Le criptovalute sono diventate un argomento di discussione molto (e forse troppo) diffuso su social, siti di news e forum, anche se non prettamente del settore finanziario; la cosa per certi versi è anche interessante, ma consente fin troppo facilmente la diffusione di fake news. La stampa generalista, spesso affamata di notizie “succose” con cui fare clamore (e generare click e visualizzazioni facili) continua a fraintendere e (suo malgrado) diffondere falsi miti nel merito: bitcoin e le criptovalute nonostante tutto resisteranno a lungo – e potrebbero diventare, con qualche piccolo aggiustamento, la moneta del futuro o buona parte delle transazioni (portando il costo delle stesse quasi prossimo allo zero, in certi casi, ed exchange troppo avidi permettendo).

Vediamo allora 10 possibili sviluppi futuri sulle criptovalute, e sui loro aspetti più interessanti per l’utente medio di internet e del web – quello che compra online, ad esempio. Terremo conto, quest’anno, anche di quanto la diffusione dell’epidemia di CoVID-2019 possa aver condizionato l’andamento della famosa criptovaluta, sia in termini di scoraggiamento degli investitori che di eventuale considerazione del BTC come “bene rifugio”.

Potrebbe diventare un’alternativa (non invasiva) alla monetizzazione degli ads

In pochi ci hanno pensato, ancora, e quasi sempre l’hanno fatto in modo abbastanza subdolo (poco chiaro, per non dire truffaldino o peggio), ma l’idea di sostituire banner invasivi con mining invisibile di bitcoin non è male, ammesso ovviamente che il PC dell’utente dia un consenso esplicito. Invece di vedere nei siti banner di cui non mi importa un accidente, potrei minare bitcoin per chi ha scritto quegli articoli o fatto il lavoro per tenere in piedi il sito. Ovviamente dando un opt-in esplicito ogni volta (ed i vari software di mining in JS, in genere abbastanza illegali secondo me, lo lasciavano come mera opzione per il programmatore)

Si stanno diffondendo da anni i miner di bitcoin in JS, per quanto solo su alcuni tipi di cripto come Monero, per quanto sia illusorio pensare di guadagnare chissà cosa se non in tempi lunghi, lunghissimi, e solo se avete decine di migliaia di visitatori mensili sul vostro sito. Stime realistiche di mining via desktop parlavano, nel 2010, di qualcosa come 25 dollari / anno tenendo un Macbook Pro del 2010 sempre acceso a fare mining, per intenderci: in sostanza, non conviene, ma se le forze si uniscono e tutti i visitatori del nostro sito contribuiscono a minare qualcosa si potrebbe fare, ma su larghissima scala e con un modello di mercato evidentemente poco sostenibile.

Si tratta ovviamente di una richiesta tecnicamente invasiva di cui l’utente dovrebbe essere preavvisato, e su cui sarebbe anche importante non solo dare il consenso preventivo consapevole (un po’ come avviene coi cookie ancora oggi), ma anche decidere quanta percentuale di risorse del proprio dispositivo concedere al miner durante la propria visita. Ovvio che farne uso indiscriminato e senza controllo non sembra una buonissima idea, anche perchè avvicinerebbe il miner alla pericolosa definizione di cripto-virus e annessi. Già i bitcoin sono visti con sospetto da molti, ci manca solo che si costruisca una cattiva fama un miner del web.

Verrà ancora fraintesa

Che bitcoin non sia stata capita e sia stata maltrattata, fraintesa ed oggetto di campagne di terrorismo economico-mediatico dovrebbe essere sotto gli occhi di tutti; quello che è abbastanza sicuro, ad oggi, è che tutto questo proseguirà ancora per un po’.

A chi sostiene che venga usata solo per scopi illeciti sarà difficile argomentare e convincere del contrario, per cui – se non altro – un po’ di lavoro di corretta divulgazione andrà fatto soprattutto sul web, principale strumento di analisi ed apprendimento in questo campo. Le cose, comunque, nel lungo periodo sono destinate a cambiare: bisogna solo farsene una ragione.

