scoperto oggi, mediante carta prepagata tipo PostePay. Dispone inoltre di un’ottima API per programmare e gestire il proprio portafoglio nelle app che realizziamo (pagamenti BTC, gestione wallet per i clienti e così via).
  • Conio – Si tratta di una buona alternativa italiana come wallet di bitcoin per il vostro smartphone, realizzata con funzionalità parzialmente simili a quelle di Coinbase. Permette di acquistare bitcoin mediante carta di credito o bonifico, e vi consentirà di muovere i primi passi in questo mondo anche grazie al fatto che possiede un’assistenza in chat con persone vere (CoinBase ha solo dei chatbot, ad oggi)
  • Wirex – Altro servizio che sembra molto interessante per comprare e gestire bitcoin, permette questa volta di creare e gestire una vera e propria carta prepagata in bitcoin, sia fisica (a pagamento) che virtuale (free). per utilizzarlo, è necessario validare l’account mediante una procedura di invio della scansione di un proprio documento di identità valido, via webcam o fotocamera del telefono direttamente.

Seguiranno ulteriori aggiornamenti in merito, non appena ce ne saranno o ne avrò a disposizione (ultimo aggiornamento: 23 gennaio 2017).

Assenza di garanzie e pagamenti “anonimi”

C’è da dire che il principale pregio di BitCoin, ovvero l’assenza di un’entità emittente la moneta, non tiene conto di quello che è un suo potenziale difetto, ovvero l’assenza di un controllo centrale che vigili su eventuali operazioni illegali e truffe, come avviene per esempio con le banche che cercano, nei limiti, di tutelare i propri clienti. Di fatto siti tra cui WordPress, Wikileaks e svariati portali di vendita di servizi online (adult inclusi) accettano da qualche tempo pagamenti e donazioni anche mediante BitCoin, in alternativa alla procedura (sempre rischiosa) di inserire manualmente numero della carta, scadenza e codice segreto. A questo punto non mancano, e non mancheranno, le polemiche ed i dubbi legati a questa tecnologia, anche da parte di chi semplicemente guarda i propri interessi ed è più sbilanciato verso il banking tradizionale. Di fatto le problematiche legate ai pagamenti online si replicano pari-pari anche nel mondo di bitcoin, che ancora – da quello che leggo in giro – sembra essere un po’ troppo giovane per poter essere usato in massa.

Infine esistono dei metodi “anonimizzanti” che permettono di rendere non tracciabili le transazioni: ad esempio zerocoin.org oppure blockchain.info. Per capirci, se Aldo volesse inviare bitcoin in modo anonimo a Barbara, non dovrebbe fare altro che sfruttare un “intermediario per la consegna” opportunamente occultato e scelto casualmente (concetto leggermente semplificato, ma è giusto per rendere l’idea). In genere comunque le normali transazioni fatte con questa moneta virtuale non sono anonime, anzi: è agevole risalire a chi ha inviato e ricevuto denaro, dato che esiste una tabella pubblica e liberamente consultabile delle transazioni (ad esempio blockchain.info).

Come funziona un bitcoin miner

Per coloro i quali siano più in vena di sperimentare, il modo più classico per generare moneta virtuale (a parte comprarsela o rivenderla con i siti e le app che abbiamo visto finora) è possibile mediante software che si chiamano “miner”, cioè “minatori” di criptomoneta; essi sfruttano la potenza computazionale del computer sui quali sono installati per generare bitcoin di vario genere.

Ovviamente per motivi pratici non è possibile che tutti coloro che vogliano usare BTC debbano installarne uno: i consumi di corrente sono da tenere d’occhio, più che altro perchè si tratta di un processo molto lento per cui vengono tipicamente utilizzati hardware specializzati in mining. In ogni caso, proseguo per chi fosse interessato: da subito esce fuori un problema che potrebbero avere gli utenti che ne fanno uso, ovvero che occupa almeno 170GB di dati che saranno scaricati dalla rete, e che questi dati aumentaranno nel tempo per via della sincronizzazione. Motivo per cui per usare un client bitcoin ci vuole un hard disk capiente, e anche parecchio: su un computer che non sia dedicato solo a questo e senza una connessione in fibra molto veloce, non credo abbia senso e si riesca a sperimentare la cosa.

Ma vediamo rapidamente la schermata di benvenuto di BitCoin-Qt, il nostro client per BitCoin.

