Differenza tra conto corrente e conto deposito

Introduzione

Molti credono che conto deposito e conto bancario siano la stessa cosa, ma si sbagliano. Sebbene questi due strumenti finanziari, molto utili (per non dire indispensabili) per gestire i propri risparmi siano simili per certi versi, sono sicuramente due strumenti diversi con differenze sostanziali. Rer la gestione di liquidità e risparmi sono prodotti molto importanti, ed è bene conoscerli a fondo prima di scegliere l’uno o l’altro.
Ecco quali sono le differenze da conoscere, e cosa scegliere conto corrente o conto deposito nel modo più opportuno.

Conto corrente

Il C/C (Conto Corrente) è uno strumento bancario che permette di fare due cose: l’uso della moneta (ad esempio euro) e la possibilità di depositare denaro sul conto corrente, per l’appunto, del titolare. Grazie al conto corrente è possibile eseguire due tipi di operazioni di base, ovvero il prelievo ed il versamento di denaro. Quando decidiamo di aprire un conto corrente per noi o la nostra azienda, di fatto, affidiamo la custodia di una certa somma di denaro ad un istituto finanziario da noi scelto, per poi spendere, investire o ritirare da un ATM mediante eventuale carta associata al conto. La carta di credito non è sempre automaticamente inclusa nel conto corrente, tant’è che molte banche ancora oggi se lo pagano come servizio a parte.

Vedi anche: carte di credito aziendali

Da un punto di vista tecnico, un conto corrente è sempre identificabile mediante un IBAN, un codice unico a livello internazionale che identifica il conto stesso e la persona che lo detiene. Mediante un IBAN, di fatto, è possibile effettuare un bonifico sul conto corrente della persona o dell’azienda. Le funzionalità più importanti del conto corrente sono in genere gli addebiti automatici (ad esempio rate del mutuo o della macchina), i prelievi da ATM, i bonifici. Lo stipendio, i pagamenti dei debitori e la pensione sono invece classici esempi di accrediti a nostro favore che possiamo ricevere sul conto corrente.
La gestione e la continuità d’uso del conto corrente, a seconda dell’istituto bancario, può essere o meno soggetto al pagamento di un canone (che è tipicamente annuale). Il conto corrente, mediante gli IBAN, consente inoltre pagamenti cosiddetti “tracciabili“.

A che serve un conto corrente

Per quanto ci siamo detti finora, dovrebbe essere chiaro che un conto corrente permette di depositare denaro in un posto sicuro, a custodia dell’istituto bancario, per evitare di avere troppo contanti con sè e per valutare strategie finanziarie, investimenti o anche solo l’economia domestica. Avere un conto corrente è indispensabile per chiunque faccia lavoro dipendente, ad esempio, al fine di ricevere l’accredito dello stipendio, ma anche per i liberi professionisti superata la famosa soglia massima del pagamento in contanti.

Un conto corrente bancario è utile per chi volesse depositare e poi riutilizzare i propri soldi sfruttando i servizi finanziari tipici di questo strumenti, quindi ad esempio bonifici e pagamento bollette o multe. Di solito i conti corrente sono senza interessi, e sono soggetti a spese annuali che possono variare di banca in banca. Su un conto deposito si potrebbero depositare, ad esempio, i propri risparmi, pagare online e via ATM (se viene associata al conto anche una carta di debito, ad esempio) richiedere l’accredito dello stipendio e gestire le finanze domestiche o della propria azienda.

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Conto deposito

Le condizioni d’uso contrattuali annesse ai conti correnti sono in genere molto rigorose, ma sono relativamente permissive: non c’è un tasso di rischio vero e proprio, c’è un contratto firmato dall’interessato ma, in genere, possiamo anche lasciarlo vuoto e non siamo vincolati ad investire (salvo le spese annuali per la manutenzione del servizio, ovviamente, a seconda della banca con cui l’abbiamo stipulato). Per quello che riguarda il conto deposito, invece, le cose sono molto diverse: un conto deposito è un contratto tra noi e la banca, che non permette in genere di effettuare prelievi, assegni, bonifico e così via, salvo la messa a disposizione di un conto corrente collegato al conto deposito appositamente per farlo.
Il vantaggio principale è che il conto deposito è un deposito di denaro, per l’appunto, che può essere remunerato, ovvero potremmo ritrovarci in futuro (ad esempio dopo 12, 24 o 48 mesi) più denaro di quanto avevamo depositato per via degli interessi, sempre in base a come vengono applicati da contratto, ovviamente. La differenza diventa significativa soprattutto depositando importi piuttosto corposi, ad esempio superiori a 10.000 €, e aspettando almeno un paio d’anni.
Ci sono inoltre due tipologie di conto deposito: quello libero, che mette subito a disposizione i soldi depositati in qualsiasi momento, e quello vincolato, che invece impone un periodo minimo in cui non è possibile farlo. Il motivo per cui il conto deposito vincolato viene preferito in alcuni casi è legato al fatto che si possono guadagnare maggiori interessi rispetto al primo.

A cosa serve un conto deposito?

