Credito d’imposta al 30%: cos’è e come funziona

È noto informalmente come bonus bancomat o bonus pagamenti elettronici, ma formalmente si tratta di un credito d’imposta. In base al provvedimento pubblicato dall’Agenzia delle Entrate giorno 29 aprile 2020, il credito d’imposta al 30% viene riconosciuto se gli esercenti, nel corso dell’anno di imposta precedente, abbiano conseguito compensi e ricavi di massimo 400.000 euro. Ricordiamo che, nella normativa vigente, il credito di imposta è una compensazione dei debiti atta tipicamente a diminuire le imposte, e che può essere in alcuni casi oggetto di rimborso al momento della dichiarazione dei redditi.

Già con la legge 157/2019 era possibile, per gli esercenti, richiedere un credito d’imposta del 30% sui costi di commissione per qualsiasi tipo di pagamento digitale. In seguito, dl 1 luglio 2020, è prevista la possibilità di richiedere questa percentuale di credito di imposta in sede di dichiarazione dei redditi.

Se ad esempio l’importo è pari a 1000€, il credito d’imposta sarà del 30% ovvero 300€.

Come richiedere il credito d’imposta

Si può richiedere mensilmente mediante F24, usando il codice tributo 6919, ma per sicurezza e per maggiori informazioni si suggerisce di chiedere al proprio commercialista. Da quello che suggeriscono su altri portali qualificati, inoltre, è bene fare molta attenzione a scalare correttamente il credito d’imposta, perchè eventuali errori possono riflettersi in multe e pagamenti ulteriori.

Chi può usufruire del credito d’imposta

Qualsiasi tipo di attività commerciale, artigiani e liberi professionisti o artigiani che offrono un servizio di pagamento tracciabile, che non abbiano guadagnato più di 400.000 euro nel corso dell’anno precedente.

Quali spese concorrono al credito d’imposta

Vengono considerate ai fine delle spese tutti i pagamenti fatti effettuare a privati (le spese verso altre aziende o B2B sono escluse, a quanto pare):

  • pagamento con lettore di carte;
  • pagamento con buoni d’acquisto;
  • pagamenti online mobile, Google Pay, Apple Pay;
  • pagamenti con carta di debito, credito e prepagata (anche online).

Credito d’imposta e POS (Point Of Sale)

Alcuni POS utilizzabili dagli esercenti per far pagare i propri clienti con carta prevedono, tra le altre cose, una funzionalità interna per visualizzare il reddito d’imposta accumulato nel mese precedente (ad esempio SumUp presenta questa possibilità).

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Come ricevere un pagamento su Postepay

Non tutti sanno che la carta PostePay può essere utilizzata anche per ricevere pagamenti in genere, come l’accredito dello stipendio oppure soldi da un amico. Per quanto la seconda possibilità non sia in genere consigliabile perchè si rischia di sbagliare, rimane un’opportunità senza dubbio molto sfruttata da chi utilizza questo genere di carta prepagata.

Bonifico su PostePay, si può fare?

Le carte abilitate al pagamento su PostePay sono soltanto le PostePay evolution e tutte le carte (prepagate e non) analoghe dotate di IBAN, mentre le altre (come la PostePay classica) non possono ricevere bonifici perchè non possiedono l’IBAN.

Premesso questo, per farsi pagare su PostePay ci sono tre possibilità.

Pagamento presso tabacchino o Poste Italiane

Potete fornire a chi vi deve dei soldi il numero della vostra carta PostePay (non serve dare la data di scadenza ed il codice sul retro, ovviamente), quindi fornite quel numero che identifica la vostra carta, poi dovrete dare il nome dell’intestatario ed il codice fiscale dello stesso e dovrete dire alla persona di farvi una ricarica con quei dati.

L’accredito sarà in genere istantaneo, e dopo pochi minuti dal versamento (che la persona può fare alle Poste oppure ai bar ed i tabacchini convenzionati Sisal) avrete i soldi sulla carta. Tenete conto che questo tipo di pagamento non prevede una vera e propria ricevuta e non è tracciabile, a differenza del bonifico tradizionale che è più sicuro. La persona che effettua il pagamento pagherà una commissione di 2 euro.

