Come ricaricare la PostePay di un altro

È possibile caricare la PostePay di un’altra persona? Sì, questo servizio viene offerto da Poste Italiane e si può effettuare registrandosi nel sito ufficiale, collegando la propria carta all’account e tenendo a portata di mano i dati della carta da ricaricare. È inoltre possibile effettuare l’operazione in un tabacchino, con alcuni dati della persona a disposizione.

Come ricaricare la PostePay di un altro dal tabaccaio

Per ricaricare la PostePay del figlio o di un amico diverso da noi, basta andare in un tabacchino o in un bar con i loghi Sisal Pay all’esterno della porta, chiedere una ricarica PostePay e fornire due dati:

  1. il codice fiscale della persona a cui volete mandare i soldi;
  2. il numero della PostePay della persona da ricaricare;

Consegnate l’importo in contanti + 2 € di ricarica e la ricarica arriverà entro pochi minuti al destinatario. Conservate la ricevuta che vi fornirà il tabacchino e ricordate che la somma non è rimborsabile, quindi fate l’operazione con la massima attenzione.

È sconsigliato fare uso di questa procedura per inviare soldi per il pagamento di acquisti su Internet, perchè potrebbe essere una truffa.

Ricarica online: cosa serve

Vi servono i dati della carta da ricaricare (ad esempio la vostra, a cui andrete ad accedere mediante postepay.poste.it), poi vi serve il numero della carta (di 16 cifre) + nome e cognome dell’intestatario della stessa.

Rischi

Le operazioni di ricarica della PostePay in questi termini non sono rimborsabili: una volta effettuata la ricarica alla carta di uno sconosciuto i soldi arriveranno subito a lui, senza possibilità di rimborso in caso di eventuali truffe. Si consiglia di non utilizzare questo metodo di pagamento per acquisti online, specialmente su Ebay o su altri siti web simili. Per pagare in modo veramente sicuro, meglio utilizzare altri metodi – come ad esempio PayPal.

Quando arriva la ricarica online, e quanto costa?

La ricarica avrà effetto immediato, e vi costerà solo 1 euro (invece dei 2€ mediante ricarica al punto SisalPay)

Come ricaricare la PostePay di un altro online

Per effettuare la ricarica è necessario:

  1. andare sul sito postepay.poste.it;
  2. registrarsi nel sito ed inserire le nostre credenziali di accesso (username + password);
  3. collegare la carta che ci siamo procurate alle Poste all’account, seguendo la procedura guidata nel sito.

A questo punto:

cliccate su MyPoste, PostePay e poi Accedi (chiudere il banner che si aprirà in automatico con la crocetta in alto a destra). Per capire di essere nella sezione giusta, confrontate i quattro numeri riportati sul sito (coperti nell’immagine) con gli ultimi quattro sulla vostra carta.

Nel menù principale fate click su Ricariche e pagamenti, poi Ricarica PostePay online e poi con altra PostePay.

Sezione carta del beneficiario, cioè a chi state mandando la ricarica: inserite il numero della PostePay del destinatario dei soldi, ed il suo nome e cognome così come riportato sulla carta.

Sezione Importo da ricaricare, qui basta inserire la cifra che volete ricaricare (ad esempio 100 euro) da indicarsi con la virgola per i centesimi, ad esempio 100,00 oppure 56,78. Nella causale ricarica potete lasciare lo spazio vuoto, oppure inserire una causale come promemoria.

Sezione Carta dell’ordinante, cioè quella dalla quale verranno presi i soldi. Andremo ad inserire i dati della nostra carta ricopiandoli dalla stessa, ovvero numero e data di scadenza (mese/anno, con due cifre il mese e con due cifre l’anno), codice segreto CVV2 per abilitare il pagamento (di tre cifre, di solito). Fate attenzione ad eseguire questa operazione lontani da occhi indiscreti: questi tre dati bastano ad autorizzare qualsiasi prelievo o spostamento di soldi dalla vostra carta anche da parte di estranei.

Fate clic su Prosegui in basso a destra per confermare l’operazione: vedrete un riepilogo di tutti i dati, e poi dovrete dare conferma dell’operazione. Se avete attivato l’opzione del codice OTP, non dovrete fare altro che generare un codice univoco con un clic e ricopiare il numero segreto che vi verrà inviato sul telefono.

 
Per ricaricare la PostePay del figlio o di un amico diverso da noi, basta andare in un tabacchino o in un bar con i loghi Sisal Pay all’esterno della porta, chiedere una ricarica PostePay e fornire due dati:
– il codice fiscale della persona a cui volete mandare i soldi;
– il numero della PostePay della persona da ricaricare;
 
Consegnate l’importo in contanti + 2 € di ricarica e la ricarica arriverà entro pochi minuti al destinatario. Conservate la ricevuta che vi fornirà il tabacchino e ricordate che la somma non è rimborsabile, quindi fate l’operazione con la massima attenzione.
 
È sconsigliato fare uso di questa procedura per inviare soldi per il pagamento di acquisti su Internet, perchè potrebbe essere una truffa.
 
Se invece vuoi leggere altre informazioni sulla PostePay:
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PostePay: quale è l’importo minimo che puoi prelevare?