Un conto deposito può essere utile per chi volesse depositare e poi riutilizzare i propri soldi maggiorati di interessi, senza pero’ poter disporre dell’operatività classica del conto corrente. Le banche offrono vari tassi di interesse, e in certi questo tipo di strumento bancario potrebbe di più, ogni anno, rispetto al semplice conto corrente. Su un conto deposito si potrebbero depositare, ad esempio, parte dei propri risparmi.

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Gestire il proprio conto corrente da telefono: è davvero sicuro?

Per chi fosse abituato all’idea delle banche tradizionali, senza dubbio, il mondo del digital banking o home banking può sembrare strano o addirittura ostico: questo avviene in modo pronunciato per quello che riguarda i vari conti delle cosiddette banche virtuali.

Le banche virtuali sono, come sappiamo, più snelle da gestire, meno ricche di burocrazia delle banche classiche. Sono la nuova tecnologia che ha preso il passo all’interno del mondo del banking, all’inizio con una certa diffidenza o cautela da parte degli istituti bancari stessi ma che poi, grazie ad opportuneAl tempo stesso, offrona ancora meno servizi rispetto alle seconde anche se, alla prova dei fatti, il loro grande successo commerciale testimonia che, di fatto, funzionano e possano essere usare tranquillamente. Al netto di alcuni punti che riguardano, ovviamente, la “materialità” del conto e la sicurezza dei soldi che vi depositiamo.

Chiunque della vecchia guardia, abituato ad utilizzare un conto tradizionale, potrebbe farsi venire qualche dubbio nel vedere che, ad esempio, i conti delle banche virtuali sono tutti digitali: è possibile accedervi mediante app, prevalentemente, ed in molti casi viene fornita semplicemente una carta di debito che viene associata al conto. Del resto abbiamo avuto modo di parlare del conto HYPE, ad esempio, di cui si parla anche su altri siti del settore e che sembra essere, ad oggi, una delle migliori opportunità nell’ambito dei conti correnti online. In molti casi, quando ne apriamo uno, ci ritroviamo a doverlo gestire solo con smartphone, ed uno potrebbe chiedersi: sì, ma i miei soldi ci sono davvero? Sono tangibili? Eppure se andiamo a prelevare da un ATM quei soldi saranno sempre lì. Per cui è bene abituarsi all’idea del digitale, non guardarlo con diffidenza e fare attenzione alle procedure di sicurezza che comunque tutte le banche anche di nuova generazione possiedono per forza.

Sul lato sicurezza, poi, c’è da sottolineare che le procedure di sicurezza sono sempre ampiamente rispettate, e parliamo di quelle misure informatiche che sono atte ad impedire l’uso illecito del conto da parte di terzi. In sostanza l’utilizzo di codice OTP (che significa che ogni transazione in uscita deve essere validata mediante il nostro numero di telefono personale), l’utilizzo di password sicura e l’accortezza di cambiare le password periodicamente, ove possibile. Rimangono le vecchie regole che valevano anche per i conti tradizionali, con i quali gli utenti anche di vecchia generazione dovrebbero avere una certa familiarità: non comunicare ma il PIN a nessuno, evitare di fare uso della carta con PIN associato alla stessa magari tenuto nel portafoglio, E cercare di tenere sempre sotto controllo il conto sia che si tratti di una banca tradizionale che di una virtuale.

Chissà che alla fine, magari tra qualche anno ancora, il confine tra le due non finisca per assottigliarsi del tutto.

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Cos’è un conto corrente non bancario

La gestione di rapporti commerciali spesso porta alla nascita di debiti e crediti che vanno regolati nel modo più ottimale possibile. Quali sono le soluzioni?

Il nostro ordinamento giuridico mette a disposizione ai privati vari strumenti di regolazione delle posizioni di credito e debito. In particolare, uno dei principali è il conto corrente. Molti sono portati subito a pensare che il conto corrente sia necessariamente quello bancario. Tuttavia, in realtà, non è la sola tipologia esistente. Il contratto base di conto corrente è infatti quello non bancario. Scopriamo in questa guida che cos’è, come funziona, quali sono i limiti, se ci sono, e perché agli imprenditori conviene farne uso.

Che cos’è il conto non bancario

Il conto corrente non bancario è un contratto bilaterale molto spesso stipulato tra due soggetti legati da reciproche posizioni di credito e debito.
Le parti annotano in un conto i crediti che derivano dalle rimesse effettuate da entrambi. Il contratto prevede che i debiti reciproci siano momentaneamente inesigibili e indisponibile fino a che il conto non viene chiuso.

A differenza del conto corrente bancario non è però previsto l’intervento di un istituto di credito bancario e non è necessario il pagamento di commissioni. Oltre a questo, inoltre, nel conto corrente ordinario o non bancario i crediti si possono riscuotere solo a scadenza e prima sono inesigibili. Invece nell’altro modello di conto corrente i crediti sono sempre disponibili.

Come funziona

Le parti che stipulano il contratto di conto corrente ai sensi degli articoli 1823 – 1833 del Codice Civile si obbligano a rendere indisponibili i crediti fino a quando non si arriva alla scadenza. Se, tuttavia, giunti a scadenza non viene richiesto il pagamento la somma deve essere considerata come la prima rimessa per un nuovo conto corrente. In tale caso il contratto di conto corrente non bancario viene considerato rinnovato fino a tempo indeterminato (ovvero fino al recesso delle parti).