Pagamento online (dal sito poste.it) mediante un’altra PostePay

In questo caso la persona che vi deve mandare i soldi deve avere anch’essa una carta PostePay, andare nel sito Poste.it e fare una ricarica al vostro numero di telefono. La procedura è possibile effettuarla dal sito, in modo che l’altra persona abbia accesso al proprio account e faccia una ricarica ad un’altra carta, cioè la vostra, ed abbia il vostro nome e numero di carta PostePay.

Anche in questo caso l’accredito sarà istantaneo, e dopo pochi minuti dal versamento online avrete i soldi sulla carta. Tenete conto che questo tipo di pagamento non è tracciabile, a differenza del bonifico tradizionale che è più sicuro. La persona che effettua il pagamento pagherà una commissione di 2 euro. Potete anche effettuare la ricarica su PostePay se la persona che vi deve mandare i soldi possiede un account Webank.

Versamento mediante bonifico

Se possiedi una carta PostePay di tipo Evolution, infine, puoi richiedere che i soldi ti vengano versati mediante bonifico SEPA. Qualsiasi altro conto in banca va bene, in questo caso, e dovrete fornire l’IBAN unico della vostra carta a chi deve pagarvi. Questo è il modo classico per farsi accreditare lo stipendio, ad esempio, pero’ dovete avere il modello PostePay Evolution per forza, in questo caso.

Per saperne di più sui bonifici e su come farli online clicca qui.

Se invece vuoi leggere altre informazioni sulla PostePay:

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Postepay Corporate

Postepay Corporate è la prepagata di Poste Italiane destinata alla gestione delle spese aziendali. Si tratta di uno strumento pensato per il business, dedicato a dipendenti e collaboratori. La carta è nominativa, prepagata e ricaricabile.

Circuiti abilitati

La Postepay Corporate è abilitata sul circuito Visa e Postamat per questo può essere utilizzata in Italia e all’estero per operazioni come prelievo di contante, verifica saldo e movimenti presso gli uffici postali e presso gli ATM bancari. È possibile inoltre acquistare beni e servizi presso gli esercenti convenzionati e su Internet, dai siti abilitati. Questa prepagata permette anche di pagare i pedaggi autostradali e di effettuare tutte le operazioni dispositive e informative con la registrazione del titolare.

Come richiedere la carta

La carta può essere richiesta da un rappresentante dell’azienda direttamente presso l’ufficio postale, una volta rilasciata è il titolare della stessa a dover procedere all’attivazione recandosi presso l’ufficio postale. Possono essere richieste anche le carte dalla piattaforma Corporate Banking di Bancoposta che permette di gestire tutti i servizi comodamente online, ovunque ci si trovi.

Costi della carta

Il rilascio della carta ha un costo di 2.50 euro, l’attivazione è gratuita e il plafond è di 10 mila euro. Ogni ricarica prevede la commissione di 1 euro, il prelievo ha una commissione di 1.75 euro e di 5 euro all’estero. I pagamenti sono gratuiti.
Il limite di prelievo giornaliero è di 600 euro da ATM e di 3000 euro in ufficio, il pagamento massimo consentito al giorno è di 10mila euro. La carta viene rilasciata con il design di una comune carta Postepay ma può essere personalizzata su richiesta ad un costo di 5000 euro. Non sono previsti canoni annuali o spese supplementari.

Verifica saldo PostePay Corporate

Per verificare il saldo e seguire i movimenti è possibile utilizzare la piattaforma di Corporate Banking, il dipendente può utilizzare la carta come una normale Postepay e quindi visualizzare le informazioni utili anche a sportello. La carta dispone inoltre di sconti e interessanti vantaggi per presso negozi fisici e per acquisti online.

Nel complesso si tratta di uno strumento fondamentale per tutti coloro che desiderano avere la versatilità di una carta per la propria attività, con tutti i pregi e la semplicità di una prepagata del gruppo Poste Italiane. La Postepay Corporate consente di gestire al meglio tutte le spese amministrative, nonché di avere sempre sotto controllo i costi e il plafond.

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App Postepay, come funziona?

Dove scaricare l’app PostePay?

L’app ufficiale della PostePay serve per controllare il saldo, gli ingressi e le uscite sul proprio conto prepagato o con IBAN PostePay o PostePay Evolution. L’app, in particolare, è stata sviluppata e distribuita da Poste Italiane, e può essere scaricata dall’app store ufficiale Google Play oppure sull’App Store di Apple.