Tra le tante operazioni che è possibile fare al Postamat si può anche prelevare con la Postepay. Ma quale è l’importo minimo che si può richiedere in contanti?

Il limite minimo di prelievo è di 20 €.

Alcuni esempi per capire meglio:

  • se provi a prelevare meno di 20 euro sul display del Postamat vedrai il messaggio di errore “importo non dispensabile“.
  • se sulla carta avete ad esempio 18 €, dovrete andare allo sportello e richiedere la somma in contanti, al netto della commissione di prelievo di 1 € (quindi vi daranno 17 € in contanti).
  • Se hai richiesto un prelievo di 25 euro, lo sportello non ti permette di farlo perchè normalmente non dispone di banconote da da 10 o da 5€, ma soltanto da 100, 20 e 50.
  • se sulla carta avete 100 €, non potrete prelevarle tutte perchè saranno trattenuti 1 € di commissione di prelievo;
  • se ricaricate la carta con dei contanti, vi ritroverete 2€ in meno per via delle commissioni sul deposito.

In definitiva, quindi, non si possono prelevare ad es. 10 euro dalla propri Postepay con postamat, se non andando allo sportello della Posta in orario di apertura. Per ulteriori informazioni si suggerisce di contattare l’assistenza PostePay al numero 803.160.







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Come trasferire i soldi tra prepagate di banche diverse

Se stai cercando un modo per trasferire i tuoi soldi da una carta ad un’altra (ad esempio dalla tua a quella di tuo figlio), sei arrivato nel posto giusto.

In genere non è possibile trasferire i soldi da una carta prepagata all’altra, a meno che non si tratti di due carte della stessa banca: in questo caso, e solo in questo, l’operazione è gratuita e senza costi aggiuntivi o di commissione. Potrai farlo direttamente dal sito web della banca tradizionale (servizi di Home Banking) o virtuale (sito web).

Diversamente, per passare i soldi da una carta ad es. PostePay alla prepagata della nostra banca differente da quella delle Poste, è indispensabile fare più passaggi:

  1. ad esempio come prima cosa prelevare i soldi dalla carta di origine;
  2. prendere i contanti ed andare ad un tabacchino abilitato Sisal;
  3. versare i contanti sulla carta di destinazione (questa operazione in genere ha il costo di almeno un paio di euro).

Possono esistere condizioni e vincoli specifici di costo che, in generale, potrebbero impedirvi di trasferire somme superiori ad un massimale, oppure impedirvi di fare l’operazione.







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Intermediazione p2p lending: come funziona

Il meccanismo finanziario dell’intermediazione basata su P2P lending (letteralmente “prestito tra privati”, dove P2P fa riferimento ad un’operazione tra “pari”, esattamente come avviene per il P2P che è alla base del file sharing) è molto interessante e merita di essere approfondito nel dettaglio. Quando si richiede un prestito, infatti, molti sono gli ostacoli normativi e la burocrazia che le banche potrebbe legittimamente opporre, e questa nuova forma di accordo permette di superarlo con relativa facilità.

Come vi abbiamo raccontato qualche tempo fa, infatti, il P2P lending è una forma di prestito senza intermediari bancari, che avviene esclusivamente tra privati: Ad ogni persone che ne faccia richiesta viene assegnato un livello di affidabilità o rating in base alle attività effettuate, ed un relativo premio per il rischio. Il tutto, ovviamente, è regolamentato da determinate e specifiche condizioni contrattuali.

Come fare a mettere in contatto i potenziali interessati con gli offerenti? Ci sono vari modi per farlo, ed uno dei più comuni è quello di rivolgersi ad appositi marketplace: si tratta di mercati online in cui ci si iscrive nella piattaforma, si compilano le anagrafiche richieste e si consulta la lista dei possibili offerenti. In alcuni casi, a quel punto, è possibile ottenere prestiti sia di importo medio-piccolo che più grande, ovviamente a patto che ci siano le condizioni per farlo.

Lenders, borrowers e originators: chi sono?

Le figure in gioco sono essenzialmente due, in questo ambito: da un lato abbiamo i cosiddetti lenders, che sono gli investitori ovvero quelli disposti ad erogare il prestito, e dall’altro abbiamo i borrowers, ovveri coloro i quali fanno la richiesta. Le piattaforme si occupano di un aspetto molto importante, ovvero quello di verificare l’affidabilità degli attori in gioco e fornire un supporto sull’effettivo livello di fattibilità del prestito. L’erogazione del prestito, in sostanza, viene garantita direttamente da loro, che rivestono così il ruolo di originators.

Per saperne di più, scopri come iscriversi a Mintos.

Foto di Nattanan Kanchanaprat da Pixabay

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Come pagare online in modo sicuro

Per quanto riguarda la sicurezza dei pagamenti online esiste uno standard noto come PCI DSS (Payment Card Industry Data Security Standard), ed è stata concepita per fornire alle aziende che si occupano di e-commerce un elevato standard di qualità, a qualsiasi livello: servizi di online banking, gateway di pagamento, merchant. L’iniziativa nasce congiuntamente nel 2006 su iniziativa di American Express, Discover, JCB, Mastercard e VISA, e si propone di fornire delle indicazioni univoche per implementare al meglio la sicurezza e la riservatezza delle transazioni online.

