Da sempre le oscillazioni di prezzo del BTC, la famosa criptovaluta inventata da Satoshi Nakamoto (non è ancora chiaro se sia un gruppo di persone o una singola), fanno parte della stessa definizione di criptovaluta: una moneta vera e propria generata via hardware, scambiata mediante internet ed apposite app ed utilizzabile come moneta decentralizzata e a costi di transazione ridotti. Sono stati anni difficili per bitcoin, come sappiamo: il suo prezzo sembrava destinato a crollare e a rivelarsi una mera “bolla” speculativa, per quanto negli ultimi trenta giorni il suo prezzo sia notevolmente salito.

Oggi, infatti, 1 BTC vale 5649 €, un record per l’anno 2019 – che include un sostanziale incremento del 27% del suo valore: quindi se ad inizio anno avessi avuto 100 € in BTC, oggi me ne ritroverei 127€, con un utile di 27€. Assurdo se si pensa che, solo a fine dicembre scorso, il suo valore era sceso ad appena 3000 dollari (circa 2670 €, ad oggi). Il prezzo dei BTC è condizionato anche dalle cosiddette transazioni “balena” (whale), tra cui ad esempio una del 2017 di ben 212 milioni di dollari.

Non è agevole comprendere i motivi di questo aumento, stavolta, anche perchè questo caso non fa eccezione: le valutazioni di BTC sono deregolamentate e prive di una regolamentazione per definizione, per cui non è possibile risalire alle cause del fenomeno e riuscire a prevedere cosa succederà nei prossimi giorni. Di certo il prezzo, questo è poco ma sicuro, è destinato ad ulteriori ed ennesime fluttuazioni.

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