Non usate mai qualsiasi altra eventuale versione dell’app che potreste trovare su pubblicità, banner, canali o store non ufficiali perchè potrebbe essere un’app truffa.

Come funziona l’app PostePay

L’app PostePay può essere usata per controllare l’accesso alla propria carta PostePay e PostePay Evolution, e serve per pagare bollettini online, per inviare e ricevere denaro da una PostePay all’altra, per ricaricare il telefono e in generale come wallet o portafoglio online integrato nel telefono.

Aprendo la schermata iniziale dell’app, troveremo una finestra in cui fare login nella stessa con username e password. Questi dati, la prima volta che si fa uso dell’app, devono essere impostati registrandosi nel sito delle Poste Italiane (poste.it) e seguendo le istruzioni che vi verranno date. Per funzionare, la registrazione richiede il vostro nome, cognome, indirizzo, città, codice fiscale, numero del proprio documento (carta di identità o patente), ed il proprio numero di cellulare per convalidare l’app.

Una volta registrati i propri dati e ricevuta la mail di conferma, sarà semplice inserire il nome utente e la password dove richiesto. Clicca eventualmente sulla spunta “Ricorda il nome utente” per evitare di doverle inserire ogni volta, e clicca su Accedi per accedere all’app.

Se dovessi aver dimenticato le credenziali di accesso che avevi impostato, clicca su “Hai dimenticato le tue credenziali?” e segui le istruzioni, diversamente contatta l’assistenza di Poste Italiane / PostePay:

  • da rete mobile: 199.100.160
  • da rete fissa: 803.160, attiva dal lunedì al sabato dalle 8,00 alle 20,00.

Una volta entrati nell’app, troveremo una schermata del genere che mostrerà:

  1. l’importo presente sulla carta o saldo della carta, aggiornato in tempo reale;
  2. i pulsanti per inviare e ricevere soldi sulla PostePay;
  3. le movimentazioni sulla carta in entrata (+) ed in uscita (-), aggiornate solitamente ad un paio di giorni prima. Il saldo che si vede nell’app in alto, quindi, è in tempo reale, mentre le movimentazioni vengono mostrate solo quelle contabilizzate.

Come inviare soldi con l’app PostePay

Mediante l’apposito pulsante ricarica, potrete ricaricare un’altra carta PostePay, ad esempio quella di un amico o del proprio figlio. In genere con questa app possiamo pagare bollettini, ricaricare un numero di telefono prepagato TIM, Vodafone, Wind oppure possiamo pagare online tributi, tasse e multe di ogni genere.

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Quanto posso ricaricare al massimo una PostePay?

Ci sono vari tipi di PostePay, e bisogna vedere a quale delle tante ci riferiamo.

Ricarica massima PostePay standard (senza IBAN)

Se facciamo riferimento ad una PostePay classica, senza IBAN, i limiti per ricaricarne una sono i seguenti: al massimo 3000€ per ogni ricarica, fatta online oppure agli sportelli di Poste Italiane. In questo caso i soldi devono essere prelevati, pertanto, e consegnati obbligatoriamente in contanti alla cassa, per cui non è possibile pagare con carta verso una PostePay. Stesso discorso se la ricarichiamo in tabaccheria: la PostePay classica ha un plafond massimo di 3000€, quindi ogni singola operazione non può ammontare a più di 3000 € alla volta.

Complessivamente possiamo ricaricare sulla carta PostePay classica fino a 50.000€ euro all’anno, considerato sul totale delle carte nominative intestate al medesimo titolare. Sono ammesse massimo due ricariche giornaliere da 3000€ al più ciascuna.

Ricarica massima PostePay Evolution (con IBAN)

Se facciamo riferimento ad una PostePay Evolution con IBAN, i limiti per ricaricarne una sono i seguenti: possiamo fare uso di un bonifico per effettuare il pagamento sulla carta, al massimo 30.000€ per ogni ricarica. Complessivamente possiamo ricaricare sulla carta PostePay classica fino a 100.000€ euro all’anno, considerato sul totale delle carte nominative intestate al medesimo titolare. Se facciamo delle ricariche online sulla PostePay di un altro mediante il sito ufficiale, possiamo mandare massimo 3000 euro alla volta operazione e massimo 2 ricariche al giorno dal medesimo ordinante.