Screen 2014-06-29 alle 19.54.23

Ho proseguito con l’installazione, che ha portato la seguente schermata:

Screen 2014-06-29 alle 19.58.14

e, dopo qualche secondo, è apparso il mio portamonete. Si noti l’interfaccia (ancora) molto spartana che evidenzia la sintesi, il tasto invia, quello ricevi ed il log delle transazioni: in basso viene indicato il livello di sincronizzazione tra noi e gli altri dati delle rete, che sembra essere anche piuttosto lento (nell’altro articolo parlavo di circa 24 ore per concludere l’operazione).

Screen 2014-06-29 alle 19.59.25

Esempio di pagamento online con BitCoin

Ancora bitcoin e le criptovalute in genere sono lontane dall’essere uno standard consolidato, ma si continua a parlare di loro da tempo, e già ci sono i primi siti web che accettano, a fianco dei metodi classici di pagamento, anche il bitcoin come metodo di pagamento.

Riporto un esempio di uso del client per bitcoin BitPay, un servizio a pagamento che mette a disposizione le API per qualsiasi sito ad un prezzo relativamente contenuto. Il problema è capire se ne valga la pena, cioè se i vostri clienti siano disposti a pagare in bitcoin i servizi o i prodotti che offrite nel vostro sito web, oppure no. Ecco la prima pagina relativa al pagamento da effettuare: in pratica, invece di VISA/MasterCard come metodo di pagamento ho scelto BitCoin, e quello che mi appariva è qualcosa del genere.

Mi viene notificato che la transazione è in corso dall’Italia, che ho scelto BC, che non ci sono opzioni ulteriori e che pagherò la somma cliccando su Buy.

bitcoin-sul-campo1

All’epoca in cui ho prelevato queste schermate, il servizio era ancora in fase sperimentale ma ad oggi sembra essere migliorato in modo considerevole.

bitcoin-sul-campo2

Andiamo avanti: confermo nuovamente l’operazione e quello che accade ora è molto semplice: si genera un codice univoco randomizzato + il prezzo da pagare convertito da dollari in BitCoin. È stato anche generato il QR-code per permettere all’utente di pagare mediante app per cellulare, peraltro, e compare chiaramente la conversione della cifra da pagare in BTC (0.0421 BTC sono circa 25 dollari).

bitcoin-sul-campo3

Sotto il bannerino “Pay with BitCoin“, appariva il codice per identificare la transazione, che avrei dovuto ricopiare nel mio client cliccando su “Invia” all’interno dell’apposita casella, con eventuale etichetta identificativa e somma BTC da corrispondere.

Da qui sarà possibile concludere la transazione, mentre la pagina web si aggiornerà in automatico dopo aver confermato la transazione (probabilmente non in real-time, sono richiesti circa 10 minuti per confermare la transazione).

Screen 2014-06-29 alle 20.09.01

È tutto per adesso, alla prossima.

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Come verificare una partita IVA

Una partita IVA è un numero di 11 cifre utile ad identificare un contribuente, che può essere a sua volta una società o una persona fisica. La titolarità, nonchè l’esistenza della PIVA può essere verificata sfruttando degli strumenti specifici per le verifiche online. Lo strumento può essere utile per controllare prima dell’emissione di una fattura, ad esempio, o anche per controllare la serietà o l’affidabilità di un sito di e-commerce che la riporta.

Verifica PIVA italiana

Di seguito, nel sito dell’Agenzia delle Entrate, trovate tutte le partite IVA italiane regolarmente registrate ed attive.

https://telematici.agenziaentrate.gov.it/VerificaPIVA/VerificaPiva.do

Il formato della PIVA italiana è composto da 11 cifre, ad esempio:

01234567890

Verifica PIVA europea (VIES)

Se la partita IVA non è italiana ma rientra in uno dei paesi dell’UE (Unione Europea), si può rintracciare nel database pubblico del VIES (Sistema elettronico di scambio di dati sull’IVA). Queste partite IVA sono più “attrezzate” di quelle italiane, perchè possono emettere fatture anche verso altri paesi dell’EU e non solo in Italia.

I paesi dell’UE ad oggi sono:

AT-Austria
BE-Belgio
BG-Bulgaria
CY-Cipro
CZ-Repubblica ceca
DE-Germania
DK-Danimarca
EE-Estonia
EL-Grecia
ES-Spagna
FI-Finlandia
FR-Francia
HR-Croazia
HU-Ungheria
IE-Irlanda
IT-Italia
LT-Lituania
LU-Lussemburgo
LV-Lettonia
MT-Malta
NL-Paesi Bassi
PL-Polonia
PT-Portogallo
RO-Romania
SE-Svezia
SI-Slovenia
SK-Slovacchia
XI-Irlanda del Nord

mentre la PIVA del VIES si può verificare da qui:

https://ec.europa.eu/taxation_customs/vies/?locale=it

Il formato delle PIVA in questo caso è variabile, ed è in genere composto dalle iniziali dello stato e da un numero.