Senza entrare nei dettagli troppo tecnici o specifici della documentazione, in genere i rischi associabili ai pagamenti online sono stati classificati in almeno 5, fondamentali, tipologie:

  1. malware
  2. phishing
  3. accesso remoto non autorizzato
  4. password deboli
  5. software obsoleto

Proviamo a vederli nel dettaglio.

I malware sono quelli che conosciamo anche fuori dal mondo dei pagamenti online, e sono in grado di bloccare i nostri dispositivi (ransomware), di infettarli a nostra insaputa (trojan), di spiare le nostre abitudini (spyware) e di trasmettere a terzi nostri dati personali (exfiltration), incluse le anagrafiche, le password ed i dati di pagamento. In genere contro i malware è opportuno dotarsi – su tutti i dispositivi che si usano abitualmente – di un buon antivirus, ricordando che vanno tenuti sempre aggiornati all’ultima versione disponibile. In genere, comunque, parte del rischio associato ai vari tipi di malware si attenua attenendosi alle regole generali del buonsenso, ad esempio evitando di cliccare a casaccio sul primo link che ci capita, specialmente se dovesse provenire da contesti enfatizzati o anche (magari solo apparentemente) da persone di cui ci fidiamo.

Il phishing consiste in comunicazioni ingannevoli, che avvengono soprattutto via email, e che sono in grado di sottrarci credenziali di accesso ai servizi di home banking, PIN e password riservate dei nostri wallet, carte di pagamento o conti online. Un caso tipico di phishing è legato a siti web che riproducano esattamente le fattezze dei siti originali, include le pagine di login, in cui non bisogna assolutamente inserire username o password. Per aiutarci ad identificare correttamente i siti corretti della nostra banca, pertanto, è utile:

  1. verificare la presenza di HTTPS (il lucchetto verde a fianco dell’indirizzo del sito), praticamente obbligatorio per tutti i siti, meglio se con eventuale indicazione del nome dell’azienda (ad esempio Poste Italiane SpA se si tratta del sito della PostePay);
  2. verificare che l’URL o indirizzo sia esatto, e non una versione che gli somiglia o che coincida con esso solo in parte.

I casi di accesso remoto non autorizzato, cioè un malintenzionato che riesca ad accedere da remoto ad un nostro account ed effettui mediante esso operazioni di pagamento, possono avere più cause: circostanze accidentali, distrazioni da parte dell’utente, ma molto spesso anche mancanza di adeguata protezione dall’esterno. In molti casi possono esistere software malevoli o malware che si installano abusivamente sui computer delle vittime al fine di facilitare o consentire l’operazione (trojan).

Le password deboli sono ancora oggi estremamente diffuse anche tra gli utenti più esperti: per fretta, noncuranza o sottovalutazione del problema, si tende spesso ad utilizzare password banali, facili da ricordare o molto comuni, che possono essere oggetto dei cosiddetti attacchi “a dizionario” (si provano più password dall’esterno fino a trovare quella giusta). In questo caso impostare una password robusta è fondamentale per mantenere i propri wallet di pagamento sempre al sicuro.

Infine i software che utilizziamo devono essere sempre aggiornati: sistema operativo, programmi e librerie vanno tutti aggiornati all’ultima versione, e l’operazione andrebbe pianificata almeno un paio di volte al mese.

Quando si compra online, le regole basilari da seguire sono le seguenti:

  1. eseguire le operazioni di inserimento delle password lontano da occhi indiscreti;
  2. assicurarsi che il sito da cui si acquista sia affidabile, sia verificando che supporti HTTPS (lucchetto verde) sia mediante ricerche su Google del nome del sito;
  3. abilitare il 3D Secure sulla propria carta prima di effettuare l’acquisto;
  4. preferite i pagamenti via bonifico e via Paypal a qualsiasi altra tipologia, specialmente se non si è troppo esperti o non ci si senta sicuri.

(Fonti: pcisecuritystandards.org)


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Come farsi pagare in bitcoin nel proprio e-commerce (servizi a confronto)

Introduzione

L’utilizzo di bitcoin come sistema di pagamento pone qualche perplessità tra gli utenti, sia tra i merchant (o commercianti) sia tra gli utenti finali. I motivi sono molto vari: le criptovalute danno ancora un certo senso di insicurezza tra le persone che ancora non li conoscono (non sembrano tangibili, a differenza del contante), e i canali informativi generalisti (sia pur con qualche lodevole eccezione) tendono a confondere ancora di più l’opinione pubblica, non facendo differenza tra chi propone delle ICO (Initial Coin Offering), spesso rischiose di natura nonchè oggetto di truffe) e chi si limita invece a proporre la vendita e l’acquisto di valuta digitale (exchange, che ovviamente non sono per forza affidabili).

Nella speranza che una regolamentazione o una posizione ufficiale sul tema possa arrivare quanto prima anche in Italia, soprattutto senza ostacolarne la crescita o sviluppare ulteriore diffidenza, è interessante andare a vedere quali, tra i principali servizi online, diano la possibilità ai commercianti di far pagare online prodotti e servizi venduti nei principali siti di e-commerce, come alternative ai classici sistemi di pagamento come Paypal, carte di credito, di debito, prepagate e bonifici.