Ricarica massima PostePay Junior (senza IBAN)

Se facciamo riferimento alle PostePay Junior, i limiti per ricaricarne una sono i seguenti: al massimo 3000€ per ogni ricarica, fatta online oppure agli sportelli di Poste Italiane. In questo caso i soldi devono essere prelevati, pertanto, e consegnati obbligatoriamente in contanti alla cassa, per cui non è possibile pagare con carta verso una PostePay.

Questi dati sono stati tratti dal sito ufficiale. a cui si invita a fare riferimento per future eventuali variazioni.

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Imposta di bollo su carte di credito: quando e perchè si paga

Oggi parleremo dell’imposta di bollo sulle carte di credito, di debito e prepagate, cercando di dissipare un po’ di dubbi che sono annessi a questo costo, molto spesso addebitato direttamente tra le spese del conto, e che molti si ritrovano tra le transazioni della carta. La normativa in merito è soggetta a varie interpretazioni, che a loro volta dipendono molto dalle condizioni contrattuali di ogni banca: motivo per cui su questo argomento troverete spesso informazioni vaghe e contraddittorie.

Dopo esserci documentati un po’, abbiamo cercato di chiarire alcuni aspetti relativi al pagamento dell’imposta di bollo.

Cos’è l’imposta di bollo

In generale l’imposta di bollo non è una prerogativa da pagare solo per le carte di credito o prepagate: viene applicata indistintamente a tutte le fatture emesse, ad esempio, e questo se hanno un importo superiore a 77,47€. Questa cifra dispari così atipica, per inciso, è dovuta ad una motivazione storica: sono le vecchie 150.000 lire che si sono sempre pagate come imposta di bollo. L’importo dell’imposta di bollo è pari a 2 euro, e corrisponde all’importo della marca da bollo da due euro che si applica alle fatture (e si acquista usualmente dal tabaccaio). Ma chi deve pagare l’imposta di bollo? Su questo ognuno tende a fare come preferisce, in effetti: alcuni lo fanno pagare al cliente con 2€ in più in fattura, altri se lo pagano da soli.

Come viene applicato tutto questo alle transazioni di una carta di credito? Il punto da capire è che l’imposta di bollo va a coprire, in alcuni casi, la spesa fiscale associata alla produzione dell’estratto conto dell’anno precedente: in pratica ogni anno, come minimo, la banca deve produrre un estratto conto ufficiale,  e lo fa pagare al proprio cliente nella misura di 2€ all’anno. Ad esempio sul mio conto Hype l’ho pagata ad inizio gennaio 2021, relativamente all’estratto conto 2020 che, dicono nella comunicazione di fine anno, vedrò a marzo di quest’anno tra i miei documenti.

Quindi in un caso, sempre secondo le condizioni contrattuali della banca (che fanno fede nelle specificità, in ogni caso), pago minimo 2€ all’anno di imposta di bollo – che poi sarebbe il costo della marca da bollo che la banca stessa spende per emettere l’estratto conto annuale.

Imposta di bollo su carte prepagate

Formalmente sulle carte prepagate non si dovrebbe pagare imposta di bollo, a meno che non ci sia l’obbligo di effettuare per legge un estratto conto ufficiale, sempre su base annuale. Pero’ anche qui, bisogna fare attenzione: se (da come abbiamo capito) si tratta di carte prepagate con IBAN, l’imposta di bollo dovrebbe comunque essere dovuta perchè esiste un conto corrente associato, anche se non è troppo chiaro come venga calcolata la somma complessiva di 77,40€ (che sono le vecchie 150.000 lire, del vecchio conio, di cui sopra).

Dipende – lo ribadiamo, per non fomentare ulteriori dubbi ed incertezze a riguardo – dalle condizioni contrattuali della vostra banca, e se questo aspetto preoccupa o fa la differenza è il caso di consultarle attentamente prima, o chiedere informazioni prima (se possibile) di aprirsi una carta di un certo tipo. Alcuni suggeriscono che le carte di credito estere non siano soggette ad imposta di bollo, cosa che può essere vera se non fosse che, in questi casi, sono soggette ad altre spese dovute allo Stato per il fatto di avere un conto corrente estero.