Con l’arrivo di epidemia di coronavirus, peraltro, il valore di BTC era sceso improvvisamente, sembrava colare a picco definitivamente e poi (più o meno a metà marzo 2020) ha ripreso quell’imprevedibile su e giù che tutti conosciamo. Difficile dire di più: c’è chi dice che crollerà, altri sostengono sia troppo di nicchia, altri ancora dicono che potrebbe diventare una vera e propria alternativa, nel lungo periodo, alle banche con conti correnti classici.

Inizierà ad essere finalmente popolare anche per icommercianti

Anche in vista del boom di acquisti online a cui assisteremo e stiamo assistendo per necessità, ma resto dell’idea che questa cosa avverrà gradualmente, ma quest’anno secondo me inizierà a vedersi qualcosa di concreto. I commercianti inizieranno a vedere di buon occhio l’uso del bitcoin come sistema di pagamento, nonostante la diffidenza iniziale e per motivi legati all’abbattimento dei costi di transazione, cosa di cui il più delle volte si lamentano coi POS tradizionali. Proprio i costi dei POS sono un aspetto su cui l’economicità di bitcoin deve farsi forza, e questo ovviamente è ciò di cui le varie startup dovranno tenere conto. Anche qui, chiaramente, c’è una questione (…più di una!) da chiarire su banche e fiscalità, ma la speranza è che qualche dirigente o “guru” illuminato nel settore possa convincere e portare tutti su una strada tecnologicamente attrezzata.

Inizierà da essere usata anche negli ATM

A mio avviso, se non quest’anno già nel prossimo, si diffonderanno carte prepagate per bitcoin , per cui secondo me (almeno per i piccoli pagamenti) il bitcoin ha buona possibilità di diventare uno standard di pagamento alla pari di VISA o Mastercard. I quali da tempo hanno proposto il contactless per pagamenti inferiori ai 25 euro, ma che non sempre funziona a dovere e di cui molte persone tendono a diffidare. Con il bitcoin sarebbe fantastico poter pagare tutte queste piccole somme, dal caffè ai micropagamenti del parcheggio, per cui attendiamo fiduciosi. Del resto BitPay in questo sta diventando un po’ il “leader nel settore” (espressione volutamente orrenda, mi rendo conto!) in quanto permette di associare al proprio wallet una carta da cui poter acquisire e vendere bitcoin, un po’ come ha fatto PayPal con i pagamenti sicuri tradizionali. Per delle vere e proprie carte di credito così come tradizionalmente le intendiamo, ovviamente, ci vorrà ancora un po’, anche perchè fisco e banche devono ancora finire di inquadrare correttamente il problema: ma si consolideranno, se non quest’anno, magari il prossimo.

Subirà nuove falle informatiche

Questa purtroppo è una triste certezza che ha accompagnato molti casi preoccupanti in passato: criptomonete che si perdono nel nulla, che non arrivano a destinazione, le transazioni che diventano praticamente irreversibili una volta fatte e i bug e le falle informatiche che, come qualsiasi altro prodotto software, ne hanno finito per rallentare e complicare l’utilizzo nella vita di ogni giorno. Eppure dalle falle si impara tanto, anche seguendo (se possibile!) il principio della trasparenza: più errori sono pubblici, meno sarà probabile farne in futuro e più saranno sicuri e fortificati i software.