Dove ricevere i pagamenti: il wallet (portafoglio) del commerciante

I wallet di bitcoin saranno i nostri portafogli di valuta digitale, nei quali andremo a custodire i nostri incassi; ovviamente le criptomonete ricevute devono essere opportunamente protette. A seconda della criptovaluta che intendiamo usare, bisognerà fare uso di un wallet differente: che sia esso Ethereum, Bitcoin, LiteCoin, Monero e così via. Ci sono anche wallet che supportano più tipi di criptovaluta; attenzione che, in genere, anche i servizi di exchange danno un portafoglio incluso, che funziona in cloud. In quel caso pero’ i soldi saranno sull’exchange e si affideranno alle protezioni di quel sistema, di cui avremo deciso di fidarci. In genere, comunque, è opportuno tenere grosse quantità di bitcoin sempre su un portafoglio installato sullo smartphone o su un PC dedicato solo a questo, e tenere conto del fatto che in genere la criptomoneta presente sugli indirizzi generati dagli exchange non è, in genere, direttamente spendibile – al contrario dei wallet che abilitano, invece, pagamenti e richieste di pagamento in tempo reale o quasi, fatti salvi i normali tempi tecnici di completamento della transazione.

Per quanto riguarda la scelta dei wallet possono valere molti tipi di considerazioni: soprattutto a livello di sicurezza non sono tutti uguali, è opportuno prima di procedere alla digitalizzazione della moneta “allenarsi” a farne uso, e capire al,eno un paio di concetti importanti. Le criptovalute sono soldi a tutti gli effetti, ed il fatto che non siano tangibili non deve trarre in inganno o far sottovalutare l’aspetto sicurezza legato ad essi. Prima di tutto, possiamo avere più wallet ad esempio usando Electrum; è inoltre opportuno sia attivare l’autenticazione a due fattori che impostare un PIN che, inoltre, prendere nota delle parole chiave private generate in automatico alla creazione del wallet, in modo da poter ripristinare il portafoglio in caso di smarrimento. Più il livello di sicurezza è alto, ovviamente, meglio sarà per la sicurezza dei nostri soldi, un po’ come tenerli in cassaforte o decidere di tenerli su un tavolo alla portata di chiunque.

In genere, quindi, i wallet più sicuri sono quelli per cui nemmeno gli amministratori del servizio siano in grado di recuperare le credenziali di accesso, che certo è un problema se andassero smarrite, ma è anche l’unico modo per garantire il possesso reale della criptovaluta da parte del proprietario.

Note per programmatori

Chi possiede il compito di integrare i sistemi di pagamento in BTC o altre cripto all’interno dei siti è, di norma, il webmaster dello stesso. Dico questo perchè comunque si tratta di un’operazione abbastanza delicata, come del resto avviene per l’integrazione dei sistemi di pagamento tradizionali. In genere bisogna, infatti:

  1. documentarsi su come vengano effettuati acquisti e vendite di criptovalute;
  2. affidarsi ad un linguaggio che sia supportato dal sito attuale (ASP.NET o PHP, ad esempio);
  3. stabilire l’architettura di massima del sistema prima di procedere alla sua implementazione.

Se non si vuole ricorrere ad una soluzione tra quelle indicate, si può pensare di interfacciarsi direttamente con la blockchain della criptovaluta di interesse, operazione senza dubbio ancora più impegnativa. Ogni blockchain di criptomoneta, infatti, fornisce una propria API pubblica per utilizzare i servizi come web service, ad esempio quella del BTC ufficiale è questa:

http://blockchain.info/json_rpc_api

Regolamentazione fiscale e commerciale usando i bitcoin

La regola generale da seguire è che i redditi vanno comunque dichiarati, visto che bitcoin è solo un metodo come un altro per ricevere denaro, in questo caso; nulla cambia, o dovrebbe cambiare, da altri punti di vista, anche se poi bisogna vedere se il controvalore della criptovaluta è nel frattempo aumentato o diminuito, perchè potrebbero esserci tasse da pagare (IlSole24ore ne ha parlato in modo approfondito, consigliato per un approccio ragionevole al problema). In generale, quindi, bisogna considerare un ulteriore aspetto legato alla ricezione dei pagamenti in bitcoin o simile criptovaluta; in molti Stati ad oggi non esiste una regolamentazione sulle cripto-valute, per cui per un commerciante ora essere problematico accettare pagamenti in questi termini. Le aziende che si occupano effettuare le operazioni e mettere a disposizione il software (API) per integrare ricezione ed invio di cripto-valuta sanno che esistono questi problemi per cui in molti casi possono mettere direttamente a disposizione il controvalore corrispondente all’incasso ricevuto, ad esempio in euro.

È quello che succede, ad esempio, con il primo servizio che andremo a vedere.

Gateway di pagamento in bitcoin

BitPay

Tre principali servizi che vengono offerti da questo gateway pagamento, vi è la possibilità di convertire direttamente gli incassi ricevuti in valuta ordinaria, ad esempio sterline, euro o dollari. Questa naturalmente è una comodità enorme, anche in considerazione dell’arrivo della BitPay Card, una carta di debito a tutti gli effetti (ancora non disponibile per l’Italia, al tempo di scrittura di questo articolo) e che sarà in grado di maneggiare bitcoin come la valuta ordinaria su circuito VISA. Ad ogni modo è possibile collegare i wallet bitcoin ad un conto di pagamento tradizionale in euro, e riscuotere i pagamenti in questi termini.