Imposta di bollo su carte di credito

Le carte di credito devono generalmente emettere un estratto conto mensile, per cui in questo caso si paga un’imposta di bollo mensile (2€ al mese detratte dal conto), quindi complessivamente 12 x 2 = 24€ all’anno di imposta di bollo. Sulle carte di credito possono vigere poi condizioni più complesse, ed è bene attenersi a quelle più convenienti che possono cambiare di banca in banca.

Valgono le eccezioni e le considerazioni viste nei casi precedenti, ed in genere comunque l’imposta di bollo si paga, diciamo quasi sempre e comunque.

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BancoPosta Click

Il conto corrente Bancoposta Click era un servizio di Poste Italiane S.p.A. che poteva essere aperto solo da persone fisiche e non da aziende. Da giorno 1 gennaio 2016, BancoPosta Click non è più sottoscrivibile. È possibile per i vecchi titolari del conto, comunque, continuare a farne uso.

I titolari del conto possono:

  1. aggiungere o togliere servizi aggiuntivi collegati al conto esistente;
  2. richiedere un prestito, se sussistono le condizioni per poterlo fare;
  3. usufruire di varie forme di sconto presso esercenti convenzionati.

Le operazioni bancarie possono essere eseguite online mediante il sito poste.it.

Per ulteriori informazioni si suggerisce di fare riferimento al sito ufficiale.

Costi

A seconda del proprio profilo, il conto Bancoposta Click può costare da un minimo di 17,25€ ad un massimo di 93,15€ ogni anno. In genere i costi da sportello tradizionale sono più alti, mentre quelli con apertura online sono più bassi.

Il canone annuo è gratuito, il costo della carta di debito annessa al conto è di 1 euro al mese (12 euro / anno), poi: la carta Classica costa 37 €, la carta Oro costa 55 €, la carta Classica costa 37 €. La commissione sul prelievo è di 1,75€ da ATM Poste, mentre il costo di un bonifico da sportello è di 3,50 €.

Assegni

Bancoposta offre tra gli altri servizi anche la possibilità di usare degli assegni, che sono utili per pagare grosse somme senza avere i contanti dietro. Un modo semplice e veloce, ed ancora in uso oltre che abbastanza comodo per alcune situazioni di debito o credito.

Gli assegni Bancoposta costano 3 € a carnet (significa che ogni blocchetto di assegni costa 3 €).

Saldo e movimenti

È possibile ricevere informazioni in tempo reale sul saldo (i soldi che abbiamo nel conto) ed i movimenti in ingresso (pagamenti ricevuti, accredito stipendio ecc.) ed in uscita (spese, pagamento bollette o tributi, ecc.) mediante:

  • il sito web ufficiale di Bancoposta;
  • l’app ufficiale di Bancoposta
  • SMS di notifica configurabili mediante il proprio account personale sul sito ufficiale.

Giacenza media

La ricerca della giacenza media è importante per poter definire l’importo medio delle somme a credito in un dato periodo, ragguagliato ad un anno. Non deve essere calcolato a mano perché in genere le banche lo calcolano nell’estratto conto di fine anno.

Pertanto, se possiedi un conto corrente targato Bancoposta, la giacenza media devi andarla a cercare all’interno del tuo estratto conto, nel mese di dicembre.

Estero

La carta associata ad un conto Bancoposta Click in genere funziona da qualsiasi ATM anche all’estero. I prelievi e gli acquisti avvengono mediante circuito bancario Mastercard.

App Bancoposta

Esiste anche un’app ufficiale per il conto Bancoposta, che può essere scaricata da uno di questi link:

Supporto Google Pay

Attualmente il conto Bancoposta Click non sembra supportare Google Pay, che invece funziona perfettamente con PostePay Connect, PostePay Evolution, PostePay Evolution Business.

Accesso online al conto

Per accedere online al proprio conto Bancoposta Click bisogna cliccare qui:

https://securelogin.bp.poste.it/jod-fcc/fcc-authentication.html

Ulteriori informazioni

Per saperne di più su Bancoposta Click, infine, leggi l’informativa ufficiale.

