Tecnologie informatiche, 50 anni dopo: il modello di computer AGC (Apollo Guidance Computer), lo stesso che fu in grado a portare l’uomo sulla Luna, è stato riprogrammato per provare a fare mining di bitcoin.L’operazione si è rivelata estremamente complessa ed ha evidenziato un cambio radicale nei requisiti minimi necessari dal punto di vista tecnologico.

Cos’è il mining

Il mining, per chi non lo sapesse, è un’operazione informatica atta a generare criptovaluta mediante complessi calcoli da risolvere, nello specifico una serie di hash che sono il risultato di operazioni matematiche di alto livello. I miner provano tutti a generare bitcoin, in sostanza, spendendo solo potenza di calcolo: chi prima riesce a calcolare, guadagna una piccola parte di criptovaluta.

Le architetture cosiddette ASIC moderne, del resto, sono in grado di effettuare un gran numero di operazioni in parallelo per consentire un mining che, anno dopo anno, diventa sempre più lungo e complesso da ultimare.

Cos’è un AGC

L’Apollo Guidance Computer è stato un pezzo di storia dell’informatica molto importante: era in grado di portare l’uomo nello spazio, infatti si installava a bordo della navicella e forniva funzionalità di guida e controllo della stessa. Eppure questa tecnologia, vista oggi, presenterebbe dei grossi limiti come evidenziato dalla ricerca in questione.

Perché non va bene per i bitcoin

Tanto per cominciare, questo modello di AGC sfrutta parole di dimensione 15 bit, un taglio atipico rispetto a quello delle architetture moderne che ragionano in potenze di due (quindi ad esempio 32 bit o 64 bit). Per questo motivo, è stato necessario parallelizzare le operazioni ed adattarle alle vecchie architetture, in modo che ognuna potesse contribuire al calcolo finale. Come se non bastasse, sono state riprogrammate anche delle subroutine che fossero in grado di eseguire operazioni che normalmente quel tipo di computer non riuscirebbe mai ad effettuare.

Risultato: non si riesce ad andare oltre 1 hash al secondo, il che richiederebbe davvero troppo tempo per effettuare l’operazione ed attesta l’impossibilità di un uso alternativo delle vecchie tecnologie, con il risultato che la tecnologia è sostanzialmente invecchiata e corre molto velocemente, anche in rispetto alla legge di Moore. I dettagli tecnici ed architetturali dell’operazione sono stati descritti molto bene in un articolo nel sito systemscue.it, per chi fosse interessato.

Per effettuare il mining si devono utilizzare architetture di computer dedicate allo scopo, che spesso presentano problemi di consumo considerevoli (in pratica spendono più di energia di quanto riuscirebbero a produrre in termini di criptovalute, senza contare l’impatto ambientale negativo). Un esempio è fornito dai computer ASIC e bitcoin miner, che possono essere utilizzati a tale scopo seppur con diversi limiti tecnici.

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