Per ulteriori informazioni mi suggerisco di leggere l’articolo che riguarda i gateway di pagamento on-line in generale.

Supporta Bitcoin, Bitcoin Cash; permette di convertire in euro.

Coingate

Un altro servizio che affianca al classico exchange EUR/BTC (da e verso ogni genere di valuta e cripto) un servizio utile per i merchant, che prima di abilitare il servizio devono sottoporre un documento che attesti la loro identità ed il fatto che siano davvero i titolari dell’attività. Permette di creare facilmente, una volta abilitati, dei veri e propri Point of Sale (PoS) virtuali in bitcoin, gestire gli ordini direttamente dal sito, incassare in euro la somma ricevuta e così via.

Molto interessante, tra le altre, la possibilità di utilizzare un generatore di bottoni per i pagamenti, che permette di effettuare un pagamento specificando in anticipo la somma da versare (ad esempio 50 €) e creando un bottone personalizzato mediante un paio di semplici click e caselle di testo da riempire. In questo modo potremo creare dei bottoni di pagamento preimpostati da inserire nel nostro e-commerce. Apparentemente non c’è la possibilità di gestire prezzi dinamici (cioè generati internamente), ma è possibile pensare di inserire dei bottoni a scelta con più tagli di ricarica. Ideale, quindi, per aggiungere credito prepagato all’account dell’utente in BTC, e riscuotere il pagamento (withdraw) in seguito mediante il gateway in questione, ed un conto corrente o una carta tradizionale configurata in precedenza.

Supporta varie cripto-monete; permette di convertire in euro.

Altri servizi da valutare

La lista è in ordine sparso.


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Ma alla fine, perchè dovrei comprare bitcoin?

La scelta di comprare bitcoin è del tutto personale, non è dettata dalla necessità, non è (tecnicamente parlando) un vero e proprio “bene rifugio” ma offre, ad oggi, delle opportunità finanziarie a fronte di un certo rischio e dell’assunzione di responsabità dell’investitore.

Che bisogno c’è di bitcoin?

Diciamo le cose come stanno: il presupposto è che, ad oggi, nessuno ha davvero bisogno di bitcoin, per intenderci come ne avrebbe di soldi sul conto corrente oppure in contanti. Il bitcoin è una criptovaluta dal controvalore estremamente variabile, soggetto ad oscillazioni difficilissime da prevedere (nonostante non manchino gli indicatori usati dagli esperti, il più delle volte), per cui fissiamo bene a mente come prima cosa che comprare bitcoin è sempre un rischio, e ci espone al rischio di perdere in parte – o addirittura in tutto – la somma che abbiamo deciso di investire.

Chi investe, insomma, e come sempre avviene nel mondo dell’economia, si assume pienamente il rischio: il prezzo di bitcoin nel tempo potrebbe diminuire, e l’investimento potreste perderlo, in parte o anche del tutto.

Investimento in bitcoin: attenzione!

Investimento, quindi, è la parola chiave basilare. Come consigliano i più avveduti per gli investimenti di diamanti, del resto, è bene non destinare più del 5% del proprio capitale ad un qualsiasi investimento e vale anche per l’acquisto di bitcoin, tenendo conto che sono soldi che state mettendo nel mucchio e che dovrete essere disposti a perdere, se necessario (il rischio d’impresa, in un certo senso, è proprio questo).

L’investimento andrebbe anche diversificato, per dirla tutta, e bisognerebbe pensare a suddividere il budget su più di una criptovaluta, ammesso che si ritenga che ognuna di esse, in momenti diversi, potrebbe avere potenzialità speculative differenti.

Plusvalenze, rischi e investimenti

Gli aspetti speculativi sono da approfondire ma si basano, alla fine dei conti, sulla nostra personale valutazione: se ritenete che il valore di bitcoin sia destinato a salire, potreste comprarlo oggi (ad esempio al costo di 9.000 € / 1 BTC) e poi rivenderlo in seguito, tipo tra 6 mesi, e riprendervi i vostri soldi una volta che abbia raggiunto un valore di soglia (che potrebbe essere di 15.000 €, ad esempio).

Basta fare una semplice proporzione per rendersi conto che se oggi acquisto a X euro, e domani rivendo ad una cifra superiore a quella che l’ho pagato, otterrò una cosiddetta plusvalenza che sarà un vero e proprio guadagno per il mio investimento. Non c’è modo di avere la certezza che il prezzo salga o scenda, perchè la questione dipende semplicemente dalla domanda e dall’offerta. Anche gli investitori più esperti, se servisse scriverlo, possono tranquillamente sbagliare previsione, e perdere un giorno gran parte di ciò che avevano investito.