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Amazon: posso pagare con PayPal?

Purtroppo no, tranne in un caso. Al momento il pagamento con un account PayPal non è supportato nella piattaforma Amazon, a meno che tu non abbia una carta PayPal prepagata, con il numerino e la scadenza davanti ed il CVC dietro. In Italia purtropo non è più possibile comprare una prepagata PayPal, per cui chi già ce l’ha potrebbe precaricarla e farne uso, e soltanto solo. Pertanto il solo ed unico modo per effettuare il pagamento via PayPal della merce acquistata su Amazon, alla fine, è quello di avere già da prima una carta prepagata Paypal.Con gli account PayPal classici, quindi con l’indirizzo email, non è possibile farlo.

In alternativa è possibile utilizzare una carta prepagata qualsiasi, circuito Mastercard o VISA (ad esempio: HYPE, N26, ViaBuy) oppure potete sfruttare la carta associata all’account Transferwise (clicca qui per sapere come aprire un conto gratis).

Metodi di pagamento supportati su Amazon (ad oggi)

Su Amazon ad oggi si può pagare utilizzando i seguenti metodi:

  • Carta VISA (anche prepagata)
  • Carta VISA Electron (anche prepagata)
  • CartaSi
  • Carte Postepay
  • Carte Mastercard
  • Carte American Express
  • Carte prepagate Paypal legate al circuito Visa o Mastercard
  • Carte Paysafe Card / SKRILL legate al circuito Mastercard
    Maestro Internazionale (emessa all’estero)
  • Addebito diretto SEPA

Se vuoi utilizzare una carta di credito virtuale, visita la nostra pagina d’aiuto Utilizzare carte di credito virtuali. Puoi utilizzare anche i nostri Buoni Regalo per acquistare su Amazon. Se preferisci non utilizzare la carta di credito come metodo di pagamento, paga in contanti il codice per ricaricare il tuo account. La tua carta di credito o debito potrebbe richiedere la verifica del pagamento da parte del tuo istituto di credito. Per maggiori informazioni visita la pagina di aiuto Verifica del metodo di pagamento con carta.

Non puoi pagare su Amazon con…

I seguenti metodi di pagamento non sono supportati:

  • Bonifici o RID bancari
  • Assegni postali
  • Vaglia postali
  • Contanti
  • Buoni Libro
  • Vaglia internazionali
  • Account Paypal
  • Account SKRILL
  • Pagamento in contrassegno
  • Trasferimenti bancari
  • Prestiti e finanziamenti
  • Pagamenti rateali

Photo Credits: Hello I’m Nik 🇬🇧 on Unsplash

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Differenza tra conto corrente e conto deposito

Introduzione

Molti credono che conto deposito e conto bancario siano la stessa cosa, ma si sbagliano. Sebbene questi due strumenti finanziari, molto utili (per non dire indispensabili) per gestire i propri risparmi siano simili per certi versi, sono sicuramente due strumenti diversi con differenze sostanziali. Rer la gestione di liquidità e risparmi sono prodotti molto importanti, ed è bene conoscerli a fondo prima di scegliere l’uno o l’altro.
Ecco quali sono le differenze da conoscere, e cosa scegliere conto corrente o conto deposito nel modo più opportuno.

Conto corrente

Il C/C (Conto Corrente) è uno strumento bancario che permette di fare due cose: l’uso della moneta (ad esempio euro) e la possibilità di depositare denaro sul conto corrente, per l’appunto, del titolare. Grazie al conto corrente è possibile eseguire due tipi di operazioni di base, ovvero il prelievo ed il versamento di denaro. Quando decidiamo di aprire un conto corrente per noi o la nostra azienda, di fatto, affidiamo la custodia di una certa somma di denaro ad un istituto finanziario da noi scelto, per poi spendere, investire o ritirare da un ATM mediante eventuale carta associata al conto. La carta di credito non è sempre automaticamente inclusa nel conto corrente, tant’è che molte banche ancora oggi se lo pagano come servizio a parte.