Non possiamo più ignorare l’impatto ambientale del mining

Anche per quanto scritto sul Covid ed il suo impatto sulla realtà di ogni giorno, un occhio all’ambiente (che in molte città si sta ripopolando di animali liberi per strada, forse anche per la riduzione del caos civilizzato e dello smog) non andrebbe sottovalutato. La produzione di bitcoin richiede un carico di energia elettrica decisamente considerevole: a novembre, secondo The Guardian, l’intera rete di produzione di criptomoneta aveva consumato più corrente in un anno di quella necessaria all’intera Irlanda. Parliamo di qualcosa (era il 2019) come 42TWh di elettricità / anno, un impegno considerevole che infatti di recente la nostrana ENEL ha deciso di non prendere in considerazione. L’impatto ambientale corrisponderebbe a ben 18.000 kg di CO2 annue (se ho fatto bene i conti), per cui: cosa aspettiamo a cercare di inventarci qualche tecnica di mining a basso consumo? Gli ingegneri elettrici di tutto il mondo sono allertati.

Sarà vista come una bolla speculativa?

Anche perchè (detta fuori dai denti) sostanzialmente lo è: certo le applicazioni pratiche potrebbero essere tante, ma chi compra bitcoin oggi spera di guadagnarci domani, e questo spiega storie spesso divertenti e assurde (chi ha investito in un 1BTC ieri oggi si ritrova con decine di migliaia di euro nel conto in banca) spesso molto più tragiche (chi ha investito tutti i propri soldi i BTC oggi si ritrova spesso per strada). L’equilibrio è tutto: bitcoin non risolverà certo tutti i problemi del mondo, ma è da sciocchi ignorarlo e, soprattutto, chi fa speculazione dovrebbe usare più cautela e meno estremismi nel farne.

La blockchain sarà utilizzata anche in altri ambiti tecnologici

La concezione media dell’informatica in Italia è ferma ai siti web, a Facebook e pochissima altra roba; il più delle volte le startup tendono a riproporre idee già fatte meglio da altri, legate a localismi inapplicabili per il web e, semplicemente, sprecate perchè a basso (o addirittura nullo) budget. Combattere la mentalità da Startup di M coinciderà, in molti casi, nel cercare di fare lo sforzo di assumere informatici seri come consulenti (e basta con questi “cugini”!), e questo dovrà passare anche per usi “alternativi” della blockchain: ad esempio, non solo in ambito finanziario ma anche gestione di digital assets, pubblica amministrazione, gestionali e molto altro ancora. Un aspetto importante è legato a qualsiasi settore economico che faccia forte uso della contrattistica, per cui in ambito ad esempio legale, assicurativo, logistico (gestione della supply chain), industriale, di protezione del diritto d’autore – il tutto senza costi di intermediazione (smart contract di Ethereum)

Probabile anche che la blockchain possa essere sfruttata per tracciare gli spostamenti degli individui e tracciare i contagi, con modalità e tempi tutti da vedere e – ci auguriamo – senza rischi per la privacy.

Entrerà ufficialmente nella cultura pop

Non è più roba da forumisti e smanettoni di Reddit da tempo: ormai il bitcoin sta invadendo ogni settore sociale, senza eccezioni. Sapete ad esempio che esiste un musical interamente basato sul bitcoin? Ho trovato almeno un paio di riferimenti a questo (ce n’è uno di John Barrett) e, secondo me, il 2018 potrebbe conoscere l’espansione del fenomeno anche (per non dire addirittura) dalle nostre parti. So bene che qualsiasi cosa sia in inglese nativo non potrà avere troppo successo nel nostro italianissimo paese, ma cosa aspetta qualche temerario regista teatrale a farne uno spettacolo anche in italiano? Da appassionato di teatro voglio sperare che questa cosa possa succedere davvero (e nel caso, ovviamente, pretendo di essere invitato 🙂 )

Sarà ulteriormente migliorata (e resa più sicura)

C’è da scommettere che quest’anno, inoltre, il bitcoin possa presentare delle innovazioni tecnologiche ancora più avanzate, anche e soprattutto per via dell’abbattimento dei costi dell’hardware e dei software sempre più veloci ed usabili. Lightining Network – ad esempio – ha portato a transazioni più veloci ed è stata appena introdotta: quali saranno le ulteriori novità, sarà tutto da scoprire.

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