I limiti al conto corrente non bancario

Il contratto di conto corrente non bancario è normalmente stipulato tra soggetti che ricoprono un ruolo fondamentale, quello di imprenditori.
Se questo è il caso ci sono alcuni limiti che il Codice Civile impone di rispettare. In primo luogo, gli unici rapporti che possono essere oggetto del conto corrente sono i crediti relativi all’esercizio dell’impresa. Tutti gli altri non possono essere oggetto del conto corrente.
In secondo luogo, sono esclusi e non possono formare oggetto del contratto di conto corrente i crediti per cui il Codice Civile esclude la compensazione ex art. 1246.
In particolare, si tratta del:
• credito per la restituzione di cose delle quali il legittimo proprietario sia stato spogliato senza che ci fosse una giusta ragione;
• credito che ha quale oggetto la restituzione di beni depositati ovvero dati in comodato;
• crediti impignorabili;
• crediti per cui il debitore abbia espressamente rinunziato alla possibilità di far ricorso alla compensazione;
• altri crediti per cui espressamente la legge imponga questo divieto.

La chiusura del conto corrente non bancario

Il conto corrente bancario si chiude entro la scadenza stabilita nel contratto da parte dei contraenti. In mancanza di una previsione in proposito, la chiusura si effettua ogni sei mesi.
La modalità di chiusura del conto consiste nell’invio di un estratto conto da un correntista all’altro.
Tale documento si considera approvato sia se non viene contestato dalla parte correntista entro scadenza, sia se è congruo in base ai termini contrattuali.
In caso l’estratto conto non sia approvato è possibile procedere a impugnarlo a partire da sei mesi per i seguenti motivi:
• presenza di errori di scrittura ovvero errori di calcolo nelle rimesse;
• assenza di importanti informazioni relative ai rapporti di credito tra correntisti parti del contratto.

I vantaggi di un conto corrente non bancario

La scelta di stipulare un contratto di conto corrente non bancario è dettata dal fatto che, specialmente nei rapporti commerciali, ma non solo, alcune parti si trovano ad essere reciprocamente creditrici e debitrici.
Il conto corrente non bancario consente, tuttavia, alle parti di gestire i rapporti unitariamente.

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Come vedere il saldo del conto corrente

Se ti stai chiedendo come vedere quanti soldi hai sul conto, questo è il posto giusto per rispondere a questo interrogativo. Quale che sia la tua banca, infatti, troverai la risposta a questa interessante domanda. Come faccio a vedere il saldo sul mio conto?

In genere per vedere il saldo del conto ci sono tre possibilità: la prima è quella di andare allo sportello bancario, e chiedere all’impiegato il proprio saldo oppure l’estratto conto. A seconda dei casi o delle banche, l’operazione può essere gratuita oppure a pagamento. Se avete una banca virtuale – quindi la vostra banca non ha sportelli fisici – ci sono altre due possibilità da testare.

La seconda possibilità per vedere il saldo del proprio conto è quella di installare nel proprio smartphone l’app ufficiale della propria banca: basta scaricarla, quindi, registrarsi la prima volta seguendo le procedure indicate e una volta all’interno dell’app sarà possibile vedere quanti soldi abbiamo nel conto. A differenza del caso precedente, la visualizzazione dello stato del proprio conto è completamente gratuita.

L’ultima possibilità è legata ai servizi di home banking: mediante il sito ufficiale della banca è infatti possibile accedere all’Area clienti, attraverso la quale ci sarà tra le opzioni il saldo. Anche in questo caso, normalmente, l’interrogazione del proprio conto è gratis.

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Come cambiare conto corrente

Introduzione

L’offerta di conti correnti bancari è davvero vasta e variegata: trovate conti di ogni genere e per ogni tipo di esigenza, dal lavoratore autonomo all’azienda affermata, passando per studenti, liberi professioni e privati cittadini. Cambiano anche i servizi che possono essere disponibili, ovviamente: ad esempio il bonifico tradizionale, quello istantaneo o i pagamenti automatici. Tra conti correnti, conti deposito, mutui e prestiti, pertanto, il mercato bancario sembra offrire una miriade di opportunità, il tutto piuttosto facilitato dal fatto che molti conti, ad oggi, si possono aprire online a costi ridotti o addirittura nulli (almeno all’inizio).

Cos’è un conto corrente

Tecnicamente un conto corrente (in sigla C/C) è uno strumento messo a disposizione dalle banche, intestato ad una persona fisica o giuridica, che permette due cose: l’uso della moneta bancaria (in forma di denaro elettronico ad esempio) e la possibilità di depositare soldi sul conto personale del titolare. Il titolare può, in genere, essere un privato o un’azienda oppure, ancora, un ente pubblico. La titolarità del conto autorizza il proprietario ad essere l’unico in grado di effettuare operazioni sullo stesso, salvo condizioni esplicitamente concordate in precedenza (ad esempio: conti cointestati).

Quanto tempo ci vuole a cambiare conto bancario?