Vedi anche: carte di credito aziendali

Da un punto di vista tecnico, un conto corrente è sempre identificabile mediante un IBAN, un codice unico a livello internazionale che identifica il conto stesso e la persona che lo detiene. Mediante un IBAN, di fatto, è possibile effettuare un bonifico sul conto corrente della persona o dell’azienda. Le funzionalità più importanti del conto corrente sono in genere gli addebiti automatici (ad esempio rate del mutuo o della macchina), i prelievi da ATM, i bonifici. Lo stipendio, i pagamenti dei debitori e la pensione sono invece classici esempi di accrediti a nostro favore che possiamo ricevere sul conto corrente.
La gestione e la continuità d’uso del conto corrente, a seconda dell’istituto bancario, può essere o meno soggetto al pagamento di un canone (che è tipicamente annuale). Il conto corrente, mediante gli IBAN, consente inoltre pagamenti cosiddetti “tracciabili“.

A che serve un conto corrente

Per quanto ci siamo detti finora, dovrebbe essere chiaro che un conto corrente permette di depositare denaro in un posto sicuro, a custodia dell’istituto bancario, per evitare di avere troppo contanti con sè e per valutare strategie finanziarie, investimenti o anche solo l’economia domestica. Avere un conto corrente è indispensabile per chiunque faccia lavoro dipendente, ad esempio, al fine di ricevere l’accredito dello stipendio, ma anche per i liberi professionisti superata la famosa soglia massima del pagamento in contanti.

Un conto corrente bancario è utile per chi volesse depositare e poi riutilizzare i propri soldi sfruttando i servizi finanziari tipici di questo strumenti, quindi ad esempio bonifici e pagamento bollette o multe. Di solito i conti corrente sono senza interessi, e sono soggetti a spese annuali che possono variare di banca in banca. Su un conto deposito si potrebbero depositare, ad esempio, i propri risparmi, pagare online e via ATM (se viene associata al conto anche una carta di debito, ad esempio) richiedere l’accredito dello stipendio e gestire le finanze domestiche o della propria azienda.

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Conto deposito

Le condizioni d’uso contrattuali annesse ai conti correnti sono in genere molto rigorose, ma sono relativamente permissive: non c’è un tasso di rischio vero e proprio, c’è un contratto firmato dall’interessato ma, in genere, possiamo anche lasciarlo vuoto e non siamo vincolati ad investire (salvo le spese annuali per la manutenzione del servizio, ovviamente, a seconda della banca con cui l’abbiamo stipulato). Per quello che riguarda il conto deposito, invece, le cose sono molto diverse: un conto deposito è un contratto tra noi e la banca, che non permette in genere di effettuare prelievi, assegni, bonifico e così via, salvo la messa a disposizione di un conto corrente collegato al conto deposito appositamente per farlo.
Il vantaggio principale è che il conto deposito è un deposito di denaro, per l’appunto, che può essere remunerato, ovvero potremmo ritrovarci in futuro (ad esempio dopo 12, 24 o 48 mesi) più denaro di quanto avevamo depositato per via degli interessi, sempre in base a come vengono applicati da contratto, ovviamente. La differenza diventa significativa soprattutto depositando importi piuttosto corposi, ad esempio superiori a 10.000 €, e aspettando almeno un paio d’anni.
Ci sono inoltre due tipologie di conto deposito: quello libero, che mette subito a disposizione i soldi depositati in qualsiasi momento, e quello vincolato, che invece impone un periodo minimo in cui non è possibile farlo. Il motivo per cui il conto deposito vincolato viene preferito in alcuni casi è legato al fatto che si possono guadagnare maggiori interessi rispetto al primo.

A cosa serve un conto deposito?

Un conto deposito può essere utile per chi volesse depositare e poi riutilizzare i propri soldi maggiorati di interessi, senza pero’ poter disporre dell’operatività classica del conto corrente. Le banche offrono vari tassi di interesse, e in certi questo tipo di strumento bancario potrebbe di più, ogni anno, rispetto al semplice conto corrente. Su un conto deposito si potrebbero depositare, ad esempio, parte dei propri risparmi.

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Come annullare un pagamento via POS

Quando si effettua un pagamento mediante POS, in sostanza noi autorizziamo il negoziante a prelevare una somma pari all’importo da pagare, ad esempio al ristorante se paghiamo con carta oppure in qualsiasi altro negozio.