Esempi PIVA EUROPEA

123456789

GB123456789

Verifica PIVA United Kingdom / Regno Unito

Come sappiamo l’UK è fuori dall’UE ormai da qualche tempo, per cui le partite IVA di questa nazionalità non sono rintracciabili nei siti che abbiamo citato. L’UK pero’ offre un sito web ufficiale da cui è possibile cercarle, che è il seguente:

www.tax.service.gov.uk

Il formato delle PIVA in questo caso è del tipo: 9 o 12 cifre, eventualmente con GB all’inizio.

Esempi PIVA UK

123456789

GB123456789

Verifica PIVA extra-UE

Questo genere di verifica è purtroppo più complessa, non c’è un unico sito di riferimento ma esistono vari servizi a pagamento, online, che fanno questo genere di verifiche. Facciamo un esempio: classica azienda che si trova con sede alle Canarie o Tenerife, pur essendo geograficamente europea non lo è fiscalmente, per cui non può nè deve essere rintracciabile mediante database VIES che abbiamo visto sopra. Come spiegato anche dal popolare programma TV “Le iene”, in molti casi queste aziende riescono ad usufruire, per alcuni servizi e a determinate condizioni, un regime fiscale agevolato.

(fonti: Agenzia delle Entrare, europa.eu)

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Nuove variazioni di prezzo sul bitcoin? Bill Gates invita a fare attenzione, Square ne compra

Se avete meno soldi di Elon Musk evitate i Bitcoin“: con queste parole Bill Gates, l’informatico a cui dobbiamo Windows e Microsoft fin dalle origini, non sembra entusiasta dell’uso delle criptovalute. Soprattutto come strumento di investimento, è saggio e molto condivisibile la sua posizione di scetticismo, in risposta al fatto che Musk ne abbia comprato un grosso quantitativo in corrispondenza del quale si è verificato un sostanziale aumento del suo valore. Sebbene la posizione di Gates sia corretta – del resto anche noi, sul nostro blog, abbiamo sempre invitato alla prudenza in qualsiasi investimento – resta qualche perplessità residua sulle dichiarazioni di Janet Yellen, economista statunitense che si è espressa scettica su Bitcoin e a favore di un dollaro digitale (che pero’ non sarebbe più una criptovaluta senza inflazione, come abbiamo spiegato in altra sede). La nostra perplessità consiste, in altri termini, sulla validità effettiva di questo termine di paragone (che secondo noi regge fino ad un certo punto), come abbiamo sottolineato parlando dell’euro digitale.

Al tempo stesso, Square (la società di Jack Dorsey) ha ufficialmente annunciato di averne comprato l’equivalente di 170 milioni di dollari in criptovalute BTC; questo aumenta il grado di capitalizzazione, rimpolpando le cifre di cui vi avevamo parlato qualche giorno fa, portandolo così a oltre 1 miliardo di dollari. Vale il suggerimento di Bill Gates, emblema dell’investitore prudente: se è vero, dice il fondatore di Microsoft, che Musk ha investito in criptovaluta, è chiaro che l’ha fatto su cifre che è disposto a perdere, e che certamente non faranno la differenza per quelle che sono le sue molteplici attività.

Al tempo stesso Musk – di cui abbiamo recentemente dedicato una corposa monografia su Trovalost.it – ha contribuito a determinare l’andamento del mercato, che trattandosi di una criptovaluta tendenzialmente non è prevedibile e potrebbe essere soggetto a cali di valore, anche di natura molto corposa. Se dovesse scendere di molto, ad esempio, è probabile che uno che ci abbia speso dei soldi possa ritrovarsi un giorno senza nulla – motivo per cui conviene sempre tenere fermi ed immobilizzare gli investimenti, anche perchè i classici sstrumenti di analisi del trading potrebbero essere del tutto inadeguati per l’andamento delle cripto in generale.

Come sempre, sarà necessario attendere per vedere come evolverà questo imprevedibile mercato.

Photo by Nick Chong on Unsplash

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Calcolo fattura inversa dal totale netto – Per aziende

Ordinario Agevolato / Minimi
Qui sotto troverai il risultato del calcolo inverso partendo dal netto.
Imponibile 0
Ritenuta previdenziale (INPS, Inarcassa, ...) 0
Subtotale 0
IVA 0
Totale lordo 0
Ritenuta d'acconto 0
Totale netto 0


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