Risparmi e bitcoin

Per le stesse ragioni si potrebbe pensare di destinare una parte dei propri risparmi, invece di tenerli fermi per anni, in criptovaluta BTC; ma questo espone a numerosi rischi e non è una pratica consigliata addirittura nel sito ufficiale, dove si scrive apertamente che:

Il prezzo di un bitcoin può aumentare o diminuire imprevedibilmente durante un breve periodo di tempo a causa della sua giovane economia, della sua natura nuova, e qualche volta a causa dei mercati illiquidi. Di conseguenza, mantenere i tuoi risparmi in bitcoin non è raccomandato (fonte)

Chiarito questo, prima di fare una cosa del genere dovreste essere consapevoli che:

  1. dovrete sapere molto bene come funziona un wallet, per evitare di perdere la somma per sempre o di essere vittime di truffe; non significa sapere solo cosa sono, ma anche come funzionano, come si fa a convertire i BTC dal proprio wallet in euro, uso corretto degli exchange e via dicendo;
  2. dovrete conservare la chiave privata del wallet in un luogo sicuro: se la perdete, non potrete più movimentare la somma ed avrete perso per sempre quella somma;
  3. dovete essere consapevoli che la somma che avete depositato in BTC potreste non ritrovarla in futuro quando andrete a prelevare, per via delle imprevedibili oscillazioni di cui sopra.

Dove comprare bitcoin

Una volta chiariti i punti di cui sopra, i link successivi serviranno a chiarire dove e come sia possibile comprare bitcoin:


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Cambio Valuta EUR USD BTC JPY …

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  • Valute più comuni:
  • EUR = euro
  • USD = dollari americani
  • GBP = sterlina inglese
  • JPY = yen giapponese
  • BTC = bitcoin


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Investire in diamanti: come e perché

Un po’ come gli investimenti in borsa e quelli di trading in bitcoin, gli investimenti in diamanti sono molto ricercati su internet e sono oggetto di attenzione da parte di vari investitori.  In genere il mercato dei diamanti è, a dirla tutta, considerato a rischio: a cominciare dalla semplice considerazione che una valutazione sbagliata (o peggio ancora gonfiata, come è avvenuto nel caso di alcune truffe) può avere conseguenze molto negative per chi ha deciso di investire in questo settore.

In questo articolo cercheremo di farvi capire come funziona tutto questo, perchè si tratta di un investimento a rischio ed in che misura sia consigliabile investire: una guida diamanti 2020 che non mancherà di sorprendervi!

Quanto viene quotato un diamante?

Come avviene in genere per la quotazione di materie prime, il prezzo nel breve periodo è determinato dal numero e dal tipo di offerte, mentre sul medio-lungo periodo tendenzialmente la quotazione dovrebbe salire. Ovviamente la rarità del prodotto è una delle caratteristiche più importanti per la sua determinazione del prezzo, e molti fanno rientrare la valutazione nell’ambito dei cosiddetti “beni rifugio” come l’oro, ad esempio.

In genere, comunque, la quotazione è molto variabile, per cui non è possibile dare una risposta certa ad una domanda del genere; dipende da vari aspetti che bisogna conoscere (le famose “4C”, ad esempio) e soprattutto saper mettere in conto: la valutazione potrebbe anche arrivare a decine di migliaia di euro per ogni diamante.

Una delle cose che è importante sapere sui diamanti è che sono attualmente esentati dal pagamento della tassa di successione o patrimoniale, e questo vale sia sul valore che sull’eventuale capital gain o plusvalenza. L’IVA invece si paga, pero’ dipende sempre da dove vengono acquistati.

Il mercato dei diamanti è regolamentato?

No, non è regolamentato da un’autorità centrale, per cui – un po’ come avviene per il cambio BTC-euro – è soggetto ad una fortissima volatilità, il che può essere fonte di molta incertezza sul mercato.

Il valore delle pietre preziose in questione viene stabilito dal Diamond Private Investment (che viene riportato sul sito de IlSole24Ore), dall’ Intermarket Diamond Business, e anche dal Rapaport, che è un listino internazionale di diamanti espresso in valuta dollaro, che viene a sua volta influenzato dal Diamond Retail Benchmark e dalla borsa di New York.

Quali sono i rischi di un investimento del genere

Se non si è esperti nella valutazione dei diamanti il rischio è essenzialmente quello di incorrere in truffe: l’Antitrust, ad esempio, qualche anno fa ha multato per più di 15 milioni di euro alcune società che si occupavano di questo settore. Bisogna quindi stare attenti alle scelte di investimento che si fanno, come avverrebbe per un qualsiasi altro investimento, ed evitare di destinare una percentuale superiore al 5% del proprio capitale in modo da limitare eventuali danni. In teoria, comunque, il rientro dell’investimento o ROI potrebbe risultare considerevole.

La valutazione delle pietre preziose può cambiare in base a vari fattori e/o intermediari che effettuano la valutazione.

Come funzionano le borse di diamanti

Non si tratta di borse nel senso tradizionalmente inteso del termine, bensì di una borsa fisica che esprime valutazioni formulate dai sightholders (che sono coloro i quali trasformano il diamante grezzo dopo averlo estratto).

Con l’avvento del web, ovviamente, hanno iniziato a prendere piede sul mercato varie proposte di vendita online di diamanti, ad esempio nel sito di 18carati.com.

