Carta di credito aziendale per spese personali? Meglio non farlo

Ci sono moltissimi dipendenti e liberi professionisti che, ad oggi, utilizzano una carta di credito aziendale. In genere possono essere carte di credito oppure di debito, per la verità, anche se il più delle volte le aziende le concedono solamente di debito, perchè gestire il credito oltre l’effettiva disponibilità del plafond potrebbe essere un problema. Ma se uno volesse utilizzare una carta aziendale nominativa per una spesa personale di qualsiasi genere, che non sia correlata con il proprio lavoro come, ad esempio, per fare la spesa da portarsi a casa?

Diciamo che la legge è piuttosto chiara in merito: usare una carta aziendale da dipendenti della stessa non è consentito, ed è un vero e proprio reato. C’è anche una sentenza della Corte di Cassazione che chiarisce questo aspetto, come raccontato dal sito specializzato Laleggepertutti.it: la legge italiana infatti, leggiamo, sanziona chiunque al fine di trarne profitto per sè o per altri «indebitamente utilizza, non essendone titolare» una carta di credito o documento analogo. Secondo questa sentenza del 2010, infatti, l’uso di carta di credito aziendale per spese personali è sanzionabile e può arrivare al licenziamento per giusta causa del dipendente che abbia commesso il fatto.

Quindi, in breve, è molto importante non utilizzare una carta di credito aziendale per comprarsi cose o per effettuare operazioni di pagamento, che non siano strettamente previste dal contratto di lavoro o dalle direttive aziendali o che non siano spese aziendali previste, per l’appunto. Questo vale anche nel caso in cui, ad esempio, il dipendente pensi di usare la propria carta aziendale come una sorta di “prestito” che poi conti di restituire: l’azienda per cui si lavora non è certamente una banca, e questo uso può essere considerato una frode.

Fonte: Laleggepertutti.it

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