Cambiare conto corrente era piuttosto difficile anni fa, ma con l’introduzione di nuove leggi nel 2015 e del Decreto Bersani l’operazione di cambio avviene, per legge, entro 12 giorni dalla richiesta, mediante una sorta di obbligo che impedisce alle banche di allungare i tempi e garantire la cosiddetta portabilità: il tutto a tutela dei consumatori che desiderino cambiare conto. La portabilità in questa sede fa riferimento al fatto di poter cambiare conto da una banca all’altra entro massimo 12 giorni lavorativi.

Quando cambiare conto bancario?

Il caso tipico in cui si decide di cambiare la propria vecchia banca e passare ad una nuova è quando le condizioni sono diventate svantaggiose: ad esempio i costi delle operazioni sono aumentati, oppure quelli annuali sono diventati più alti. In genere, grazie allo scenario determinato dal libero mercato, le banche potranno offrire condizioni più vantaggiose al correntista e rinnovare l’offerta. In genere inoltre è possibile cambiare conto corrente anche se ci fossero mutui o pendenze attivi, nel qual caso saranno trasferiti dal vecchio conto al nuovo alle condizioni imposte dal nuovo istituto.

L’esigenza di cambiare conto corrente è anche dovuta magari al fastidio verso la vecchia banca o i funzionari della stessa, oppure ad un semplice incremento dei costi di gestione che tendono, in media, ad aumentare anno dopo anno per quasi tutte le banche. Tra l’altro non è necessario fornire spiegazioni alla vecchia banca: a meno che non ci siano pendenza in corso, si può cambiare conto dal vecchio al nuovo entro pochi giorni ed in qualsiasi momento.

Quanto costa cambiare banca?

Per inciso, l’operazione è gratuita e può scattare un indennizzo da parte della banca di 40 euro, con eventuale maggiorazione per ogni giorno di ritardo. Ogni banca poi applica sui rispettivi prodotti finanziari i propri costi e le proprie condizioni.

Quando costa chiudere il vecchio conto?

A differenza del passaggio dal vecchio al nuovo che è gratuito, la chiusura del vecchio conto potrebbe avere dei costi – e tipicamente ne ha: il dovuto può essere sottratto dalla banca direttamente dal vecchio conto, oppure essere richiesto mediante altra via. Bancomat, carte di credito ed assegni della vecchia banca devono essere, a seconda delle indicazioni che vi daranno, distrutti o restituiti.

Come avviene il cambio?

Ad oggi, grazie all’introduzione delle tecnologie IT (Information Technology), l’apertura e la chiusura di un conto avviene mediante il cosiddetto home banking, che ha reso le principali operazioni che si possono effettuare via conto (addebiti e accrediti, di fatto) a portata di click su smartphone, tablet e computer. Il vantaggio di questi conti è duplice, poichè da un lato le operazioni possono avvenire molto più velocemente, dall’altro sono alla portata dell’utente che in molti casi può evitare di recarsi in banca per farle (almeno per le operazioni comuni meno complesse, tipo bonifici online e pagamento di bollette).

Cambiare conto conviene: ogni anno costano di più

L’offerta dei conti bancari è liberalizzata da molti anni, e questo porta i correntisti a farsi molte domande, a mettere in dubbio la bontà del proprio conto e – non di rado – a non essere soddisfatti del proprio conto attuale: per fortuna, verrebbe da dire, le alternative non mancano. Anche perchè, a quanto pare, tenere troppo a lungo lo stesso conto finisce per essere sconveniente per il correntista, sottoposto tipicamente a costi sempre più alti, anno dopo anno.

Cambiare un conto in rosso: si può?

In genere sì: il fatto che si debbano dei soldi alla vecchia banca non è una condizione che impedisce di cambiare conto. Ovviamente se dovete restituire dei soldi al vostro vecchio istituto (conto in negativo, per intenderci) è chiaro che il debito dovrà comunque essere saldato, prima o poi.

Come si passano i soldi dalla vecchia alla nuova banca

Di solito con l’operazione di passaggio i soldi verranno trasferiti dalla vecchia alla nuova banca senza costi aggiuntivi ed in modo automatico. Non è necessario prelevare tutto e ridepositarli in banca, quindi, poichè l’operazione potrà essere richiesta ed eseguita direttamente dalle due banche senza il vostro intervento diretto.

Cambiare banca in presenza di bonifici in corso

In genere alcune banche permettono di spostare il conto anche in presenza di bonifici in corso, che vengono automaticamente riportati dal vecchio al nuovo conto. Altre banche, invece, impongono di aspettare che il bonifico sia effettuato per poter effettuare l’operazione di cambio.

Cambiare banca in presenza di domiciliazioni bancarie

In genere le banche permettono di trasferire le domiciliazioni bancarie dal vecchio al nuovo conto, di solito (anche qui) senza sovrapprezzi.

Cambiare banca in presenza di stipendi

In genere alcune banche permettono di spostare il conto anche in presenza di stipendi pagati regolarmente sul vecchio conto, che dovrebbero essere automaticamente riportati dal vecchio al nuovo conto.