Suggerimenti prima di investire in diamanti

Come abbiamo accennato all’inizio, i diamanti che hanno effettivamente valore devono garantire le 4C (Cut, Clarity, Color, Carat ovvero taglio, purezza, colore e peso in carati), mentre è in genere consigliabile comprare pietre solo dai 0,5 carati a salire. I diamanti con un valore superiore alla media possono poi essere complicati da rivendere sul mercato, e molto si gioca sulla flessibilità del prezzo. Gli scambi possono avvenire online, nei mercati appositi oppure a seguito dell’interesse di collezionisti alto-spendenti.

Foto di Dimitris Christou da Pixabay


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Cosa succede se un bancomat ti dà più soldi di quanti ne hai chiesto?

Come qualsiasi altra macchina, anche un bancomat o ATM può sbagliare nell’erogazione dei soldi: e questo comporta che ad esempio tu possa prelevare 50 € e lui finisca per darti una cifra differente.

Come può succedere un errore del genere

Chiaramente ci sono delle procedure precise per il caricamento dei soldi all’interno del bancomat da parte dei dipendenti, e ci sono vari specifici “cassetti” destinati ai tagli delle banconote (20€, 50€, 100€, a volte anche 10€).

Ovviamente se l’operatore sbagliasse a caricare i soldi mettendo le banconote da 50€ al posto di quelle da 20€, il bancomat finirebbe per erogare per eccesso ovvero darebbe più soldi (se uno preleva 20€, se ne ritrova 50€). È raro ma ovviamente può succedere?

Cosa fare se il bancomat ti da’ meno soldi

Se ti capita di prelevare meno soldi di quanto ne hai richiesti, devi segnalarlo alla banca annessa al bancomat dove hai fatto il prelievo. Dovresti farlo anche se ti ha dato soldi in più, ovviamente, ma sono in pochi che si premureranno di farlo. Normalmente l’errore deve essere segnalato dai clienti dopo pochi minuti dal prelievo in eccesso o in difetto, perchè altrimenti la differenza sarebbe per te persa oppure si andrebbe a recuperare facendola pagare all’operatore che ha sbagliato. Dipende anche dai casi e dalle singole banche, perchè ogni banca ha una politica differente per questo genere di cose.

Quando effettuiamo il prelievo, conviene sempre non allontanarsi subito dal bancomat perchè potrebbe, entro 30 secondi di norma, erogare la cifra corretta dopo un po’, e quei soldi rischieremmo di perderli. Solo dopo aver aspettato un po’, possiamo effettuare la segnalazione al numero verde che compare sul display del bancomat, oppure prendere nota dell’indirizzo dell’ATM e della banca di riferimento e fare una segnalazione alla banca stessa il giorno dopo o comunque prima che si può.

Altre cose da fare sono quella di richiedere un estratto conto il giorno stesso o il giorno dopo alla banca, in modo da essere allineato su quanti soldi effettivamente sono presenti e quanti ne sono stati prelevati. Le banche prendono molte complesse contromisure per evitare situazioni del genere, che sono quindi da considerarsi rare. Ma al tempo stesso è necessario sapere che se un bancomat ci da’ una cifra sbagliata o non corrispondente a quella che abbiamo richiesto, potrebbe essere un guasto dell’ATM oppure una truffa, quindi per precauzione andrebbe segnalata.

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Gestire il proprio conto corrente da telefono: è davvero sicuro?

Per chi fosse abituato all’idea delle banche tradizionali, senza dubbio, il mondo del digital banking o home banking può sembrare strano o addirittura ostico: questo avviene in modo pronunciato per quello che riguarda i vari conti delle cosiddette banche virtuali.

Le banche virtuali sono, come sappiamo, più snelle da gestire, meno ricche di burocrazia delle banche classiche. Sono la nuova tecnologia che ha preso il passo all’interno del mondo del banking, all’inizio con una certa diffidenza o cautela da parte degli istituti bancari stessi ma che poi, grazie ad opportuneAl tempo stesso, offrona ancora meno servizi rispetto alle seconde anche se, alla prova dei fatti, il loro grande successo commerciale testimonia che, di fatto, funzionano e possano essere usare tranquillamente. Al netto di alcuni punti che riguardano, ovviamente, la “materialità” del conto e la sicurezza dei soldi che vi depositiamo.

Chiunque della vecchia guardia, abituato ad utilizzare un conto tradizionale, potrebbe farsi venire qualche dubbio nel vedere che, ad esempio, i conti delle banche virtuali sono tutti digitali: è possibile accedervi mediante app, prevalentemente, ed in molti casi viene fornita semplicemente una carta di debito che viene associata al conto. Del resto abbiamo avuto modo di parlare del conto HYPE, ad esempio, di cui si parla anche su altri siti del settore e che sembra essere, ad oggi, una delle migliori opportunità nell’ambito dei conti correnti online. In molti casi, quando ne apriamo uno, ci ritroviamo a doverlo gestire solo con smartphone, ed uno potrebbe chiedersi: sì, ma i miei soldi ci sono davvero? Sono tangibili? Eppure se andiamo a prelevare da un ATM quei soldi saranno sempre lì. Per cui è bene abituarsi all’idea del digitale, non guardarlo con diffidenza e fare attenzione alle procedure di sicurezza che comunque tutte le banche anche di nuova generazione possiedono per forza.

