Stangata sulle prossime bollette: cosa c’è da sapere

In un raro episodio di onestà di un esponente politico – cosa notoriamente poco abituale per quelli italiani – il Ministro per la Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, ieri ha ammesso che nel prossimo trimeste gli utenti italiani dovranno fare fronte ad aumenti sulle bollette per l’energia elettrica e la fornitura del gas che potrebbero arrivare a toccare rincari del 40%. Perchè questa stangata? E’ inevitabile o ancora ci sono margini di intervento da parte del Governo?

Perchè un rincaro così esagerato?

Il motivo di un tale mostruoso rincaro sui costi della bolletta elettrica sono da ricercare una parte sulla necessità dei mercati di stabilizzarsi dopo l’anno pandemico e dall’altra su problemi di approviggionamento delle materie prime che hanno a che fare con questioni geopolitiche cui l’Europa dovrà fare i conti anche nei prossimi anni.

Per quanto riguarda il primo punto, cioè il riassestamento dei mercati nel post pandemia (sperando che si possa davvero finalmente parlare di “post pandemia”), il ciò è dovuto al fatto che, venendo da una fase in cui a causa del covid quasi tutte le fabbriche del pianeta hanno chiuso i battenti per diversi mesi, il prezzo dell’energia ha registrato crolli vertiginosi (ricorderete tutti quando i prezzi del petrolio sono paradossalmente precipitati in negativo nella primavera del 2020) per via della domanda quasi nulla. Piano piano però, le fabbriche hanno riaperto e la produzione industriale sta tornando sui livelli pre crisi-covid. Ciò ha innescato un forte aumento della domanda di energia da una parte e di richiesta di materie prime generiche dall’altra. Aumentando la richiesta di energia il suo prezzo è schizzato alle stelle in poco tempo e, allo stesso tempo, aumentando anche la richiesta delle materie prime generiche necessarie alla produzione dei beni industriali – che per essere mobilitate da un punto all’altro del globo necessitano a loro volta di energia – si è abbassata la disponibilità dei prodotti energetici (idrocarburi e corrente elettrica). I due fattori penalizzanti si sono così trovati a viaggiare a braccetto: aumento dei prezzi causato dall’aumento della domanda e relativa diminuzione della disponibilità.

Dal punto di vista geopolitico, invece, l’Italia e l’Europa pagano il fatto che, soprattutto per quanto riguarda l’approviggionamento del gas naturale, l’UE dipende in larga parte dai giacimenti Russi i quali, vuoi anche per l’embargo – machiavellicamente parlando abbastanza cervellotico – cui li abiamo sottoposti, stanno lentamente chiudendo i loro “rubinetti” a ovest preferendo servire i loro ricchi clienti dell’est (Cina su tutti). La diminuzione dei flussi di gas dalla Russia deve così essere sopperita tramite acquisti sugli altri mercati energetici che, sfruttando il momento, giocano al rialzo.

A tutto ciò, per quanto riguarda in particolare l’Italia, va sommata l’atavica mancanza di risorse energetiche reperibili sul nostro territorio, storicamente dipendente dalle forniture estere. Infatti, nonostante i rincari sulle bollette saranno comuni in tutto il territorio europeo, quelli maggiori saranno registrati proprio in Italia, mentre nazioni come l’UK, la Norvegia, l’Olanda e la Francia che hanno giacimenti di proprietà nell’oceano o nelle colonie africane, subiranno rincari ben inferiori ai nostri proprio perchè dotati almeno in parte delle materie prime energetiche.

In ultimo bisogna tenere conto anche delle quote di emissioni che l’Italia deve pagare a causa di un’ancora insufficiente riconversione dei nostri stabilimenti industriali alle fonti di energia rinnovabili. L’UE, infatti, per disincentivare l’utilizzo dei combustibili fossili, vende ai vari stati membri le “quote” di anidride carboniche che possono emettere. Maggiori saranno le emissioni, maggiori saranno le quote da acquistare. Ovviamente lo stato, per rientrare da questo ulteriore costo, deve scaricarne il paso sulla tassazione e dunque sulle bollette.

Cosa può fare il Governo a questo punto?

Già qualche anno fa, per evitare una simile stangata in bolletta, il Governo stanziò oltre un miliardo di euro per coprire alcune spese ed evitare che queste potessero venire calcolate in bolletta. Ovviamente questo ingente importo è andato ad ingrossare il carrozzone del debito pubblico che grava come una spada di Damocle sulla testa degli italiani e, probabilmente, l’unica soluzione immediata per limitare il rincaro potrà essere solo adottare un’altra iniziativa simile.

Per fortuna stanno già arrivando i soldi del Piano Nazionale di Rinascita e Resilienza, stanziati dall’UE per far fronte alla crisi economica innescata dalla pandemia. Se l’Italia riuscirà a mettere in moto il suo lato più produttivo e creativo – che c’è, eccome se c’è, anche se è troppo spesso surclassato dall’abitudine al malaffare – a investire in progetti innovativi e green e a modernizzare l’intero sistema paese, forse nel medio periodo potremo riuscire a mettere le basi per una nazione più sostenibile e meno dipendente dall’estero. Se, al contrario, dovessimo fallire per l’ennesima volta, perdendo la faccia oltre che i soldi, allora dovremo fare l’abitudine a queste stangate in bolletta e imparare che se queste cose da noi succedono e altrove no, forse la colpa è nostra e solo nostra.

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