Come cambiare un conto: andando allo sportello

Per cambiare conto la prima cosa da fare sarebbe quella di andare allo sportello della propria vecchia banca e chiedere di chiudere il conto: tuttavia questa procedura viene spesso eseguita in automatico dalla nuova banca a cui vi rivolgerete, per cui non dovrete fare nulla e potrete andare direttamente alla nuova che avete scelto, e si occuperà lei di tutto. Ovviamente poi la richiesta dovrà essere presentata con la modulista preposta, e se il conto fosse cointestato dovrà essere firmati dai rispettivi intestatari.

In genere l’insoddisfazione, la burocrazia e la mancanza di tempo a disposizione fanno scoraggiare molti correntisti dal cambiare banca, per quanto ad oggi sia molto più facile cambiare conto di quanto non fosse anni fa – questo anche grazie alle nuove opportunità dei conti completamente online. Ovviamente bisogna fare attenzione alle condizioni e valutarle con molta attenzione, prima di cambiare, per evitare di dover pagare penali o commissioni extra.

Come cambiare conto corrente in 4 passi

Per cambiare banca facilmente potete fare così:

  1. La prima cosa da fare, in questi casi, è quella di valutare bene i motivi di insoddisfazione del vecchio conto: quindi ad esempio i costi di gestione troppo elevati, lo scarso supporto in fase di esecuzione delle operazioni, l’eccessiva lentezza dei tempi del mutuo e così via.
  2. La seconda cosa da fare è quella di provare a cercare nuove offerte: all’interno del nostro sito troverete ad esempio la lista aggiornata dei migliori conti correnti da poter confrontare, con tutte le caratteristiche più interessanti, un’indicazione chiara dei costi e delle offferte disponibili al momento.
  3. La terza cosa da fare è quella di valutare bene l’uso che si fa del conto corrente: questo significa considerare le operazioni effettuate più di frequente, la possibilità di ricevere bonifici dall’estero (ad esempio se lavorate con società estere è fondamentale una buona banca, nella mia esperienza), le funzionalità di home banking e la qualità dell’app preposta ai pagamenti online ed alle varie operazioni.
  4. La quarta ed ultima cosa, ovviamente, è quella di aprire il nuovo conto presso la banca scelta, comunicando loro (se richiesto) le coordinate del vecchio conto per poter effettuare la migrazione di eventuali pendenza, operazioni in corso e così via.

Cambiare banca in caso di mutui

A differenza di qualche anno fa (anni in cui questa operazione non era semplice), ad oggi è possibile passare assieme al conto il mutuo dalla vecchia alla nuova banca anche in presenza di mutuo, senza costi aggiuntivi e facendo ricalcolare l’ammontare delle rate mensili dalla vecchia alla nuova banca. In molti casi cambiando conto si riesce a ridurre la rata da pagare del mutuo stesso

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Come ricaricare un conto PayPal

Come ricaricare il tuo conto PayPal? Devi aver collegato un conto corrente al tuo conto Ppal per poterlo farlo, e devi seguire le istruzioni riportate di seguito.

Per ricaricare un conto PayPal, devi come prima cosa accedere a PayPal.com, cliccare su Accedi ed inserire la tua email e la tua password. Poi devi fare clic su Accedi in basso, e dopo qualche istante entrarai nel tuo conto: la nuova interfaccia di PayPal, recentemente introdotta, ti mostrerà come prima cosa il saldo del tuo conto in alto a sinistra, e varie informazioni sui movimenti del conto in entrata e in uscita.

Nel menù in alto vedrai Effettua e ricevi pagamenti, poi fai clic sotto la voce Portafoglio su Denaro.

Qui troverai l’opzione che ti interessa, finalmente: Ricarica Conto!

In genere la ricarica di un conto PayPal avviene mediante conto corrente bancario che dovrai aver collegato al tuo conto PayPal: e infatti qui troverai tra le opzioni a disposizione trasferisci da conto bancario.

PayPal ti avviserà che la banca da cui effettui la ricarica potrebbe addebitarti dei costi per questa operazione, essendo un vero e proprio bonifico che andrai a fare al conto corrente di Paypal, che poi trasferirà l’importo direttamente nel tuo conto una volta che l’avrà ricevuto. Ti ricordiamo, inoltre, che il titolare del conto bancario che ricarica deve in genere essere lo stesso del conto PayPal. il beneficiario sarà generalmente indicato come Paypal Europe e, quando abbiamo fatto il test per scrivere questo tutorial, la banca di riferimento è la tedesca Deutsche Bank.

Copia l’IBAN ed il BIC che saranno indicati, ed effettua il bonifico con l’importo desiderato incollandoli nel sito di home banking del tuo conto corrente: in questo modo avrai ricaricato il tuo conto PayPal. L’operazione non è istantanea, ma dopo un paio di giorni lavorativi di attesa avrai i soldi sul tuo conto PayPal.

Altri modi per ricaricare il tuo conto Paypal consistono nell’agire in modo diverso, ovvero – semplicemente – farti mandare i soldi con un altro conto Paypal (accredito immediato, in questo caso).