Sapere come annullare un pagamento mediante POS, a questo punto, può essere utile per molti motivi:

  1. l’importo del pagamento indicato dal negoziante sul POS era errato;
  2. l’importo è stato addebitato ripetutamente, o più volte del dovuto;
  3. è stato autorizzato un pagamento che non è stato riconosciuto dal proprietario della carta.

Annullare il pagamento rivolgendosi alla propria banca

Se ci accorgiamo dell’addebito errato via POS solo in un secondo momento, la cosa più utile che possiamo fare è quella di rivolgerci alla nostra banca: l’annullamento della transazione seguirà un iter ben preciso, e la cosa migliore che possiamo fare in questi casi è quella di contattare l’assistenza della nostra banca. Bisogna infatti sapere che le transazioni – cioè i pagamenti in uscita dalla nostra carta – non vengono confermate nell’immediato, ma passano un paio di giorni prima di passare definitivamente nello stato “confermato“. Se ci troviamo ancora in questa fase “intermedia”, e se abbiamo delle buone ragioni per poter fare questa operazione, l’operazione di storno della transazione sarà effettuata in automatico dalla nostra banca, in genere senza alcun problema nè costi aggiuntivi.

Basterà quindi chiamare il call center della banca, spiegare la situazione e chiedere un rimborso della transazione effettuata via POS. In questi casi verrà assegnato un numero di pratica al vostro caso, e sarà opportuno prenderne nota per fare riferimento allo stesso nel seguito. Quando parlate con l’operatore, è opportuno tenere a portata di mano:

  • data e ora della transazione;
  • importo esatto della transazione;
  • numero della carta o del conto corrente;
  • nome dell’intestatario o suo facente veci;
  • documento di identità (in alcuni casi);
  • codice token o numero di cellulare per ricevere SMS di conferma, a seconda dei casi (e per alcune banche), al fine di autorizzare e finalizzare l’operazione di annullamento (potrebbe essere richiesto per confermare la propria identità e la volontà effettiva, da parte del titolare della carta, di annullare i pagamento);
  • descrizione sintetica di quello che è successo, e che motivi la richiesta di rimborso (ovviamente questa informazione deve essere coerente e valida, perchè altrimenti chiunque potrebbe farsi rimborsare anche spese che ha fatto in modo ordinario, e questo le banche, naturalmente, vogliono evitarlo).

Ci sono alcune carte di credito che permettono di effettuare questa operazione anche online, ad esempio quella di PayPal permette di aprire una contestazione direttamente via ticket. In questi casi, ovviamente, il ticket verrà valutato e se è il caso, verrete rimborsati. Sempre meglio parlare direttamente con un operatore, secondo noi, perchè in questo modo avrete sempre tutti i dettagli e le circostanze a portata di mano.

In genere i tempi di rimborso, se vanno a buon fine, sono di almeno un paio di giorni dall’avvenuta richiesta. Quindi non vi aspettate un rimborso istantaneo, che purtroppo è molto raro o impossibile: se oggi avete finalizzato la richiesta di rimborso della transazione e la stessa è andata a buon fine, aspettate almeno 7 o 10 giorni per vedere l’accredito o restituzione della somma sul vostro conto.

Annullare il pagamento direttamente dal negoziante

Una seconda cosa da fare, cosa che è possibile soltanto sul posto ovvero al momento del pagamento via POS, è quella di verificare con attenzione che – dalla ricevuta o scontrino emesso dal POS – la cifra addebitata, che viene chiaramente indicata sullo stesso, coincida con quella che dovevamo pagare. Se ciò non dovesse avvenire, ovviamente, è possibile sia chiedere la rettifica o storno dello scontrino, con apposita ricevuta annessa, oppure possiamo ricevere un rimborso in contanti della cifra ricevuta per errore. In genere, per motivi di ordine, è sempre preferibile la prima possibilità: per cui per annullare un pagamento via POS la cosa migliore è quella di chiedere uno storno del pagamento.

A seconda delle svariate situazioni che possono capitare, le cose potrebbero essere diverse nello specifico: in genere, pero’, lo storno è possibile farlo soltanto subito dopo l’emissione dello scontrino ed avvenuto pagamento. Se passa troppo tempo dall’emissione, tale operazione non sarà più possibile, anche se poi dipende sempre dal modello di POS usato e dalla politica aziendale sui rimborsi adottata dal negozio.

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