Sul lato sicurezza, poi, c’è da sottolineare che le procedure di sicurezza sono sempre ampiamente rispettate, e parliamo di quelle misure informatiche che sono atte ad impedire l’uso illecito del conto da parte di terzi. In sostanza l’utilizzo di codice OTP (che significa che ogni transazione in uscita deve essere validata mediante il nostro numero di telefono personale), l’utilizzo di password sicura e l’accortezza di cambiare le password periodicamente, ove possibile. Rimangono le vecchie regole che valevano anche per i conti tradizionali, con i quali gli utenti anche di vecchia generazione dovrebbero avere una certa familiarità: non comunicare ma il PIN a nessuno, evitare di fare uso della carta con PIN associato alla stessa magari tenuto nel portafoglio, E cercare di tenere sempre sotto controllo il conto sia che si tratti di una banca tradizionale che di una virtuale.

Chissà che alla fine, magari tra qualche anno ancora, il confine tra le due non finisca per assottigliarsi del tutto.

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Come ricaricare la PostePay senza codice fiscale

Normalmente per caricare una carta prepagata PostePay è necessario presentare un documento (la prima volta) e poi il proprio codice fiscale, quindi materialmente servono la carta d’identità (oppure la patente) e la tessera sanitaria. Tutto questo avviene in base ad una nuova normativa che gli esercenti sono obbligati a rispettare: per far caricare la carta degli utenti è indispensabile che gli utenti stessi proprietari delle carte si identifichino con nome, cognome, indirizzo di residenza e di domicilio.

Per ricaricare la PostePay senza codice fiscale è necessario fare uso, pertanto, di un servizio online come PayPal.

La tessera sanitaria riporta, in genere, il codice fiscale della persona che effettua l’operazione di ricarica. Il codice fiscale in Italia è un codice che serve a identificare le persone fisiche e altri soggetti diversi dalle persone fisiche nei loro rapporti con gli enti e le amministrazioni pubbliche dello Stato italiano.

Quando andiamo a caricare la carta PostePay presso un tabacchino servono tre cose:

  1. il codice fiscale (cioè la tessera sanitaria);
  2. un documento di identità valido;
  3. i soldi in contanti da mettere sulla carta.

Senza i documenti 1 e 2 non sarà possibile ricaricare, per cui munitevi in anticipo di entrambi.

È possibile caricare la PostePay senza codice fiscale? In genere no, almeno non andando da un esercente, per farlo tuttavia potete ricorrere ad un metodo basato interamente su internet. È possibile in sostanza caricare la PostePay senza codice fiscale, e per farlo basta avere un account PayPal. Un possibile modo per caricare una PostePay senza tessera sanitaria è quello di ricaricarlo mediante il vostro saldo Paypal, dopo aver precedentemente collegato la carta PostePay a PayPal.

Per fare questa operazione dal punto di vista di PayPal è necessario che la carta prepagata e l’account PayPal siano intestati alla stessa persona.

Ammesso di aver già collegato carta ed account PayPal, e di avere dei fondi sul conto Paypal (ovviamente), come prima cosa cliccate sul link Trasferisci Denaro in basso a sinistra. Per trovarlo basta cercare il widget con il Saldo Paypal e cliccare sul link in basso, in corrispondenza della valuta (cioè dei soldi disponibili sul vostro conto).

Dopo aver cliccato su Trasferisci Denaro, troveremo una schermata del genere. Come prima cosa selezioniamo “Disponibile” che è il saldo Paypal sulla vostra carta, poi in basso (nella terza casella) selezioniamo dalla lista la carta PostePay precedentemente collegata (dovreste ritrovarla come VISA seguito da una X e dalle ultime 4 cifre della vostra carta).

Il costo della commissione di trasferimento è di 1 euro, normalmente – invece dei 2 che paghereste per effettuare l’operazione al tabacchino convenzionato SisalPay. Per annullare l’operazione, o farla in seguito, cliccate sul bottone a fianco Mantieni saldo.

Ecco un esempio:

a questo punto indichiamo la somma da trasferire sulla carta all’interno della casella Importo, scrivendola con la tastiera dentro il box. Ricordatevi di indicare con la virgola l’importo in euro, ad esempio 11,87 € (e non 11.87 €); in caso di cifra intera indicate 10,00 ad esempio.

Qui stiamo trasferendo sulla carta PostePay dall’account Paypal 11,87 € che ci ritroveremo come soldi sulla carta.

Siamo quasi arrivati! Ecco la schermata di conferma: in pratica su 11,87€ vi ritroverete con una ricarica di 10,87 €, al netto dei costi di commissione. Per confermare l’operazione fate click su Trasferisci 11,87€ (che comunque ne trasferirà effettivamente 10,87€).

Se tutto è andato come si deve, vedrete una schermata di conferma (vedi qui di seguito).

Dopo qualche giorno (in genere un paio) vedrete l’accredito dei soldi dall’account Paypal alla carta PostePay.

Quindi, in definitiva, per ricaricare la Postepay alla posta o presso un bar o tabacchino convenzionato serve il codice fiscale; se lo facciamo online con Paypal, non è necessario avere il codice fiscale dietro, nè utilizzarlo in alcun modo. Ovviamente per poterlo fare sarà necessario aver caricare – in precedenza – sul proprio conto Paypal dei soldi, ad esempio mediante bonifico o facendoseli inviare da qualcuno via PayPal.







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