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Il conto N26 ora supporta Google Pay

Da oggi N26 rende disponibile ai suoi clienti italiani la possibilità di aggiungere la propria carta di debito a Google Pay, l’opzione di pagamento mobile veloce, semplice e sicura resa disponibile da Google. Questa nuova opportunità sottolinea gli sforzi di N26 nell’offrire prodotti e servizi altamente innovativi agli utenti di tutti i mercati in cui opera compreso l’Italia, paese dove N26 continua a registrare una rapida crescita.

Con la sua licenza bancaria completa, la tecnologia all’avanguardia e nessuna rete di filiali, N26 sta ridisegnando il settore bancario del 21° secolo. Google Pay è il servizio più rapido e sicuro per pagare con Google: raccoglie tutte le informazioni necessarie e archivia i dati di pagamento in modo sicuro nell’account Google degli utenti finché non è il momento di pagare. Inoltre, con Google Pay è più facile tenere traccia degli acquisti e riscattare i punti fedeltà.

Google Pay consente quindi agli utenti Android di pagare in modo rapido e semplice attraverso i propri telefoni o dispositivi wearable. Per utilizzare il servizio, i clienti N26 dovranno scaricare l’app Google Pay dal Google Play Store e quindi registrarsi, aggiungere le carte di credito e/o di debito preferite e iniziare ad utilizzare l’app. Per pagare con Google Pay in un negozio, il cliente deve semplicemente accostare il telefono ad un terminale contactless e il pagamento sarà completato. Come ulteriore misura di sicurezza, per transazioni che superano i 25 euro sarà necessario sbloccare il telefono.

“Registriamo un’enorme domanda di soluzioni di pagamento mobile in tutti i paesi in cui operiamo.”, spiega Alexander Weber, Head of International Markets di N26, “Rendere disponibile Google Pay ai nostri clienti in Italia rappresenta il prossimo passo degli sforzi di N26 nell’offrire ai propri clienti l’esperienza bancaria più digitale e flessibile del mondo.”

“A partire da oggi, gli utenti possono collegare la loro carta N26 a Google Pay e quindi utilizzare Google Pay per fare acquisti sicuri, veloci e piacevoli in milioni di negozi in Italia e in tutto il mondo, anche online sulle loro app e siti preferiti”, Florence Diss, Head of EMEA Commerce Partnerships, Google.

Informazioni su N26

N26 è The Mobile Bank. N26 ha ridisegnato il settore bancario rendendolo semplice, veloce e contemporaneo. Valentin Stalf e Maximilian Tayenthal hanno fondato la società nel 2013, lanciando il primo prodotto a inizio 2015. Grazie al suo modello di business completamente digitale, N26 opera con una base di costo molto più bassa e con strutture organizzative snelle, senza IT legacies pregresse e senza una costosa rete di filiali. N26 trasferisce questi vantaggi in termini di costo ai suoi clienti. Inoltre, N26 vanta partnership con le aziende più innovative nel settore fintech e in quello finanziario tradizionale per offrire ai suoi clienti prodotti di primo livello, come TransferWise (cambio valuta), Raisin (risparmio), Clark e Allianz (assicurazione), auxmoney (credito) e altri.

N26 è oggi una delle banche a più rapida crescita in Europa, con oltre 1 milione di clienti in 17 mercati europei e oltre 430 dipendenti. N26 è attualmente presente in: Austria, Belgio, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna e intende debuttare sul mercato britannico nel 2018 e su quello USA nel 2019. N26 ha raccolto oltre 215 milioni di dollari USA da investitori riconosciuti, tra cui Allianz X, Tencent Holdings Limited, Li Ka-Shing’s Horizons Ventures, Peter Thiel’s Valar Ventures, membri del management board di Zalando e Earlybird Venture Capital.

Per altre info: N26


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Carte di credito aziendali

Le carte di credito aziendali sono pensate per imprese e liberi professionisti. Rientrano tra i servizi finanziari dedicati alle SPA, alle SRL e a tutte le piccole e medie realtà con partita IVA. In genere hanno qualcosa in più rispetto alle carte di credito classiche per privati, e questo si nota in genere in termini di limiti di utilizzo più elastici. Si tratta di imprescindibili al giorno d’oggi, permettono di facilitare i pagamenti ai fornitori ed ai dipendenti, gestire al meglio le entrate, ricevere notifiche sui movimenti mediante app o SMS ed abilitare bonifici periodici.

Migliori carte di credito per aziende

Voti precedenti

1 N26
4.42/5 (48)
2 ViaBuy
4.8/5 (44)
3 Soldo
5/5 (43)
4 American Express
5/5 (32)
5 Bunq
4.77/5 (30)
6 Qonto
4.92/5 (26)

Cosa vuol dire carta aziendale?

Qualcuno potrebbe non avere chiara la differenza tra carte aziendali e carte nominative classiche, utilizzate privatamente o per scopi personali: cercheremo pertanto di chiarire un po’ meglio di che cosa si tratta.  La distinzione di base da tenere in considerazione è, prima di tutto, quella tra carta di debito e carta di credito (in breve, la seconda permette di sforare rispetto all’effettiva disponibilità di denaro, l’altra invece no), dato che possono esistere sia carte per aziende a debito che a credito. Inoltre la cosa da tenere in considerazione, in secondo luogo, è che parliamo di una carta disponibile solo per utenze professionali, quindi ad esempio:

  • PMI (Piccole Medie Imprese)
  • imprenditori
  • liberi professionisti con PIVA (ingegneri, commercialisti, avvocati, studi commerciali, ecc.)
  • dipendenti di aziende di qualsiasi dimensione

A cosa servono le carte di credito aziendali

La carta di credito è il tipico strumento finanziario che tutti usano quotidianamente, e che nello specifico si rivolge agli utenti business: l’obiettivo è sempre quello di fare acquisti e prelevare denaro conservato sul conto corrente.

Fermo restando che queste carte possono essere utilizzati sia da aziende che da liberi professionisti, il primo scopo delle carte di credito aziendali è legato in genere al pagamento di spese professionali, quindi ad esempio viaggi di lavoro, affitto di locali, tasse, attrezzature, fornitori in genere. Impreditori, liberi professionisti con partita IVA e dipendenti di piccole,medie e grandi aziende avranno pertanto la possibilità di usufruire di questi servizi, che offrono spesso un home banking customizzato per le loro esigenze, con qualche servizio bancario extra e con la possibilità di ricevere assistenza personalizzata.

Le carte di credito aziendali sono pertanto servizi Business To Business (B2B) diversamente da quello che succede per le carte di credito per privati.

Differenze tra carta di credito e carta di credito aziendale

Chiaro che, a questo punto, è naturale pensare a che cosa servano le carte di debito (o di credito) per aziende: servono in sostanza a venire incontro alle necessità di spese professionali, come ad esempio viaggi o cene di lavoro, quote di affitto, pagamenti ai fornitori. È altresì ovvio, in questa circostanza, che l’uso di carte di debito sia decisamente più semplice da gestire per l’amministrazione rispetto a quello delle carte di credito, visto che non è comunque possibile sforare il plafond (ovvero la disponibilità sulla singola carta) ed il rischio di frodi e spese non autorizzate da parte del dipendente è decisamente più contenuto. Con l’uso di una carta di credito aziendale, invece, il controllo delle spese è problematico e potrebbe essere necessario introdurre delle regole aggiuntive che siano sostanzialmente ferree e che possano, al tempo stesso, limitare le spese non funzionali e ridurre addirittura la possibilità che un dipendente possa farne uso per spese anche molto piccole. La contrattualizzazione del rapporto di lavoro, in questo caso, sembra essere assolutamente necessaria per evitare l’uso sconsiderato di carte aziendali per spese personali, cosa attualmente non consentita dalla legge.

In genere una carta aziendale è orientata a funzionare secondo varie modalità, che variano in base alla specificità della banca o dell’istituto bancario che la propone. Ed in questo, ad esempio, il conto offerto ad esempio da Qonto sembra essere molto interessante per tutte le potenziali utenze business.

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Come usare le carte di credito in Giappone

Recarsi in Giappone – che sia per un viaggio di lavoro, di piacere o di necessità – richiede ovviamente di essere “attrezzati” per capire quali soluzioni utilizzare per i pagamenti e gli acquisti che abbiamo intenzione di effettuare. Di fatto, il Giappone è un paese piuttosto evoluto anche da questo punto di vista, e ciò comporta un’analisi puntuale delle soluzioni più diffuse e di come farne uso una volta sul posto.

Ci sono però delle cose importanti da sapere prima della partenza, in modo da farci trovare preparati a qualsiasi evenienza, considerando in anticipo le possibili circostanze che potrebbero capitare.

Uso delle carte di credito, di debito e prepagate in Giappone

Premettiamo al discorso un fatto ben noto: in genere i giapponesi sono devoti al pagamento in contanti, e molto meno a quello con carte. Questo ovviamente non vuol dire che non si possano utilizzare delle carte di credito, ma è sempre bene averne a disposizione dato che, a quanto risulta, non sempre i POS sono disponibili presso qualsiasi esercente (anche se i bancomat sono molto diffusi, vedi anche tabella successiva).

Circuiti internazionali, sempre!

In prima istanza, è bene tenere conto che la carta di pagamento che decidiamo di utilizzare sia abilitata sui circuiti internazionali: spesso, tuttavia, questo semplice requisito non è troppo agevole da verificare, dato che le carte che acquistiamo ad es. online sono, di fatto, abilitate di default per i pagamenti in Europa. In teoria, comunque, dovrebbero funzionare lo stesso, e molti dei dubbi che si affastellano in rete sull’argomento sono frutto di notizie non verificate (e difficilmente verificabili), per cui la cosa migliore – come suggerito anche dal sito VolcanoHub, ottimo portale per viaggiare in Giappone, ad esempio – è innanzitutto quella di verificare col proprio istituto bancario che la carta sia abilitata o meno a funzionare anche in Giappone. In teoria dovrebbe esserlo, anche se poi – trattandosi di circuiti internazionali – è possibile che si possa verificare qualche problema tecnico che impedisce, di fatto, il prelievo.

Attenzione alle commissioni su prelievi e pagamenti

Facciamo attenzione al fatto che le commissioni sul prelievo o fee, in alcuni casi, potrebbero (e sono quasi sempre) più alte rispetto ad un prelievo che effettuiamo sotto casa, ovviamente. Le commissioni sono in genere di due tipi: a percentuale (minimo il 2 o 3%, in genere) sulla somma pagata o prelevata, il che ovviamente si può riflettere negativamente in caso di acquisti onerosi, e quelle a tasso fisso, che invece fanno pagare intorno ai 2 o 3 € per ogni prelievo, in questo caso molto più ragionevole e conveniente. Purtroppo troppi calcoli non li possiamo fare anche perchè, di fatto, non sappiamo precisamente a quale ATM andremo a prelevare sul posto, per cui è consigliabile partire con almeno 200-300 € in yen come base di contanti prima di partire. Considerate infine che le carte prepagate, nonostante non siano sempre supportate e funzionali al 100%, tendono ad applicare fee molto più basse delle carte di credito.

Meglio avere almeno due carte differenti

Una prima possibilità importante, pertanto, potrebbe essere quella di dotarsi di almeno due carte, in modo da poter usufruire dell’una o dell’altra come soluzione alternativa. Le classiche carte di credito e di debito, comunque, dovrebbero funzionare tutte, soprattutto se si tratta di banche con uno storico o un certo livello di prestigio. Quindi da questo punto di vista, se usiamo una classica carta VISA o Mastercard associata ad una banca famosa, dovremmo poter stare molto tranquilli.

Carte consigliate

Sconsigliamo, comunque, l’uso di carte prepagate come la PostePay o la prepagata PayPal: per quanto dovrebbero funzionare lo stesso dati i circuiti a cui si appoggiano, non è una buona idea fare affidamento solo su queste. Al tempo stesso, visto che ne avevamo parlato nel nostro sito a suo tempo, una carta come quella di Revolut potrebbe essere un buon compromesso: di base è una carta virtuale, ma è possibile associare allo stesso conto fino a tre carte fisiche e queste ultime saranno abilitate ai prelievi internazionali. La Revolut Mastercard ad esempio è una carta da cui è possibile prelevare presso gli ATM in Giappone, anche da quanto risulta in una piccola ricerca che abbiamo effettuato per scrivere queste informazioni. Ulteriori possibilità possono essere, inoltre, le carte che permettono la creazione, direttamente con l’App, di un conto corrente estero in Yen, cosa che fa parte del core business di servizi come Transferwise. Rimane poi la possibilità classica legata a realtà come Western Union che si occupano di movimenti di denaro (questa volta in contanti, andando ai rispettivi sportelli) a livello internazionale, e che sono diffuse, ad esempio, anche nei principali aeroporti.

Tabella degli ATM più diffusi in Giappone

Questa è una lista dei principali servizi di bancomat o ATM giapponesi dai quali potete prelevare, come dicevamo purchè la vostra carta supporti il circuito VISA, VISA Electron, Mastercard e via dicendo. Potete tenerla come riferimento per cercarle su Google Maps, una volta sul posto, il nome di uno di questi esercizi bancari, che a volte possono essere anche sportelli bancomat abilitati ai circuiti internazionali, come se ne vedono – anche in italia – in prossimità di alcuni esercenti.

Bancomat situati presso Banche, Aeroporti e Centri CommercialiBancomat situati presso questi convenience store
Seven Bank7-Eleven
AEON BankLawson ATM
CitiBankE-Net (presso FamilyMart)
Mizuho Bank
Sumitomo Mitsui Banking Corporation
The Bank of Tokyo-Mitsubishi UFJ
JP Bank (poste giapponesi)

Contanti in Giappone: lo Yen

La moneta ufficiale del Giappone è lo Yen: tanto per avere un’idea del cambio, al momento in cui scriviamo 1€ corrisponde a 126,33 Yen. Questo cambio un po’ “strano” o dispari, se vogliamo, potrebbe confondere i più, anche se poi – come per altri cambi valuta esteri – è veramente solo questione di abitudine.

È un fatto noto, come dicevamo all’inizio, che i Giapponesi non siano per forza troppo avvezzi all’uso dei POS di pagamento, e potreste trovare molti negozi o piccoli ristoranti che non accettano pagamenti con bancomat in generale. Insomma, sembra proprio che da quelle parti preferiscano utilizzare i contanti, per cui sarebbe opportuno rifornirsene prima della partenza (si può fare anche agli uffici di cambio nel nostro paese o anche una volta atterrati in Giappone).

È altrettanto importante, a nostro avviso, tenere conto della corrispondenza tra Yen ed Euro, al fine di rendersi conto anche orientativamente di quanto stiamo andando a spendere. Gli Yen circolano in contanti nella forma di banconote (1000, 2000 – più rara -, 5000 e 10000, che corrispondono rispettivamente al range da 7,92€ a 79,20€) e anche di monete (1, 5, 10, 50, 100 e 500 Yen, ovvero qui siamo da poco meno di un centesimo di euro, 0,0079€, a 3,96€).

Per semplificarvi la vita, considerate la moneta da 100 Yen (diffusa come la nostra da 1€) al pari di 0,80 centesimi di euro.







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